
Una nuova produzione della Carmen di Bizet va in scena al Comunale di Bologna nell’allestimento curato dal regista Pietro Babina che si occupa anche delle scene ed è coadiuvato da Gianni Marras per quanto concerne la regia in modo specifico. Vero è che di regie originali ne abbiamo viste tante, che si può anche affermare che certa tradizione risulta ormai sorpassata, che bisogna lasciare spazio all’immaginazione e svecchiare situazioni o vicende, che le licenze registiche ormai sono all’ordine del giorno, ma che si possa trasformare un capolavoro in una specie di fenomeno da baraccone introducendo in scena qualsiasi cosa venga in mente ci sembra davvero esagerato.
Ritorna al Teatro La Fenice di Venezia uno degli spettacoli più riusciti delle ultime stagioni, la Madama Butterfly nell’allestimento firmato dal regista Àlex Rigola con scene e costumi di Mariko Mori. Complice la semplice eleganza del total white e l’essenzialità non priva di significato nelle movenze dei personaggi, contornati da sinuose ballerine, siamo piacevolmente sorpresi dagli spunti di riflessione che riusciamo a trovare ogni volta che assistiamo a questa produzione. Come sottolineato più volte, la Butterfly di Puccini è un’opera che non ha bisogno di scene maestose o di colpi di teatro da saltar sulla sedia. E’ così intima e toccante che lo spettatore si sente coinvolto e compartecipe sin dalla prima apparizione della sfortunata Cio-Cio-San. Qui in particolar modo ogni gesto ha uno specifico scopo, la postura e perfino la posizione sul palcoscenico sono atte a sottolineare ciò che accade, quasi ci fosse una telecamera puntata sui dettagli che i nostri occhi colgono di volta in volta.
Dopo cinque anni torna al Teatro Filarmonico di Verona l’allestimento di Rigoletto firmato Arnaud Bernard che cura regia e coordinamento costumi, con le scene ideate da Alessandro Camera. C’è da dire che in un momento a dir poco tragico per la Fondazione Arena ha del miracoloso vedere un teatro così pieno di pubblico attento ed entusiasta, tra l’altro molto più degli ultimi anni. Ciò dimostra quanto importante resti comunque l’appuntamento con l’Opera per la cittadinanza e quanto necessario sia fare il possibile per non rinunciare a tutto ciò.
Altro pomeriggio musicale promosso dagli amici dell’associazione Verona Lirica, la cui mission istituzionale è sempre quella di offrire ai suoi soci musica di qualità in un clima di amicizia e collaborazione. Come ad ogni appuntamento sono quattro le voci protagoniste sul palcoscenico del Teatro Filarmonico ad offrire arie più o meno popolari dell’opera lirica internazionale: Monica Zanettin, Mario Malagnini, Elena Gabouri eClaudio Sgura. Consueti giungono i saluti del presidente Giuseppe Tuppini e l’ottimo accompagnamento al pianoforte di Patrizia Quarta, che ci piace sottolineare è sempre meno accompagnatrice e più vero e proprio mantello su cui scivolano le voci dei protagonisti da lei guidati ed esaltati.
Con un bel successo di pubblico il Teatro Pavarotti di Modena saluta l’allestimento ormai storico della Lucia di Lammermoor che il compianto scenografo Svoboda aveva creato per la Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi, nella ricostruzione ivi operata già nel 2012 da Benito Leonori e con la regia di Henning Brockhaus coadiuvata da Valentina Escobar. Nel pieno rispetto delle atmosfere allucinate della vicenda, il regista vuole sottolineare l’aspetto onirico e trasognato dei luoghi e dei personaggi, che si muovono come in un progressivo stato di ipnosi, rapiti dagli eventi che li trascinano in successione. In tali atmosfere ritroviamo i celebri materiali avveniristici tuttora funzionali alle scene, esaltate dalle luci curate da Brockhaus che, insieme alle proiezioni video di cui Svoboda fu pioniere, danno l’illusione che tutto sia presente sul palco che è occupato in realtà da una semplice scalinata ove i personaggi si muovono, prima intravisti dal telo increspato che copre il palco, poi svelati dallo spostamento dello stesso immersi in luoghi quasi misteriosi. I costumi di Patricia Toffolutti sono sì vistosi e di bella fattura, ma a nostro avviso non tutti adatti alla corporatura dei protagonisti.

Direttore | Michele Mariotti |
Regia | Daniele Abbado |
Scene e luci | Gianni Carluccio |
Costumi | Gianni Carluccio Daniela Cernigliaro |
Movimenti scenici | Simona Bucci |
Regista collaboratore | Boris Stetka |
Maestro del Coro | Andrea Faidutti |
Attila | Ildebrando D'Arcangelo |
Ezio | Simone Piazzola |
Odabella | Maria Josè Siri |
Foresto | Fabio Sartori |
Uldino | Gianluca Floris |
Leone | Antonio Di Matteo |










Apertura in gran spolvero al Teatro Regio di Parma per la stagione d'opera 2016 con una produzione di Nozze di Figaro ed un cast notevole.
L'allestimento firmato da Mario Martone per il Teatro San Carlo di Napoli nel 2006, ha girato ormai mezza Italia per approdare sulle tavole del teatro parmigiano ripreso da Raffaele di Florio, sostanzialmente invariato.
La scena fissa che ci propone Sergio Tramonti per tutti i quattro atti, fa da scatola magica agli intrecci della Folle Giornata ma limita un poco la fantasia drammaturgica, tutta concentrata al proscenio e mai particolarmente brillante, a discapito di una briosità scenica, vitale nel lavoro mozartiano.









Direttore | Stefano Ranzani |
Regia | Rosetta Cucchi |
Scene | Tiziano Santi |
Costumi | Claudia Pernigotti |
Luci | Daniele Naldi |
Assistente alla regia | Stefania Panighini |
Maestro del Coro | Andrea Faidutti |
Adina | Rocio Ignacio |
Nemorino | Fabrizio Paesano |
Belcore | Vittorio Prato |
Il dott. Dulcamara | M. Filippo Romano |
Giannetta | Elena Borin |