AIDA, G. VERDI - ARENA DI VERONA, 24 GIUGNO 2017

Di Pierluigi Guadagni

 

Per l'un … per l'altro … confusa, tremante,
Io piangere vorrei, vorrei pregar.

Ma la mia prece in bestemmia si muta ..“

Ritorna sulle tavole dell'immenso palcoscenico dell'Arena di Verona, l'Aida del centenario proposta dal team del catalano La Fura dels Baus nel 2013 e qui riproposta felicemente.

La lettura dei registi Carlus Padrissa ed Alex Ollé è tutta proiettata ad una sintesi perfetta tra spettacolarità, avanguardia e tradizione.

Avanguardia per l'uso sapiente e persuasivo di macchinari a vista come l'enorme gru che sostiene il grande involucro riflettivo che sarà alla fine la tomba dei due sfortunati protagonisti, animali meccanici emuli di costruzioni metalliche, dune di sabbia gonfiabili, costumi di scena (di Chu Uroz) pensati come un involucro visivamente riflettevo ed emanatore di luce (elettrica) per i protagonisti in scena.

Ma è tutto sommato un allestimento tradizionalissimo nelle movenze delle masse e nello studio registico sui personaggi, che ricalcano i cliché più abusati del teatro lirico di tradizione con buona pace dei puristi sempre pronti in agguato a gridare allo scandalo.

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NABUCCO, GIUSEPPE VERDI – ARENA DI VERONA, VENERDI’ 23 GIUGNO 2017





Con una nuovissima produzione firmata dal regista Arnaud Bernard la Fondazione Arena di Verona scrive un nuovo capitolo della sua longeva storia irta di difficoltà, ma che ha come fondamento imprescindibile l’amore per la musica e la passione nel proporre allestimenti che lascino stupito il pubblico presente. Se di rinascita si può parlare (le difficoltà economiche non sono affatto risolte, ma come si suol dire ci si sta lavorando), al regista è parso più che appropriato tornare all’Italia del Risorgimento ed al fuoco che ardeva nel nostro popolo contro l’usurpatore straniero nel rappresentare il Nabucco di Giuseppe Verdi. Ha raccolto così tutti i cliché che caratterizzano l’opera e ne ha realizzato uno spettacolo volutamente colossale, per restituire all’Arena di Verona la fama di imponenza e spettacolarità nei suoi allestimenti.

Se il Nabucco è da secoli visto con il suo ‘Va pensiero’ come inno al Risorgimento italiano, allora perché non ambientare le vicende narrate proprio durante le Cinque giornate di Milano del 1848? Quindi non più Babilonesi col re Nabucco usurpatore del popolo ebreo, ma Austriaci con l’imperatore Francesco Giuseppe occupanti il suolo italiano. Già sulle note del preludio vi è l’antefatto dei tumulti che seguono, con i soldati austriaci che bombardano i dintorni di Milano, qui rappresentata da una riduzione fedele del Teatro alla Scala nella sua piazza. Non mancano cavalli al trotto e carrozze a riempire un palco ricco di ogni particolare immaginabile.


Con una sovrapposizione tra realtà e rappresentazione, i personaggi sono dentro e fuori al teatro dove si starebbe rappresentando proprio l’opera verdiana davanti un pubblico inneggiante a Verdi ed alla libertà del popolo italiano, con tanto di richiesta da parte di un finto spettatore del consueto bis del coro. Quasi una situazione pirandelliana, con Abigaille che alla fine, sconvolta tra il pubblico, identifica se stessa come figlia del vero Nabucco, ossia sul palco finto della Scala,  e quindi sconfitta dagli eventi.

I costumi dello stesso regista sono fastosi nella forgia e le scene di Alessandro Camera sono volutamente opulente, con il massimo teatro milanese riprodotto nei minimi dettagli, la sala nobiliare degli austriaci riccamente allestita, e persino il campo di battaglia presenta particolari molto realistici da post combattimenti. Vi sono anche spari veri a salve che arricchiscono gli effetti ‘sonori’. In taluni momenti abbiamo persino pensato alle scene di guerra di Via col Vento tanto è alto il numero di comparse presenti, nonostante sia stato il film Senso di Visconti ad ispirare il regista, ove però si rappresentava il Trovatore alla Fenice di Venezia e gli eventi riguardavano la terza guerra di Indipendenza.   

Per ammissione dello stesso Bernard ci sono alcune libertà storiche, come il proporre una Scala bombardata già nell’Ottocento, oppure far forzatamente coincidere la composizione del Nabucco con le Cinque Giornate, nonché una esasperazione della presenza militare italiana nelle strade cittadine. Ma gli elementi storici sono stati solo uno spunto per dare agli eventi una collocazione di sicuro effetto soprattutto in chi conosce bene l’argomento trattato.

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L’INCORONAZIONE DI POPPEA, CLAUDIO MONTEVERDI - TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, MERCOLEDI’ 21 GIUGNO 2017

L’incoronazione di Poppea chiude la triade di appuntamenti feniciani dedicati ai 450 anni dalla nascita di Monteverdi, dopo il successo dell’Orfeo e del Ritorno di Ulisse in patria, registrando un teatro gremitissimo di pubblico attento e partecipe ad ogni rappresentazione. Una bella scommessa vinta da una fondazione che vanta sempre un altissimo numero di presenze per varietà e qualità dell’offerta.  

La storia della splendida seconda moglie di Nerone, citata sia negli Annales di Tacito che da Svetonio, dotata di tanta classe quanto astuzia, conserva in sé il mistero di un personaggio lontano nel tempo e facilmente assurgibile a leggenda. Vista da sempre con un aurea negativa, la classica maliarda che soggioga gli uomini a suo piacimento,  fu quindi oggetto del libretto che Busenello fu chiamato a scrivere per la musica di Monteverdi nel 1642, esaltandone tanto la sensualità quanto la dolcezza che scaturisce da sentimenti nobili che comunque ella si pensa provò per l’imperatore romano. Con garbo ed eleganza le tre opere monteverdiane sono state rappresentate in forma semiscenica sul palco della Fenice, costruendo un ambiente intimo e raccolto intorno all’ensemble musicale, gli English Baroque Soloists, diretti dal magnifico Sir John Eliot Gardiner. L’effetto avvolgente intorno al cast è di una intensa immersione nei temi narrati da una musica drammatica e languida al contempo. I tempi rispettano la narrazione ed ogni interprete è seguito perfettamente dal Maestro nonostante si trovi alle spalle di ciò che accade.

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IL RITORNO DI ULISSE IN PATRIA, CLAUDIO MONTEVERDI – TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, SABATO 17 GIUGNO 2017

Di Mirko Gragnato

Il Teatro La Fenice, per celebrare i 450 anni dalla nascita di Claudio Monteverdi, tra il trittico di Opere del Divo Claudio, con l’English Baroque Orchestra e il Monteverdi Choir diretti da Sir John Elliot Gardiner, ci fa navigare nel mediterraneo con il Ritorno di Ulisse in patria.

Un dramma in musica la cui storia è già nota, il libretto di Giacomo Badoaro è tratto dall’Odissea di Omero, o meglio dagli ultimi libri di questo poema epico.

Sono passati 40 anni dall’Orfeo che Monteverdi compone per la corte del Duca di Mantova una musica più matura, più ricca e completa, che non serve per celebrare feste e ricevimenti, ma per proporsi ad un pubblico di un teatro pagante, il teatro san Giovanni e Paolo della serenissima repubblica veneziana.

Nel prologo di questo dramma in musica, la favola lascia spazio al tragico, le scena si apre con l’Umana Fragilità assediata dal Tempo, dall’Amore, dalla Fortuna e poi il racconto ci porta alla dolorosa attesa della regina Penelope e alla sua casa resa inospitale dalla presenza dei proci.Ulisse dopo tante peripezie giunge finalmente alla sua amata Itaca accompagnato dai Feaci.

In un parallelo tra umano e divino, tra attese sofferte e gioiosi silenzi, tra vizi e virtù, sentimenti umani e divine passioni si esprime la musica di Monteverdi e le parole di Badoaro.

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Teatro Regio Torino: Stagione 2017-2018

Stagione 2017-2018

L’OPERA UNISCE

COMUNICATO STAMPA

La Stagione d’Opera e di Balletto 2017-2018 del Teatro Regio si compone di 16 titoli: 12 opere, di cui 3 nuovi allestimenti; il celeberrimo musical di Andrew Lloyd Webber, Evita; e per la grande danza, 3 spettacolari appuntamenti: Lo schiaccianoci nel fiabesco allestimento di Amodio/Luzzati, Il lago dei cigni con il Corpo di Ballo del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo e il Gala Roberto Bolle and Friends. Un cartellone operistico che da Monteverdi arriva fino a Poulenc, quattro secoli di grandi capolavori affidati alle bacchette più prestigiose e rinomate del mondo: Gianandrea Noseda, Daniel Harding, Michele Mariotti, Diego Matheuz, per citarne alcuni. Geniali registi tra i quali Claus Guth, Robert Carsen, Stefano Poda e Daniele Abbado proporranno nuove visioni drammaturgiche delle opere di Wagner, Strauss, Puccini e Verdi. Una Stagione resa ancor più prestigiosa dagli importanti inviti internazionali che porteranno il Teatro Regio a Edimburgo, Gstaad, Muscat e Parigi, tutte tournée che vedranno Gianandrea Noseda sul podio dell’Orchestra e Coro del Teatro Regio. Questo e molto altro nella nuova Stagione che dal 10 ottobre 2017 all’8 luglio 2018 renderà il Regio un grande protagonista del panorama lirico internazionale.

Il Direttore musicale del Regio, Gianandrea Noseda, inaugura la Stagione il 10 ottobre con Tristano e Isotta (10-22/10), l’opera cardine di Richard Wagner, partitura simbolo delle avanguardie musicali che prenderanno avvio nel Novecento. Noseda affronta, per la prima volta, il più imponente tra i titoli wagneriani con una profonda maturità interpretativa raggiunta in anni di studio del repertorio tardo romantico. La regia di Claus Guth, per la prima volta al Regio, ambienta il dramma all’interno della Villa Wesendonck, a Zurigo, luogo nel quale Wagner iniziò la composizione dell’opera spinto dal fervente amore per la signora Wesendonck. Tristano è il tenore Peter Seiffert, Isotta il soprano Ricarda Merbeth, Re Marke il basso Steven Humes, un cast di perfetti wagneriani, regolarmente invitati al Festival di Bayreuth. L’allestimento, in prima italiana, proviene dalla Opernhaus di Zurigo.

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PRESENTATA LA NUOVA STAGIONE ARTISTICA DELLA FENICE DI VENEZIA

COMUNICATO STAMPA                                                                                                                                giugno 2017


Stagione Lirica e Balletto, Sinfonica e Capodanno 2017-2018

 


La Stagione Lirica e Balletto 2017-2018 della Fondazione Teatro La Fenice è stata presentata sabato 17 giugno dal Sovrintendente Cristiano Chiarot e dal Direttore Artistico Fortunato Ortombina, e inaugurerà il 24 novembre 2017 con Un ballo in maschera di Verdi e la direzione di Myung-Whun Chung. Seguiranno la prima esecuzione in tempi moderni delle Metamorfosi di Pasquale di Spontini; La vedova allegra di Lehár con la regia di Damiano Michieletto; Orlando furioso di Vivaldi in coproduzione con il Festival della Valle d’Itria; Norma con Mariella Devia; La bohème di Puccini diretta da Chung; la prima italiana di Richard III di Giorgio Battistelli; il Progetto Rossini nel centocinquantesimo anniversario della morte con SemiramideIl signor Bruschino e Il barbiere di Siviglia; due nuove produzioni dedicate alle scuole e alle famiglie: Zenobia, regina de’ Palmireni di Tommaso Albinoni e Il regno della luna di Niccolò Piccinni. Completano la Stagione Lirica le riprese di La traviatadi Verdi con il prestigioso debutto del soprano Nadine Sierra nel ruolo di Violetta, Madama Butterfly di Puccini, L’elisir d’amore di Donizetti.

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RIGOLETTO, GIUSEPPE VERDI - FORTE ARENA , SANTA MARGHERITA DI PULA (CAGLIARI), SABATO 10 GIUGNO 2017

Con l’arrivo del mese di giugno si comincia a respirare profumo d’estate e con esso fioriscono le iniziative musicali all’aperto per la gioia di appassionati esperti, ma anche di turisti curiosi. Siamo molto lieti di essere stati testimoni del felice connubio avviato tra la Fondazione Teatro Lirico di Cagliari e la Forte Arena di Santa Margherita di Pula, una struttura grandiosa da cinquemila posti immersa nel verde che dall’anno scorso ospita eventi internazionali. Quest’anno, e ci sono le premesse perché il connubio si sviluppi negli anni a venire, ad inaugurare la serie di  appuntamenti di richiamo è stata l’opera lirica con il Rigoletto di Giuseppe Verdi, nel magniloquente spettacolo che Joseph Franconi Lee ha rielaborato e sviluppato da un’idea del regista Alberto Fassini di diversi anni fa.

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LA CAMBIALE DI MATRIMONIO, G. ROSSINI – TEATRO OLIMPICO DI VICENZA, VENERDI' 2 GIUGNO 2017

 "Progetto Rossini: le 5 farse veneziane in 5 anni"

Edizione numero ventisei per il prestigioso Festival ‘Settimane Musicali al Teatro Olimpico’ di Vicenza che, dopo il successo del ciclo Mozart-Da Ponte, da quest’anno propone le cinque farse che il giovanissimo Rossini scrisse per il teatro San Moisè di Venezia.  Si comincia con La cambiale di matrimonio, il delizioso atto unico ricco di spunti comici e situazioni equivoche assolutamente perfetti per un cast di giovani e rampanti interpreti.

Come sappiamo il meraviglioso ed intoccabile palcoscenico dell’Olimpico non consente di apportare particolari modifiche sceniche atte ad esemplificare al meglio i contenuti della vicenda narrata, pertanto i registi devono ogni volta tirare fuori il famoso coniglio dal cilindro per adattare e semmai arricchire quanto in possesso e creare per lo meno una idea registica che possa definirsi tale. In questo caso Marco Gandini fa della semplicità e minimalismo il punto di forza per lo spettacolo in cui ha semplicemente spostato la storia ai giorni nostri, come si evince dai costumi di Michele Becce. L’ambientazione scenica è giustamente definita ‘progetto scenico’, dal momento che Andrea Tocchio ha concepito soltanto una sorta di labirinto componibile di lettere bianche giganti o piccole che servano a formare di volta in volta frasi o parole del libretto. Unica variante la grande R (forse di Rossini) che si distingue tra le altre. Null’altro costituisce lo spettacolo de La cambiale di matrimonio, che pertanto è totalmente affidata alle movenze ed alla spigliatezza degli interpreti a disposizione. Virginio Levrio si è occupato degli effetti luminosi.

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PETER GRIMES, B. BRITTEN - TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA, GIOVEDI’ 24 MAGGIO 2017

Ultima replica bolognese per lo spettacolo di Cesare Lievi che porta in scena il controverso personaggio di Peter Grimes, protagonista del poema The Borough di George Crabbe, da cui Benjamin Britten fu tanto colpito da crearne un’opera ad esso ispirata. Nel primo vero approccio operistico di Britten c’è tutto il sapore e l’atmosfera del piccolo villaggio di pescatori in cui era nato e che come tutti i luoghi circoscritti e chiusi alle novità, soprattutto in un periodo storico tanto tragico come il secondo dopoguerra, tende ad emarginare il diverso, colui che rompe gli schemi e vive una vita solitaria. Peter Grimes però, a differenza del poema originario, qui tenta di affrancarsi dal pensiero comune nei suoi riguardi: un solitario pescatore che si dice sfrutti i ragazzini suoi apprendisti fino allo sfinimento, accusato di provocarne la morte. Innamorato a modo suo della mestrina del paese, l' unica sua possibilità di riscatto è un matrimonio con lei. Il borgo offre una carrellata di personaggi tipici di allora, ma in effetti anche di oggi, dei piccoli comuni marittimi: il farmacista, punto di riferimento per tutti, il rispettato avvocato, il parroco, la vedova bigotta e pettegola, e la ‘zietta’ proprietaria della locanda con le nipoti attira clienti.. In questo contesto Grimes è il diverso, un disadattato diremmo adesso, che alla fine muore solo e condannato da tutti. Un uomo molto vicino alla sensibilità dello stesso Britten, a causa della sua vita privata,  in una società completamente diversa dalla nostra.

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LA PROSSIMA STAGIONE OPERA 20.21 DELLA HAYDN

Comunicato Stampa                                                                                   maggio 2017

 

 

OPER.A 20.21

Programma 2017/18

Fuga dalla (ir)realtà

La Fondazione Haydn di Bolzano e Trento presenta la terza edizione di OPER.A 20.21, progetto con la direzione artistica di Matthias Lošek: da dicembre 2017 ad aprile 2018 si raccontano storie originali e intriganti in cui reale e irreale si fondono e confondono.  In programma a Bolzano e Trento cinque titoli dove la tradizione incontra la contemporaneità.

“Escape From Reality”, è il titolo che il Direttore Artistico Matthias Lošek ha dato a OPER.A 20.21 2017/18, stagione organizzata dalla Fondazione Haydn di Bolzano e Trentoche alla sua terza edizione abbraccia un’idea di programma ancora più articolato e sfaccettato. L’inserimento in cartellone dei nuovi progetti Artist in residence e OPER.A 20.21 Fringe è in questo senso significativo e pone proprio l’accento sui collegamenti con un territorio dai vivaci fermenti artistici.

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IL VIAGGIO A REIMS, GIOACHINO ROSSINI – TEATRO FILARMONICO DI VERONA, SABATO 20 MAGGIO 2017

Come ultimo titolo operistico della stagione al Filarmonico di Verona arriva Il viaggio a Reims di Rossini nell’allestimento che vede ancora una volta, dopo il fortunato Barbiere di Siviglia di due stagioni fa, la collaborazione tra il regista Pier Francesco Maestrini ed il disegnatore ed animatore Joshua Held. Chi si aspettava uno spettacolo frizzante, dinamico e divertente non è davvero rimasto deluso, perché gli ingredienti c’erano tutti ed abbiamo sentito in più occasioni fragorose risate, in risposta alle fantasiose situazioni che il regista ha creato in scena.

Molto abile Maestrini nel concepire una regia che facesse interagire perfettamente i cantanti con le proiezioni create da Held, senza tradire il libretto ed in pieno accordo con la partitura che naturalmente ha solo facilitato il lavoro. Visto il numeroso cast anche i costumi sono stati pensati in modo da caratterizzare specificatamente ogni personaggio; così Alfredo Troisi ha utilizzato colori, simboli o bandiere per ben distinguere la Marchesa polacca, il Conte russo, il Cavaliere francese, il Colonnello inglese e così via. I servitori del ‘Giglio d’oro’ si presentano con grandi maschere e spiritosi costumi, che per la verità affettano un po’ le voci degli interpreti e del coro, anch’essi in interazione con i personaggi proiettati sullo sfondo.

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RAINA KABAIVANSKA DIVENTA OSIMANA ONORARIA, TRE CONCERTI PER L’ACCADEMIA D’ARTE LIRICA


Osimo (ANN), 18 maggio 2017 

 

 

TRE CONCERTI PER L’ACCADEMIA D’ARTE LIRICA: RAINA KABAIVANSKA DIVENTA OSIMANA ONORARIA

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LUCIA DI LAMMERMOOR, GAETANO DONIZETTI – TEATRO LIRICO DI CAGLIARI, SABATO 13 MAGGIO 2017

Lucia di Lammermoor è uno di quei fulgidi esempi di quanto un’opera si possa vedere e rivedere senza mai stancare, che si tratti di un nuovo allestimento, per la curiosità di capire come il regista interpreta i forti contenuti in essa espressi, o si tratti di uno spettacolo ormai celebre, per capirne il successo e riviverne le emozioni. Il Lirico di Cagliari ha difatti riproposto l’ormai famoso allestimento del dramma donizettiano che nel lontano Duemila vinse il premio della critica Abbiati per la sua forte carica drammatica e probabilmente per alcune innovazioni sceniche, che allora parvero molto interessanti.  

Chi ama il capolavoro di Scott ed abbia in mente le atmosfere cupe, opprimenti e in un certo senso sospese del suo romanzo alla base dell’opera, ritrova infatti in questo allestimento lo stesso ambiente nebbioso e se vogliamo delirante che poi si concretizza nella follia della povera protagonista. Certo ormai siamo ben abituati a vedere prospettive tridimensionali, sfondi marini proiettati e delicati veli che si interpongano tra interpreti e pubblico, nascondendoli e poi svelandoli. Si tratta comunque di un allestimento di diciassette anni fa e probabilmente tanti elementi scenici di oggi sono anche figli di quel grande successo, interamente curato da Denis Krief.  Il regista fece punto di forza l’estrema semplicità della messa in scena, lasciando che fossero i personaggi a ‘riempire’ lo spazio scenico e drammaturgico, con le loro azioni, le espressioni del volto, i movimenti nello spazio, resi fluidi anche grazie anche a dei costumi intelligenti e curati, che ci fanno pensare come spesso accade ad un’epoca più vicina a noi rispetto all’originale. Lucia è dotata di una carica emotiva accentratrice, il palco sempre in semi oscurità sembra rilucere al suo comparire: è la forza dell’amore e della sua fedeltà ad una promessa che non può mantenere, l’energia pulsante di una mente controllata dal fratello egoista, ma che tenta disperatamente di riemergere. Non servono troppe cose per Krief: solo belle voci, grande presenza scenica e tanta carica emotiva.

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L'ORFEO, CLAUDIO MONTEVERDI - TEATRO A.PONCHIELLI DI CREMONA, SABATO 6 MAGGIO 2017

musica utilizzata in concerto edita da BTE Bernardo Ticci Edizioni (2016)

Di Pierluigi Guadagni

“Dimani sera il ser.mo signor Principe, ne fa recitar una comedia che sarà singolare, posciachè tutti li interlocutori parleranno musicalmente”.

Così scriveva il nobile Carlo Magni, alla vigilia della prima dell'Orfeo di Monteverdi alla Accademia degli Invaghiti a Mantova il 22 Febbraio 1607.

L'eccezionale successo replicato pochi giorni dopo presso la corte ducale mantovana, sancì uno spettacolo in cui  l'universalità umanistica trova una compiuta espressione e la vita stessa della corte si rispecchia, stilizzata e idealizzata.

Con l'Orfeo, Monteverdi e Striggio, costruiscono per la prima volta un dramma autentico nel quale individuano i sentimenti eterni su cui si reggerà per i successivi tre secoli, la rappresentazione teatrale e li realizzano con un linguaggio che contiene in sé, oltre agli stilemi del passato anche gli sviluppi futuri. Finalmente la musica non si limita più ad un sostegno espressivo , ma assume un peso determinante, il colore dell'orchestra si fa evocatore di passioni e la parola si scioglie in una curva melodica che la esalta.

Nell'ambito del Festival Monteverdi 2017,  la ripresa dell'allestimento de L'Orfeo dato nel 2007, ripropone il successo e i fasti della prima rappresentazione mantovana del 1607 avvicinandosi quanto più possibile alla atmosfera e alle peculiarità del tempo.

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QUARTETT, LUCA FRANCESCONI – TEATRO SOCIALE DI TRENTO PER OPERA 20.21 DELL’ORCHESTRA HAYDN, VENERDI’ 5 MAGGIO 2017

Il magnifico romanzo ‘Les liaisons dangereuses’ di Choderlos de Laclos da cui trae ispirazione Heiner Müller per Quartett era un delizioso, crudele, sottilmente infingardo e sfarzoso spaccato del glorioso Settecento francese, con le sue incredibili luci di superficie e tanto marciume dentro. Il contesto in cui viveva la nobiltà francese circondata da fascino è lontano anni luce dalla pièce di Müller degli anni Ottanta del secolo scorso. Già allora non si poteva decisamente parlare di epoca gaia e senza corruzione morale, figurarsi oggi che la società sembra navigare in acque sempre più torbide ed in ogni campo. Non c’è da stupirsi se l’allestimento di Quartett con musica di Francesconi al Teatro Sociale di Trento sia una sintesi di queste sensazioni e ci lasci un certo sconforto che però ci porta alla riflessione.  Müller aveva eliminato tutti i personaggi che ruotano attorno ai geniali e perfidi Marchesa di Merteuil ed il suo complice/amante Visconte di Valmont. Sono loro il fulcro della vicenda e di conseguenza essi stessi sono anche gli altri personaggi, in un gioco di trasposizioni, di scambi, in cui il loro amore/odio viene rappresentato fino all’epilogo tragico e quasi ovvio. Un intenso dialogo tra i due che si amano, si accusano, si minacciano e si sfidano. Una sintesi estremamente negativa e pessimistica dei rapporti umani e del mondo di oggi, in cui non pare esserci più posto per la gentilezza e la semplicità nelle relazioni di qualunque genere. Un ritorno alle origini in negativo, come avessimo di fronte Adamo ed Eva già carichi di angosce, di odio, di morte.

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NORMA, VINCENZO BELLINI - TEATRO FILARMONICO DI VERONA, DOMENICA 23 APRILE 2017

Volge quasi al termine anche questa tranche invernale della stagione operistica della Fondazione Arena, che in questi giorni ripropone l’allestimento di Norma che debuttò nel 2004 su questo palcoscenico a cura di Hugo De Ana che come sempre firma regia, scene e costumi. Opera mitica e grandiosa questa nell’immaginario del pubblico ed evidentemente anche del regista, che ha voluto sottolineare tale aspetto spostando l’azione scenica molto più avanti rispetto alla pur maestosa antica Roma del libretto di Felice Romani, calando i personaggi nell’altrettanto fastosa e spettacolare era napoleonica, tanto nei luoghi che nei bellissimi costumi tipicamente imperiali. Pollione è un ufficiale francese che con i suoi uomini invade l’universo di Norma, la sua giovane amica Adalgisa ed suoi druidi. Poco importano, evidentemente, i numerosi riferimenti a Roma ed ai Romani, visto che ci siamo spostati da un impero ad un altro..

De Ana ama le sontuose architetture che accolgono le gesta dei suoi interpreti, così anche in questo caso colonne semoventi e prospettive classiche avvolgono il palco che viene riempito quasi del tutto dalla maestosità di tali elementi. Tutto molto raffinato e godibile, ma forse poco funzionale, visto che coro e protagonisti hanno spesso poco spazio per muoversi soprattutto se tutti in scena.  Non mancano effetti scenici di fumo e fiamme a rendere più spettacolari talune scene, come nel finale tragico in cui si infiamma il rogo per Norma e Pollione, ed un successivo fermo immagine che immortala la scena come in un immenso quadro vivente.

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PER L’UNDICESIMO ANNO CONSECUTIVO L’ESERCIZIO FINANZIARIO 2016 DELLA FONDAZIONE PERGOLESI SPONTINI CHIUDE CON IL SEGNO PIU’.


Comunicato stampa

194 gli eventi organizzati, 44.353 gli spettatori, oltre 330 le giornate di apertura per spettacoli eventi prove e allestimenti, oltre 14.300 studenti coinvolti in progetti educativi.

 

L’Assemblea dei Soci della Fondazione Pergolesi Spontini, riunita presso il Teatro Pergolesi di Jesi giovedì 20 aprile, ha approvato l’esercizio finanziario 2016 della Fondazione. Un bilancio che si chiude con il segno positivo, per l’undicesimo anno consecutivo, e senza nessun deficit pregresso.

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LUCIA DI LAMMERMOOR, GAETANO DONIZETTI, TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, VENERDI’ 21 APRILE 2017

Nuova produzione di Lucia di Lammermoor al Teatro La Fenice di Venezia targata Francesco Micheli, che sposta l’azione scenica dalla Scozia del sedicesimo secolo ad un inizio Novecento italiano cupo e rurale, in cui gli obblighi famigliari e sociali superano sentimenti e legami parentali, tanto quanto accade in ogni epoca purtroppo. Se cambiano infatti le prospettive storiche e geografiche del racconto, non mutano le atmosfere tetre ed a tratti mistiche che si ritrovano anche nei romanzi veristi della nostra letteratura, in cui i sentimenti erano spesso schiacciati dalla morale dell’ ‘ostrica’ e dal necessario attaccamento alla ‘roba’ di famiglia. Per non perdere il patrimonio acquisito Lord Enrico è disposto a ‘vendere’ sua sorella al miglior offerente pagandone il fio con la vita stessa della cara parente e, per come ha impostato il personaggio Micheli, pare perdere egli stesso la ragione, risultando quasi beffardo nei modi e nelle azioni del secondo atto. Lucia è in balia degli eventi, ma ha in sé una grazia ed innocenza che conquista e pone immediatamente lo spettatore in empatia col suo personaggio. Se è vero che nessun ruolo è lasciato muoversi a caso, l’impianto scenico piuttosto fisso e l’insistente oscurità che avvolge l’azione (le luci sono a cura di Fabio Barettin) finiscono per creare una certa monotonia generale che rischia di stancare lo spettatore, pur comunque rispettando nelle linee generali il dinamico libretto.

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LA VOIX HUMAINE/FRANCIS POULENC, CAVALLERIA RUSTICANA/PIETRO MASCAGNI - TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA, GIOVEDÌ 13 APRILE 2017

È affidato ad Emma Dante l’inconsueto dittico in scena al Comunale di Bologna che vede protagonisti La voix humaine di Poulenc e Cavalleria rusticana di Mascagni in un’unica serata. Filo conduttore delle due opere è secondo la regista la forza della passione che lega le due protagoniste femminili, ‘una donna’ e Santuzza, entrambe deluse da un sentimento in cui avevano riposto forze e speranze. Secondo la Dante sono in contrapposizione due mondi, quello borghese parigino e quello contadino siciliano, mostrando come certe situazioni possano essere comunque rappresentate in ogni tempo e luogo. Ecco perché ne La voix humaine non capiamo certo di essere in Francia, ma ci troviamo in una stanza di ospedale semplicissima, ideata da Carmine Maringola, che certamente ad un primo sguardo sembra destinata ad ospiti di un certo livello pur nella sua schematicità. La Donna è in preda ai deliri della follia causata dall’eccessivo amore che prova per l’uomo da lei adorato e pertanto perseguitato da una infinita telefonata, interrotta continuamente dal servizio telefonico dell’epoca che non ha certamente nulla a che fare con la tecnologia cui siamo abituati oggigiorno.

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I CONCERTI DELL’ASSOCIAZIONE VERONA LIRICA: PENULTIMO APPUNTAMENTO AL TEATRO FILARMONICO, DOMENICA 9 APRILE 2017

Appuntamento prepasquale con un altro concerto dell'associazione Verona Lirica, la cui stagione volge al termine anche per questo anno molto produttivo e dobbiamo dire carico di belle soddisfazioni. Abbiamo apprezzato infatti alcune conferme di anni precedenti ed ascoltato anche qualche bella promessa per il futuro, nonché avuto il piacere di trovare strumentisti validi ed interessanti che hanno arricchito ancor di più l’offerta musicale proposta. Protagonisti questa volta sono stati il soprano Donata D’Annunzio Lombardi, il tenore Leonardo Caimi, il baritono Sebastian Catana ed il violinista Günther Sanin della Fondazione Arena che è tornato con piacere per sostituire all’ ultimo minuto il quarto ospite, il basso Paolo Pecchioli, che non è potuto intervenire per problemi di salute.

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