PETER GRIMES, B. BRITTEN - TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA, GIOVEDI’ 24 MAGGIO 2017

Ultima replica bolognese per lo spettacolo di Cesare Lievi che porta in scena il controverso personaggio di Peter Grimes, protagonista del poema The Borough di George Crabbe, da cui Benjamin Britten fu tanto colpito da crearne un’opera ad esso ispirata. Nel primo vero approccio operistico di Britten c’è tutto il sapore e l’atmosfera del piccolo villaggio di pescatori in cui era nato e che come tutti i luoghi circoscritti e chiusi alle novità, soprattutto in un periodo storico tanto tragico come il secondo dopoguerra, tende ad emarginare il diverso, colui che rompe gli schemi e vive una vita solitaria. Peter Grimes però, a differenza del poema originario, qui tenta di affrancarsi dal pensiero comune nei suoi riguardi: un solitario pescatore che si dice sfrutti i ragazzini suoi apprendisti fino allo sfinimento, accusato di provocarne la morte. Innamorato a modo suo della mestrina del paese, l' unica sua possibilità di riscatto è un matrimonio con lei. Il borgo offre una carrellata di personaggi tipici di allora, ma in effetti anche di oggi, dei piccoli comuni marittimi: il farmacista, punto di riferimento per tutti, il rispettato avvocato, il parroco, la vedova bigotta e pettegola, e la ‘zietta’ proprietaria della locanda con le nipoti attira clienti.. In questo contesto Grimes è il diverso, un disadattato diremmo adesso, che alla fine muore solo e condannato da tutti. Un uomo molto vicino alla sensibilità dello stesso Britten, a causa della sua vita privata,  in una società completamente diversa dalla nostra.

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LA PROSSIMA STAGIONE OPERA 20.21 DELLA HAYDN

Comunicato Stampa                                                                                   maggio 2017

 

 

OPER.A 20.21

Programma 2017/18

Fuga dalla (ir)realtà

La Fondazione Haydn di Bolzano e Trento presenta la terza edizione di OPER.A 20.21, progetto con la direzione artistica di Matthias Lošek: da dicembre 2017 ad aprile 2018 si raccontano storie originali e intriganti in cui reale e irreale si fondono e confondono.  In programma a Bolzano e Trento cinque titoli dove la tradizione incontra la contemporaneità.

“Escape From Reality”, è il titolo che il Direttore Artistico Matthias Lošek ha dato a OPER.A 20.21 2017/18, stagione organizzata dalla Fondazione Haydn di Bolzano e Trentoche alla sua terza edizione abbraccia un’idea di programma ancora più articolato e sfaccettato. L’inserimento in cartellone dei nuovi progetti Artist in residence e OPER.A 20.21 Fringe è in questo senso significativo e pone proprio l’accento sui collegamenti con un territorio dai vivaci fermenti artistici.

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IL VIAGGIO A REIMS, GIOACHINO ROSSINI – TEATRO FILARMONICO DI VERONA, SABATO 20 MAGGIO 2017

Come ultimo titolo operistico della stagione al Filarmonico di Verona arriva Il viaggio a Reims di Rossini nell’allestimento che vede ancora una volta, dopo il fortunato Barbiere di Siviglia di due stagioni fa, la collaborazione tra il regista Pier Francesco Maestrini ed il disegnatore ed animatore Joshua Held. Chi si aspettava uno spettacolo frizzante, dinamico e divertente non è davvero rimasto deluso, perché gli ingredienti c’erano tutti ed abbiamo sentito in più occasioni fragorose risate, in risposta alle fantasiose situazioni che il regista ha creato in scena.

Molto abile Maestrini nel concepire una regia che facesse interagire perfettamente i cantanti con le proiezioni create da Held, senza tradire il libretto ed in pieno accordo con la partitura che naturalmente ha solo facilitato il lavoro. Visto il numeroso cast anche i costumi sono stati pensati in modo da caratterizzare specificatamente ogni personaggio; così Alfredo Troisi ha utilizzato colori, simboli o bandiere per ben distinguere la Marchesa polacca, il Conte russo, il Cavaliere francese, il Colonnello inglese e così via. I servitori del ‘Giglio d’oro’ si presentano con grandi maschere e spiritosi costumi, che per la verità affettano un po’ le voci degli interpreti e del coro, anch’essi in interazione con i personaggi proiettati sullo sfondo.

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RAINA KABAIVANSKA DIVENTA OSIMANA ONORARIA, TRE CONCERTI PER L’ACCADEMIA D’ARTE LIRICA


Osimo (ANN), 18 maggio 2017 

 

 

TRE CONCERTI PER L’ACCADEMIA D’ARTE LIRICA: RAINA KABAIVANSKA DIVENTA OSIMANA ONORARIA

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LUCIA DI LAMMERMOOR, GAETANO DONIZETTI – TEATRO LIRICO DI CAGLIARI, SABATO 13 MAGGIO 2017

Lucia di Lammermoor è uno di quei fulgidi esempi di quanto un’opera si possa vedere e rivedere senza mai stancare, che si tratti di un nuovo allestimento, per la curiosità di capire come il regista interpreta i forti contenuti in essa espressi, o si tratti di uno spettacolo ormai celebre, per capirne il successo e riviverne le emozioni. Il Lirico di Cagliari ha difatti riproposto l’ormai famoso allestimento del dramma donizettiano che nel lontano Duemila vinse il premio della critica Abbiati per la sua forte carica drammatica e probabilmente per alcune innovazioni sceniche, che allora parvero molto interessanti.  

Chi ama il capolavoro di Scott ed abbia in mente le atmosfere cupe, opprimenti e in un certo senso sospese del suo romanzo alla base dell’opera, ritrova infatti in questo allestimento lo stesso ambiente nebbioso e se vogliamo delirante che poi si concretizza nella follia della povera protagonista. Certo ormai siamo ben abituati a vedere prospettive tridimensionali, sfondi marini proiettati e delicati veli che si interpongano tra interpreti e pubblico, nascondendoli e poi svelandoli. Si tratta comunque di un allestimento di diciassette anni fa e probabilmente tanti elementi scenici di oggi sono anche figli di quel grande successo, interamente curato da Denis Krief.  Il regista fece punto di forza l’estrema semplicità della messa in scena, lasciando che fossero i personaggi a ‘riempire’ lo spazio scenico e drammaturgico, con le loro azioni, le espressioni del volto, i movimenti nello spazio, resi fluidi anche grazie anche a dei costumi intelligenti e curati, che ci fanno pensare come spesso accade ad un’epoca più vicina a noi rispetto all’originale. Lucia è dotata di una carica emotiva accentratrice, il palco sempre in semi oscurità sembra rilucere al suo comparire: è la forza dell’amore e della sua fedeltà ad una promessa che non può mantenere, l’energia pulsante di una mente controllata dal fratello egoista, ma che tenta disperatamente di riemergere. Non servono troppe cose per Krief: solo belle voci, grande presenza scenica e tanta carica emotiva.

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L'ORFEO, CLAUDIO MONTEVERDI - TEATRO A.PONCHIELLI DI CREMONA, SABATO 6 MAGGIO 2017

musica utilizzata in concerto edita da BTE Bernardo Ticci Edizioni (2016)

Di Pierluigi Guadagni

“Dimani sera il ser.mo signor Principe, ne fa recitar una comedia che sarà singolare, posciachè tutti li interlocutori parleranno musicalmente”.

Così scriveva il nobile Carlo Magni, alla vigilia della prima dell'Orfeo di Monteverdi alla Accademia degli Invaghiti a Mantova il 22 Febbraio 1607.

L'eccezionale successo replicato pochi giorni dopo presso la corte ducale mantovana, sancì uno spettacolo in cui  l'universalità umanistica trova una compiuta espressione e la vita stessa della corte si rispecchia, stilizzata e idealizzata.

Con l'Orfeo, Monteverdi e Striggio, costruiscono per la prima volta un dramma autentico nel quale individuano i sentimenti eterni su cui si reggerà per i successivi tre secoli, la rappresentazione teatrale e li realizzano con un linguaggio che contiene in sé, oltre agli stilemi del passato anche gli sviluppi futuri. Finalmente la musica non si limita più ad un sostegno espressivo , ma assume un peso determinante, il colore dell'orchestra si fa evocatore di passioni e la parola si scioglie in una curva melodica che la esalta.

Nell'ambito del Festival Monteverdi 2017,  la ripresa dell'allestimento de L'Orfeo dato nel 2007, ripropone il successo e i fasti della prima rappresentazione mantovana del 1607 avvicinandosi quanto più possibile alla atmosfera e alle peculiarità del tempo.

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QUARTETT, LUCA FRANCESCONI – TEATRO SOCIALE DI TRENTO PER OPERA 20.21 DELL’ORCHESTRA HAYDN, VENERDI’ 5 MAGGIO 2017

Il magnifico romanzo ‘Les liaisons dangereuses’ di Choderlos de Laclos da cui trae ispirazione Heiner Müller per Quartett era un delizioso, crudele, sottilmente infingardo e sfarzoso spaccato del glorioso Settecento francese, con le sue incredibili luci di superficie e tanto marciume dentro. Il contesto in cui viveva la nobiltà francese circondata da fascino è lontano anni luce dalla pièce di Müller degli anni Ottanta del secolo scorso. Già allora non si poteva decisamente parlare di epoca gaia e senza corruzione morale, figurarsi oggi che la società sembra navigare in acque sempre più torbide ed in ogni campo. Non c’è da stupirsi se l’allestimento di Quartett con musica di Francesconi al Teatro Sociale di Trento sia una sintesi di queste sensazioni e ci lasci un certo sconforto che però ci porta alla riflessione.  Müller aveva eliminato tutti i personaggi che ruotano attorno ai geniali e perfidi Marchesa di Merteuil ed il suo complice/amante Visconte di Valmont. Sono loro il fulcro della vicenda e di conseguenza essi stessi sono anche gli altri personaggi, in un gioco di trasposizioni, di scambi, in cui il loro amore/odio viene rappresentato fino all’epilogo tragico e quasi ovvio. Un intenso dialogo tra i due che si amano, si accusano, si minacciano e si sfidano. Una sintesi estremamente negativa e pessimistica dei rapporti umani e del mondo di oggi, in cui non pare esserci più posto per la gentilezza e la semplicità nelle relazioni di qualunque genere. Un ritorno alle origini in negativo, come avessimo di fronte Adamo ed Eva già carichi di angosce, di odio, di morte.

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NORMA, VINCENZO BELLINI - TEATRO FILARMONICO DI VERONA, DOMENICA 23 APRILE 2017

Volge quasi al termine anche questa tranche invernale della stagione operistica della Fondazione Arena, che in questi giorni ripropone l’allestimento di Norma che debuttò nel 2004 su questo palcoscenico a cura di Hugo De Ana che come sempre firma regia, scene e costumi. Opera mitica e grandiosa questa nell’immaginario del pubblico ed evidentemente anche del regista, che ha voluto sottolineare tale aspetto spostando l’azione scenica molto più avanti rispetto alla pur maestosa antica Roma del libretto di Felice Romani, calando i personaggi nell’altrettanto fastosa e spettacolare era napoleonica, tanto nei luoghi che nei bellissimi costumi tipicamente imperiali. Pollione è un ufficiale francese che con i suoi uomini invade l’universo di Norma, la sua giovane amica Adalgisa ed suoi druidi. Poco importano, evidentemente, i numerosi riferimenti a Roma ed ai Romani, visto che ci siamo spostati da un impero ad un altro..

De Ana ama le sontuose architetture che accolgono le gesta dei suoi interpreti, così anche in questo caso colonne semoventi e prospettive classiche avvolgono il palco che viene riempito quasi del tutto dalla maestosità di tali elementi. Tutto molto raffinato e godibile, ma forse poco funzionale, visto che coro e protagonisti hanno spesso poco spazio per muoversi soprattutto se tutti in scena.  Non mancano effetti scenici di fumo e fiamme a rendere più spettacolari talune scene, come nel finale tragico in cui si infiamma il rogo per Norma e Pollione, ed un successivo fermo immagine che immortala la scena come in un immenso quadro vivente.

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PER L’UNDICESIMO ANNO CONSECUTIVO L’ESERCIZIO FINANZIARIO 2016 DELLA FONDAZIONE PERGOLESI SPONTINI CHIUDE CON IL SEGNO PIU’.


Comunicato stampa

194 gli eventi organizzati, 44.353 gli spettatori, oltre 330 le giornate di apertura per spettacoli eventi prove e allestimenti, oltre 14.300 studenti coinvolti in progetti educativi.

 

L’Assemblea dei Soci della Fondazione Pergolesi Spontini, riunita presso il Teatro Pergolesi di Jesi giovedì 20 aprile, ha approvato l’esercizio finanziario 2016 della Fondazione. Un bilancio che si chiude con il segno positivo, per l’undicesimo anno consecutivo, e senza nessun deficit pregresso.

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LUCIA DI LAMMERMOOR, GAETANO DONIZETTI, TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, VENERDI’ 21 APRILE 2017

Nuova produzione di Lucia di Lammermoor al Teatro La Fenice di Venezia targata Francesco Micheli, che sposta l’azione scenica dalla Scozia del sedicesimo secolo ad un inizio Novecento italiano cupo e rurale, in cui gli obblighi famigliari e sociali superano sentimenti e legami parentali, tanto quanto accade in ogni epoca purtroppo. Se cambiano infatti le prospettive storiche e geografiche del racconto, non mutano le atmosfere tetre ed a tratti mistiche che si ritrovano anche nei romanzi veristi della nostra letteratura, in cui i sentimenti erano spesso schiacciati dalla morale dell’ ‘ostrica’ e dal necessario attaccamento alla ‘roba’ di famiglia. Per non perdere il patrimonio acquisito Lord Enrico è disposto a ‘vendere’ sua sorella al miglior offerente pagandone il fio con la vita stessa della cara parente e, per come ha impostato il personaggio Micheli, pare perdere egli stesso la ragione, risultando quasi beffardo nei modi e nelle azioni del secondo atto. Lucia è in balia degli eventi, ma ha in sé una grazia ed innocenza che conquista e pone immediatamente lo spettatore in empatia col suo personaggio. Se è vero che nessun ruolo è lasciato muoversi a caso, l’impianto scenico piuttosto fisso e l’insistente oscurità che avvolge l’azione (le luci sono a cura di Fabio Barettin) finiscono per creare una certa monotonia generale che rischia di stancare lo spettatore, pur comunque rispettando nelle linee generali il dinamico libretto.

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LA VOIX HUMAINE/FRANCIS POULENC, CAVALLERIA RUSTICANA/PIETRO MASCAGNI - TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA, GIOVEDÌ 13 APRILE 2017

È affidato ad Emma Dante l’inconsueto dittico in scena al Comunale di Bologna che vede protagonisti La voix humaine di Poulenc e Cavalleria rusticana di Mascagni in un’unica serata. Filo conduttore delle due opere è secondo la regista la forza della passione che lega le due protagoniste femminili, ‘una donna’ e Santuzza, entrambe deluse da un sentimento in cui avevano riposto forze e speranze. Secondo la Dante sono in contrapposizione due mondi, quello borghese parigino e quello contadino siciliano, mostrando come certe situazioni possano essere comunque rappresentate in ogni tempo e luogo. Ecco perché ne La voix humaine non capiamo certo di essere in Francia, ma ci troviamo in una stanza di ospedale semplicissima, ideata da Carmine Maringola, che certamente ad un primo sguardo sembra destinata ad ospiti di un certo livello pur nella sua schematicità. La Donna è in preda ai deliri della follia causata dall’eccessivo amore che prova per l’uomo da lei adorato e pertanto perseguitato da una infinita telefonata, interrotta continuamente dal servizio telefonico dell’epoca che non ha certamente nulla a che fare con la tecnologia cui siamo abituati oggigiorno.

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I CONCERTI DELL’ASSOCIAZIONE VERONA LIRICA: PENULTIMO APPUNTAMENTO AL TEATRO FILARMONICO, DOMENICA 9 APRILE 2017

Appuntamento prepasquale con un altro concerto dell'associazione Verona Lirica, la cui stagione volge al termine anche per questo anno molto produttivo e dobbiamo dire carico di belle soddisfazioni. Abbiamo apprezzato infatti alcune conferme di anni precedenti ed ascoltato anche qualche bella promessa per il futuro, nonché avuto il piacere di trovare strumentisti validi ed interessanti che hanno arricchito ancor di più l’offerta musicale proposta. Protagonisti questa volta sono stati il soprano Donata D’Annunzio Lombardi, il tenore Leonardo Caimi, il baritono Sebastian Catana ed il violinista Günther Sanin della Fondazione Arena che è tornato con piacere per sostituire all’ ultimo minuto il quarto ospite, il basso Paolo Pecchioli, che non è potuto intervenire per problemi di salute.

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LE NOZZE DI FIGARO DI W. A. MOZART PER OPERA 20.21 AL TEATRO COMUNALE DI BOLZANO – SABATO 01 APRILE 2017

In coproduzione con la Oper Leipzig la Fondazione Haydn di Bolzano e Trento mette in scena Le nozze di Figaro di Mozart, unico titolo ‘classico’ della stagione che invece si rivolge principalmente al repertorio contemporaneo. Una produzione internazionale dunque che mette in gioco più forze in campo e dalla quale ci aspettavamo qualcosa di molto interessante e con un cast di alto livello, ma le cose non sono andate esattamente così. A partire dallo spettacolo che è sicuramente piacevole, ma nulla più.

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TOSCA, GIACOMO PUCCINI – TEATRO FILARMONICO DI VERONA, MARTEDI' 28 MARZO 2017

Di Pierluigi Guadagni

Proseguono le recite  di Tosca al Teatro Filarmonico nello spettacolo che Giovanni Agostinucci mise in scena nel 2004.

Lo spettacolo, già recensito da MTG Lirica nella serata inaugurale del 19 3 2017, ha visto nella serata del 28 marzo 2017 nuovi interpreti per quel che riguarda le parti principali.

Nel ruolo eponimo Lilla Lee è stata un interprete precisa e corretta dal punto di vista vocale. Professionalità ed esperienza sono le chiavi che hanno portato il soprano coreano ad una performance molto interessante anche se a nostro avviso il ruolo di Tosca le risulta un poco stretto. Maggiormente a suo agio nei momenti lirici, dove la voce corre calda ed avvolgente, si trova in difficoltà quando si tratta di superare un impasto sonoro orchestrale travolgente come ad esempio nei concitati confronti con il barone Scarpia dove la voce rasenta l'urlo, per arrivare al terzo atto in palese affanno di fiato. Ci auguriamo una scelta più ponderata del repertorio futuro per apprezzare maggiormente le notevoli sue qualità vocali.

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NEW SEASON AT LICEU BARCELONA


A NEW SEASON WITH GREAT VOICES

The greatest voices of opera appearing in 13 titles by 10 composers affirm the Liceu as a major international opera house: Kaufmann, Hvorostovsky, Radvanovsky, Kunde, Domingo, Beczala, Zajick, Theorin, Vinke, Salsi, Pratt, Garifullina, Pirgu, Álvarez, Puértolas, de León, Metlova, Siri, Abdrazakov, and many more.

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SESTO CONCERTO DELLA STAGIONE SINFONICA 2016\17 DELLA FONDAZIONE ARENA DI VERONA - Teatro Filarmonico di Verona, 24 marzo 2017

di Pierluigi Guadagni

Felicissimo concerto quello al quale abbiamo assistito nell'ambito della stagione sinfonica della Fondazione Arena di Verona al teatro Filarmonico.

Riuscitissimo grazie ad un Direttore d'orchestra che sa come coinvolgere degli strumentisti oltre che concertarli, per una pianista che non è più una giovane promessa ma una solida artista e per un'orchestra veramente in stato di grazia.

Cominciamo dalla pianista Leonora Armellini che si è esibita nel concerto k 595 n.27 di Wolfgang Amadeus Mozart.

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MANON LESCAUT, G. PUCCINI - TEATRO REGIO DI TORINO, 19 MARZO 2017

Di Pierluigi Guadagni

"Le mie colpe travolgerà l'oblio,

ma l'amor mio... non muore... "

Prosegue la stagione lirica del Teatro Regio di Torino con la ripresa dell'allestimento di Manon Lescaut dato nel  2006 e impostato su di una rassicurante convenzionalità teatrale, che risultata molto apprezzata dal folto pubblico che ha affollato la sala del Mollino. Nonostante il cambio del nome del regista rispetto alla prima versione, non più Jean Reno ma Vittorio Borelli, abbiamo assistito ad una recita perfetta dal punto di vista funzionale.

C'era tutto quanto previsto dal libretto: le trine morbide, i lacchè,  i parrucconi incipriati, i ragazzi in marsina e le fanciulle con la scuffietta. Le scene di cartapesta curate da Thierry Flamand con la piazzetta di Amiens, il lettone dorato rococò di Geronte e la prua della nave a Le Havre. Tutto bellissimo e perfettissimo se non si scadesse nella noia di una regia un poco latitante, dove escludendo i movimenti delle masse corali, ognuno ha fatto come ha potuto in base alla propria esperienza.  I costumi  scenici disegnati da Christian Gasc, risultavano in perfetta linea e coerenza con l'impianto registico.

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TOSCA, GIACOMO PUCCINI – TEATRO FILARMONICO DI VERONA, DOMENICA 19 MARZO 2017

Torna a Verona la Tosca di Giacomo Puccini nell’allestimento che diversi anni fa La Fondazione Arena commissionò al regista Giovanni Agostinucci, artefice come molti grandi professionisti anche delle scene e dei costumi. In una ambientazione dal sapore tradizionale, ma che non è immediatamente collocabile indietro nel tempo, se non per pochi elementi architettonici classici o per i ricchissimi costumi, primeggiano le azioni dei protagonisti a cui viene lasciato ampio spago nell’ esprimere i differenti caratteri e le cui azioni si svolgono in uno spazio che comunque offre tutto ciò che serve. Tra gli accoglienti tendaggi del cantiere in cui Cavaradossi dipinge in Sant’Andrea della Valle sembrano ancora più sensuali gli scambi di tenerezze tra il pittore e la sua Floria. Essenziale ma efficacie anche lo studio di Scarpia ove non vi sono però candelabri da poter apporre alla sua salma come da prassi; infine secondo il regista Tosca sceglie di non buttarsi da Castel Sant’Angelo per sfuggire agli armigeri che la inseguono, ma si trafigge essa stessa con le punte delle loro armi dandosi letteralmente in pasto ai persecutori. Toni ed accenti cupi offrono le luci curate da Paolo Mazzon.

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I PURITANI, VINCENZO BELLINI – TEATRO COMUNALE LUCIANO PAVAROTTI DI MODENA, GIOVEDI’ 16 MARZO 2017

Quanto la magnifica Inghilterra sia ricca di storie affascinanti e drammatiche nella sua longeva esistenza storica non sta certo a noi ribadirlo. Possiamo solo godere i meravigliosi frutti che essa ha prodotto ispirando drammi a sfondo politico in cui la storia del suo popolo si intreccia con le vicende amorose dei protagonisti. Francesco Esposito resta evidentemente affascinato dall’intenso materiale che I Puritani di Bellini può offrire ad un regista, che si trova a maneggiare una vicenda ricca di sentimenti forti raccontata nel migliore modo possibile: con una musica travolgente.

Che ci troviamo nel diciassettesimo secolo e all’epoca di Oliver Cromwell lo si evince dai raffinati costumi dello stesso Esposito che tinge di scura austerità tutti i protagonisti ad eccezione di Elvira, sposa in rosso porpora ma poi calata in veste bianca nelle scene successive a simbolo della sua purezza incontaminata. Il rosso torna nello stuolo di castellani e damigelle, probabilmente riflesso della passione che arde nei cuori dei due giovani sposi appartenenti alle opposte fazioni di Puritani e Stuart. Il setting predisposto da Rinaldo Rinaldi e Maria Grazia Cervetti è invece piuttosto asettico, volto ad esemplificare sensazioni e moti d’animo piuttosto che situazioni concrete. In tal senso giocano ruolo essenziale le luci intense studiate da Andrea Ricci.

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NASCE L’ASSOCIAZIONE ARCHIVIO STORIOCO TULLIO SERAFIN

COMUNICATO STAMPA

 

Rottanova di Cavarzere, 13 marzo 2017

A quasi cinquant’anni dalla morte del grande direttore d’orchestra Tullio Serafin, nasce nel suo paese natale un archivio storico che raccoglie materiale e testimonianze artistiche a egli appartenute, grazie alla volontà e lungimiranza di Andrea Castello, che ne è il presidente, e i pronipoti del maestro Serafin: Jacopo Conte con la carica di vicepresidente e Federica Conte.

Riassumere in poche battute l’intensa vita e le numerosissime esperienze artistiche del maestro Tullio Serafin risulta arduo e limitante. Nacque a Rottanova di Cavarzere (Venezia) ma già in giovane età si trasferì a Milano dove iniziò a suonare la viola nell’orchestra del Teatro La Scala diretta da Arturo Toscanini. Non ancora compiuti vent’anni esordì come direttore nel L’Elisir d’Amore, con lo pseudonimo di Alfio Sulterni. Da quel momento ricoprì sempre importanti cariche artistiche: direttore musicale e artistico al Teatro La Scala di Milano, direttore del repertorio inglese, russo, italiano, spagnolo al Metropolitan di New York (1924-1934) e direttore principale e artistico al Teatro dell'Opera di Roma (fino al luglio del 1943). Nell’agosto del 1913 venne chiamato dal tenore Giovanni Zenatello a Verona per dirigere l’orchestra nell’Aida di Giuseppe Verdi, in occasione del primo festival “areniano” dando inizio alla celeberrima rassegna. Durante la sua lunghissima carriera diresse oltre al normale repertorio operistico del 700-800, melodrammi di compositori a egli contemporanei. Si distinse anche per le sue capacità di talent scout, tra i quali Maria Callas, Edgardo Gherlinzoni, Gino Bechi, Nicola Rossi-Lemeni, Tito Gobbi e molti altri. Morì a Roma nel febbraio del 1968.

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