Con il concerto della Deutsche Kammerphilharmonie Bremen diretta da Riccardo Minasi e con la presenza di una Beatrice Rana al pianoforte in forma smagliante si è chiusa a Verona la XXXIV edizione del Settembre dell’Accademia, rassegna che ogni anno propone un percorso di ascolto volto a mettere in luce nuove prospettive sui capolavori del repertorio.
Il programma di quest’ultima serata era dedicato al grande Ottocento tedesco, inteso come laboratorio di linguaggi tra eredità classica e tensione innovativa. L’ouverture del Freischütz di Weber ha chiarito sin dall’inizio l’approccio del direttore: asciutto, quasi oggettivo, più attento al profilo strutturale che al colore romantico, con un passo incalzante e piani sonori lucidissimi che hanno sostituito le tinte fosche della tradizione. Il Concerto n. 3 per pianoforte e orchestra di Beethoven ha rappresentato il cuore della prima parte. Qui Rana ha mostrato un pianismo cangiante e multiforme: nell’Allegro con brio l’energia classica del primo tema si intrecciava con la delicatezza quasi cameristica del secondo, sostenuti da un’articolazione nitida e da una trasparenza che illuminava ogni dettaglio anche nei passaggi più ardui. Il Largo ha affascinato per la gestione minuziosa delle dinamiche e per l’intimo colloquio con i legni dell’orchestra, reso con un equilibrio naturale che svelava piena padronanza tecnica ed espressiva. Nel Rondò conclusivo lo strumento solista si è fatto parte integrante del tessuto sinfonico, sempre sostenuto da una Kammerphilharmonie brillante e reattiva sotto la guida di Minasi. Al termine la pianista ha offerto due bis, tra cui una frizzante versione della Marcia dallo Schiaccianoci, salutata da applausi convinti. La seconda parte è stata riservata alla Sinfonia n. 4 in mi minore di Brahms. Minasi ha privilegiato un profilo intermedio, lontano sia dall’imponenza delle grandi orchestre sia dalla magrezza dei piccoli organici, scegliendo un suono terso e controllato, volto a esaltare la logica contrappuntistica e l’architettura complessiva più che la densità timbrica. L’Allegro non troppo ha avuto un’esposizione rapida e limpida, con un fraseggio secco ma segnato da sporadiche inflessioni portamentali. La coda finale, con il suo accelerando travolgente, ha raggiunto punte di energia quasi furibonda, mentre lo sviluppo è parso più sommario, privo delle morbidezze che Brahms indicava. L’Andante moderato ha invece restituito una suggestione lirica sorprendente, con i colori degli strumenti storici a evocare un’aura arcaica. L’Allegro giocoso è corso via con brillantezza più che con monumentalità, ma il finale ha saputo conciliare rigore e pathos, conducendo la sinfonia a una chiusura di grande efficacia. A concludere la serata, Minasi ha scelto l’Ouverture in stile italiano D. 591 di Schubert, brano scintillante e leggero che ha offerto al pubblico un sorriso rossiniano filtrato da eleganza viennese, accolto da un caloroso successo.
Pierluigi Guadagni
LA LOCANDINA
DIE DEUTSCHE KAMMERPHILHARMONIE BREMEN
Riccardo Minasi direttore
Beatrice Rana piano
forte
Carl Maria von Weber Der Freischütz Op. 77 (Ouverture)
Ludwig van Beethoven Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in do minore Op. 37
Johannes Brahms Sinfonia n. 4 in mi minore Op. 98
FOTO: ACCADEMIA FILARMONICA DI VERONA