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G.VERDI - AIDA -ARENA DI VERONA 14 GIUGNO 2024



Ritorna sulle tavole dell’anfiteatro veronese l'Aida pensata in toto dal regista Stefano Poda lo scorso anno.  Nota per il suo approccio visivo unico, si è confermata una Aida spettacolare ma con un'aura lugubre che ha avvolto l'intera produzione. I giochi di luci e ombre, insieme agli imponenti scenari, hanno creato un'atmosfera suggestiva, ma immersa in una ambientazione eccessivamente cupa per l'opera di Verdi. Poda realizza una produzione grandiosa ma vuota, dove l'estetica ha prevalso sulla sostanza, lasciando il pubblico ( e noi) con un senso di perplessità e disconnessione. risultando alla fine un susseguirsi di effetti spettacolari e simbolismi difficili da decifrare. La sua scenografia, caratterizzata da monumentali strutture geometriche e un uso sapiente dei giochi di luce, ha creato un'atmosfera potente e drammatica, coerente con la tragedia verdiana. Il lavoro di Poda si è rivelato in sostanza una macchina sfavillante e gelida, alla continua ricerca di effetti visivi che finiscono per autocelebrarsi. Non c'è nessuna emozione autentica, nessun tentativo di costruire una drammaturgia coerente e coinvolgente. Tutto è sembrato orientato verso l'impressione visiva piuttosto che verso la narrazione emozionale.. Il risultato è stato uno spettacolo che, sebbene visivamente affascinante, è rimasto freddo e privo di anima. 

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TURANDOT, G. PUCCINI - ARENA DI VERONA, SABATO 8 GIUGNO 2024

Serata inaugurale della 101a stagione areniana con  "Turandot" nella produzione firmata dal leggendario Franco Zeffirelli nel 2012. Rinomata per la sua opulenza e attenzione ai dettagli, il regista toscano ha trasformato l'Arena di Verona in una Pechino imperiale, con scenografie mozzafiato. Ogni scena è stata una festa per gli occhi, con un uso sapiente delle luci e degli spazi che ha esaltato l'atmosfera epica e fiabesca. La ripresa della regia di Zeffirelli da parte delle maestranze veronesi, ha incantato gli spettatori con la sua maestosità e ricchezza visiva, mantenendo viva la tradizione di grandiosità associata all'Arena di Verona.grazie a dettagli elaborati e una brillante gestione dello spazio scenico. I costumi, disegnati da Emi Wada, hanno contribuito ulteriormente a ricreare l’esotismo e la grandiosità della corte di Turandot. Nel complesso, la produzione ha saputo mantenere viva l’eredità di Zeffirelli, offrendo una rappresentazione che combina tradizione e innovazione, capace di coinvolgere emotivamente sia i neofiti che gli appassionati d'opera. Ekaterina Semenchuk ha offerto una performance solida nel ruolo della principessa di ghiaccio, Turandot. La sua voce potente e la presenza scenica imponente hanno reso credibile la freddezza e la determinazione del personaggio. Tuttavia, in alcuni momenti cruciali, soprattutto nel duetto finale di Alfano, la sua interpretazione è sembrata mancare di quella profondità emotiva che caratterizza il personaggio​ nel momento dello sgelo.

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ARENA DI VERONA: LA GRANDE OPERA ITALIANA PATRIMONIO DELL'UMANITÀ – VENERDI’ 07 GIUGNO 2024

Torna il grande spettacolo della Lirica all’Arena di Verona con la consueta serata inaugurale che quest’anno ha il sapore dell’eccezione, in quanto fortemente voluta dal Ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, con l’intento di ripetere l’evento ogni anno lo stesso giorno in diverse città d’Italia, per celebrare l’Opera lirica italiana, dichiarata come molti sanno Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco il 6 dicembre dello scorso anno.

Serata trasmessa in Mondovisione Rai e presentata da artisti da sempre legati alla Tv nazionale. Alberto Angela, Cristiana Capotondi e Luca Zingaretti, alla presenza del presidente della Regione Veneto Luca Zaia e di tutte le massime cariche dello stato capitanate dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, hanno presentato un lunghissimo ed articolato concerto dedicato alla musica ed alla bellezza del canto lirico nostrano. Direttore d’eccezione il Maestro Riccardo Muti per la prima parte della serata, che ha passato il testimone al Maestro Francesco Ivan Ciampa per la parte più specifica delle arie d’opera. Interventi danzanti d’eccezione hanno visto protagonisti Roberto Bolle e Nicoletta Manni, insieme per il coro a bocca chiusa di Madama Butterfly, e solista Bolle sul commovente Intermezzo di Cavalleria Rusticana. L' imponente coro formato da trecento coristi e l'orchestra formata da circa centosessanta elementi hanno visto protagonisti musicisti provenienti da tutte le Fondazioni lirico-sinfoniche nazionali e dalle maggiori Orchestre d’Opera italiane. 

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TOSCA , GIACOMO PUCCINI - TEATRO REGIO DI PARMA, 19 MAGGIO 2024

Non si ferma quest’anno l’abbondanza di titoli pucciniani nei cartelloni dei maggiori teatri italiani e non, in occasione del centenario della morte del compositore. È quindi Tosca a chiudere la Stagione Lirica del Teatro Regio di Parma nell’allestimento storico ideato da Alberto Fassino ed elaborato dal regista Joseph Franconi Lee, andato qui in scena l’ultima volta sei anni fa. Uno spettacolo che, seppur dimostri chiaramente la sua età, risulta sempre funzionale e gradevole, una sorta di “cornice educata” che opera senza pretese di stravolgimento, seguendo il solco della tradizione. Il colpo d’occhio d’insieme è piuttosto statico, dominato da un monocromatismo che contribuisce alla creazione di un’atmosfera piacevolmente sobria, rinunciando tuttavia a un dinamismo scenico che sarebbe stato interessante sopperire con una maggior cura registica nei movimenti di solisti e masse. L’ambientazione si fonda su pochi elementi essenziali, con un’imponente scalinata fissa riambientata di volta in volta con gigantografie di riferimenti all’arte sacra romana: la Madonna e la Maddalena in Sant’Andrea Della Valle, la particolare scelta della “Crocifissione di Pietro” di Guido Reni ad arredare Palazzo Farnese e l’immancabile riproduzione di San Michele armato di spada che contestualizza il patibolo allestito a Castel Sant’Angelo.

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R. WAGNER - DER FLIEGENDE HOLLAENDER - TEATRO REGIO DI TORINO, 22 MAGGIO 2024

Torna sulle tavole del Regio di Torino “Der Fliegende Holländer” nell’allestimento di Willy Decker già proposto da questa Fondazione nel 2012 e proveniente dall’Opèra di Parigi dove debuttò nel 2000. Ben ventiquattro anni dopo spiace  di non poter avere un nuovo allestimento di quest’opera, ma nell’economia dei teatri lirici italiani, Der Fliegende Holländer occupa una posizione singolare. Sorella “minore” tra le opere wagneriane che il compositore riteneva degne d’esser rappresentate a Bayreuth, è generalmente poco eseguita. Negli ultimi vent’anni le nuove produzioni si contano sulle dita d'una mano.

Ben due annunci di indisposizione hanno accolto il pubblico nella recita a cui abbiamo assistito, e non si capisce perché non siamo stati sostituiti dai cover presenti (pecuni non olet?) Quindi Olandese con il raffreddore e Daland afono hanno caratterizzato questa recita non certo aiutati dalla direzione soporifera e priva di slancio di Nathalie Stutzmann.

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G. ROSSINI - L’ITALIANA IN ALGERI - TEATRO LIRICO DI CAGLIARI - 5 MAGGIO 2024

Dopo la splendida produzione firmata da Dario Fo nel 1997, torna dopo  27 anni al Lirico di Cagliari L'Italiana in Algeri, capolavoro di Rossini, nell’ allestimento pensato nel 2009 dal regista Vittorio Borrelli per il Teatro Regio di Torino, con scene di Claudia Boasso, costumi di Santuzza Calì, luci di Vladi Spigarolo da un’idea di Andrea Anfossi. L'Italiana in Algeri é forse il più mirabolante capolavoro buffo di Rossini, un volo nel libero spazio della fantasia, della risata paradossale, il trionfo, tutto italiano, dell’intelligenza sulle difficoltà e gli ostacoli della vita. Isabella che «agli sciocchi fa far quello che vuole» incarna questo temperamento in maniera esemplare.

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G. VERDI - I DUE FOSCARI - TEATRO MUNICIPALE DI PIACENZA - 3 MAGGIO 2024

“Bada bene d’evitare la monotonia. Nei soggetti naturalmente tristi, se non si è ben cauti si finisce a fare un mortorio, come per modo d'esempio i Foscari, che hanno una tinta, un colore troppo uniforme dal principio alla fine!”

Così scriveva Verdi al Piave nel 1848, quattro anni dopo la tiepida prima romana al Teatro Argentina. Opera brevissima, la più breve di tutto il catalogo verdiano, un’ ora e 40 minuti scarsi di musica, i Due Foscari rimane opera oscura nelle tinte come e soprattutto nella trama, dove succede assai poco e la caratterizzazione dei personaggi rimane pressochè accennata. Nonostante questa difficoltà legata alle personalità dei protagonisti è interessante notare come questa tragedia sia la prima dove le storie d'amore non sono il perno attorno a cui ruota l'azione, ma lo sono le faccende politiche; questo sarà poi l'inizio per Verdi per tutte quelle opere nelle quali la politica ha un ruolo fondamentale, come ad esempio Macbeth. Ma 'I Due Foscari' rappresenta anche una delle tappe più importanti nel percorso che condusse Verdi dai famosi “anni di galera” al traguardo raggiunto appunto con Macbeth, primo grande capolavoro della sua giovinezza. Ultimo titolo della stagione al Teatro Municipale di Piacenza, l’ allestimento proposto è una coproduzione nata parecchi anni fa tra la Fondazione Teatro Lirico “Giuseppe Verdi” di Trieste e l’Associacion Bilbaina de Amigos de la Opera di Bilbao, andata in scena anche al Festival Verdiano di Parma nell’ottobre 2009 e a Modena. Lo spettacolo si avvale della regia di Joseph Franconi Lee (qui ripresa da Daniela Zedda) che racconta l’opera con le scene e i costumi di William Orlandi, le coreografie di Raffaella Renzi e le luci di Valerio Alfieri. La regia gioca sulla sottolineatura del contrasto tra pubblico e privato ed è di impianto didascalico e tradizionale, ma possiede una certa personalità che non la rende scontata, anche se ormai risulta particolarmente datata e polverosa, oltre che un poco noiosa soprattutto per gli interminabili ed incomprensibili intervalli che dilatano a dismisura serata e concentrazione del pubblico.

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CENERENTOLA, GIOACHINO ROSSINI – TEATRO VERDI DI TRIESTE, 26 APRILE 2024

E' ormai quasi giunta al termine anche la stagione lirica e di balletto 2023/2024 del Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, forse la più interessante e ben riuscita degli ultimi anni per varietà, qualità e riscontro di pubblico (e critica). Il penultimo titolo in cartellone è stato la Cenerentola di Rossini, capolavoro indiscusso e universale, andato in scena per l'occasione nell'allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova con le scene e i costumi ispirati agli originali firmati da Emanuele Luzzati nel 1978. Dell'originale viene conservata la dimensione fiabesca e sognante grazie alla sgargiante ed esagerata scenografia, mentre i contributi video a cura di Giuseppe Ragazzini risultano francamente invadenti e i costumi di Nicoletta Ceccolini cromaticamente un po' piatti.

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A. BOITO - MEFISTOFELE - TEATRO LA FENICE - DOMENICA 14 APRILE 2024

Torna a splendere di luce propria il “Mefistofele” di Boito, diamante della scapigliatura musicale e letteraria italiana, finalmente riabilitato nella partitura. Scevra dei tagli e delle “aggiustatine” che Toscanini “mani di forbice” (un giorno qualcuno scriverà dei danni inflitti da quest’uomo sulle partiture da lui “rimaneggiate” - Fanciulla del west e Turandot- solo per citarne alcune) approntò per la nuova edizione di Bologna nel 1875 dopo il clamoroso fiasco milanese. La versione proposta alla Fenice è quella che venne data al Teatro Rossini, sempre a Venezia, il 13 maggio del 1876 che ripristina alcuni interventi nella scena del “sabba romantico” e nella scena del carcere.

 

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101° Arena di Verona Opera Festival 2024

IL NUOVO SECOLO DEL TEATRO OPERISTICO PIÙ GRANDE DEL MONDO

 

Inaugurazione il 7 giugno con l’evento straordinario del Ministero della Cultura per celebrare la pratica del canto lirico in Italia patrimonio dell’umanità 

 E l’8 giugno grande apertura di stagione con la Turandot firmata da Zeffirelli nel centenario della scomparsa di Puccini

Una nuova produzione della Bohème con la regia di Alfonso Signorini, al debutto areniano

Per la prima volta Anna Netrebko è Tosca in Arena 

Grandi ritorni di Ekaterina Semenchuk, Yusif Eyvazov, Amartuvshin Enkhbat, Ludovic Tèzier, Vasilisa Berzhanskaya, Lawrence Brownlee, Aleksandra Kurzak, Francesco Meli, Roberto Alagna, Luca Micheletti, Vittorio Grigolo, Elena Stikhina, Jonas Kaufmann, Luca Salsi 

Tra le voci che debuttano in Arena Aigul Akhmetshina, Pretty Yende, Erin Morley, Juliana Grigoryan, René Barbera, Igor Golovatenko, Marta Torbidoni, Paolo Bordogna

Prima volta in Anfiteatro anche per i direttori Michele Spotti, George Petrou e Leonardo Sini  

Inizia il nuovo secolo dell’Arena di Verona Opera Festival. Cinquanta appuntamenti in cartellone dal 7 giugno al 7 settembre, fra cui tre titoli dedicati a Giacomo Puccini nel centenario della morte. La 101a stagione apre con la spettacolare Turandot firmata da Franco Zeffirelli, in programma l’8 giugno alle 21.30. Tosca - che vede Anna Netrebko per la prima volta in questo ruolo in Arena, nella storica produzione “noir” di Hugo De Ana - e un nuovo allestimento della Bohème firmato da Alfonso Signorini - al debutto in Anfiteatro - sono gli altri due capolavori del compositore lucchese in scena nell’edizione 2024. 

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GIUSEPPE VERDI, NABUCCO - TEATRO VERDI DI TRIESTE, VENERDI' 22 MARZO 2024

Viva Verdi. Questa è la scritta che campeggia sul grande muro che rimanda alla stazione centrale di Milano, una Milano in pieno tumulto risorgimentale. Giancarlo Del Monaco ha infatti scelto di ambientare il suo Nabucco durante le Cinque Giornate, trasformando lo scontro fra ebrei e babilonesi nell’insurrezione anti austriaca, con tanto di Franz Josef. 

L’allestimento, proveniente da Zagabria e approdato al Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, è discretamente piacevole grazie alle scene di William Orlandi e alle luci di Wolfgang von Zoubek. Tuttavia la trasposizione politica della parte visiva voluta dal regista non apporta nulla di nuovo o di particolarmente rivelatore all’interpretazione dell’opera se non da un punto puramente estetico, risultando in conclusione piuttosto statica e monotona, forte di una interazione fra i personaggi minima e stereotipata.
L’unico guizzo veramente interessante è stata l’idea di tramutare il momento del celebre coro degli ebrei in una sorta di sogno di Nabucco durante la sua prigionia, punto di svolta da cui partirà la redenzione del tiranno. 

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E.WOLF - FERRARI, IL CAMPIELLO - TEATRO FILARMONICO DI VERONA, 22 MARZO 2024

“Il Campiello”, «la più veneziana di tutte le opere di Wolf-Ferrari» è un altare devozionale alla vecchia Venezia di Goldoni; una mimesi antiquaria di secondo grado destinata al successo in virtù della sua amabile innocuità in un’epoca di totalitarismi politici.

La grandezza di Wolf Ferrari risiede, a nostro avviso, tutta nella grande abilità di manovra del contrappunto di ben 10 personaggi godibilmente stemperato tra le “ciaccole”.  Si pensi alla azzeccata macchiettistica resa dalle due vedove donna Pasqua e donna Cate affidate a due voci da tenore.

Muovendo dalla classicità italiana e dall'esempio massimo del Falstaff, Wolf Ferrari ha saputo configurare un valido tipo di commedia musicale moderna, in cui il discorso melodrammatico è rapido, duttile ed estremamente funzionale, animando la propria invenzione apparentemente accademica con una spigliatezza, un brio e un senso dell'umorismo veramente ragguardevoli. Maestro del ritmo melodrammatico, nemico delle lungaggini e dei ripensamenti,  anche se non disse una parola nuova in fatto di musica, Wolf Ferrari fu certamente un compositore moderno nell'atteggiamento, di distaccata e divertita contemplazione dei personaggi, costruendo il suo stile musicale ispirandosi alla levità di Mozart e di Rossini

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MARIA EGIZIACA, OTTORINO RESPIGHI – TEATRO MAILBRAN DI VENEZIA, VENERDI’ 8 MARZO 2024.

Una altra chicca cui non potevamo sottrarci è Maria Egiziaca di Respighi in scena in questi giorni al teatro Malibran di Venezia, la cui prima è stata venerdì scorso. Un’opera brevissima, nei suoi settanta minuti circa di esecuzione, un ‘trittico’ musicale diviso in tre episodi, come le tavole dipinte che si trovavano nelle chiese medioevali e non solo, che racchiude in sé tanto echi di note arcaiche, con i cori gregoriani molto amati da Respighi e la religiosità che profende dal secondo episodio in poi, quanto un tocco di modernità con suoni che spesso costringono ad uno sforzo particolare gli interpreti, i cui stati d’animo sono protagonisti più della musica stessa. Fu nel 1932 che questa composizione debuttò a New York in forma di concerto, come molti sanno diretta dal compositore stesso in sostituzione di Toscanini. In forma scenica fu eseguita successivamente in Italia per poi scomparire via via dai cartelloni teatrali. Ma la Fondazione Teatro La Fenice la riprende per questa stagione con uno spettacolo garbato, dove in poco più di un’ora riviviamo la nota leggenda medievale narrata da Domenico Cavalca, in cui la protagonista Maria da donna di malaffare, pronta a vendersi fisicamente per un passaggio in nave che la allontani da Alessandria, passa alla santificazione attraverso l’illuminazione divina ed una vita passata ad espiare colpe tra privazioni e stenti nel deserto. 

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UN BALLO IN MASCHERA, GIUSEPPE VERDI – TEATRO REGIO DI TORINO, RECITA DI VENERDI’ 23 FEBBRAIO 2024

Torna a Torino a grande ed acclamata richiesta il Maestro Riccardo Muti, dopo il Don Giovanni diretto nel novembre del 2022, alla testa dell'orchestra del Regio per una delle opere più amate dal pubblico operistico, Un ballo in maschera di Giuseppe Verdi. Dopo il trionfo della prima noi siamo stati alla replica del 23 febbraio, trovando come ci si aspettava un pubblico appassionato e felice di ritrovare il grande Direttore ricoperto di applausi prolungati già all'ingresso in buca. Ma oltre a ciò abbiamo assistito ad uno spettacolo dal sapore tradizionale che rispetta libretto ed ambientazione, ma senza risultare pesante o vecchio, data la cura dei dettagli,  della presentazione dei personaggi e di certi accorgimenti atti a sottolineare gli eventi più significativi. 

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LA RONDINE DI G. PUCCINI - TEATRO FILARMONICO DI VERONA, MERCOLEDI’ 22 FEBBRAIO 2024

“La Rondine di Puccini è un’opera kitsch!”.

Questo è quello che mi sono sentito dire da un amico musicologo recentemente sul lavoro pucciniano. Viene il dubbio che i critici, o il pubblico, non si siano mai chiesti se questo kitsch possa essere voluto proprio da Puccini.  La tematica non è certo fra le più importanti affrontate dal compositore toscano: qui non si parla né di tubercolosi, né di morte prematura di bambini. E se invece dietro la scelta di un soggetto “leggero” si nascondesse in realtà un messaggio molto più profondo, se non una pesante critica alla propria società contemporanea?

La complessità del carattere della protagonista, da una parte rapita dagli eventi e incapace di prendere in mano il proprio destino, dall’altra sicura nelle proprie decisioni, rendono quest’opera di particolare interesse nel panorama professionale e umano di Puccini. Purtroppo La Rondine continua ad essere ignorata, tacciata di superficialità e banalità, è tuttora fra le opere meno eseguite del compositore toscano.

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ARIADNE AUF NAXOS, R. STRAUSS - TEATRO VERDI DI TRIESTE, VENERDI' 16 FEBBRAIO 2024

Teatro nel teatro nel teatro. Questo è quanto è andato in scena al Teatro Verdi di Trieste in occasione dell’Ariadne auf Naxos di Richard Strauss - già di per sé opera metateatrale. Infatti al loro arrivo, gli spettatori sono stati accolti nel foyer da alcuni figuranti pronti ad interagire con loro e divertire vecchi e bambini accorsi per la prima.

Lo spettacolo, ideato da Paul Curran, è una coproduzione fra Trieste, Venezia e Bologna, dove è già andato in scena la scorsa stagione, e che è stato adattato per il palcoscenico triestino da Oscar Cecchi. L’azione, già particolarmente articolata, non è stravolta, ma dipanata agilmente e con eleganza anche durante le gag d’ordinanza e le numerose controscene.

L’opera nasce nel 1912 quando Hugo von Hofmannsthal propone a Strauss di musicare alcune scene del Borghese gentiluomo di Molière a cui sarebbe successo il dramma mitologico di Arianna. Tuttavia il progetto non ebbe successo e fu completamente ripensato per la versione definitiva del 1916, composta da un Prologo e un Atto: nell’antefatto si raccontano i preparativi di una festa presso la casa di un ricco signore viennese che per intrattenere gli ospiti di una festa a palazzo organizza la messa in scena di un’opera basata sul mito e una commedia improvvisata. Si raccontano così la preparazione dello spettacolo e le scaramucce fra le due compagnie guidate dalle rispettive primedonne, Ariadne e Zerbinetta, le quali alla fine si trovano a dover rappresentare simultaneamente i due lavori. Il dualismo fra antico e moderno viene ripreso e coniugato da Strauss non solo dal punto di vista musicale e melodico ma anche dalla scelta dell’organico orchestrale che è fondamentalmente cameristico e settecentesco con l’aggiunta di pianoforte, arpe e percussioni. Dualismo che naturalmente troviamo anche accentuato dalle vivaci scene e costumi di Gary McCann e dall’enfatico e intenso disegno luci di Howard Hudson.

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NERONE, ARRIGO BOITO – TEATRO LIRICO DI CAGLIARI, RECITA DI SABATO 17 FEBBRAIO 2024

Quando c’è una occasione ghiotta di assistere ad opere rare, recuperate o mai portate in scena è sempre un piacere riuscire ad essere presenti all’evento. È questo il caso del Nerone di Arrigo Boito rappresentato al Teatro Lirico di Cagliari a metà febbraio, con un prevedibile successo di pubblico e per la prima volta sulle scene del teatro cagliaritano. Da quasi cinquant’anni non si vedeva questo mastodontico lavoro nel teatri italiani e dobbiamo ringraziare il Lirico se ciò è accaduto di nuovo.

Molto si è parlato della gestazione complicata per il fatto che il compositore non abbia vissuto a lungo da completare l’opera. Controverso anche il discorso sulla completezza o meno della composizione, che si può considerare musicalmente terminata con il quarto atto, come da progetto del compositore ma lasciato esso stesso incompiuto, oppure monca drammaturgicamente di quel quinto che la tragedia originale dello stesso Boito contemplava, ove il personaggio di Nerone, in verità un po’ ai margini nel finale attuale, completava una sorta di cerchio psicologico iniziato nel primo atto, ma che sarebbe stato probabilmente irrappresentabile in teatro secondo il parere di Ricordi. Come si sa poi furono Antonio Smareglia e Vincenzo Tommasini con lo zampino di Toscanini a completare l’attuale quarto atto e l’opera debuttò postuma nel 1924 a Milano, esattamente cento anni orsono, e probabilmente il dibattito su come sarebbe stato il vero finale rimarrà aperto a lungo, a meno di non riprendere il discorso in chiave moderna traendo spunto dal lavoro stesso di Boito.

Noto soprattutto per i celeberrimi libretti dei verdiani Otello e Falstaff, col Mefistofele, che lo stesso Lirico ha portato in scena verso la fine dell’anno appena trascorso, e il Nerone appena andato in scena, il compositore milanese è oggi considerato non solo come librettista e poeta ma anche come esimio musicista. Ed il regista Fabio Ceresa ha voluto rendergli giustizia nel modo più appropriato portando sul palco uno spettacolo meticoloso, attento, di una eleganza garbata che grazie alle scene di Tiziano Santi ed ai costumi di Claudia Pernigotti trae spunto sì dalla Roma che ci si aspetta, ma che se ne discosta immediatamente per volare su di un piano soprattutto ideale, enfatizzato dalle luci sempre azzeccate di Daniele Naldi e misto di richiami tanto al classico architettonico quanto al moderno, con l’immagine dell’EUR ed i riferimenti al moderno gioco del calcio per esempio, e con un tocco di stile ispirandosi, per l’immagine di Nerone che risplende sul sipario, al busto ‘Nerone da Olbia’ che il Museo Archeologico di Cagliari espone con orgoglio ed è stato anche in prestito niente meno che al British Museum nel 2021.

Imponente anche l’apparato musicale e canoro con interpreti di rilievo ed una orchestra in grande spolvero. Francesco Cilluffo pone in risalto l’imponenza della partitura che di conseguenza con l’orchestra risulta impetuosa, ricca ed avvolgente come una cascata in tutta la sua bellezza. I volumi certo sono possenti, ma la perizia degli interpreti ha fatto sempre emergere la qualità del canto e del suono prodotto.

Nella recita cui abbiamo assistito il protagonista è un ottimo Konstantin Kipiani, dalla voce generosa ed una presenza scenica che riesce ad esprimere tutto il dilemma interiore di un Nerone assetato di vittoria su tutto e tutti, ma che viene tormentato dai suoi demoni per l’assassinio della madre Agrippina. Ciò che forse manca in questo suo percorso psicologico è il crollo emotivo con l’apparizione dello spirito di Agrippina che sarebbe avvenuto nel quinto atto. Il regista cerca di concludere in un certo modo il discorso con la figura di Nerone che troneggia trionfante alla fine del quarto atto dopo che l’incendio è ormai divampato sulla città.

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PRIMO CONCERTO DELLA STAGIONE SINFONICA 2024 DI FONDAZIONE ARENA DI VERONA- TEATRO FILARMONICO 3 FEBBRAIO 2024

Pinchas Steinberg dei miracoli”. Si potrebbe sintetizzare in questa frase il risultato del primo concerto della stagione sinfonica 2024 della Fondazione Arena di Verona.

Il programma, impegnativo e mai proposto da questa Fondazione in precedenza, si è inserito nelle celebrazioni per il bicentenario della nascita di Anton Bruckner. e si é risolto tutto sommato con una eccellente esecuzione del Te Deum e una buona della quarta sinfonia del compositore austriaco. Difficile riassumere in poche righe la complessa vicenda umana e artistica di Bruckner. Difficile, soprattutto, coglierne le profonde ambiguità. Figura di "romantico" atipico, lontano dai furori della sua generazione, piuttosto incline alla meditazione e alla spiritualità, visse, in realtà, conflitti interni devastanti, delusioni, amarezze, emarginazione. Iniziato nel 1881 e completato nel 1884, il Te Deum è uno dei brani più avvincenti nati dall’estro creativo di Bruckner dove è riversa tutta la sua visione estetica e spirituale. Con il suo inizio immediatamente esplosivo, Steinberg sembra riprendere le fila di un discorso sospeso in aria da qualcun altro, innalzando un muro (almeno in questo caso metaforico) sonoro e canoro contro cui il pubblico immediatamente si  scontra.

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MADAMA BUTTERFLY – GIACOMO PUCCINI, TEATRO COCCIA DI NOVARA,
21 GENNAIO 2024

A seguito della recente Bohème andata in scena lo scorso dicembre, il Teatro Coccia inaugura la stagione 2024 nuovamente con Puccini, di cui quest’anno ricorre il centesimo anniversario di morte.

Di pregio la produzione a firma di Renato Bonajuto, che propone una Madama Butterfly nel solco della tradizione, sorprendente per la cura maniacale impiegata nella definizione di ogni dettaglio visivo e indicazione registica, con particolare attenzione agli sviluppi drammaturgici e all’evoluzione dei personaggi. Di grande potenza è in particolare il peso dato alla figura del figlio (interpretato dal giovanissimo e talentuoso mimo Romeo Lunedei): “il suo nome è Dolore”, e con la sua insistente presenza in scena così dolce nella sua innocenza si fa incarnazione ancor più palpabile e cruda del dramma di Buttefly-madre e Butterfly-donna, che dovendo rinunciare persino all’ultimo tangibile legame con l’amato sceglie la morte, abbandonata da tutti.

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DIE ZAUBERFLÖTE, WOLFGANG AMADEUS MOZART – TEATRO FILARMONICO DI VERONA, DOMENICA 21 GENNAIO 2024

Per inaugurare la stagione artistica della Fondazione Arena approda a Verona la produzione del mozartiano ‘Die Zauberflöte’ che abbiamo visto a Cremona, nel suo itinerario che comprende il Circuito lombardo, il Teatro Verdi di Trieste ed addirittura l’Opera Carolina. Abbiamo già illustrato le sensazioni arrivate a noi dal palcoscenico ed abbiamo ritrovato le stesse più o meno anche in questa occasione, fatto restando il cambiamento di cast e naturalmente di orchestra che tanto incidono su di uno spettacolo. Ritroviamo così l’idea del regista Ivan Stefanutti di tuffarsi nelle leggende dell’Oriente mitico e fiabesco che piace sempre ai sognatori, con i suoi profumi e soprattutto colori. L’atmosfera è soffusa su sfondi dai colori accesi e caldissimi; molto importante il lavoro di Emanuale Agliati perché le sue luci immersive ci accarezzano e portano direttamente nel colorato mondo che ha ispirato la regia. Chiaro che anche i costumi siano scintillanti e tutto l’insieme rispetta come abbiamo detto il libretto con uno spettacolo garbato, se pur con qualche passaggio a vuoto in cui si fa fatica a tenere il ritmo un po’ stanco delle azioni non tanto dinamiche, soprattutto a seconda di quale interprete sia in scena.  

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