I CARMINA BURANA TORNANO A RIEMPIRE L’ARENA DI VERONA – MARTEDI’ 25 AGOSTO 2015





Torna col medesimo successo dell’anno scorso il più noto componimento di Carl Orff all’Arena di Verona. L’impianto scenografico resta sostanzialmente quello del 2014, eccezion fatta per il fuochi d’artificio sospesi per questa edizione. Molti cambi di luce dai toni forti colorano lo sfondo dei gradoni arricchendoli di effetti visivi, con qualche arredo preso in prestito dalle produzioni in corso. Si ripete dunque il giro della Ruota della Fortuna cantata dai Clerici vagantes, da cui prende il via e ritorna l’intero corpus di 24 poemi, musicati ex novo dal compositore tedesco nel ‘37 del secolo scorso, non prendendo in considerazione quanto riportato su alcuni manoscritti, che come sappiamo contenevano oltre trecento canti. I temi goliardici e conviviali, amorosi e persino moraleggianti con cui immaginiamo si arricchissero le feste di questi studenti girovaghi, si sposano con le melodie ed i ritmi che Orff ha reso moderni e davvero avveniristici anche per la sua epoca, divenendo unici e riscuotendo tanto consenso ancora oggi ogni volta che li si esegue

Nonostante una amplificazione a nostro avviso eccessiva se non addirittura superflua, l’intera serata così particolare ha trovato ancora una volta nel Maestro Andrea Battistoni il condottiero ideale, certo per energia ma anche polso nel coordinare e domare orchestra, coro areniano di Salvo Sgrò e doppio coro di voci bianche diretti da Paolo Facincani e Marco Tonini che, grandi protagonisti di questa cantata, come spesso ribadito trovano formazione vincente l’essere compatti e disposti su file.  Il risultato è un equilibrio di suoni che in brani come il classico O fortuna seguito da Fortuna plango vulnera, oppure Veni, veni, venias, ecc.. risultano ricchi e avvolgenti; si fanno austeri o intimistici, ad esempio con Veris laeta facies o Amor volat undique; mentre non manca una certa lievità gioiosa in brani come Floret silva nobilis, Estuans interiusIn taberna quando sumus, per citare solo alcuni esempi di questa ricchissima raccolta. 

Mario Cassi si esprime molto bene e con voce sicura nel suo registro baritonale, ci convince meno nel falsetto, ma è interprete attento e molto espressivo.
Jessica Pratt è perfettamente a suo agio con la partitura e regala un prezioso affresco vocale con i suoi delicati interventi, coronati dal dolcissimo In trutina.     
Raffaele Pe ritorna ad interpretare con ironia il povero cigno allo spiedo in Olim Lacus colueram.

Successo pieno e festoso come ad un concerto rock per tutti i solisti, il coro ed il direttore.
Dispiace che eventi del genere non siano stati programmati per la stagione successiva, speriamo che per il futuro ci sia la possibilità di arricchire ancora il cartellone con serate come questa, peraltro molto amate e di forte richiamo.

Maria Teresa Giovagnoli




Direttore d'Orchestra          Andrea Battistoni
Maestro del Coro                 Salvo Sgrò
Baritono                                Mario Cassi
Soprano                                 Jessica Pratt
Controtenore                        Raffaele Pe



Coro di Voci bianche A.LI.VE diretto da Paolo Facincani
Coro di Voci bianche A.d’A.MUS. diretto da Marco Tonini
Orchestra, Coro e Tecnici dell'Arena di Verona






Foto Ennevi per gentile concessione Fondazione Arena di Verona

SPECIALE VIDEO INTERVISTE: ANDREA BATTISTONI RACCONTA I CARMINA BURANA


Dopo il successo del 2014 l'Arena di Verona torna ad ospitare i Carmina Burana di Carl Orff che il Maestro Andrea Battistoni ci racconta in questo breve video. Enjoy it!!
Maria Teresa Giovagnoli







SPECIALE VIDEO INTERVISTE: AMARILLI NIZZA RACCONTA LE EROINE DI PUCCINI


Inauguriamo una nuova sezione di speciali con una video intervista dedicata a Giacomo Puccini. Per questa occasione incontriamo il soprano Amarilli Nizza per un viaggio alla scoperta dei personaggi femminili più amati delle opere del grande compositore toscano. Buona visione e buon ascolto!

Maria Teresa Giovagnoli





INTERVISTA AL TENORE GREGORY KUNDE


Incontriamo il grande tenore GREGORY KUNDE in occasione del suo debutto all'Arena di Verona per interpretare Radamès nell'imponente Aida di Zeffirelli!

Maria Teresa Giovagnoli






AIDA, GIUSEPPE VERDI – ARENA DI VERONA, CAST DI MARTEDI’ 11 AGOSTO 2015



                                         Foto Ennevi per gentile concessione Fondazione Arena di Verona


A stagione ormai inoltrata la Fondazione Arena di Verona decide di puntare su un cast completamente diverso per le recite dell'Aida zeffirelliana in scena nella settimana di Ferragosto, che dunque siamo tornati a vedere spinti da molto interesse e curiosità. Lo spettacolo già recensito la sera della prima ha visto come allora sul podio la energica direzione del Maestro Andrea Battistoni alla testa dell’orchestra areniana, mentre come novità della serata registriamo innanzitutto il gradito ritorno di Amarilli Nizza, ormai affezionata veterana del palco veronese, e per la prima volta in Arena l'attesissimo Gregory Kunde.

Nel ruolo di Aida Amarilli Nizza ritrova la consueta carica emotiva, uno slancio di forza e carattere che non delineano una semplice schiava reietta e rinunciataria, ma una donna che ha nel cuore la nobiltà del rango ormai perduto e la passione degli animi innamorati, sottolineate dalla sua voce che come sempre riempie l’anfiteatro  ricca e  piena di energia.

Figura di straordinario carisma Kunde non ha deluso le aspettative confermandosi uno dei tenori più in forma del momento. Il fraseggio perfetto, la capacità di dosare il suono sempre in funzione della parola e del suo significato, l’incredibile scioltezza con cui raggiunge le vette della sua tessitura vocale e la profonda immersione nel ruolo confezionano per lui un’altra interpretazione vincente.

Poco convincente invece Sanja Anastasia come Amneris: il suono è talvolta intubato e gli attacchi non sempre precisi risuonano spinti; il personaggio inoltre sembra soffrire più di furore irragionevole che di nobile afflato passionale.

Autorevole quasi da incutere soggezione l’Amonasro di Marco Vratogna, grazie anche al carattere particolarmente scuro della voce, come buono anche il Re di Roberto Tagliavini. Molto apprezzato Marco Spotti  tanto per interpretazione quanto per il colore splendido della voce ambrata che nobilita il suo Ramfis. Come messaggero abbiamo ritrovato Francesco Pittari, mentre la sacerdotessa questa volta era Francesca Micarelli.
Ricordiamo infine il coro diretto da Salvo Sgrò ed i ballabili ad opera di Alessia Gelmetti, Teresa Strisciulli, Evghenij Kurtsev, Antonio Russo.

Applausi convinti per tutti con punte di entusiasmo per Nizza e Kunde.
Maria Teresa Giovagnoli


LA PRODUZIONE

Direttore d'Orchestra           Andrea Battistoni
Regia e scene                        Franco Zeffirelli
Costumi                                 Anna Anni
Coreografia                           Renato Zanella
Maestro del Coro                 Salvo Sgrò
Direttore
del Corpo di Ballo                 Renato Zanella
Direttore
allestimenti scenici                Giuseppe De Filippi Venezia

GLI INTERPRETI

Il Re                                       Roberto Tagliavini   
Amneris                                 Sanja Anastasia 
Aida                                       Amarilli Nizza   
Radamès                               Gregory Kunde 
Ramfis                                   Marco Spotti   
Amonasro                              Marco Vratogna   
Un Messaggero                    Francesco Pittari 
Sacerdotessa                         Francesca Micarelli   

Primi Ballerini                      Alessia Gelmetti, Teresa Strisciulli, Evghenij Kurtsev, Antonio Russo

Orchestra, Coro, Corpo di Ballo e Tecnici dell'Arena di Verona


Foto Ennevi per gentile concessione Fondazione Arena di Verona



  

ROMÉO ET JULIETTE, C. GOUNOD – ARENA DI VERONA, SABATO 8 AGOSTO 2015






Anche per la stagione 2015 l’ultimo titolo in cartellone all’Arena di Verona è Roméo et Juliette di Gounod con l’allestimento creato da Francesco Micheli nel 2011. Al suo quinto anno consecutivo in scena dobbiamo dire che non risulta per nulla ripetitivo ed anzi conserva ancora il sapore gioviale della freschezza innovativa che colpì a suo tempo. Come sottolineato più volte vi è un’ottima fusione tra la classicità dell’eterno racconto shakespeariano ed il modo avveniristico di rappresentarlo, con un profluire di impalcature, scale mobili e strampalati mezzi luminescenti, opera di Edoardo Sanchi, e i coloratissimi costumi di Silvia Aymonino arricchiti da strutture simil - metalliche. Il tutto è sottolineato dalle altrettanto colorate luci di Paolo Mazzon, che marcano tanto le passioni dei protagonisti quanto le opposte fazioni delle loro famiglie. Il ritmo dell’azione è incalzante, non sussistono tempi morti e magnifica è l’elegia creata quando gli innamorati si dichiarano, con un gioco di sguardi, piccole rincorse e saliscendi tra le scene. Anche gli altri personaggi hanno una specifica collocazione che ne sottolinea le caratteristiche, si pensi al Frère Laurent posto nella sua multi sfaccettata chiesetta, al Duc de Vérone che sentenzia l’esilio dall’alto del suo gigantesco pulpito dorato, o a Capulet posto anch’egli in alto a rappresentare l’autorità sulla figlia. Infine completano la ricca offerta sul palcoscenico i balletti del corpo di ballo della Fondazione coreografati da Nikos Lagousakos. Insomma un allestimento felicissimo e a dir poco spumeggiante.

Ben si adatta al contesto giovane e romantico la Juliette di Irina Lungu, che unisce al candore del personaggio la giusta malizia nella conquista e la forza di una ragazza già delusa dalla pur giovane vita. Conferma di possedere una facilità nel canto elegiaco con buona uniformità di registro, toccando l’apice certo nei duetti col suo Roméo, ma soprattutto nella scena del veleno, vissuta intensamente tra il dubbio ed il coraggio.

Il fresco ed irruento Roméo è un Giorgio Berrugi che possiede sì un dolce e sinuoso timbro vocale che può adattarsi molto bene all’idea di un giovane e trepidante innamorato, ma avremmo preferito l’interprete più attivo sul piano attoriale.

Torna positivamente ad indossare i panni di Mercutio Michael Bachtadze la cui voce bruna e tornita si adatta bene al ruolo tutto cuore ed azione; molto espressiva e alquanto sbruffoncella Nino Surguladze nei panni en travesti di Stéphano. Bella voce anche quella di Leonardo Cortellazzi che interpreta un corretto Tybald. Gli impeccabili ed imperiosi ruoli di Frère Laurent e le Duc sono interpretati anche quest’anno rispettivamente da Giorgio Giuseppini, che conferma la sua propensione per ruoli di questo tipo e da Deyan Vatchkov, ancora severo e convincente; meno lo è stato il Capulet di Enrico Marrucci, soprattutto nel primo atto. Tra il petulante a ben donde ed il materno ben si disimpegna Alice Marini come Gertrude, mentre chiudono il cast Francesco Pittari come Benvolio, Nicolò Ceriani, il conte Pâris, ed il Gregorio di Marcello Rosiello.

Meravigliosa è la conduzione che il Maestro Daniel Oren offre dell’orchestra areniana. Sono infiniti i colori che animano la partitura tornata a piena vita sotto le mani esperte del Maestro; il suono è ricco e perfettamente bilanciato tra le sezioni, gli archi risuonano di una poesia che in taluni punti sfiora la commozione. Il ritmo degli eventi è sottolineato da dinamiche stringenti e i protagonisti sono esaltati da una guida dal piglio sicuro ma mai prevaricante. Così anche il coro di  Salvo Sgrò trova una espressività intensa nei suoi interventi vedendo premiato l’impegno e la partecipazione in scena, anche quando ‘ingabbiato’ nell’impalcatura cilindrica.

Il pubblico un po’indisciplinato ha premiato tutti i protagonisti con i consueti apprezzamenti vocali e applausi prolungati, soprattutto per Lungu,  Berrugi e l’amatissimo Maestro Oren.

Maria Teresa Giovagnoli


LA PRODUZIONE

Direttore d'Orchesta                        Daniel Oren
Regia                                                 Francesco Micheli
Scene                                                 Edoardo Sanchi
Costumi                                             Silvia Aymonino
Luci                                                   Paolo Mazzon
Coreografia                                      Nikos Lagousakos
Maestro del Coro                             Salvo Sgrò
Direttore del Corpo di ballo            Renato Zanella
Direttore allestimenti scenici           Giuseppe De Filippi Venezia


GLI INTERPRETI

Juliette                                               Irina Lungu
Stéphano                                           Nino Surguladze
Gertrude                                           Alice Marini
Roméo                                               Giorgio Berrugi
Tybalt                                                Leonardo Cortellazzi
Benvolio                                            Francesco Pittari
Mercutio                                           Michael Bachtadze
Pâris                                                  Nicolò Ceriani
Grégorio                                           Marcello Rosiello
Capulet                                             Enrico Marrucci
Frère Laurent                                  Giorgio Giuseppini
Le Duc De Vérone                            Deyan Vatchkov

 Orchestra, Coro, Corpo Di Ballo e Tecnici Dell'Arena Di Verona












                               Foto Ennevi per gentile concessione Fondazione Arena di Verona

irina-lungu

DO RE MI…..PRESENTO – intervista a IRINA LUNGU

A poche ore dalla prima di Roméo et Juliette di Gounod in scena all’Arena di Verona, facciamo due chiacchiere con la protagonista Juliette, Irina Lungu, che ha anche debuttato nel ruolo di Donna Anna nel Don Giovanni di Mozart qualche settimana fa, sempre in Arena.

Continua a leggere

IL BARBIERE DI SIVIGLIA, G. ROSSINI – ARENA DI VERONA, SABATO 1 AGOSTO 2015




Ritorna il Barbiere di Siviglia firmato Hugo de Ana all'Arena di Verona con il suo giardino labirintico in cui si intrecciano le trame ordite dai protagonisti con capofila il barbiere più amato della storia operistica. Vezzose sono le enormi rose che sormontano le siepi sul palco, da cui la natura sembra ammonirci su quanto piccole ed insignificanti siano le beghe umane di fronte alla maestosità del creato che ci sovrasta e circonda. In tale cornice De Ana inserisce personaggi e arredi perfettamente coerenti con l'epoca del compositore grazie ai ricchi abiti colorati e ai dettagli che rendono gli ambienti particolarmente gradevoli, restando sostanzialmente sempre all'interno del giardino. I balletti coreografati da Leda Lojodice costituiscono un piacevole contorno a quanto lo spettatore è chiamato ad osservare e spesso arricchiscono anche l’azione degli eventi.
In questo contesto gli interpreti sono lasciati liberi di aggiungere del proprio ai dettami registici tutto sommato semplici, offrendo quel quid strettamente personale tanto nel gesto quanto nel canto, cosa molto comune per la dinamica e rocambolesca opera rossiniana. 

A cominciare da Figaro, Mario Cassi. Il baritono salta, corre, fa tutto ciò che il ruolo suggerisce, gioca con l'espressività del volto e trasferisce tanto entusiasmo anche nel canto, pur tuttavia non offrendo stavolta una esecuzione a nostro avviso memorabile. Per contro spicca la carica esplosiva di un Bruno De Simone in forma incredibile. Vero animale da palcoscenico il baritono riesce a far risultare simpatico anche il burbero Bartolo. Come non amare i suoi gesti inconsulti che sembrano dettati da vera esasperazione e le espressioni sconsolate da povero vecchio incompreso? Ciò è perfettamente condito con una padronanza della voce di chi ha davvero tanta esperienza sul campo e la usa sempre in funzione del personaggio.

Dalla Rosina di Jessica Pratt ci si aspettava molto ed il soprano ha sfoggiato tutte le sue doti vocali per accontentare il pubblico. La facilità negli acuti, la versatilità nel saltare da un registro all'altro, lo sfoggio di agilità e persino l'esecuzione delle funamboliche Variazioni di Proch per la lezione di canto hanno contribuito a delineare una esecuzione sempre al massimo e forse persino un po’ sopra le righe.
All'opposto Antonino Siragusa come Conte d'Almaviva è stato un mix di certezze e perplessità. Se il personaggio regge per entusiasmo giovanile ed atteggiamento tutto fuoco e ardore per la sua Rosina, sul fronte vocale è parso a tratti scolastico e timoroso, risultando poco coinvolgente proprio nei momenti più significativi.

Roberto Tagliavini è invece un Don Basilio sicuro dalla bella voce profonda e salda che col piglio astuto e furbesco quanto basta porta a casa una serata molto positiva.
Fantastica e ben cantata l'aria di Berta da una brava Silvia BeltramiMolto simpatico il Fiorello/Ambrogio di Nicolò Ceriani; l'ufficiale è Victor Garcia Sierra.

L'orchestra guidata da Giacomo Sagripanti dona eleganza alla rappresentazione grazie a tempi morbidi che raggiungono man mano la giusta concitazione laddove l’azione lo richiede. Il Maestro è attento alle voci degli interpreti che accompagna e supporta in ogni momento con buon equilibrio tra languore elegiaco e brillante leggerezza.
Bene il coro preparato da Salvo Sgrò.

Applausi generosi e prolungati da parte di un pubblico che tra la lunghissima ola e gli applausi di incoraggiamento ha atteso pazientemente l’interruzione che poche gocce d’acqua, per fortuna presto svanite, hanno imposto subito ad inizio del primo atto e poi ha gioito per i fuochi d’artificio che coronano il lieto fine dello spettacolo, salutando con affetto tutti i protagonisti della serata.


Maria Teresa Giovagnoli 



LA PRODUZIONE 

Direttore d'Orchestra                      Giacomo Sagripanti
Regia, scene, costumi e luci  Hugo de Ana
Coreografia di                                  Leda Lojodice
Maestro del Coro                             Salvo Sgrò
Direttore del Corpo di ballo            Renato Zanella
Direttore
allestimenti scenici                            Giuseppe De Filippi Venezia


GLI INTERPRETI

Il Conte D'almaviva                         Antonino Siragusa 
Bartolo                                              Bruno De Simone 
Rosina                                               Jessica Pratt 
Figaro                                                Mario Cassi
Basilio                                               Roberto Tagliavini 
Fiorello                                              Nicolò Ceriani
Berta                                                 Silvia Beltrami 
Ambrogio                                          Nicolò Ceriani
Un Ufficiale                                      Victor Garcia Sierra



Orchestra, Coro, Corpo di ballo e Tecnici dell'Arena di Verona








Foto ENNEVI per gentile concessione Fondazione Arena di Verona

CARMEN GALA CONCERT – ARENA DI VERONA, VENERDI’ 24 LUGLIO 2015






Dopo Roberto Bolle & Friends salutato con un grandissimo successo di pubblico qualche giorno fa, anche il secondo appuntamento speciale all’Arena di Verona ha registrato un buon numero di presenze in una serata decisamente più sopportabile dal punto di vista climatico. L’occasione è stata il Carmen Gala Concert, un omaggio all’opera di Bizet che da tanti anni arricchisce il cartellone del Festival e di cui sono stati proposti i momenti salienti alternati agli interventi del giovanissimo violinista Giovanni Andrea Zanon e del noto mandolinista Jacob Reuven.

Protagonista assoluta della serata, Anita Rachvelishvili è parsa decisamente a suo agio in un ruolo che ormai la identifica in ogni parte del mondo. La sua Carmen è quasi un alter ego per la cantante georgiana che gioca con il personaggio non solo scenicamente ma anche vocalmente, mostrando che la sua possente voce può permettersi anche dei meravigliosi pianissimo che rendono ancora più sensuale l’esecuzione, e dosando gli acuti con intelligenza: una artista decisamente di classe.
Già apprezzata nel ruolo anche la Micaela di Irina Lungu la cui vocalità le consente di coniugare una particolare dolcezza espressiva con la linearità del canto morbido e uniforme in tutta la gamma del suo registro.
Carlo Ventre si mostra più a suo agio in questa serata rispetto a quanto abbiamo ascoltato nell’Aida del mese scorso, complice forse il minor carico esecutivo; il suo è un Don José virale e molto spinto che però non nasconde ancora qualche intemperanza sull’acuto.
Escamillo è un Dalibor Jenis intenso e sanguigno nell’aria Votre toast, je peux vous le rendre, mentre completano il cast di questa suite operistica le gagliarde amiche di Carmen, Alice Marini e Francesca Micarelli (Mercedes e Frasquita) con Nicolò Ceriani e Victor Garcia Sierra come Morales e Zuniga.

Con la Carmen Fantasy, per violino e orchestra di Sarasate Giovanni Andrea Zanon ha creato un giusto ponte tra la prima e la seconda parte dello spettacolo; l’esecuzione notoriamente molto tecnica ed eseguita con incredibile sicurezza dal violinista veneto è stata salutata da un autentico trionfo con diverse chiamate alla ribalta.
Altrettanto suggestiva ed apprezzata l’esecuzione di Jacob Reuven del brano di AlbénizAsturias, per mandolino e Orchestra, un’oasi di fascino, sentimento e perizia esecutiva mai fine a se stessa.

Ad incorniciare l’esecuzione degli artisti e dell’orchestra il corpo di ballo preparato da Renato Zanella nei classici costumi tradizionali con coreografie ispirate naturalmente alla cultura andalusa.

Decisamente in vena di festa il Maestro Omer Meir Wellber ha condotto l’orchestra posta in scena con grande entusiasmo accompagnando passo passo gli interpreti ed i solisti, senza cadere nella banalità di ritmi accelerati o clangori eccessivi; l’orchestra ha saputo anche creare atmosfere delicate e sottolineare le diverse atmosfere delle arie eseguite. Intensa la fusione con i solisti ospiti con cui il direttore ha creato un’ottima complicità.

Lo spettacolo come detto si è rivelato un bel successo di pubblico che ha applaudito tutti i protagonisti con entusiasmo gioioso.


Maria Teresa Giovagnoli

ALLESTIMENTO

Direttore d'Orchestra           Omer Meir Wellber
Maestro del Coro                  Salvo Sgrò
Direttore del Corpo di Ballo Renato Zanella
Coreografia                           Renato Zanella

GLI INTERPRETI

Violino Solista                       Giovanni Andrea Zanon
Mandolino Solista                 Jacob Reuven
Carmen                                  Anita Rachvelishvili
Don José                                Carlo Ventre
Micaela                                  Irina Lungu
Escamillo                               Dalibor Jenis
Morales                                 Nicolò Ceriani
Zuniga                                   Victor Garcia Sierra
Mercedes                              Alice Marini
Frasquita                               Francesca Micarelli


IL PROGRAMMA

Prima parte

Georges Bizet - Carmen:
- Preludio
- La cloche a sonné (Coro)
- L’amour est un oiseau rebelle (Carmen, Coro)
- Parle-moi de ma mère!
(Micaela, Don José)
- Près des remparts de Séville (Carmen, Don José)

Pablo de Sarasate
Carmen Fantasy
, per violino e orchestra

Seconda parte

Georges Bizet - Carmen:
- Les tringles des sistres tintaient (Carmen, Frasquita, Mercédès)
- Votre toast, je peux vous le rendre (Escamillo)

Isaac Albéniz
Asturias, per mandolino e Orchestra

Georges Bizet - Carmen:

- La fleure que tu m’avais jetée (Don José)
- Entr'acte atto III
- C’est des contrebandiers (Micaela)
- Entr'acte atto IV
- A deux cuartos (Coro)
- Les voici! Les voici! (Coro)
- C’est toi, c’est moi (Carmen, Don José, Coro)



Orchestra, Coro, Corpo di Ballo e Tecnici dell'Arena di Verona 








FOTO ENNEVI FONDAZIONE ARENA DI VERONA



MADAMA BUTTERFLY, G. PUCCINI – OPERA DI FIRENZE, MARTEDI’ 21 LUGLIO 2015


Per questa produzione estiva di Madama Butterfly in scena all’Opera di Firenze Fabio Ceresa sceglie di costruire l’intero spettacolo principalmente intorno ai personaggi ed alle loro emozioni, giocando molto sulla loro caratterizzazione, pur lasciando una certa libertà nelle piccole azioni. L’impatto visivo è difatti è assai sobrio grazie ai pochissimi dettagli che lasciano più immaginare che vedere. Le scene di Tiziano Santi prevedono semplicemente dei pannelli che scorrono lungo il palcoscenico per richiamare  la casetta di Cio-Cio-San. Talvolta l’azione si svolge proprio dietro di essi lasciando appunto immaginare o intravedere l’azione in corso. Solo al centro compare l’elemento principale di questo allestimento: una passerella semi sospesa immersa in un paesaggio sottolineato più che altro dalle luci di Fiammetta Baldiserri, ove la sventurata giapponese compare all’inizio con le sue amiche, vi si reca successivamente a scorger l’orizzonte in attesa dell’agognato amore e dove infine si compie il suo destino di morte; un simbolo dunque di attesa, di passaggio e dello scorrere del tempo implacabile.

Diversamente sono molto vistosi e colorati i costumi di Tommaso Lagattolla che aiutano a sottolineare appunto le diverse peculiarità dei protagonisti: tanto colore e cura nei dettagli per abbigliare la fresca e dolce Butterfly, semplicità per una davvero anziana Suzuki che sembra quasi una divinità giapponese, una classica divisa per Pinkerton, costumi tradizionali per Goro e Bonzo (cui si sottolinea l’aspetto molto rozzo) e tinte forti per l’abito del Principe Yamadori, evidentemente visto come un inopportuno pagliaccio. Insomma soprattutto uno spettacolo di caratteri, di emozioni e di vibrazioni.

Con una impostazione del genere non poteva che emergere l’interpretazione di Amarilli Nizza. I piccoli gesti, gli sguardi ingenui e l’incedere lieve si coniugano con la forza e l’orgoglio di chi è costretto a crescere di colpo e scontrarsi con la realtà e la disillusione. Fulgido esempio di canto sulla parola, il soprano conosce ormai ogni sfaccettatura del personaggio che grazie alla sua voce potente e corposa vibra e palpita in lei  arrivando dritto al cuore di chi ascolta.

Lontano dalle attese Giuseppe Gipali nel ruolo di Pinkerton. Il tenente della marina qui non brilla né per colore vocale né per volume: troppo indietro è la voce per uscire dall’immenso palco ed il suono appare impastato risultando talvolta quasi fastidioso.

Ormai inossidabile nel ruolo di Suzuki Manuela Custer ha potuto offrire anche qui una sua versione molto spirituale: una donna avanti negli anni che con la saggezza acquisita guida passo passo la povera padroncina verso il suo destino, forte di una voce sicura cui aggiunge in questo caso una particolare severità espressiva.

Uno Sharpless di classe è quello interpretato da Dario Solari dal piglio austero ma compassionevole, espresso da una voce calda e brunita.
Roberto Covatta è un ottimo Goro di cui abbiamo apprezzato particolarmente il colore chiaro ed acuto.
Ttra gli innumerevoli ruoli di contorno si sono distinti Alessandro Calamai che si cala con spirito nei panni di un principe Yamadori quasi caricaturale nei gesti e soprattutto nel vestire; Abramo Rosalen interpreta uno zio Bonzo parecchio espressivo, mentre la signora Pinkerton è una discreta Milena Josipović. Completano il cast le parenti di Cio-Cio-San: Sabina Beani, Katja De Sarlo e Laura Lensi, mentre il commissario imperiale, l’ufficiale del registro e Yakuside sono rispettivamente Ivan Marino, Vito Luciano Roberti e Diego Barretta.

L’approccio del Maestro Giampaolo Bisanti nel condurre l’orchestra del Maggio in questo spettacolo è pressoché perfetto. Il suono segue l’evoluzione degli eventi e si arricchisce di nuovi colori man mano che le emozioni crescono; intimo all’inizio, quasi a voler sottolineare le romantiche illusioni della giovinetta, diventa sempre più drammatico e profondo fino all’apoteosi dell’harakiri. Come sempre massima è l’attenzione del Maestro al palcoscenico ponendo sempre i cantanti a proprio agio permettendo loro di esprimere al meglio le qualità vocali ed interpretative.  
Il coro  molto partecipe è preparato da Leonardo Andreotti.

Autentico trionfo per la protagonista al termine e soddisfazione generale per lo spettacolo con pubblico festante in piedi. Siamo contenti per il Maggio Musicale Fiorentino che ha visto finalmente quasi riempito questo immenso teatro dell’Opera.  

Maria Teresa Giovagnoli


LAPRODUZIONE

Direttore                    Giampaolo Bisanti
Regia                          Fabio Ceresa
Scene                          Tiziano Santi
Costumi                     Tommaso Lagattolla
Luci                            Fiammetta Baldiserri
Maestro del Coro      Leonardo Andreotti

GLI INTERPRETI

Cio Cio San               Amarilli Nizza
Pinkerton                  Giuseppe Gipali
Sharpless                   Dario Solari
Suzuki                       Manuela Custer
Goro                          Roberto Covatta
Lo zio Bonzo             Abramo Rosalen
Il Principe
Yamadori                  Alessandro Calamai
Kate Pinkerton         Milena Josipović

Il Commissario
Imperiale                   Ivan Marino
Yakuside                   Diego Barretta
L’ufficiale
del registro                Vito Luciano Roberti

Madre                       Sabina Beani
Cugina                       Katja De Sarlo
Zia                              Laura Lensi

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Nuovo allestimento in coproduzione con la Fondazione Teatro Petruzzelli di Bari

                                      
                                         Fotografia di Carlo Cofano dal Petruzzelli di Bari

LA BOHÈME, G. PUCCINI – TEATRO SAN CARLO DI NAPOLI, MARTEDI’ 14 LUGLIO 2015



Secondo titolo della Stagione Estiva del Teatro San Carlo, La Boheme di Giacomo Puccini.
Lo spettacolo efficace e pieno di poesia di Francesco Saponaro, seppur una ripresa di una Boheme in decentramento del 2012, mostra, nello spazio del San Carlo, una luce tutta fresca e nuova, piena di aderenze stilistiche al libretto ma con delle suggestioni d’altri tempi; bellissimo il fondale di Parigi innevata in una atmosfera quasi rarefatta sullo sfondo del secondo atto. Le scene e i costumi di Lino Fiorito si inseriscono anch’essi nel solco di una tradizionale visione del capolavoro pucciniano, molto belle e curate le luci di Pasquale Mari


La direzione d’orchestra di Stefano Ranzani è di bella qualità.
Molto attento agli equilibri con il palcoscenico ed alla creazione di una lettura tesa ed incalzante con momenti di sospensione e pathos nel terzo e nel quarto atto.
Ottimi gli interventi del Coro diretto da Marco Faelli

Sul palcoscenico le cose sono andate splendidamente.

Erika Grimaldi nel ruolo di Mimì offre una lettura del personaggio emotivamente interessante e densa di passione. La sua prima aria è cantata con un sostegno dei fiati mirabile ed un legato da manuale. Splendida nel duetto conclusivo del primo atto. Tocca tinte forti e tragiche nel terzo e si abbandona con ottima tecnica e voce molto ben proiettata nel quarto.

Splendido il Rodolfo di Gianluca Terranova; la voce è di qualità superiore, il fraseggio sempre infiammato e pieno di ardore (sempre un giovane innamorato è Rodolfo!), la proiezione di tutti i registri è omogenea, priva di forzature e il legato è davvero notevolissimo. Un grande tenore che il pubblico ha giustamente apprezzato ed acclamato a gran voce!

Di rilievo il Marcello di Alessandro Luongo dalla voce tornita e sicura come pure l’ottimo Biagio Pizzuti che ha disegnato un perfetto Schaunard.

Nota di lusso il Colline di Andrea Concetti che presta la sua eleganza e la sua sensibilità di Artista ad un ruolo che rende in modo impeccabile. Raramente mi sono emozionata così tanto per l’Aria “Vecchia zimarra”.

Più di un gradino sotto la Musetta di Anna Maria Sarra che, pur disinvolta e “civettuola” quanto basta ha una voce ruvida, priva di armonici nell’ottava centrale e con gli acuti tirati e poco rifiniti.

Ottime tutte le parti di fianco con Matteo Ferrara nel doppio ruolo di Benoit/Alcindoro, Luigi Strazzullo in quello di Parpignol, Antonio De Liso in quello del Sergente e Mario Thomas in quello del Venditore Ambulante.

Al temine caloroso successo per l’intera compagnia con punte di entusiasmo per Terranova.

Rosy Simeone

LA  PRODUZIONE

Direttore                     Stefano Ranzani
Regia                             Francesco Saponaro
Scene e costumi         Lino Fiorito
Luci                               Pasquale Mari

Maestro del Coro      Marco Faelli
Direttore del Coro
di Voci Bianche          Stefania Rinaldi



GLI INTERPRETI

Interpreti
Mimì                           Erika Grimaldi
Musetta                      Anna Mar

ia Sarra
Rodolfo                       Gianluca Terranova 
Marcello                     Alessandro Luongo
Benoît                          Matteo Ferrara

Schaunard                  Biagio Pizzuti
Colline                        Andrea Concetti
Alcindoro                    Matteo Ferrara
Parpignol                       Luigi Strazzullo
Sergente dei 
Doganieri                     Antonio De Liso
Venditore
Ambulante                    Mario Thomas

Orchestra, Coro e Coro di Voci Bianche del Teatro di San Carlo





Foto Teatro San Carlo

MARIA JOSE' SIRI CI PARLA DELLA SUA CENTESIMA AIDA



A seguito della piacevolissima intervista fatta al soprano Maria José Siri circa una settimana fa  pubblichiamo qualche sua considerazione sulla centesima recita di Aida che domani interpreterà all'Arena di Verona, di cui ci ha parlato proprio durante la nostra chiacchierata con giusto orgoglio e commozione. 

                                                                 Aida a Firenze
                                                             
“AIDA ED IO”
100 recite di pura emozione

Come descrivere il mio rapporto con Aida, il personaggio che mi accompagna attraverso tutta la mia carriera, sin dagli inizi nell'America del Sud? Dopo undici anni e 18 produzioni la mia visione di questa principessa nobile ancora si sviluppa e cambia. Conosciamo la sua storia ed i contorni del personaggio, ma da una produzione ad un’altra, con diversi registi e direttori d’orchestra la posso interpretare da schiava pacifica a principessa guerriera con mille possibili sfumature. Ciò che rimane costante è che musicalmente Aida è un sogno.

Ho cantato Aida per la prima volta in Argentina nel 2004. Rimasi immediatamente affascinata dalle frasi meravigliosamente liriche che Giuseppe Verdi scrisse per questo personaggio. Da allora ho un rapporto molto personale e molto profondo con la musica di Verdi. Dopo quella prima Aida furono aggiunti tanti altri ruoli verdiani, ma decisi allora di aspettare per riprendere questo meraviglioso titolo.

Nel 2006 mi trasferii a Verona, dove ancora abito e da lì fiorì la mia carriera in Europa. Fu nel 2008 quando mi arrivò la proposta per l’Aida in una nuova produzione all’Opera di Stoccarda. L’istinto mi disse che era il momento giusto per riprendere il ruolo. La mia voce aveva guadagnato in sostanza ed ero anche pronta, con molta più esperienza sul palcoscenico, per la sfida delle produzioni molto moderne ed impegnative come quella a Stoccarda. Così si aprì un nuovo capitolo nel mio rapporto con Aida. Da quella produzione Aida mi ha accompagnata attraverso il mondo, da Milano a Tokyo, da Montevideo a Cairo, da Tel Aviv a São Paolo.

E fu proprio con Aida che feci uno dei debutti più emozionanti della mia carriera, quello al Teatro alla Scala di Milano con Daniel Barenboim nella produzione di Franco Zeffirelli. Questo partì da un'audizione in Scala nel 2007, dove vidi passare il Maestro Barenboim e salutandolo in spagnolo mi presentai dicendogli «Salve Maestro! Sono un soprano uruguayano e sto facendo un'audizione – Le piacerebbe ascoltarmi?» Lui purtroppo doveva andare ad una prova generale, credo per Tristano e Isotta. Però, tornata dall'audizione, poco dopo mezzanotte mi chiamò il mio agente: mi volevano di nuovo in Scala il mattino dopo - il Maestro Barenboim voleva ascoltarmi di persona come Aida! Quel giorno non me lo dimenticherò mai nella mia vita. Cantai per il Maestro nel giorno stesso del suo concerto accompagnata dal suo pianoforte che era già piazzato sul palcoscenico del teatro. In questa atmosfera speciale, piena di emozione e di gratitudine per il destino mi resi conto che Aida non era solo un'opera in più del mio repertorio, ma che aveva un posto particolare nella mia carriera. Cantai Aida, lavorammo insieme sulla parte e così, dopo tutti quei contrattempi, m'ingaggiarono e feci il debutto in Scala con Aida, facendo anche la tournée della stessa produzione, sempre con M° Barenboim, a Tel Aviv e in Giappone.

                                                     Aida alla Scala - foto Brescia Amisano


Un'altra esperienza emozionante con Aida fu la nuova produzione di Graham Vick al Festival di Bregenz su quel palcoscenico enorme sul lago.

Una produzione che ricorderò sempre con un’emozione particolare fu quella di Cairo davanti alle Piramidi, un’esperienza incredibile! Quando vidi la Sfinge davanti al cielo stellato fu magico!

Dopo accadde la prima collaborazione con Zubin Mehta al Maggio Musicale Fiorentino nel 2011 e la fortuna di interpretare Aida nel debutto come regista d'opera del cineasta Ferzan Ozpetek.

Ma il mio sogno si avverò nel 2013, quando per il centenario dell'Arena di Verona e per l'anno verdiano fu stata invitata per interpretare l'Aida nella nuova produzione de La fura dels Baus. Sembrava che l'universo avesse cospirato per permettermi di interpretare il ruolo più amato da me nella città dove abito e dove mi trovo a casa.

Avendo interpretato Aida all’Arena di Verona anche nel 2014, sono felicissima di tornarci quest’anno e come primo cast nella produzione di Franco Zeffirelli. Il 19 luglio 2015 avrò l'immensa fortuna di cantare la mia 100a Aida a casa, all'Arena di Verona...

Maria José Siri

Tag:

NORMA, V. BELLINI – TEATRO REGIO DI TORINO, VENERDI’ 17 LUGLIO 2015





Un peasaggio sospeso nel tempo svelato da pareti rocciose che scorrono sul palcoscenico illuminato soltanto da riflessi lunari, in lontananza poche nuvole offuscano un cielo dalle sfumature brunite che rimane pressocché tale per tutto il tempo; pochi accenni al tempio che è casa e prigione della grande sacerdotessa gallica ci rimandano ad una gloria decaduta ma che ancora persiste nei suoi resti, con statue monche e colonne spezzate come fossimo tra rovine archeologiche in cui un sogno dalle tinte fosche rivive ancora una volta sul palcoscenico. 

Questa la Norma di Bellini creata nel lontano 2002 da Alberto Fassini e ripresa quest'anno da Vittorio Borrelli nell'ambito del progetto The best of Italian opera per l'Expo 2015, visualizzata dalle scene di William Orlandi che cura anche i costumi, mentre la magia delle luci di Andrea Anfossi contribuisce ad arricchire di languore e per certi versi nostalgico mistero l'operato degli interpreti.
Il capolavoro belliniano si avvale di un cast molto amato dal pubblico che difatti si è mostrato generoso e partecipe.

Nel ruolo eponimo troviamo la meravigliosa Maria Agresta. Da donna immersa nei ricordi amorosi e pericolosamente affini a quelli dell'amica novizia Adalgisa si tramuta in sacerdotessa ferita e straziata dal tradimento. Il soprano offre il suo miglior canto nei corposi centri mostrando sempre un fraseggio morbido con punte di diamante i suoi dolci pianissimo. Ma è nel secondo atto che la sua voce trova terreno ancor più fertile aggiungendo alla solennità della parola note di carattere e drammaticità. 

Pollione è un temerario e bellicoso Roberto Aronica. Il tenore prova ogni volta forti emozioni e chiaramente sente molto il ruolo in scena, ma dal punto di vista vocale si mostra anche altalenante come in  questo caso, in cui tanta compartecipazione corrisponde qua e là a qualche sofferenza in acuto il cui suono si avvicina al nasale.

Veronica Simeoni conferma le impressioni recentemente registrate nel ruolo di Adalgisa. Il suo canto è ampio ed uniforme, riuscendo anche a svettare in acuto con energia e slancio. L' interprete è incisiva e risolve con nobiltà il dilemma impostole dal destino nello scegliere tra fede ed amore.

Il grande druido Oroveso è un ottimo Riccardo Zanellato dalla voce quasi graffiante che conferisce autorevolezza al personaggio austero ed impeccabile. 
Chiudono il cast un buon Flavio di Andrea Giovannini e Samantha Korbey che fa il suo dovere di confidente pur con una voce un pò piccola per la grande sala del Regio.

Ad accompagnare e sottolineare gli stati d'animo dei protagonisti ancora una bella prova del coro preparato da Claudio Fenoglio.

In ottima forma è parsa l'orchestra del Tetro Regio condotta da Roberto Abbado. Sin dall'apertura con la notissima sinfonia sono chiari la ricchezza di colori e la quantità di accenti atti a sottolineare ogni nota della partitura,  con un'attenzione squisita alle dinamiche che favoriscono un suono ampio, ricco e sempre vario, sì da toccare anche le corde di chi ascolta.

Come detto il pubblico davvero entusiasta ha salutato tutto il cast con gioia quasi da stadio, con ovazioni per Aronica, Agresta, Simeoni.

Maria Teresa Giovagnoli



LA PRODUZIONE

Direttore d'orchestra
Roberto Abbado
Regia
Alberto Fassini
ripresa da
Vittorio Borrelli
Scene e costumi
William Orlandi
Luci
Andrea Anfossi
Maestro del coro
Claudio Fenoglio

 GLI INTERPRETI
Norma, druidessa,
figlia di Oroveso 
Maria Agresta
Pollione, proconsole di Roma
nelle Gallie 
Roberto Aronica
Oroveso, capo dei Druidi 
Riccardo Zanellato 
Adalgisa, giovane ministra
nel tempio d'Irminsul 
Veronica Simeoni
Flavio, amico di Pollione tenore
Andrea Giovannini
Clotilde, confidente di Norma

Samantha Korbey

Orchestra e Coro del Teatro Regio

Allestimento Teatro Regio
in coproduzione con Opera Scene Europa di Roma



                                         Foto Ramella&Giannese

ANTONIO CALDARA, DAFNE - PALAZZO DUCALE DI VENEZIA: SALA DELLO SCRUTINIO, lunedì 13 luglio 2015



Nell’ambito del festival ‘Lo spirito della musica di Venezia’ edizione 2015, la Fondazione Teatro La Fenice sceglie di recuperare con una produzione nuova ed uno sforzo logistico non indifferente il dramma pastorale ‘Dafne’ del musicista Antonio Caldara, che fu allestita per la prima volta a Salisburgo nel 1719 in onore dell’arcivescovo della città austriaca, Monsignor Francesco Antonio principe di Harrach, di cui si celebrava l’onomastico, su testo del poeta Giovanni Biavi, attivo presso la corte di Monaco. La storia della ninfa trasformata in alloro per conservare la propria virtù sfuggendo ai suoi innamorati doveva essere un ottimo tema per impressionare il nobile festeggiato. 

Con questo esperimento il regista  Bepi Morassi cerca di ricreare quella che doveva essere l’atmosfera fastosa della corte salisburghese agli inizi del diciottesimo secolo, pensando di utilizzare la meravigliosa Sala dello scrutinio del Palazzo Ducale di Venezia in piazza San Marco per il suo allestimento. Forse l’opera fu creata a suo tempo per spazi ben più ampi atti ad ospitare anche le danze che di fatto sono previste dal libretto alla fine del primo e secondo atto, ma dobbiamo dire che la sala prescelta da Morassi è stata degna ospite di questo divertissement, per il quale sono state utilizzate delle strumentazioni che ricordano molto, o fanno immaginare come potevano essere all’epoca, quelle utilizzate per spettacoli del genere nel millesettecento. Al centro della scena una semplice impalcatura lignea con diverse scale per accedervi e sviluppare l’azione anche intorno ad essa, viene sormontata da pochi macchinari mossi manualmente dai mimi, con carrucole e pedane attivate di volta in volta. 
Ci siamo immaginati lo stupore che avrebbero provato i nobili ospiti dell’arcivescovo nel vedere Febo ascendere letteralmente al cielo declamando i suoi versi grazie ad una pedana sollevata meccanicamente, oppure spalancare gli occhi davanti al marchingegno che avvolgendo del tessuto azzurro simula la trasformazione dell’affranto Peleo in fiume dopo la perdita dell’amata figlia. Per non parlare degli opulenti costumi d’epoca a cura di Stefano Nicolao, cui è affidato proprio l’aspetto più stupefacente dell’intera rappresentazione, che diversamente risulterebbe nel complesso alquanto semplice. 
In questo ambiente i protagonisti si muovono attivamente grazie ad una regia molto dinamica e ci trasportano per qualche ora nella vita di un tempo passato che offre ancora una miriade di lavori da scoprire e che certamente questo Festival ha in serbo per gli anni a venire.

Interessante anche il versante musicale, cui fa testa il sempre più sorprendente Stefano Montanari, ancora una volta nella duplice veste di direttore e strumentista, ormai una certezza nel panorama della musica del settecento, qui alla testa dell’ Orchestra Barocca del Festival. Costituita soltanto dai consueti archi (violini, viola, violoncello e contrabbasso), oboi, un fagotto, corni, una tiorba e naturalmente il clavicembalo, il piccolo ensemble costituisce il sostegno ideale per i versi musicati da Caldara: il Maestro sceglie tempi stretti e sempre coinvolgenti, accoglie e sostiene l’azione in scena accompagnando ogni singolo episodio con attenzione ed emozione.

Buona la compagnia di canto che vede come protagonista vocale il controtenore Carlo Vistoli. Nonostante l’opera sia intitolata alla ninfa Dafne è certamente Febo quello maggiormente impegnato musicalmente parlando: i lunghi e trasognati recitativi e soprattutto le difficilissime arie che immaginiamo abbiano fatto svenire diverse fanciulle a suo tempo, pregne di agilità funamboliche a ritmi sostenuti, sono risolte dall’interprete con sicurezza unitamente ad un’ottima recitazione.

Delicata ed acuta ma ben proiettata in avanti la voce del soprano Francesca Aspromonte, nel doppio ruolo di Venere (nell’introduzione e nel finale) e della vezzosa Dafne, un po’ civettuola ma che ben si guarda dal cedere ai voluttuosi amanti Febo ed Aminta. Buona presenza scenica anche per Renato Dolcini, anch’egli impegnato su due fronti nei panni di Giove e di Peneo, padre attento e protettivo dalla voce scura e sufficientemente corposa per un simile repertorio. Aminta e Mercurio sono impersonati da  Kevin Skelton la cui parte scende spesso in tono grave non permettendogli di esaltare il colore della sua voce, che difetta talvolta nella pronuncia italiana, fermo restando una partecipazione accorata sia come innamorato che come dio Mercurio.
In una sala piena di pubblico davvero attento e concentrato, moltissimi tributi di soddisfazione sono stati dati al termine dello spettacolo.  
   
Maria Teresa Giovagnoli

LA PRODUZIONE

Maestro concertatore
e direttore                   Stefano Montanari
Regia
                           Bepi Morassi
Costumi a cura di       Stefano Nicolao
Impianto scenico
a cura de                     Gli Impresari

GLI INTERPRETI


Dafne/Venere             Francesca Aspromonte
Febo
                            Carlo Vistoli
Aminta/Mercurio
       Kevin Skelton
Peneo/Giove               Renato Dolcini


Orchestra Barocca del Festival


nuovo allestimento Fonazione Teatro La Fenice
in collaborazione con Fondazione Musei Civici di Venezia




Foto Michele Crosera

ORFEO ED EURIDICE, C. W. GLUCK - TEATRO OLIMPICO DI VICENZA, sabato 11 luglio 2015




Orfeo e la sua amata sposa, il dolore per la perdita, l’intimismo dei propri sentimenti racchiusi in un cuore di disperazione continuamente alternata alla speranza di un ricongiungimento. Certo per intrattenere la corte viennese non poteva finire in tragedia la favola di Orfeo, ma grazie a Gluck essa conserva tutta la poesia, il pathos e la ricchezza racchiusa in una musica celestiale resa eterna dai versi di Ranieri de’Calzabigi. Così il Teatro Olimpico di Vicenza si rivela uno scrigno in cui Andrea Castello, al debutto registico in collaborazione col Maestro Francesco Erle, sceglie di utilizzare sostanzialmente ciò che la scena fissa offre, in accordo con una quasi tacita tradizione perpetuata nel teatro vicentino, permettendo quindi alle interpreti ad al coro di passare tra la galleria del pubblico ed anche accanto all’orchestra. Al centro della scena si pone il giaciglio di Euridice dalle fattezze lapidee i cui estremi vanno a comporre con un semplice gesto un cuore gigante. 

Allo stesso modo i costumi atemporali di Roberta Sattin vantano un immediato riconoscimento visivo nel nero luttuoso del coro alternato al pallore delle tuniche monacali, nel bianco innocente di Euridice, nelle vesti maschili dai richiami ellenici di Orfeo e naturalmente nel rosso di Amore, i cui grandi manicotti formano anch’essi l’effige di un cuore. Sono soprattutto le luci a comporre il mosaico di sensazioni ottiche in questo spettacolo raccolto e sostenuto da un’orchestra che evita ogni eccesso o spropositati languori: il suono degli strumenti risulta molto asciutto ed il Maestro Francesco Erle guida l’orchestra composta da sole parti reali, uno strumento per classe, sottolineando con forza il fraseggio delle interpreti ed avvolgendo lo spettacolo con un incalzare secco che richiama costantemente agli eventi, facendosi solenne ove occorre. Ottimamente si inserisce Alberto Maron che arricchisce di espressività i recitativi con i suoi interventi al clavicembalo.
Dispiace non aver potuto assistere alle danze delle Furie e neanche udirle, certo non inserite per motivi di spazio disponibile.

Qualche considerazione sulle tre protagoniste. La versione andata in scena è quella di Vienna del 1762 che prevede un Orfeo contralto. Innanzitutto va lodata la partecipazione sulla scena che le tre protagoniste hanno sicuramente mostrato a chiare lettere. 
Lo struggente Orfeo è stata  Francesca Biliotti che ha saputo trasmettere il trasporto amoroso anche grazie ad un buon fraseggio ed ad una presenza scenica forte, anche se il timbro non sembra esaltare perfettamente la zona più grave che le permetterebbe di rendere più omogenea la linea di canto.  
Mina Yang è una delicata Euridice, trasognata tra la realtà degli inferi ed il sogno di poter riabbracciare il suo amato che non può però degnarla di uno sguardo; minuta tanto nell’aspetto quanto nella voce sottile ed eterea.
Benedetta Corti ben si disimpegna nel ruolo risolutore di Amore: morbido il fraseggio, interessante è il colore della sua voce acuta ed armoniosa.
Molto compartecipe il coro della Schola San Rocco che ha cantato con vigore e passione.

Teatro Olimpico gremito con nostro grande piacere nonostante fosse un sabato sera ed un’opera non appartenente al grande repertorio. Applausi trionfali per tutti.

Maria Teresa Giovagnoli
        

LA PRODUZIONE

Maestro direttore
e concertatore                       Francesco Erle
Demi stage                             Francesco Erle, Andrea Castello
Consulente musicale             Sara Mingardo
Assistente musicale               Caterina Galiotto
Costumi                                 Roberta Sattin, 
            StilistArtista per Sartoria il Monello, Vicenza
Immagine                              Decor Center Immagineria

GLI INTERPRERTI

Orfeo                                      Francesca Biliotti
Euridice                                  Mina Yang
Amore                                    Benedetta Corti

Coro e orchestra Schola San Rocco
Una produzione Concetto Armonico




Foto Angelo Nicoletti - FIAF


TOSCA DI G. PUCCINI - TEATRO SAN CARLO DI NAPOLI – SABATO 11 LUGLIO 2015




Titolo tra i più popolari ed amati nel mondo, Tosca al San Carlo di Napoli si inserisce nel solco delle belle iniziative culturali previste per l’Estate in città.
Molto interessante la Regia di Jean Kalman che “trasporta” la vicenda nel periodo della seconda guerra mondiale e ne costruisce su misura gesti e interazioni tipici di quei periodi. Le scene di Raffaele Di Florio sono un richiamo continuo ad un equilibrio tra lo sfarzo che è proprio della città di Roma ed il clima di decadenza proprio del periodo della guerra. Affascinante l’interno di una Chiesa che sembra quasi “bombardata” ed in ristrutturazione. Come pure il fastoso Palazzo Farnese cede il passo ad una sala di stampo “fascista” con elementi di art decò essenziali e asciutti proprio come era tipico di quel periodo. Molto suggestiva anche la terrazza dell’esecuzione da cui, con un gioco di luci accattivante, si intravede una Roma ancora dormiente sotto il coprifuoco fascista.
Davvero interessante e molto ben curato questo spettacolo.
I costumi di Giusi Giustino poi erano la degna coronazione di questo affresco degli anni ’40… il tailleur del primo atto di Tosca era delizioso come pure la sobria eleganza del costume rosso del secondo atto. 

La direzione d’orchestra di Jordi Berancer è stata nel solco di una lettura tradizionale.
Ottimi gli equilibri con il palcoscenico e le dinamiche orchestrali in tutte le sezioni.
Una Tosca non innovativa, senza particolari “guizzi” ma godibile e guidata con attenzione.
Ottimi gli interventi Corali del primo atto e dell’interno del secondo. Ottimo davvero questo Coro partenopeo diretto da Marco Faelli

Sul palcoscenico le cose sono andate parzialmente bene.

Fiorenza Cedolinsnel ruolo di Tosca era molto attesa. Sicuramente le caratteristiche del soprano friulano sono molto adatte al ruolo della grande cantatrice romana e la Cedolins ne conosce appieno ogni singola sfumatura ed ogni tratto; anche le pause ed i silenzi nel suo canto si gonfiano di significati e si inseriscono in una precisa lettura del personaggio.
La voce non è però altrettanto morbida come le parti liriche necessiterebbero e il centro, che negli anni si è fatto robusto, mostra però il fianco a degli acuti ghermiti con fatica e con suono poco rotondo.

Ottimo il Cavaradossi di Stefano La Colla; voce ampia, potente e ben sostenuta. L’interprete è molto interessante e fa vibrare il suo personaggio di una luce accattivante sin dal suo ingresso.

Ottimo pure il Barone Scarpia di Sergey Muzarev, che certamente coglie e sottolinea l’aspetto più marcatamente “truce” del suo ruolo ma che lo esalta con una voce imponente e ben usata in tutta la gamma.

Di rilievo le parti di contorno affidate ad un ottimo Donato di Gioia, nel ruolo del Sagrestano, un efficace Gianluca Lentini in quello di Angelotti, e Francesco Pittari che interpretava molto bene il ruolo di Spoletta.

Al temine buon successo per l’intera compagnia di canto e gli artefici dello spettacolo.

Rosy Simeone


LA PRODUZIONE

Direttore                    Jordi Bernacer
Regia e luci                Jean Kalman
Scene                          Raffaele Di Florio
Costumi                     Giusi Giustino
Maestro del Coro      Marco Faelli
Direttore del Coro di Voci Bianche: Stefania Rinaldi


GLI  INTERPRETI

Floria Tosca              Fiorenza Cedolins
Mario Cavaradossi    Stefano La Colla
Il Barone Scarpia      SergeyMurzaev
Cesare Angelotti       Gianluca Lentini
Il sagrestano              Donato Di Gioia
Spoletta                      Francesco Pittari

ORCHESTRA e CORO del Teatro San Carlo di Napoli




Foto Teatro San Carlo di Napoli

carlos_alvarez

DO RE MI…..PRESENTO – intervista a CARLOS ÁLVAREZ

Dopo il grande successo ottenuto con Don Giovanni all’Arena di Verona abbiamo il grande privilegio di incontrare e conoscere meglio lo straordinario baritono Carlos Álvarez, Artista di fama internazionale, capace di esaltare il pubblico con le sue interpretazioni dei personaggi operistici più disparati. Gli abbiamo fatto qualche domanda sul suo lavoro e sul mondo dell’Opera a cui ha risposto con cortesia, professionalità e tanto entusiasmo.

Continua a leggere

INTERVISTA A MARIA JOSE' SIRI


Impegnatissima ad interpretare Aida e Donna Elvira all'Arena di Verona quest'estate, incontriamo il soprano Maria José Siri nella sua meravigliosa casa di Verona in cui ci ha offerto gentilmente un po' del suo tempo per parlare del suo straordinario lavoro.

Maria Teresa Giovagnoli






DON GIOVANNI, W. A. MOZART – ARENA DI VERONA, sabato 4 luglio 2015






Con la ripresa della produzione  del Don Giovanni risalente soltanto a tre anni fa la Fondazione Arena di Verona ripropone l’allestimento legato al nome di Franco Zeffirelli che come sempre cura regia e scene, mentre gli spettacolari costumi sono opera di Maurizio Millenotti. Tutta giocata sugli effetti creati dalle luci di Paolo Mazzon, la mastodontica struttura sostanzialmente acromatica fatta di arcate cui si antepone una imponente scalinata vede in aggiunta altri elementi architettonici ai lati che si arricchiscono o mutano aspetto per creare i vari ambienti necessari. Come sempre il Maestro Zeffirelli ama giocare con lo stupore, ottenendo l’effetto colossal che le sue celebri scenografie suscitano ogni volta, restando fedele all’epoca storica ed al libretto. Ciò che si potrebbe obiettare a tanta opulenza è forse una esagerazione nel volere sorprendere riempiendo il palcoscenico con quanti più elementi si possa immaginare, rendendo talvolta molto sottile il filo che unisce lo sfondo ove agire con la narrazione e la coerenza stessa dell’azione drammatica. Anche in questa produzione non mancano i prediletti animali sul palco, tanto che il protagonista fa il suo ingresso spavaldo in scena a cavallo. Ma la bellezza dei costumi, la raffinatezza di taluni dettagli e la sensazione di viaggiare ancora una volta nel tempo fanno sì che chi assista al capolavoro mozartiano possa comunque tornare a casa con la consapevolezza che sognare a teatro è ancora lecito ed a buon diritto.

Se poi la parte musicale è quella delle grandi occasioni con un in testa un direttore d’orchestra abilissimo a far quadrare tutto come si deve allora la qualità e il successo sono assicurati. 

Don Giovanni è un Carlos Álvarez prepotente nella sua incredibile sicurezza, a dir poco ruspante come un galletto in mezzo al pollaio delle donne a lui devote. D’altra parte se il suo fascino colpisce tutte perché non approfittarne! Aiutato certo dalla celebre voce profonda ed accattivante l’interprete si dimostra in forma centrando una serata molto positiva.

La più battagliera delle dame all’appello è donna Elvira nel cui ruolo ha debuttato  Maria José Siri. Il soprano trova come chiave di lettura del personaggio una personale interpretazione di donna sì ferita ma anche un po’ rompiscatole, che gioca tra rabbia, incredulità ed un pizzico di ironia, cui fa chiaramente gioco la sua voce pastosa ed avvolgente che ben si sposa con questa idea della tradita Elvira.

Compita e quasi solenne invece la donna Anna di Irina Lungu. L’interprete tratteggia una nobile quasi spenta nel cuore dopo la morte del padre, donando quasi una aura regale al suo personaggio, forte anche di una bella vocalità che le agevola un canto uniforme e sentito.

Spumeggiante, guascone, per certi versi grottesco ed anche a tratti bambinone l’incredibile Alex Esposito nei panni di Leporello. Canto ed interpretazione fusi a dovere per incantare, stupire e convincere pienamente.    
Saimir Pirgu è interprete delicato ed attento; se pur non in serata impeccabile, la voce dolce e setosa consente di donare al ruolo di Don Ottavio compostezza e buona credibilità.

Zerlina è una letteralmente spassosa Natalia Roman, l’unica che sa giocare con il sesso opposto senza subire soltanto il ruolo di preda amorosa, mostrando anche un timbro vocale delicato e dal suono dolce. Molto bene Christian Senn come Masetto, mentre cupo ed austero quanto basta  Rafal Siwek come Commendatore.

Punto di forza di questa produzione l’aver affidato ad uno specialista come Stefano Montanari la direzione dell’orchestra areniana, impegnato anche a suonare il clavicembalo elettrico qui adoperato per ragioni acustiche e logistiche. Il maestro trova un perfetto equilibrio tra le sezioni ottenendo un suono limpido e profondo, adoperando efficacemente le indicazioni agogiche in funzione del palcoscenico così creando una varietà di suoni ricchi e multi sfaccettati.
Puntuali gli interventi del coro preparato da Salvo Sgrò.

Arena non pienissima purtroppo ma con pubblico comunque visibilmente appagato che ha premiato tutti gli interpreti ed il direttore.  


Maria Teresa Giovagnoli


LA PRODUZIONE

Direttore d'Orchestra                      Stefano Montanari
Regia e scene                                    Franco Zeffirelli
Costumi                                             Maurizio Millenotti
Coreografia                                      Maria Grazia Garofoli
Luci                                                   Paolo Mazzon
Maestro del Coro                             Salvo Sgrò
Direttore del Corpo di Ballo           Renato Zanella
Direttore allestimenti scenici           Giuseppe De Filippi Venezia

IL CAST

Don Giovanni                                   Carlos Álvarez 
Il Commendatore                             Rafal Siwek 
Donna Anna                                     Irina Lungu 

Don Ottavio                                      Saimir Pirgu 
Donna Elvira                                    Maria José Siri 
Leporello                                           Alex Esposito 
Masetto                                             Christian Senn




Orchestra, Coro, Corpo di Ballo e Tecnici dell'Arena di Verona










FOTO ENNEVI per gentile concessione fondazione Arena di Verona

PREMIO GIUSEPPE LUGO EDIZIONE 2015 – PARCO VILLA VENTO, CUSTOZA (VR)



Nello splendido parco di Villa Vento a Custoza ed alla presenza delle autorità locali si è tenuta la ventiduesima edizione del premio intitolato al grande tenore Giuseppe Lugo, in una serata calda e piacevolmente ricca di pubblico affezionato e festante. Questo ormai storico riconoscimento istituito nel 1994 dal Comm. Giuseppe Pezzini e che fino all’anno scorso vedeva come presidente del comitato la compianta Magda Olivero ha assegnato la preziosa targa al tenore Ramón Vargas, il grande interprete belcantista dalla lunga carriera internazionale che è arrivato proprio ieri direttamente dal Messico e che per via del lungo viaggio non ha potuto cantare per il suo pubblico. Ha tenuto comunque a precisare di essere molto onorato del riconoscimento ottenuto e promesso che tornerà per  esibirsi alla prima occasione.
A dedicare note ed mozioni al tenore ed al pubblico presente nello splendido giardino della villa sono stati suoi cari colleghi che, accompagnati dalla sempre perfetta Patrizia Quarta al piano, sono attualmente impegnati nella stagione areniana a Verona, più una giovane promessa.

Partiamo proprio dal basso Alberto Bonifazio, chiamato al volo in sostituzione dell’indisposto Carlo Colombara, è il vincitore della ventiduesima edizione del concorso internazionale Riccardo Zandonai di Riva del Garda ed è stato una piacevole sorpresa della serata, mostrando del buon materiale su cui continuare a studiare e a lavorare. Dopo ‘Vecchia zimarra’ del filosofo  Colline dalla Bohème di Puccini, ha saputo offrire una buona interpretazione de ‘La calunnia’ del furbo don Basilio dal rossiniano Barbiere di Siviglia. La sua voce è certamente ancora acerba, ma considerando la giovanissima età e la buona capacità interpretativa ci auguriamo tante belle soddisfazioni per il giovane basso.

Grande esperienza e maturità vocale invece per il soprano Susanna Branchini. L’elegantissima interprete si è cimentata in due ruoli molto differenti tra loro: Abigaille del Nabucco e la dolce Leonora del Trovatore di Verdi, ma dando un forte carattere ad entrambi i ruoli, mostrando una voce piena nel corpo ed uniforme nell’ emissione. La sua Abigaille è austera e passionale nella celebre ‘Ben io t’invenni o fatal scritto’, così come affatto tenera appare la Leonora nel lungo e coinvolgente duetto del quarto atto con Federico Longhi, che abbiamo potuto apprezzare in due ruoli di rilievo: il conte di Luna per l'appunto ed il meraviglioso Falstaff, in cui ci ha particolarmente colpito per come ha saputo sfruttare la voce in funzione dell’espressività del personaggio, pur trattandosi di una esecuzione in  concerto, nell’aria ‘E’ sogno? O realtà?’.

Il mezzosoprano Sanja Anastasia è stata per noi la principessa di Bouillon dalla Adriana Lecouvreur di Cilea con ‘Acerba voluttà’, un’altra aria spessissimo eseguita in concerto, come anche ‘O don fatale’ della principessa Eboli dal Don Carlos di Verdi. La cantante mostra una voce forte di un registro medo pieno e voluminoso, anche se talvolta i suoni sono un po’ duri in acuto. L’interpretazione è sentita e ricca di passionalità.

Successo pieno per tutti a conclusione di un’altra splendida serata di musica, bellezza e amicizia.

Maria Teresa Giovagnoli