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SETTIMO CONCERTO STAGIONE SINFONICA DELLA FONDAZIONE ARENA DI VERONA - G. MAHLER SINFONIA N.7 - DIRETTORE MARCUS BOSCH - TEATRO FILARMONICO DI VERONA 16.05.25




La serata del debutto veronese della Settima Sinfonia di Gustav Mahler ha offerto un’occasione importante per ascoltare una delle partiture più ardite e complesse del repertorio sinfonico novecentesco, incredibilmente mai  affrontata prima d’ora nei programmi della Fondazione Arena.

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TEATRO MALIBRAN - VENEZIA - K. WEILL: DER PROTAGONIST - 04 MAGGIO 2025

 

Der Protagonist di Kurt Weill, arriva per la prima volta a Venezia sul palcoscenico del Teatro Malibran nell’ambito della stagione del Teatro La Fenice. Composto nel 1925 su libretto di Georg Kaiser, quest’opera segna l’ingresso di Weill in un teatro nuovo, inquieto, dove musica e parola si fondono in un’unica tensione tragica. Non è un caso che a sostenerlo all’epoca fu Ferruccio Busoni, che vide in questo lavoro il segno di una nuova generazione capace di ripensare le forme e i linguaggi dell’opera.

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A. SALIERI - LA PASSIONE - TEATRO FILARMONICO DI VERONA - 18APRILE 2025

Nel cuore della stagione musicale veronese, e in occasione del bicentenario della scomparsa del compositore, il Teatro Filarmonico ha offerto al suo pubblico un momento di straordinaria intensità con La Passione di Gesù Cristo di Antonio Salieri, oratorio sacro composto nel 1776 su libretto di Pietro Metastasio. Questo capolavoro, pensato originariamente per la corte viennese, è tornato a vivere in un’interpretazione che ne ha messo in luce tutta la sorprendente teatralità latente. Salieri, allora ancora giovane, dimostra già una piena maturità nel trattamento della drammaturgia musicale, riuscendo a trasfigurare la struttura dialogica e spesso statica del libretto metastasiano in un organismo sonoro vibrante, ricco di tensione interna, in cui la parola si fonde con un’orchestrazione moderna e mobilissima.A guidare questa riscoperta, Francesco Ommassini, alla testa dell’Orchestra e del Coro della Fondazione Arena di Verona. Il suo gesto ha convinto per coerenza e per la capacità di raccontare, frase dopo frase, una vicenda che si fa musica e riflessione. Fin dalle prime battute, Ommassini ha saputo creare un clima di raccoglimento denso di tensione, scegliendo tempi mai affrettati, ma sorretti da una pulsazione interna che dava vita e direzione a ogni frase. Nessuna concessione al sentimentalismo o alla retorica del repertorio sacro, bensì una continua attenzione al significato della parola, al fraseggio e alle sfumature di un’orchestrazione sorprendentemente ricca di colori e articolazioni.Il quartetto vocale ha confermato il valore della proposta, con interpretazioni di alto livello.

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CONCERTO PLETNEV - MCADAMS - TEATRO FILARMONICO DI VERONA - 29 MARZO 2025

Ancora una volta, la Fondazione Arena di Verona dimostra grande sensibilità nel valorizzare importanti ricorrenze, strutturando la propria programmazione attorno a momenti di rilievo storico e musicale. Dopo aver celebrato il cinquantesimo dalla morte di Šostakovič, il Teatro Filarmonico ha dedicato la serata agli ottant'anni dalla scomparsa di Béla Bartók, proponendo un concerto di grande fascino che ha visto anche la partecipazione del celebre pianista Mikhail Pletnëv nel Terzo Concerto di Rachmaninov.

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SECONDO CONCERTO DELLA STAGIONE SINFONICA DELLA FONDAZIONE ARENA DI VERONA - PAGANO\JUROWSKI - 28 FEBBRAIO 2025

Il Teatro Filarmonico di Verona ha ospitato una straordinaria serata dedicata alla musica di Dmitri Dmitriyevich Shostakovich, nell'ambito della Stagione Sinfonica 2025 della Fondazione Arena. Un omaggio sentito al genio del compositore russo, nel cinquantesimo anniversario della sua scomparsa.

Figura complessa e profondamente segnata dalle vicende politiche e sociali del suo tempo, Šostakovič ha saputo esprimere attraverso la sua musica un universo di emozioni contrastanti, tra lirismo, ironia e disperazione. La serata ha visto due delle sue opere più significative: il Secondo Concerto per violoncello e la Sinfonia n. 15.

Composto nel 1966 e dedicato al leggendario violoncellista Mstislav Rostropovič, il Secondo Concerto per violoncello è un'opera densa di tensione e introspezione. A differenza del primo concerto, più immediato ed eroico, questa partitura si distingue per il suo carattere enigmatico e cupo, con una scrittura orchestrale rarefatta e momenti di profonda inquietudine. Šostakovič scrisse quest'opera in un periodo di salute precaria e crescente isolamento artistico, e il risultato è una musica che alterna introspezione lirica a episodi di sferzante ironia.

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A. SALIERI - FALSTAFF - TEATRO FILARMONICO DI VERONA - 26 GENNAIO 2025

Per l'apertura della stagione operistica 2025, il Teatro Filarmonico di Verona sceglie di omaggiare Antonio Salieri nel bicentenario della sua morte con una nuova produzione di 'Falstaff, ossia Le tre burle'. Esempio emblematico dell'opera buffa settecentesca, capace di coniugare intrattenimento e raffinatezza stilistica, 'Falstaff' di Salieri, pur non rientrando tra i capolavori assoluti del periodo, ha trovato in questa produzione del Teatro Filarmonico un'esaltazione della sua freschezza e arguzia, rendendo omaggio in modo significativo al genio di Legnago. La prima rappresentazione dell'opera risale al 3 gennaio 1799, presso il Teatro di Porta Carinzia (Kärntnertortheater) di Vienna, e il suo successo la portò in breve tempo anche al Burgtheater, a Dresda e a Berlino. A Verona, Falstaff fu scelto per la riapertura del Teatro Filarmonico nel 1975, e oggi, a distanza di cinquant'anni, torna sullo stesso palco per celebrare questo importante anniversario.

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G. ROSSINI - IL BARBIERE DI SIVIGLIA - ARENA DI VERONA - 24 AGOSTO 2024

La serata del 24 agosto all’Arena di Verona ha visto il ritorno de “Il Barbiere di Siviglia” con un cast in gran parte rinnovato rispetto alle recite di luglio,  che ha soddisfatto e superato le aspettative. Un cast eccellente, ognuno dei quali ha contribuito a rendere la serata memorabile per il pubblico veronese, combinando talento vocale e capacità interpretative facendo brillare l’opera di Rossini  nella sua folle  semplicità.

Jack Swanson ha vestito i panni del Conte d’Almaviva con una raffinatezza e una presenza scenica notevoli. Il tenore americano ha mostrato un'eccezionale padronanza vocale, esibendo un timbro chiaro e brillante che ha ben sottolineato il carattere romantico e appassionato del suo personaggio nonostante la voce risulti piccola e di scarsa proiezione.

Carlo Lepore, nel ruolo del dottor Bartolo, ha offerto una performance straordinaria, dando vita a un personaggio tanto burbero quanto esilarante. Lepore ha saputo bilanciare sapientemente i momenti di comicità con quelli di autentico pathos, arricchendo il suo Bartolo di sfumature che lo hanno reso irresistibile grazie alla sua padronanza assoluto del canto di autentico buffo.

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C.MONTEVERDI - L' ORFEO - MONTEVERDI FESTIVAL - 21 GIUGNO 2024

È un Orfeo senza cetra quello che ha aperto la 41ª edizione del Monteverdi Festival. Non c'è traccia della leggendaria cetra, ma nel finale, imbraccia una tiorba e suona le note finali della Moresca. Non è il Cantore tracio dai poteri miracolosi che con il suono della sua cetra e della sua voce suadente muove animali, alberi e pietre, ma un Orfeo perduto in se stesso, straziato dall'assenza di un'Euridice che rappresenta l'unica vera ragione del suo canto. 

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G.VERDI - AIDA -ARENA DI VERONA 14 GIUGNO 2024



Ritorna sulle tavole dell’anfiteatro veronese l'Aida pensata in toto dal regista Stefano Poda lo scorso anno.  Nota per il suo approccio visivo unico, si è confermata una Aida spettacolare ma con un'aura lugubre che ha avvolto l'intera produzione. I giochi di luci e ombre, insieme agli imponenti scenari, hanno creato un'atmosfera suggestiva, ma immersa in una ambientazione eccessivamente cupa per l'opera di Verdi. Poda realizza una produzione grandiosa ma vuota, dove l'estetica ha prevalso sulla sostanza, lasciando il pubblico ( e noi) con un senso di perplessità e disconnessione. risultando alla fine un susseguirsi di effetti spettacolari e simbolismi difficili da decifrare. La sua scenografia, caratterizzata da monumentali strutture geometriche e un uso sapiente dei giochi di luce, ha creato un'atmosfera potente e drammatica, coerente con la tragedia verdiana. Il lavoro di Poda si è rivelato in sostanza una macchina sfavillante e gelida, alla continua ricerca di effetti visivi che finiscono per autocelebrarsi. Non c'è nessuna emozione autentica, nessun tentativo di costruire una drammaturgia coerente e coinvolgente. Tutto è sembrato orientato verso l'impressione visiva piuttosto che verso la narrazione emozionale.. Il risultato è stato uno spettacolo che, sebbene visivamente affascinante, è rimasto freddo e privo di anima. 

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G. ROSSINI - L’ITALIANA IN ALGERI - TEATRO LIRICO DI CAGLIARI - 5 MAGGIO 2024

Dopo la splendida produzione firmata da Dario Fo nel 1997, torna dopo  27 anni al Lirico di Cagliari L'Italiana in Algeri, capolavoro di Rossini, nell’ allestimento pensato nel 2009 dal regista Vittorio Borrelli per il Teatro Regio di Torino, con scene di Claudia Boasso, costumi di Santuzza Calì, luci di Vladi Spigarolo da un’idea di Andrea Anfossi. L'Italiana in Algeri é forse il più mirabolante capolavoro buffo di Rossini, un volo nel libero spazio della fantasia, della risata paradossale, il trionfo, tutto italiano, dell’intelligenza sulle difficoltà e gli ostacoli della vita. Isabella che «agli sciocchi fa far quello che vuole» incarna questo temperamento in maniera esemplare.

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G. VERDI - I DUE FOSCARI - TEATRO MUNICIPALE DI PIACENZA - 3 MAGGIO 2024

“Bada bene d’evitare la monotonia. Nei soggetti naturalmente tristi, se non si è ben cauti si finisce a fare un mortorio, come per modo d'esempio i Foscari, che hanno una tinta, un colore troppo uniforme dal principio alla fine!”

Così scriveva Verdi al Piave nel 1848, quattro anni dopo la tiepida prima romana al Teatro Argentina. Opera brevissima, la più breve di tutto il catalogo verdiano, un’ ora e 40 minuti scarsi di musica, i Due Foscari rimane opera oscura nelle tinte come e soprattutto nella trama, dove succede assai poco e la caratterizzazione dei personaggi rimane pressochè accennata. Nonostante questa difficoltà legata alle personalità dei protagonisti è interessante notare come questa tragedia sia la prima dove le storie d'amore non sono il perno attorno a cui ruota l'azione, ma lo sono le faccende politiche; questo sarà poi l'inizio per Verdi per tutte quelle opere nelle quali la politica ha un ruolo fondamentale, come ad esempio Macbeth. Ma 'I Due Foscari' rappresenta anche una delle tappe più importanti nel percorso che condusse Verdi dai famosi “anni di galera” al traguardo raggiunto appunto con Macbeth, primo grande capolavoro della sua giovinezza. Ultimo titolo della stagione al Teatro Municipale di Piacenza, l’ allestimento proposto è una coproduzione nata parecchi anni fa tra la Fondazione Teatro Lirico “Giuseppe Verdi” di Trieste e l’Associacion Bilbaina de Amigos de la Opera di Bilbao, andata in scena anche al Festival Verdiano di Parma nell’ottobre 2009 e a Modena. Lo spettacolo si avvale della regia di Joseph Franconi Lee (qui ripresa da Daniela Zedda) che racconta l’opera con le scene e i costumi di William Orlandi, le coreografie di Raffaella Renzi e le luci di Valerio Alfieri. La regia gioca sulla sottolineatura del contrasto tra pubblico e privato ed è di impianto didascalico e tradizionale, ma possiede una certa personalità che non la rende scontata, anche se ormai risulta particolarmente datata e polverosa, oltre che un poco noiosa soprattutto per gli interminabili ed incomprensibili intervalli che dilatano a dismisura serata e concentrazione del pubblico.

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A. BOITO - MEFISTOFELE - TEATRO LA FENICE - DOMENICA 14 APRILE 2024

Torna a splendere di luce propria il “Mefistofele” di Boito, diamante della scapigliatura musicale e letteraria italiana, finalmente riabilitato nella partitura. Scevra dei tagli e delle “aggiustatine” che Toscanini “mani di forbice” (un giorno qualcuno scriverà dei danni inflitti da quest’uomo sulle partiture da lui “rimaneggiate” - Fanciulla del west e Turandot- solo per citarne alcune) approntò per la nuova edizione di Bologna nel 1875 dopo il clamoroso fiasco milanese. La versione proposta alla Fenice è quella che venne data al Teatro Rossini, sempre a Venezia, il 13 maggio del 1876 che ripristina alcuni interventi nella scena del “sabba romantico” e nella scena del carcere.

 

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CONCERTO DI TEODOR CURRENTZIS E UTOPIA ORCHESTRA - TEATRO GRANDE DI BRESCIA 20 NOVEMBRE 2023

Utopia è una nuova orchestra  internazionale fondata dal direttore Teodor Currentzis per riunire i migliori musicisti provenienti da tutto il mondo.  Nelle intenzioni del suo fondatore si tratta quindi di un tentativo idealistico di trovare un approccio alla creazione musicale che permetta di raggiungere l'essenza interiore di un testo musicale.

Tutto nasce nelle intenzioni, dalla volontà dei musicisti di dedicarsi ad un serio lavoro di preparazione e di ricerca per raggiungere  quella padronanza musicale che dia la possibilità di raggiungere obiettivi artistici visionari. Non è quindi, secondo il suo fondatore,  un'orchestra nel senso convenzionale del termine, ma piuttosto una speciale comunità creativa, una squadra di persone che la pensano allo stesso modo, con un'ideologia musicale condivisa, unendosi per creare senza compromessi e  per trovare il suono migliore possibile. E in effetti sembra che il risultato sia stato raggiunto poiché il concerto ascoltato a Brescia, rimarrà per molto tempo vivo nei nostri ricordi per la stupefacente qualità artistica raggiunta. Currentzis, fin dagli esordi nella lontana Perm in Siberia si è sempre distinto  per l’audacia interpretativa, la ricerca di una tensione artistica sempre altissima, l’approccio anticonvenzionale e il carisma magnetico. Con queste premesse, il concerto del 20 novembre al Teatro Grande di Brescia, prima tappa italiana di una mini tournée di due sole serate, la seconda delle quali prevista a Roma si è rivelata un'occasione imperdibile per moltissimi. Programma perfetto quindi, con in locandina il Concerto per violino di Brahms - solista Barnabás Kelemen – e la Quinta Sinfonia di Čajkovskij. 

Il violinista ungherese Kelemen si distingue per la sua non necessità di ostentare inutili eccessi virtuosistici.  La sua perfetta intonazione e la sua sorprendente tecnica  fanno sì che il concerto di Brahms fluisca come dovrebbe sempre essere: tecnica perfetta e intonazione purissima esibiti in una sfacciata naturalezza esecutiva. Ascoltare la stupefacente intonazione nei passaggi sulle doppie corde, il suo suono enfatico che esalta la danza nel finale, o la sua imponente cadenza del primo movimento sono sufficienti per parlare di esecuzione memorabile. L’Orchestra Utopia  accompagna la straordinaria interpretazione di Kalaman in maniera altrettanto impressionante: ricorderemo a lungo l'introduzione dei  fiati all'adagio e la meravigliosa interazione tra solista e orchestra nell’ultimo movimento. Curretniz si fa notare per il suo gesto totalmente anticonvenzionale, atletico soprattutto sulle gambe. L’ assenza di podio e il continuo scambio di sguardi, quasi uno sfiorarsi di corpi tra il solista e le prime parti dell'orchestra, costruiscono una unità di intenti di suono incredibile, un’ onda che ti travolge e atterra. Con il Capriccio n.1 di Paganini, concesso come bis, Kalaman suggella una serata memorabile prima di sedersi come primo violino per la sinfonia di Tchaikovsky.

Inutile dire quindi che con la sinfonia n.5  si sia toccato l’empireo. Il maestro greco opta per una lettura appassionata e di forte impatto, di inusitata potenza espressiva, contrassegnata da un fluido slancio melodico e da sonorità luminose sostenute da un'orchestra composta da più di 100 elementi (16 solo i violini primi). Nel primo movimento, il livido e misterioso Andante trapassa con naturalezza nelle marzialità e nella dolcezza  dell’Allegro con anima. Il successivo Andante cantabile con alcuna licenza sorge in un pianissimo quasi impercettibile per poi svilupparsi in una nobile e desolata pacatezza, ravvivata da una penetrante intensità drammatica. Il terzo movimento, risuona come un valzer incredibilmente leggero e spensierato, elegantissimo nel suono degli archi ma, al contempo, venato di una malinconia che traspare dal suono dell’ orchestra quasi a toccarla con mano. La sinfonia si chiude in una atletica prova di tenuta e coesione con l’enfasi rilucente, trionfale e perentoria  in cui una tranquilla rassegnazione muta via via in una grandiosa, prorompente conclusione.

Currentzis ha concluso la serata regalando al  pubblico il celeberrimo “Pas de deux” dallo Schiaccianoci rivolgendo un breve discorso  introduttivo in inglese dove ha voluto spiegare come nel mondo spesso questo brano venga associata ad atmosfere natalizie, ma che a livello più intimo possiede una sua straordinaria intensità lirica. Applausi infiniti al termine  per una Utopia musicale sicuramente in questo caso realizzata. 

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A. BOITO - MEFISTOFELE - TEATRO LIRICO DI CAGLIARI - 18 NOVEMBRE 2023



Dopo 62 anni, il fischio truce di Mefistofele è tornato a risuonare a Cagliari in un nuovo allestimento al Teatro Lirico.

Il lavoro di Boito, la cui vita è dal suo debutto travagliata di critiche non sempre del tutto giustificate secondo cui, nelle migliori delle ipotesi, questi quattro atti con prologo ed epilogo sarebbero il macerato frutto, ipertrofico musicalmente e letterario, di una specie di italico Wagner dei poveri. Quindi perchè allora, quest'opera continua ad avere una sua pur non frequente presenza nei cartelloni ed è ogni volta apprezzata dal pubblico? Sicuramente per l’enorme teatralità del libretto, il gran numero di brani celebri,  o perché, invece, alla fine, libera da palesi compiacimenti ed enfatiche ridondanze, la partitura espone soprattutto una sua validità melodica evidente, ad esempio, nel felicissimo Prologo. Rimane il fatto che, anche a Cagliari fu trionfo di pubblico, proprio perché con un allestimento didascalico e senza troppe pippe mentali, si riesce a digerire l’operona del Boito e a rimanere a bocca aperta quando l’ultima nota dell’ “Ave” finale del coro mistico che chiude l’opera, trascina il pubblico in un uragano di applausi. A Cagliari è stata proposta in un nuovo, maestoso allestimento firmato per regia, scene e video dallo spagnolo Juan Guillermo Nova, che con sapiente capacità ha saputo trascinare il pubblico nei vari “luoghi” in cui il complicatissimo libretto di Boito, trae da Goethe la favola di Faust. Nova riesce a risolvere i complicatissimi cambi scena e le illusioni fantastiche dei vari Paradisi, Walpurga, sabba classico e sabba romantico, con la maestria di un gusto teatrale antico ma piacevolmente intriso di grande impatto scenico. I costumi sono di Cristina Aceti e le apprezzate coreografie di Michele Cosentino.

Dirigere una partitura così gigantesca e di così spudorato edonismo orchestrale e vocale (per non dire del lessico), felicemente controllando e fondendo le folli linee corali ed esaltando gli accenti ritmici rimanendo in una lettura improntata alla tradizione esecutiva, è un risultato senz’altro ottimo, ben raggiunto dal maestro Lü Jia a capo della disciplinata orchestra e delle masse corali del teatro preparate da Giovanni Andreoli (Francesco Marceddu per le voci bianche).

Per i protagonisti la prova è ardua: la parte di Mefistofele è molto impegnativa, faticosa ma di grande soddisfazione. Prova superata per il basso sloveno Peter Martinčič: agile, insinuante, bizzarro quanto basta. Del suo Mefistofele ha fatto vocalmente e scenicamente una creazione impeccabile. Ottima sorpresa è stata la prova di Marta Mari, convincente nel commosso canto di Margherita. Karine Babajanyan nelle acutissime asperità della seduttrice Elena di Troia ne esce a testa alta anche se a fatica. Faust era Antonello Palombi, bravo come al solito, ma forse un po’ monocromo nel canto. Corretti negli altri ruoli Maria Cristina Bellantuono (Marta), Guadalupe Barrientos (Pantalis), Fabio Serani (Wagner).

Il pubblico che ha riempito la grande sala del Lirico cagliaritano ha apprezzato ampiamente lo spettacolo con numerose chiamate al proscenio per tutti. 

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DONIZETTI OPERA 2023- IL DILUVIO UNIVERSALE- 17 NOVEMBRE 2023 - TEATRO DONIZETTI BERGAMO

Inaugurazione del Donizetti Festival 2023 con la rappresentazione della rarissima azione tragico sacra “IL Diluvio Universale” nella Edizione critica della versione di Napoli a cura di Edoardo Cavalli.

Opera composta per la stagione di Quaresima, (sorta di stagione lirica “sui generis”) dove si davano opere che, sulla carta, affrontavano soggetti provenienti dall’Antico Testamento, adatti per il periodo sacro pasquale ma che, in realtà, obbedivano alle esigenze teatrali e al desiderio di mondanità che era presente nel pubblico partenopeo.

L’attività napoletana di Donizetti, durante gli anni che vanno fino al primo grande successo milanese della Bolena nel 1830, ribadisce un tipo di formazione stilistica che per qualche tempo impedisce a Donizetti di essere bene accetto non solo a Milano ma anche a Bergamo. Numericamente l’attività operistica donizettiana per i teatri di Napoli si concretizza in 7 opere serie, 6 opere buffe e 3 semiserie cui bisogna aggiungere una azione tragico sacra: il Diluvio Universale appunto. 

Accolta in modo non molto convinto la sera della prima, anche a causa di un cast non particolarmente preparato (la Primadonna Luigia Boccabadati ebbe un vuoto di memoria, entrando in anticipo di almeno 20 battute nella stretta del Finale I, oltre a numerosi problemi di movimentazione scenica che scatenarono l'ilarità del pubblico). Il “Diluvio Universale” è un lavoro scomparso dal repertorio, qui proposto nella primissima versione napoletana del 1830, che poi Donizetti rivedrà per il Carlo Felice di Genova ampliando la parte di Ada e aggiungendo un duetto con Cadmo. Rappresenta quindi un sicuro e fino ad ora poco  studiato snodo del teatro musicale: inizialmente c'è il Rossini del Mosé in Egitto; davanti, si sviluppano quegli intrecci armonici e corali donizettiani che porteranno al Nabucco di Verdi.

La regia dello spettacolo, con le proiezioni video e la “moderna Arca” volante, è stata realizzata dai Masbedo (Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni), da Mariano Furlani, dallo studio 2050+, insistendo sulla ossessione del presente attuale: si festeggia allegramente nella lasciva città di Sennàar, mentre fuori a breve il mondo verrà distrutto. Bisogna cambiare stile di vita, l’acqua ci sommergerà, è l’avvertimento, inascoltato, di Noè. L'idea, interessante ed attuale, è ambientata ai nostri giorni ma lo sviluppo nel corso della serata non decolla, ripiegandosi su se stesso e finendo per ingessarsi in una tradizionale messa in scena con coro e cantanti praticamente fermi al proscenio. Anche i video, curatissimi e originali, e la gestione dei figuranti, se inizialmente appaiono interessanti, nel corso dello sviluppo dell'azione, lasciano un po’ il tempo che trovano, non interagendo appunto con i personaggi. 

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TOSCA, GIACOMO PUCCINI - ARENA DI VERONA, RECITA DEL 10 AGOSTO 2023

Terza recita di Tosca in Arena di Verona con cambio cast nei ruoli principali. 

Dopo aver debuttato lo scorso 29 Luglio, l’allestimento di Hugo De Hana, diventato ormai un classico e molto amato dal pubblico ( qui la recensione della prima recita a cura di Maria Teresa Giovagnoli: http://www.mtglirica.com/categorie/recensioni/tosca-giacomo-puccini-arena-di-verona-sabato-29-luglio-2023.html) ha visto nei tre ruoli principali un cast di altissimo livello che conferma la Fondazione Arena come teatro di richiamo per interpreti di prestigio internazionale.

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ARENA DI VERONA - AIDA- RECITA DEL 17 GIUGNO 2023

Dopo la prima rappresentazione di Aida che ha feteggiato il centesimo festival areniano (qui la recesnione dello spettacolo a cura di Maria Teresa Giovagnoli http://www.mtglirica.com/categorie/recensioni/inaugurazione-verona-opera-festival-2023-verona-16-giugno-2023.html) per la prima volta nella storia dell’Arena abbiamo assistito alla replica dello stesso spettacolo il giorno successivo con un cast parzialmente diverso.

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G.VERDI LA TRAVIATA - TEATRO LIRICO DI CAGLIARI - 27 MAGGIO 2023

Approda anche al Teatro Lirico di Cagliari la Traviata "degli specchi" ideata dal regista Henning Brockhaus assieme allo scenografo Josef Svoboda (qui ripresa da Benito Leonori) più di trent'anni fa per lo Sferisterio di Macerata e diventata ormai un'icona del teatro d'opera contemporaneo avendo girato praticamente quasi tutti i teatri della Penisola.

Lo spettacolo tuttavia, accusa il trascorrere del tempo, divenendo ormai archeologia teatrale e quella di Brockhaus appare alla fine oggi come una non regia, con qualche buona intuizione non sviluppata, come ad esempio l'apparente attrazione fisica di Germont padre nel secondo atto per Violetta.  Se l'idea dello specchio che si piega fino a mostrare la sala del teatro al termine fece all'epoca molto scalpore, oggi risulta uno spettacolo sostanzialmente decorativo e didascalico, con ampi spazi di vuoto registico.

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LE NOZZE DI FIGARO, W.A.MOZART - TEATRO COMUNALE NOUVEAU, BOLOGNA 23 MAGGIO 2023

Nuova produzione de Le Nozze di Figaro di W.A. Mozart nell’hangar fieristico trasformato nel provvisorio Teatro Comunale di Bologna per gli anni necessari alla ristrutturazione della sala del Bibiena.

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DUE GRANDI CLASSICI DEL ‘900 PER LA PRIMA VOLTA AL
FILARMONICO NEL 9° CONCERTO DI FONDAZIONE ARENA

COMUNICATO STAMPA

Costanza Principe, giovane e premiata pianista, esegue il 4° Concerto di Rachmaninov, rara pagina prediletta dai grandi maestri. Al debutto sul podio veronese Valentin Uryupin, direttore in ascesa, al cimento con la 6^ Sinfonia di Šostakovič.
Rachmaninov, compositore e pianista russo tardoromantico di fama internazionale, si trasferì all’estero poco prima della Rivoluzione del 1917, per stabilirsi negli Stati Uniti dapprima idolatrato, poi col tempo diventando una sorta di grande inattuale, baluardo iper-romantico in mezzo a innovazioni e correnti musicali. Il suo Quarto concerto per pianoforte e orchestra (l’ultimo, eccettuate le Variazioni su tema di Paganini) vide la luce nel 1926 dopo lunga gestazione ed ebbe per altri quindici anni ritocchi e tagli. Il risultato (nei canonici tre movimenti con un Adagio in posizione centrale fra due Allegro vivace) è una sintesi della poetica di Rachmaninov, con uno sguardo al ‘900 intorno a lui: inalterate sono la ricca vena melodica, la densità dell’armonia e la varietà timbrica, nonché il virtuosismo richiesto allo strumento solista. Meno famoso del Secondo e del Terzo, il Quarto in sol minore ha sempre avuto estimatori e raffinati interpreti (uno per tutti:
Benedetti Michelangeli): caratteristica apprezzata dal pubblico e riconosciuta in vari premi alla concertista Costanza Principe, interprete già applaudita a Verona e qui al suo esordio con l’Orchestra di Fondazione Arena.
Debuttante di prestigio al Teatro Filarmonico è anche il direttore Valentin Uryupin, giovane ma già esperto conoscitore del repertorio tanto sinfonico quanto operistico. Dal poderoso organico dell’Orchestra areniana trarrà i colori della nostalgia di Rachmaninov, lontano dalla madrepatria e figlio di un tempo irrimediabilmente cambiato dalla rivoluzione, ma anche la stessa terra vista dallo sguardo realista e vigile di chi vi è rimasto anche durante il regime sovietico: spentosi Prokof’ev, lo scettro di massimo compositore russo vivente toccò a Dmitri Šostakovič. Prolifico sinfonista, dovette affrontare la scure della censura per tutti gli artisti non allineati, addirittura ritirando le proprie opere: dopo il successo ufficiale della Quinta sinfonia, desta scalpore la nascita nello stesso clima (1939) dell’anomala Sesta sinfonia in si minore (stesso numero e tonalità della Patetica, il testamento di Čajkovskij). Le anomalie stanno nella forma e nella sostanza: in luogo dei quattro tempi tradizionali, ve ne sono tre, di cui il primo è un misterioso Adagio seguito da due vivacissimi e brevi scherzi; una risata nervosa, ironica e distaccata, che stempera con un’amarezza allucinata la tensione accumulata nel lungo primo movimento. Šostakovič, ben conscio della pericolosità del suo presente, non dissimula la tensione, ma offre anche un piccolo Main Sponsor omaggio al (suo) passato: una citazione dell’amato Rossini, che sarebbe tornata anche nell’estremo lavoro da lui firmato. Il 9° concerto sinfonico debutta venerdì 12 maggio alle 20 e replica sabato 13 maggio alle 17, con una durata prevista di 85 minuti, compreso un intervallo. È possibile acquistare biglietti singoli ed esplorare la ricca primavera sinfonica veronese con i nuovi mini-carnet da 3 serate al link


https://www.arena.it/it/teatro-filarmonico

Fondazione Arena di Verona desidera ringraziare BCC di Verona e Vicenza, per il sostegno alle attività della Stagione Artistica 2023 al Teatro Filarmonico in qualità di main sponsor. Novità 2023: il Preludio raddoppia e offre un’introduzione all’ascolto prima di ogni concerto. La rassegna Ritorno a teatro prosegue anche per la Stagione Sinfonica, fra le diverse iniziative di Arena Young, rivolte a studenti e personale di scuole, università, accademie. In questo percorso di avvicinamento all’opera e alla musica sinfonica, il mondo della Scuola potrà assistere agli spettacoli in cartellone al Teatro Filarmonico con l’opportunità di partecipare ad un Preludio nella prestigiosa Sala Maffeiana un’ora prima dell’inizio a cura della Fondazione Arena di Verona. Per il 9° concerto è possibile prenotare il Preludio di venerdì 12 alle 19 e quello di sabato 13 maggio alle 16. Info e prenotazioni: Area Formazione e Promozione Scuole Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - tel 0458051933

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