



Con una nuovissima produzione firmata dal regista Arnaud Bernard la Fondazione Arena di Verona scrive un nuovo capitolo della sua longeva storia irta di difficoltà, ma che ha come fondamento imprescindibile l’amore per la musica e la passione nel proporre allestimenti che lascino stupito il pubblico presente. Se di rinascita si può parlare (le difficoltà economiche non sono affatto risolte, ma come si suol dire ci si sta lavorando), al regista è parso più che appropriato tornare all’Italia del Risorgimento ed al fuoco che ardeva nel nostro popolo contro l’usurpatore straniero nel rappresentare il Nabucco di Giuseppe Verdi. Ha raccolto così tutti i cliché che caratterizzano l’opera e ne ha realizzato uno spettacolo volutamente colossale, per restituire all’Arena di Verona la fama di imponenza e spettacolarità nei suoi allestimenti.
Se il Nabucco è da secoli visto con il suo ‘Va pensiero’ come inno al Risorgimento italiano, allora perché non ambientare le vicende narrate proprio durante le Cinque giornate di Milano del 1848? Quindi non più Babilonesi col re Nabucco usurpatore del popolo ebreo, ma Austriaci con l’imperatore Francesco Giuseppe occupanti il suolo italiano. Già sulle note del preludio vi è l’antefatto dei tumulti che seguono, con i soldati austriaci che bombardano i dintorni di Milano, qui rappresentata da una riduzione fedele del Teatro alla Scala nella sua piazza. Non mancano cavalli al trotto e carrozze a riempire un palco ricco di ogni particolare immaginabile.
Con una sovrapposizione tra realtà e rappresentazione, i personaggi sono dentro e fuori al teatro dove si starebbe rappresentando proprio l’opera verdiana davanti un pubblico inneggiante a Verdi ed alla libertà del popolo italiano, con tanto di richiesta da parte di un finto spettatore del consueto bis del coro. Quasi una situazione pirandelliana, con Abigaille che alla fine, sconvolta tra il pubblico, identifica se stessa come figlia del vero Nabucco, ossia sul palco finto della Scala, e quindi sconfitta dagli eventi.
I costumi dello stesso regista sono fastosi nella forgia e le scene di Alessandro Camera sono volutamente opulente, con il massimo teatro milanese riprodotto nei minimi dettagli, la sala nobiliare degli austriaci riccamente allestita, e persino il campo di battaglia presenta particolari molto realistici da post combattimenti. Vi sono anche spari veri a salve che arricchiscono gli effetti ‘sonori’. In taluni momenti abbiamo persino pensato alle scene di guerra di Via col Vento tanto è alto il numero di comparse presenti, nonostante sia stato il film Senso di Visconti ad ispirare il regista, ove però si rappresentava il Trovatore alla Fenice di Venezia e gli eventi riguardavano la terza guerra di Indipendenza.
Per ammissione dello stesso Bernard ci sono alcune libertà storiche, come il proporre una Scala bombardata già nell’Ottocento, oppure far forzatamente coincidere la composizione del Nabucco con le Cinque Giornate, nonché una esasperazione della presenza militare italiana nelle strade cittadine. Ma gli elementi storici sono stati solo uno spunto per dare agli eventi una collocazione di sicuro effetto soprattutto in chi conosce bene l’argomento trattato.