Di Mirko Gragnato
Il Teatro La Fenice, per celebrare i 450 anni dalla nascita di Claudio Monteverdi, tra il trittico di Opere del Divo Claudio, con l’English Baroque Orchestra e il Monteverdi Choir diretti da Sir John Elliot Gardiner, ci fa navigare nel mediterraneo con il Ritorno di Ulisse in patria.
Un dramma in musica la cui storia è già nota, il libretto di Giacomo Badoaro è tratto dall’Odissea di Omero, o meglio dagli ultimi libri di questo poema epico.
Sono passati 40 anni dall’Orfeo che Monteverdi compone per la corte del Duca di Mantova una musica più matura, più ricca e completa, che non serve per celebrare feste e ricevimenti, ma per proporsi ad un pubblico di un teatro pagante, il teatro san Giovanni e Paolo della serenissima repubblica veneziana.
Nel prologo di questo dramma in musica, la favola lascia spazio al tragico, le scena si apre con l’Umana Fragilità assediata dal Tempo, dall’Amore, dalla Fortuna e poi il racconto ci porta alla dolorosa attesa della regina Penelope e alla sua casa resa inospitale dalla presenza dei proci.Ulisse dopo tante peripezie giunge finalmente alla sua amata Itaca accompagnato dai Feaci.
In un parallelo tra umano e divino, tra attese sofferte e gioiosi silenzi, tra vizi e virtù, sentimenti umani e divine passioni si esprime la musica di Monteverdi e le parole di Badoaro.
In questa versione semiscenica la scena è il teatro stesso, La Fenice, con i suoi palchi, i suoi fregi dorati in complicità con qualche semplice costume; mentre azioni e i movimenti dei cantanti seguono le intenzioni della musica.
Sir John Elliot Gardiner e Elsa Rooke firmano la regia di questo allestimento. Semplice come la musica di Monteverdi, ma nella sua semplicità una grande forza comunicativa.
“Gran dio dei Salsi Flutti” così Giove si rivolge a Nettuno, e in quale città migliore se non Venezia, adagiata nella sua laguna poteva ospitare un’opera che di viaggi e ritorni dal mare e per il mare parla.
Di gran coinvolgimento il coro dei Feaci, come marinai, con l’ardimento umano di chi parte e salpa per andare al di là del mare ed opporsi ai voleri della divinità dell’oceano, vestita in frac ma del colore delle profondità marine, che ammantano il globo terracqueo, il blu.
“In questo basso mondo l'uomo può quanto vuol. Tutto fa che 'l ciel del nostro oprar pensier non ha.” In queste parole Badoaro segna tutta la presunzione umana, in questo agile coro di voci che si rincorrono, precedute dalle sonorità degli archi che riecheggiando il mare con il suo andirivieni di onde evocano Nettuno, al quale presta voce Gianluca Buratto, perfetto basso dalla voce grave e scurissima quanto il fondo dell’oceano.
A lui si contrappone Ulisse, impersonato dal canuto e maturo Furio Zanasi, un uomo perfetto nella parte di chi ha il peso dell’esperienza di lunghi viaggi e peregrinazioni, conservando nel timbro baritonale quella chiarezza che ne fa trasparire una giovinezza d’animo.
Nella casa di Ulisse a Penelope, impersonata da Lucile Richardot, va l’apprezzamento per le intenzioni sceniche, uno sguardo veramente drammatico e una certa regalità nella parte impersonata. Collimando in piena linea voce e carattere scenico.
Tra i Proci degno di nota per impegno scenico e vocale Robert Butt nel ruolo di Iro, l’ingordo protetto dei Proci. Guadagnandosi molto la simpatia del pubblico per il suo attaccamento ai piacere del buon cibo reso ottimamente con carattere scenico e vocalità.
Ma anche l’erotico duetto tra Melanto (Anna Dennis) serva di Penelope, ed Eurimaco, servo dei Proci (Zachary Wilder), che nelle parole di Badoaro è ricco e frizzante reso poi agile dalle note di Monteverdi.
Poche cose ma ricche di immediatezza portano il pubblico di quest’opera, così antica ma attualissima, dei e mortali vengono resi con vivace umanità e il libretto è una vera risorsa di teatralità.
Un’opera che è raro vedere, queste celebrazioni monteverdiane stanno riportando l’attenzione su un repertorio un po’ messo da parte, non solo quindi Puccini e Verdi ma anche musica del ‘600 eseguita in una Fenice sold out; nessun posto libero in questo turno di abbonati che non hanno marinato il teatro nonostante l’assolato sabato pomeriggio.
Al mare del lido ha vinto il mediterraneo di Omero.
Mirko Gragnato
LA PRODUZIONE
Direttore Sir John Eliot Gardiner
Regia Elsa Rooke e Sir John Eliot Gardiner
Luci Rick Fisher
Costumi Patricia Hofstede (Atelier paradis)
GLI INTERPRETI
Orfeo Krystian Adam
La Musica/Euridice Hana Blažíková
Messaggera Lucile Richardot
Ninfa Anna Dennis
Speranza Kangmin Justin Kim
Pastore I Francisco Fernandez Rueda
Pastore II/Spirito II/Echo Gareth Traseder
Pastore III Michal Czerniawski
Caronte/Plutone Gianluca Buratto
Proserpina Francesca Boncompagni
Spirito I Peter Davoren
Apollo Furio Zanasi
The Monteverdi Choir
English Baroque Soloists
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FOTO MICHELE CROSERA
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