Di Rosy Simeone
Inaugurazione di Stagione con un titolo del grande belcanto di primo Ottocento.
Otello di Rossini è opera molto particolare, con melodie splendide, fugati, rapinosi ritmi incalzanti, il brio rossiniano prestato alla tragedia della gelosia shakespeariana.
Un susseguirsi di gorgheggi, trilli, virtuosismi e scene corali che si “spengono” nell’ultimo quadro dove la sciagurata follia umana si consuma.
Lo spettacolo del Massimo napoletano è una sintesi imperfetta di tutto questo.
Le scene di Dante Ferretti sono bellissime, imponenti, importanti, degne di una Inaugurazione di Stagione. In particolare il secondo e terzo atto dove le schiere di colonne si “materializzano” in scorci orientali e particolari effetti di luci, curate da Vincenzo Raponi, che le rendono simili a finestre.
Magnifici i costumi di Gabriella Pescucci che riesce a rendere, anche con un sapiente gioco di colori, gli stati d’animo di Desdemona anche solo grazie agli abiti. In particolare quello rosa era davvero magnifico.
La regia di Amos Gitai è inesistente, nulla, priva di qualsiasi spunto di interesse.
I protagonisti rimangono distaccati dal contesto e l’interazione tra loro è artificiosa e priva di realtà e di mordente.