MARTY (torcendosi le mani)
“Ah, è atroce vivere così a lungo! Se solo sapeste com’è facile la vostra esistenza! Siete così vicini alle cose! Per voi ha senso tutto! Tutto ha valore per voi! Idioti, siete così felici solo per la stupida casualità che presto morirete. “
Il Landestheater di Innsbruck sceglie di mettere in scena l'opera di Janacek nella versione ritmica tedesca di Kerstin Lücker, com'è consuetudine (sempre più rara per fortuna) nei teatri di tradizione dell'area germanica.
La scelta, dettata da ragioni pratiche che vedono l'impossibilità per una troupe fissa di cantanti di imparare in breve tempo una lingua ostica come il ceco, purtroppo comporta la perdita di tutte quelle sonorità legate ad un canto modellato sulla parola come quello di Janacek, che spesso dice il contrario della parola.
La scansione drammatica del Vec Makropulos, rapidissima, con scambi di battute fulminee legati ad elementi musicali altrettanto brevi, lucidi e scultorei, cantata in tedesco perde purtroppo quel brivido metafisico e quelle fascinazioni di un passato misterioso legati alla consonanza ceca che rendono quest'opera un capolavoro di eloquenza instabile.
Inoltre la scelta di rappresentare l'opera senza intervalli fatta dal teatro di Innsbruck può risultare interessante per una fluidità narrativa, ma non capiamo però l'esigenza di inserire tra il secondo e il terzo atto, a guisa di intermezzo musicale, la danza n.3 del ciclo delle Danze Lachiane dello stesso compositore, tanto musicalmente lontane dalla musica del Vec Makropulos quanto incoerenti stilisticamente.