Dopo aver accantonato definitivamente (si spera} la discutibile produzione postuma di Zeffirelli, la Fondazione Arena di Verona ha scelto di riproporre La traviata nell’allestimento del 2011 firmato da Hugo de Ana, con regia ripresa da Michele Cosentino. Una scelta di repertorio che, pur garantendo una certa solidità visiva e una messa in scena di sicura funzionalità, risulta ancora una volta priva di vero slancio drammatico. La regia si affida a soluzioni ormai consunte: una narrazione letterale, illustrativa, che non tenta mai di scavare nei conflitti psicologici dei personaggi né di restituire la tensione morale che attraversa l’opera. I movimenti scenici sono prevedibili, statici, e la disposizione delle masse raramente va oltre una semplice gestione dello spazio. L’impianto visivo, dominato da scenografie monumentali e costumi eleganti ma impersonali, accentua una certa freddezza complessiva. A peggiorare l’impressione contribuisce un disegno luci piatto, inefficace nel creare profondità o atmosfere emotive, e le coreografie di Leda Lojodice, che appesantiscono ulteriormente le scene corali con movimenti artificiosi e scollegati dalla drammaturgia.
Sul fronte musicale, l’equilibrio è nettamente migliore. Francesco Ommassini guida l’orchestra con mano salda e attenzione al dettaglio. La sua direzione non cerca effetti eclatanti, ma costruisce un disegno sonoro pulito, trasparente, capace di valorizzare anche le parti più intime della partitura. In un contesto acusticamente complesso come quello dell’Arena, Ommassini riesce a trovare un buon equilibrio tra buca e palcoscenico, garantendo sempre sostegno alle voci senza coprirle, e facendo emergere con chiarezza l’intreccio orchestrale. La sua lettura, misurata ma non anonima, è caratterizzata da un fraseggio curato e da tempi che privilegiano l’espressività più che il puro slancio teatrale.
Rosa Feola, nei panni di Violetta Valéry, convince per eleganza vocale e intelligenza interpretativa. Il primo atto è affrontato con sicurezza tecnica e controllo espressivo; il secondo le permette di sfoggiare una linea di canto scolpita e partecipe, capace di esprimere il tormento interiore con misura. Nel terzo atto, sebbene sempre ben cantato, la voce appare meno piena e incisiva, soprattutto nel registro medio-grave, che avrebbe richiesto maggiore spessore emotivo.
Dmitry Korchak è un Alfredo Germont ben calibrato, lirico e coinvolto. Il suo timbro chiaro e la buona proiezione gli consentono di costruire un Alfredo credibile, sia nei momenti di dolcezza che in quelli di tensione. L’intesa con Feola funziona, e la sua prova si distingue per gusto e precisione.
A sorprendere in positivo è Amartuvshin Ekhbat nel ruolo di Giorgio Germont. Nonostante fosse impegnato in una serie di recite consecutive, il baritono offre una performance vocalmente impeccabile e di grande intensità espressiva. Il suo Germont è autorevole senza essere rigido, e l’equilibrio tra canto scolpito e partecipazione emotiva lo rende uno dei personaggi più riusciti della serata. Il suo “Di Provenza il mar” è tra i momenti più applauditi, grazie a un fraseggio curato e a una linea vocale sempre controllata.
Solidi anche i comprimari: Sofia Koberidze è una Flora Bervoix precisa e sicura, Francesca Maionchi dà voce a un’Annina partecipe e commossa, Matteo Macchioni è un Gastone elegante e musicale. Buona la prova di Nicolò Ceriani (Barone Douphol) e affidabili le interpretazioni di Jan Antem (Marchese d’Obigny), Gabriele Sagona (Dottor Grenvil), Hidenori Inoue (Domestico di Flora / Commissionario) e Francesco Cuccia (Giuseppe). Il coro della Fondazione Arena, preparato da Roberto Gabbiani, conferma la sua qualità, ben amalgamato e preciso nei grandi momenti d’insieme.
Al termine della rappresentazione, l’Arena – pur non completamente piena – ha tributato lunghi applausi a tutti gli interpreti, segno di un apprezzamento sincero per una Traviata che, pur penalizzata da un allestimento visivamente poco stimolante, ha saputo trovare nella musica e nelle voci la sua vera forza.
Pierluigi Guadagni
LA TRAVIATA
Melodramma in tre atti
Libretto di Francesco Maria Piave
Musica di Giuseppe Verdi
PRODUZIONE E INTERPRETI
Direttore Francesco Ommassini
Maestro del coro Roberto Gabbiani
Regia, scene, costumi, luci Hugo de Ana
Coreografia Leda Lojodice
ripresa da Michele Cosentino
Violetta Valéry Rosa Feola
Flora Bervoix Sofia Koberidze
Annina Francesca Maionchi
Alfredo Germont Dmitry Korchak
Giorgio Germont, suo padre Amartuvshin Ekhbat
Gastone, Visconte di Letorières Matteo Macchioni
Barone Douphol Nicolò Ceriani
Marchese d’Obigny Jan Antem
Dottor Grenvil Gabriele Sagona
Domestio di Flora / Commissionario Hidenori Inoue
Giuseppe Francesco Cuccia
Orchestra, Coro, Ballo e Tecnici della Fondazione Arena di Verona
FOTO ENNEVI
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