Budapest Festival Orchestra – Settembre dell’Accademia, Teatro Filarmonico di Verona 24 Settempre 2025

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Il ritorno della Budapest Festival Orchestra con il suo fondatore Iván Fischer era tra gli appuntamenti di maggior rilievo del Settembre dell’Accademia. L’orchestra ungherese si è presentata con la consueta particolarità: per ogni brano l’organico è stato riassemblato, con nuove disposizioni ai leggii e talvolta con un cambio dei musicisti stessi, quasi a suggerire che ogni partitura richieda un volto e una fisionomia sonora propria. Con loro il violinista Guy Braunstein, partner ideale in un programma che intrecciava Bach, Fischer e Beethoven.

La serata si è aperta con la Suite n. 4 in re maggiore BWV 1069 di Johann Sebastian Bach. Fischer ha scelto un approccio che rifugge da ogni dogmatismo: non il rigore filologico delle esecuzioni cameristiche, ma neppure la pomposità sinfonica di tradizione ottocentesca. Ne è derivato un Bach di estrema chiarezza architettonica, in cui il contrappunto tra archi e fiati è stato reso con precisione geometrica. L’Ouverture si è distesa con respiro nobile, mantenendo sempre la tensione delle linee interne; le danze che seguono hanno trovato un equilibrio misurato fra levità coreutica ed energia ritmica. Colpisce l’attenzione di Fischer per il dettaglio timbrico: i legni hanno inciso con morbida rotondità, mentre gli ottoni, mai invadenti, conferivano la giusta solennità.

La Dance Suite (Violinkonzert), composizione recente dello stesso Fischer, ha segnato un netto cambio di atmosfera. L’opera gioca consapevolmente sullo straniamento, mescolando linguaggi e stili — tango, bossa nova, ragtime, boogie-woogie — senza mai abbandonare del tutto un tessuto contrappuntistico che ne tiene insieme la struttura. Guy Braunstein ha affrontato la parte solistica con disinvoltura tecnica e intelligenza interpretativa, evitando di trasformare il concerto in mero virtuosismo e cogliendo invece il carattere ironico e sperimentale della scrittura. L’orchestra, ridotta e ricomposta per l’occasione, ha partecipato al gioco con una leggerezza quasi teatrale, sottolineando i passaggi con dinamiche sempre calibrate. Il risultato non è stato un puro divertissement: dietro la patina ludica si intravedeva una riflessione sulla natura stessa del concerto solistico, che Fischer trasforma in una sorta di parodia affettuosa del genere.

Dopo l’intervallo, la Sinfonia n. 7 in la maggiore op. 92 di Beethoven ha offerto il momento più alto della serata. Fischer ha guidato la compagine con controllo assoluto della forma, costruendo un discorso coerente dalla pulsazione inesorabile del primo movimento fino al turbine del Finale. L’Allegretto è emerso con tensione severa, quasi liturgica: le voci degli archi erano scolpite con rigore e i piani dinamici si dispiegavano come archi di frasi, mai come episodi isolati. Il Presto ha mostrato la straordinaria compattezza della Budapest Festival Orchestra: il gioco tra le sezioni era scandito con precisione millimetrica, e la vitalità ritmica non scadeva mai in frenesia. Nel Finale, Fischer ha ottenuto un equilibrio raro tra impeto e controllo: i crescendo non esplodevano subito ma venivano preparati con cura, fino a un apice che ha travolto la sala senza perdere in trasparenza.

In questo contesto si è distinta la scelta di Guy Braunstein, che, dopo aver ricoperto il ruolo di solista nel concerto di Fischer, si è seduto al leggio come spalla dei primi violini. Un gesto inconsueto, che ha dato alla Settima un ulteriore senso di compattezza cameristica: il violino concertante che diventa guida della sezione, annullando ogni distanza fra solista e orchestra.

Applausi convinti e prolungati hanno chiuso una serata che ha unito rigore analitico, originalità creativa e potenza comunicativa. La Budapest Festival Orchestra ha confermato di essere una delle realtà più vitali e innovative del panorama internazionale, capace di trasformare ogni concerto in un laboratorio sonoro, in cui il passato non smette di dialogare con il presente.

Pierluigi Guadagni

IL PROGRAMMA

BUDAPEST FESTIVAL ORCHESTRA

Iván Fischer direttore

Guy Braunstein violino

Johann Sebastian Bach Suite per orchestra n.4 in re maggiore BWV 1069

Iván Fischer Dance Suite (Violinkonzert)

Ludwig van Beethoven Sinfonia n. 7 in la maggiore Op. 92

 

Foto: Accademia Filarmonica di Verona