ARENA DI VERONA - RIGOLETTO- OROPESA, TEZIER, PATI - 06 SETTEMBRE 2025

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La stagione areniana 2025 si è chiusa il 6 settembre con un nuovo Rigoletto, messo in scena nell’allestimento firmato da Ivo Guerra, ispirato alla storica edizione del 1928 di Ettore Fagiuoli e Raffaele Del Savio. Vale la pena ricordare che Fagiuoli (1884-1961), architetto e scenografo veronese, fu una figura chiave per la città: non solo autore delle imponenti scenografie che segnarono la rinascita del festival lirico negli anni Venti, ma anche progettista di edifici civili e religiosi che ancora oggi ne testimoniano l’ingegno, come la Sinagoga di Verona, il Palazzo delle Poste, il restauro del Teatro Filarmonico (prima del bombardamento), oltre a interventi urbanistici e restauri che hanno contribuito a definire il volto moderno della città. Verona gli deve moltissimo: la sua impronta, sobria e monumentale, lega indissolubilmente l’Arena al contesto urbano, rendendo la città un unicum dove architettura e anfiteatro convivono in armonia.

In questa serata, forse più che in altre, è stato il canto a dominare la scena: la regia ha scelto di ridurre al minimo gestualità e coreografie, lasciando che le voci, libere da costrizioni, potessero rivelare appieno la propria personalità e parlare direttamente al pubblico. Un omaggio alla tradizione che ha trovato un partner ideale nella direzione di Michele Spotti, sempre precisa e sorvegliata: tempi ben dosati, orchestra e palcoscenico in perfetto dialogo e una narrazione scorrevole, senza mai scivolare nella retorica. Insomma, una bacchetta che non fa fuochi d’artificio, ma che tiene la barra dritta nel segno della grande prassi verdiana.

Il cuore della serata è stato senza dubbio Ludovic Tézier: un Rigoletto che definire “di riferimento” non è un’esagerazione. Voce granitica, timbro brunito, emissione impeccabile, ma soprattutto un’adesione al personaggio che ha del miracoloso. Tézier non recita Rigoletto, lo è: sa piegare ogni parola, ogni accento, come se il personaggio fosse cucito sulla sua pelle. Un’interpretazione che resterà scolpita nella memoria di chi c’era.

Accanto a lui la Gilda di Lisette Oropesa ha illuminato la serata con un canto di rara bellezza: acuti luminosi, agilità cristalline e un fraseggio che ha reso palpabile la fragilità del personaggio. Il pubblico le ha restituito un’ovazione dopo un “Caro nome” da manuale – e non uno qualunque, ma di quelli che ti fanno venire voglia di premere “repeat”.

Più discussa la prova di Pene Pati come Duca di Mantova. La voce c’è eccome: squillo, facilità negli acuti, timbro seducente. Però, accanto a tanto sole, ogni tanto arrivava qualche nuvola. Il suo fraseggio, fantasioso e pieno di trovate personali, ha dato freschezza al personaggio, ma non sempre la giusta profondità: in certi momenti sembrava più un giocoliere di note che un seduttore dalla pericolosa ambiguità. Brillante, sì, ma con qualche rischio di leggerezza.

Tra gli altri interpreti, Gianluca Buratto ha portato uno Sparafucile di nerbo e sonorità cavernose, mentre Martina Belli ha offerto una Maddalena sensuale e scenicamente centrata. Il resto del cast si è dimostrato solidissimo: Abramo Rosalen (Monterone), Nicolò Ceriani (Marullo), Matteo Macchioni (Borsa), Hidenori Inoue (Conte di Ceprano), Francesca Maionchi (Contessa), Agostina Smimmero (Giovanna), Ramaz Chikviladze (Usciere) ed Elisabetta Zizzo (Paggio). Il coro maschile, diretto da Roberto Gabbiani, si è confermato all’altezza della tradizione areniana, mentre scene e costumi di Carla Galleri, impreziositi dalle luci di Claudio Schmid, hanno contribuito a mantenere vivo l’impatto visivo.

Una chiusura di stagione all’altezza delle aspettative, con punte di eccellenza che hanno reso questo Rigoletto memorabile. E il sipario cala su un’edizione 2025 che rimarrà negli annali, non solo per la qualità dei cast, ma anche per un’Arena sempre gremita: pubblico caloroso, serate da tutto esaurito e quell’incanto collettivo che, ammettiamolo, solo Verona sotto le stelle sa regalare.

 

Pierluigi Guadagni



LA LOCANDINA

 

RIGOLETTO

Melodramma in tre atti

Libretto di Francesco Maria Piave

Musica di Giuseppe Verdi

 

Il Duca di Mantova Pene Pati

Rigoletto Ludovic Tézier

Gilda Lisette Oropesa

Sparafucile Gianluca Buratto

Maddalena Martina Belli

Giovanna Agostina Smimmero

Il Conte di Monterone Abramo Rosalen

Marullo Nicolò Ceriani

Borsa Matteo Matteo Macchioni

Il Conte di Ceprano Hidenori Inoue

La Contessa Francesca Maionchi

Usciere di corte Ramaz Chikviladze

Paggio della Duchessa Elisabetta Zizzo

 

Orchestra, Coro, Ballo e Tecnici della Fondazione Arena di Verona

Direttore Michele Spotti

Maestro del coro Roberto Gabbiani

Regia Ivo Guerra

Scene ispirate all’edizione areniana 1928 di Ettore Fagiuoli Raffaele Del Savio

Costumi Carla Galleri

Luci Claudio Schmid

foto: ENNEVI