La nuova produzione di La Traviata firmata da Paul Curran apre la stagione lirica all’anfiteatro lirico più famoso del mondo, dopo la serata offerta anche in tv la settimana scorsa in cui si celebrava il Made in Italy. Chi si aspettava qualcosa di completamente diverso sarà rimasto sconcertato, tuttavia le sorprese non sono mancate nell'allestimento che ci è stato proposto. All’apparenza ci troviamo di fronte ad un ambiente che guarda dichiaratamente alla tradizione spettacolare di matrice zeffirelliana, con i grandi tendaggi a formare un pratico sipario mobile, i blocchi scenici posti al centro ed ai lati del palcoscenico, arredi ricchi e colorati, statue e simboli giganti della teatralità evocata, per non parlare delle grandi masse artistiche popolanti ogni centimetro della scena. L’azione si pone in un contesto ispirato al mondo del cabaret e del Moulin Rouge parigino, qui nello specifico di inizio Millenovecento. L’idea di fondo è piacevole e immediatamente riconoscibile: ballerini, piume, costumi sgargianti e numerosi siparietti animano il palcoscenico, creando un’atmosfera vivace e coerente con l’immaginario francese evocato dalla regia. Tuttavia, in alcuni momenti la ricerca dell’effetto visivo rischia di sconfinare nel kitsch e la gestione delle masse risulta talvolta eccessivamente affollata, rendendo meno leggibile l’azione scenica. L’impianto registico mantiene questa dimensione di scena nella scena per gran parte dell’opera, con una Violetta donna di spettacolo che deve fare i conti con i suoi fantasmi, riservando però all’ultimo atto un significativo cambio di registro: la camera di Violetta morente torna a una dimensione più tradizionale e raccolta, offrendo finalmente ai protagonisti uno spazio drammatico più intimo ed efficace.