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AIDA, GIUSEPPE VERDI – TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA, DOMENICA 12 DICEMBRE 2017

Arriva dal Macerata Opera Festival e da un progetto del 2014 l’Aida firmata da Francesco Micheli in scena al Teatro Comunale di Bologna in questi ultimi scampoli di stagione 2017, con uno spettacolo che tenta di coniugare la maestosità dell’antico impero egizio con la grandiosità dei mezzi moderni, creando un ponte tra antico e futuro e tra i popoli di allora e d’oggi. Questo tipo di approccio non è una novità e non troviamo certo strano il parallelo tra storia passata e presente/futuro; vero è infatti che i temi trattati nell’opera sono da considerarsi universali ed applicabili ad ogni epoca, ma conoscendo Micheli ed il suo genio sicuramente ci saremmo aspettati qualcosa di più, potremmo dire, approfondito. Etiopi ed Egiziani si muovono su di un grande computer bianco senza tasti, creato da Edoardo Sanchi, il cui piano inclinato sembra poggiato su un leggio, e che si chiude sulle teste degli sfortunati protagonisti a simboleggiare la ‘fatal pietra’ tombale. Il coro a sua volta si tiene aggiornato (sull’avanzata nemica?) attraverso dei tablet che dovrebbero ricordare le antiche tavolette degli scribi. Del fasto egizio non c’è nulla di visibile concretamente in scena, ma mastodontiche sono le didascalie che enfatizzano espressioni del libretto oppure i nomi stessi degli interpreti quando cantano. Le proiezioni dei disegni di Francesca Ballarin servono ad esemplificare ed arricchire il narrato, ma spesso risultano semplici cornici sceniche a quello che di fatto appare un allestimento estremamente essenziale. Bianco anche tra i costumi del coro infagottato in tuniche austere; meglio gli abiti dei protagonisti tra cui impera nel vero senso della parola il Re con la sua mise, il tutto opera di Silvia Aymonino.  I balletti dalle coreografie particolarmente originali di Monica Casadei per la compagnia Artemis Danza si discostano anch’essi dalla tradizione, con i bravissimi ballerini fasciati in tute bianche come pronti a lasciare il pianeta alla volta spaziale.

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ORAZIO SCIORTINO: LA GATTOMACHIA, FIABA MUSICALE PER NARRATORE, VIOLINO CONCERTANTE E ARCHI. PRIMA ESECUZIONE ASSOLUTA - I CAMERISTI DELLA SCALA, 29.10.17

Riempire un teatro di 2030 posti a sedere, tanti sono quelli del Teatro alla Scala, di bambini estasiati e concentratissimi  in un tiepido  pomeriggio di mezz'autunno, non è facile impresa. Ci sono riusciti i Cameristi della Scala diretti da un precisissimo Hakan Sensoy con i solisti Fabien Thouand (oboe), Valentino Zucchiatti (fagotto), Andrea Manco (flauto) e un pianista compositore che ben conosce il fatto suo, Orazio Sciortino.

I primi, confezionando e suonando (benissimo) un programma introduttivo fatto di brevi concerti per strumento solista ed orchestra d'archi che captano l'attenzione per la loro peculiarità timbriche e sonore (di B. Marcello il concerto in re min. per oboe ed archi, di A. Vivaldi il concerto RV493 per fagotto ed archi ed il concerto RV428 per flauto ed archi), il secondo, per aver composto una fiaba musicale a lieto fine  dove gatti e strumenti musicali dialogano senza sosta in una gara sonora spassosissima.

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LA FANCIULLA DEL WEST, GIACOMO PUCCINI – TEATRO LIRICO DI CAGLIARI, SABATO 28 OTTOBRE 2017

Il Lirico di Cagliari si avvia alla conclusione della stagione operistica con un pezzo da novanta che mancava in città dal 1985 ed alla cui rappresentazione non potevamo mancare. La fanciulla del West è forse l’opera pucciniana più complicata da mettere in scena, vuoi per l’ambientazione particolare, vuoi per l’elevato numero di personaggi in azione e vuoi perché, essendo effettivamente meno rappresentata degli altri suoi capolavori, non è sempre facile trovare chi se ne prenda l’incarico. Ci ha pensato la New York City Opera (USA), in collaborazione col Lirico stesso, il Teatro del Giglio di Lucca, e l’Opera Carolina di Charlotte (USA). Il risultato è stato uno spettacolo ricco e con una regia che valorizza gli interpreti, a tratti nevrotica ma pertinente. Tradizionale è l’impianto di fondo pensato da Ivan Stefanutti che ci riporta fedelmente all’America dei ricercatori d’oro di metà Ottocento, con le immagini proiettate sullo sfondo atte ad immergere chi osserva tanto nel paesaggio americano quanto negli stati d’animo dei personaggi. Gli ambienti sono ricostruiti in maniera piuttosto schematica e semplice ma sufficiente a renderne l’idea. I costumi sono perfettamente American style, si veda quelli indiani di Wowkle e del suo uomo. Per rendere più realistici gli ‘scontri’ armati Kara Wooten ha istruito gli interpreti all’uso delle armi; infine sottolineamo l’efficacia degli effetti luminosi curati da Michael Baumgarten.

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JÉRUSALEM, GIUSEPPE VERDI - TEATRO REGIO DI PARMA , FESTIVAL VERDI , VENERDI’ 20 OTTOBRE 2017

Con la Jérusalem che ha inaugurato il Festival Verdi di quest’anno, il Regio di Parma ha scelto un titolo ‘imponente’ che attira pubblico per rarità di esecuzione e richiede anche una produzione di alto livello per rispettare i crismi del genere Grand Opéra cui appartiene. E di fatti elevatissima è stata la presenza di pubblico internazionale, per lo meno alla recita cui abbiamo assistito, curioso e molto interessato. Il celebre riadattamento francese de I Lombardi alla prima crociata di Verdi non è opera lieve e se non realizzata con intelligenza rischia di risolversi in un carrozzone che avanza su un guado.

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FALSTAFF, GIUSEPPE VERDI – TEATRO REGIO DI PARMA PER IL FESTIVAL VERDI, DOMENICA 15 OTTOBRE 2017

Per rappresentare un personaggio controcorrente come Sir John Falstaff per il quale è stato detto di tutto e di più, sia perché è protagonista di un capolavoro della storia della musica, sia perché è uno dei personaggi più noti del panorama letterario inglese grazie al genio di Shakespeare, il regista Jacopo Spirei ha fatto quanto di meglio si possa sperare per rendervi giustizia: seguire il libretto. Partendo da ciò che vi si narra, dal testo con tutte le sue sfumature, i personaggi e le loro caratteristiche, ha ideato uno spettacolo fresco, frizzante, in cui ogni personaggio ha un carattere ben definito e può esprimersi in un ambiente dal sapore tradizionale, ma niente affatto antiquato né banale. Il buon vecchio John forse in cuor suo percepisce il ‘pericolo’ burla, ma sta al gioco, è convinto o forse vuole convincersi di avere ancora qualche carta da giocare con le belle del paese, e scoprire di essere stato sonoramente canzonato lo pone forse quasi su di un piano di superiorità, ammettendo la sua colpa (‘ben mi sta’) e considerando di non essere certo l’unico burlato in tutta la vicenda (‘..lo scornato chi è?’).

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TRISTAN UND ISOLDE, RICHARD WAGNER - TEATRO REGIO TORINO, 10 OTTOBRE 2017

Sul Tristan und Isolde, l'opera che ha più di altre sconvolto la storia della musica a partire da quel suo accordo iniziale che rinvia continuamente la risoluzione delle tensioni e ne caratterizza un'incessante elaborazione, si è scritto, detto e parlato fin troppo.

Premesso che il linguaggio di Wagner in Tristan und isolde, non è compatibile con le forme tradizionali di teatro musicale, la stupefacente novità  del capolavoro  del maestro di Lipsia, risiede in sostanza nell'invenzione di un continuo flusso dell'elaborazione sinfonica che ribalta il tradizionale rapporto tra voce e orchestra, dove la scrittura vocale non è semplicemente accompagnata da un supporto strumentale, ma scaturisce da una identica concezione armonico\contrappuntistica.

Il Tristan und Isolde è quindi principalmente un lavoro di rottura, dove la frattura ne permette una varietà di visioni musicali e registiche, infinite.

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EL CANTOR DEL MEXICO, FRANCIS LOPEZ - TEATRO DE LA ZARZUELA MADRID, SABATO 7 OTTOBRE 2017

Francis Lopez può venire considerato come il più prolifico compositore di operette in lingua francese dal secondo dopoguerra fino alla sua morte avvenuta nel 1995 e il tenore Luis Mariano, per il quale scriverà i suoi maggiori successi,  il suo miglior interprete principale.

Ed è appunto con la composizione di Le chanteur de Mexico nel 1951 che la fama di entrambi  assume rilevanza europea grazie anche ad un film omonimo, girato nel 1956, che li consacrerà definitivamente come star indiscusse del genere.

Un genere di spettacolo fatto di melodie orecchiabili, ambientazioni esotiche, lieto fine obbligatorio e trama non eccessivamente complicata, il tutto condito da un corpo di ballo in gran spolvero con ballerine più “svestite” del solito, costumi e scenografie sgargianti e da una facilità di ascolto che rapiva un pubblico uscito da poco dagli orrori di una guerra cruenta, desideroso di dimenticare in fretta e riprendersi una vita serena.

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LA CENERENTOLA, G. ROSSINI – TEATRO GRANDE DI BRESCIA, DOMENICA 1 OTTOBRE 2017

Il Grande di Brescia rende omaggio alla Cenerentola rossiniana, che debuttò nel gennaio di duecento anni fa a Roma, con uno spettacolo dai colori vivaci e dall’accento frizzante, non esageratamente tradizionale, ma ben lontano da certe stravaganze che talvolta vengono partorite con l’intento di stravolgere il libretto. Arturo Cirillo resta molto legato al racconto fiabesco, ma decide di ambientare la storia tra architetture barocche cui fanno da sfondo elementi di strutture industriali, opera di Dario Gessati, come a voler indicare che quanto accade in scena ha comunque un fondo molto chiaro di verità e concretezza. Molto fanno gli interpreti stessi, cui il regista ha evidentemente lasciato il compito di accentuare il carattere di ognuno; così don Magnifico e Dandini sono buffi quasi a livello di cabaret e gli altri personaggi sembrano ruotare intorno a questa scia di allegria che sovrasta tutti. Solo la povera Angelina offre un velo di tristezza, con l’insistere del suo canto ‘Una volta c’era un re..’, sempre espressa liberamente e senza particolari costrizioni registiche. Tanta parte hanno anche i mimi che interpretano una specie di danza della scarpetta sulla ouverture, e sono artefici di parecchi siparietti nel corso della rappresentazione. Ovviamente i costumi non potevano essere da meno, così Vanessa Sannino crea stravaganti fogge per i più ‘matti’, addirittura infiocchettando le due sorellastre in abiti fiorati (letteralmente con due enormi fiori in testa), lasciando invece nella semplicità e purezza  Angelina e nella discrezione Don Ramiro.

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FESTIVAL VERDI 2017: GIUSEPPE VERDI, STIFFELIO - TEATRO FARNESE PARMA, 30 SETTEMBRE 2017

Tutti in piedi, c'è Stiffelio!

La prima volta di Grahm Vick a Parma, se la ricorderanno per molto tempo.

Sì perché dove passa  Graham Vick fa terra bruciata di tutto ciò che trova, rimane solo un prima ed un dopo.Il prima è il classico teatro di tradizione dove tu paghi un biglietto, entri in teatro, ti siedi, attendi l 'apertura del sipario e ti godi uno spettacolo che può piacere o meno  ma al quale assisti passivamente ascoltando cantanti e orchestra che ti paiono lontani su di un palcoscenico inarrivabile, con i suoi cliché fatti di applausi, ingressi in scena, calate di sipario.

Quello a cui abbiamo assistito a Parma al Teatro Farnese è il dopo.

Non sei più all'opera, sei dentro l'opera, parte attiva di essa e del suo divenire.

Vick ha pensato che tutta l'azione si debba svolgere in platea dove su 4 piattaforme mobili con il pubblico libero di girarci attorno, commentare a bassa voce e fotografare, fa svolgere l'intera azione. E non lo fa solo per ragioni artistiche, giacché​ il Teatro Farnese è in parte impraticabile a causa delle sue ripidissime scalinate e per la totale assenza di un palcoscenico tradizionale, ma meglio così!

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IN SCENA ECCESSIVO È IL DOLOR QUAND’EGLI È MUTO DI COLASANTI / CEFALO E PROCRI DI KRENEK - TEATRO MALIBRAN DI VENEZIA, VENERDI’ 29 SETTEMBRE 2017

La Fondazione Teatro La Fenice di Venezia accoglie sempre favorevolmente sfide che esulino in qualche modo dalla programmazione abituale e lo fa ancora una volta con il particolare dittico in scena al Malibran, in cui il ritorno al classico ed ai miti dell’antichità viene attualizzato dalla modernità della musica che li accompagna. La triste storia dei giovani miti greci Cefalo e Procri torna a calcare le scene veneziane con musica di  Ernst Krenek dopo aver debuttato nel 1934 al Goldoni, questa volta accanto ad una nuova commissione sullo stesso tema affidata a Silvia Colasanti, ‘Eccessivo è il dolor quand’egli è muto’, la cui naturale prosecuzione è il successivo ‘Ciò che resta’. L’autrice trae ispirazione dal Lamento di Procri de ‘Gli amori d’Apollo e Dafne’ di Francesco Cavalli, autore morto nel 1676.

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AIDA , G. VERDI - TEATRO PETRUZZELLI DI BARI, MERCOLEDÌ 13 SETTEMBRE 2017

Capita nel finire di questa lunga e torrida estate di trovarsi, al termine delle vacanze, ad assistere per caso ad una delle numerosissime produzioni estive di Aida.

Raramente però capita di uscire talmente stupiti dal Teatro per aver visto ed ascoltato forse la migliore edizione di Aida dopo tanti anni.

Lo spettacolo di Joseph Franconi Lee è davvero bellissimo. Curato nei particolari ed intelligente nella gestione degli spazi e delle masse che, in un’opera così “monumentale” sono l’aspetto più delicato e seguito. E’ una regia attenta alle esigenze dei cantanti come pure a quelle della musica e del testo. Uno spettacolo che gioca tutto il suo simbolismo attraverso i colori blu ed oro e che è pregno di un senso estetico indubbio e di gusto elegante e pertinente.

Le scene e i costumi di Mauro Carosi sono magnifici, monumentali e di impatto visivo notevolissimo. Affascinante e suggestivo il disegno di luci ideato da Roberto Venturie le coreografie del Balletto del Sud curate da Fredy Franzutti.

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L’ORCHESTRA FILARMONICA DI SAN PIETROBURGO PER IL SETTEMBRE DELL’ACCADEMIA FILARMONICA DI VERONA, MARTEDI’ 12 SETTEMBRE 2017

Con l’incipit preciso e maestoso dei corni, in apertura del Concerto per pianoforte e orchestra n.1 in si bemolle minore Op. 23 di Petr Il’ic Cajkovskij, l’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo ha svelato fin dalle prime note il suo stile rigoroso all’insegna della compostezza e dell’equilibrio formale. Stile certamente apprezzato da un Teatro Filarmonico gremito, anche di molti giovani, martedì 12 settembre per il terzo appuntamento del Settembre dell’Accademia a Verona. Yuri Temirkanov, leggenda vivente, con il suo gesto di certo non convenzionale e con qualche carattere di discreta teatralità, ha restituito espressività all’Orchestra conducendola, insieme al pubblico, tra alcune delle più conosciute pagine della letteratura russa del XIX secolo.  Banco di prova dunque non scevro da confronti più o meno consapevoli dell’ascoltatore analitico, così come di quello emotivo, ma su cui la compagine russa ha avuto modo di esprimere tutta la sua ricca tradizione culturale e il suo profilo stilistico.

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IL SETTEMBRE DELL'ACCADEMIA 2017: GUSTAV MAHLER JUGENDORCHESTER - TEATRO FILARMONICO DI VERONA, VENERDI’ 08 SETTEMBRE 2017



Felicissima serata per il Settembre dell'Accademia 2017, giunto alla sua XXVI edizione, con una delle Orchestre giovanili più blasonate e poliedriche del panorama musicale europeo, un Direttore di assoluto riferimento per il repertorio del '900 ed un pianista eclettico quanto rigoroso.

Con un programma tutto teso alla esaltazione del suono novecentesco, la GMJO si conferma come una delle compagini orchestrali migliori in assoluto (non solo tra quelle giovanili) con un suono preciso, disciplinato anche in programmi di difficilissima esecuzione, tecnica più che interpretativa, capace di esaltare con un entusiasmo a dir poco incredibile, frutto certamente di una preparazione e di una concertazione puntuale e rigorosa.

E ce ne siamo accorti subito con l'Overture da concerto op.91 “nel regno della natura” di Dvorak, brano che ha aperto la serata e che ha fatto da viatico e legatura tra il mondo musicale ottocentesco e quello novecentesco a seguire.

L'eleganza e la continua ricerca del versante naturalistico più descrittivo di Dvorak vengono enfatizzati dal gesto scarno ma incisivo di Ingo Metzmacher che riesce ad esaltare la brillantezza dei fiati e dei legni di questa orchestra meravigliosa, trovando il giusto equilibrio in una partitura esempio tra i più interessanti di musica descrittiva pura, scarna da qualsiasi intellettualismo o ricerca di sonorità timbriche inconsuete.

La mano descrittiva di Dvorak è qui inesauribile freschezza melodica che si trasforma e sviluppa in spontaneità schietta e diretta, e come tale Metzmacher la concerta riuscendo a cogliere perfettamente il gusto di una partitura serena, piacevole ed entusiasta.

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LA FINTA TEDESCA, JOHANN ADOLF HASSE / LA DIRINDINA, DOMENICO SCARLATTI – PALAZZO LEONI MONTANARI, VICENZA, VENERDI’ 08 SETTEMBRE 2017

Divertentissimo pomeriggio trascorso nel meraviglioso Palazzo Leoni Montanari di Vicenza, ove grazie al loggiato che sormonta il cortile dell’atrio è possibile allestire spettacoli musicali come in un piccolo teatro a cielo aperto. In scena due intermezzi spassosi che, se non posti nell’intervallo fra due parti di un’opera seria come in origine, oggi costituiscono un modo per spezzare ad esempio una lunga giornata con allegria e buon gusto. È il caso de La finta tedesca di Hasse, e de La Dirindina di Sarlatti in un allestimento semi scenico, con i deliziosi costumi d’epoca della Sartoria Sattin.

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L’OCCASIONE FA IL LADRO, GIOACHINO ROSSINI - TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, GIOVEDI’ 7 SETTEMBRE 2017

Ritorna a Venezia il fortunato allestimento del 2012 de L’occasione fa il ladro di Rossini, realizzato in collaborazione con la Scuola di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti, parte del felice progetto di valorizzazione dei giovani con l’allestimento delle cinque farse rossiniane composte in gioventù dal pesarese proprio a Venezia. La regista Elisabetta Brusa crea un ambientazione molto ovattata, con i personaggi avvolti dalle pagine del libretto le cui indicazioni in cima sormontano le illustrazioni rappresentate da ciò che accade in scena. Come un libro sfogliato dallo spettatore, le scene si susseguono come girassimo le sue pagine, che sono rese patinate dal telo che copre il palco in proscenio, utile naturalmente anche per le proiezioni di elementi utili allo spettacolo. Deliziosi ed elegantemente arredati gli interni creati per l’albergo all’inizio e successivamente per la casa della marchesa. Forse ridondanti i ballerini e mimi che fuori e sopra il palcoscenico sembrano essere più un ornamento in costume che personaggi utili alla rappresentazione. Il bianco è il colore predominante nei costumi, che sottolineano l’atmosfera patinata dell’allestimento.

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L’ORFEO , CLAUDIO MONTEVERDI – TEATRO OLIMPICO DI VICENZA, MERCOLEDI’ 06 SETTEMBRE 2017

La tragica storia di Orfeo torna al Teatro Olimpico di Vicenza dopo ben sessant’anni dalla prima volta, grazie al festival Vicenza in lirica e per volontà del direttore artistico Andrea Castello che ha ritenuto il piccolo gioiello cittadino una cornice perfetta per ospitare le emozioni che tale opera suscita in chi ascolta. C’è un po’ di Orfeo in tutti noi, quando ci sembra di toccare il cielo con un dito dalla gioia per poi veder scivolare via ogni sogno al sopraggiungere delle difficoltà: il povero musico crede che la felicità abbia bussato alla sua porta, ma ad aprirla è solo il buio: la sua dolce Euridice muore il giorno stesso delle nozze ed è dunque tristezza e sconforto. Solo la benevolenza degli dei può alleviare il dolore della perdita.

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Stabat Mater in versione jazz in piazza e classica in teatro, venerdì 1 settembre a Jesi per l’inaugurazione del XVII Festival Pergolesi Spontini

XVII FESTIVAL PERGOLESI SPONTINI - “FALSO D’AUTORE”

 

Pergolesi al Pergolesi di Jesi venerdì 1 settembre ore 21 con lo Stabat Mater per l’inaugurazione del XVII Festival Pergolesi Spontini, con l’ensemble francese Le Banquet Céleste, specialista del repertorio barocco. Dalle ore 22 in Piazza della Repubblica ad ingresso gratuito lo “Stabat Mater in Jazz”, rilettura del capolavoro pergolesiano con Giuliana Soscia & Pino Jodice Quartet, e alle ore 23 “Jazzin’ around Baroque”.

 

Il XVII Festival Pergolesi Spontini, a cura della Fondazione Pergolesi Spontini, inaugura venerdì 1 settembre, a Jesi, con tre appuntamenti che si susseguono. Al Teatro Pergolesi alle ore 21 l’appuntamento è con Stabat mater di Pergolesi, eseguito da Le Banquet Céleste, ensemble francese tra i maggiori specialisti del repertorio barocco. Dirige Damien Guillon che canta anche la parte del contralto, soprano solista Emmanuelle de Negri. In programma anche il Concerto in do maggiore per archi e basso continuo RV 114 di Antonio Vivaldi.

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LEO NUCCI APRE VICENZA IN LIRICA NEL RICORDO DI ENZO DARA – TEATRO OLIMPICO DI VICENZA, SABATO 26 AGOSTO 2017

L’edizione 2017 del giovane festival Vicenza in Lirica si è aperta con un appuntamento speciale che ha visto Leo Nucci protagonista del concerto inaugurale, dedicato alle arie dell’autore che più lo ha rappresentato e lo rappresenta ancor oggi nella sua cinquantenaria carriera artistica: Giuseppe Verdi. Il baritono ha ricevuto il premio alla carriera ed ha doverosamente rivolto un pensiero al suo grande collega Enzo Dara che ci ha lasciati proprio due giorni fa a Mantova, città in cui era nato nel 1938. Numerose sono state le esperienze musicali vissute insieme al notissimo basso mantovano, a cui ha rivolto il suo personale saluto con un pizzico di commozione.

Circondati dai ritratti dell’artista Vittorio Ferrarini che avvolgono sul palco anche l'Italian Opera Chamber Ensemble, abbiamo  ripercorso anche visivamente la storia musicale di Nucci attraverso i personaggi da lui interpretati negli anni, tra cui Nabucco, Rigoletto, Francesco Foscari e tanti altri.

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TOSCA, GIACOMO PUCCINI – ARENA DI VERONA, 22 AGOSTO 2017

Quarta recita di Tosca all'Arena di Verona nell' esoterico allestimento di Hugo de Ana proposto per la prima volta nell' anfiteatro veronese nel lontano 2006.

Nulla da aggiungere sull'allestimento e sull'idea registica del celebre regista argentino più di quanto recensito da noi in occasione della prima avvenuta il 05.08.2107.

Importante cambio di cast invece nei ruoli principali che ha visto il felicissimo ritorno di Aleksandrs Antonenko in Arena, nel ruolo di Cavaradossi, una sfavillante Ainhoa Arteta nel ruolo di Tosca e un corretto Boris Statsenko nel ruolo di Scarpia.

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GALA IX SINFONIA DI BEETHOVEN - ARENA DI VERONA, MARTEDI’ 15 AGOSTO 2017

 Sono sempre molto apprezzate le serate che la Fondazione Arena di Verona dedica ad eventi che esulano dal calendario operistico, come il gala di danza Roberto Bolle and Friends, riproposto con successo anche quest’anno, i Carmina Burana di Orff o il Requiem di Verdi degli anni scorsi. Quest’anno l’evento speciale ha visto protagonista la Nona Sinfonia di Beethoven, eseguita nella serata di Ferragosto da coro ed orchestra areniani, sotto la guida del Maestro Daniel Oren. La ‘Nona’ è una tra le sinfonie più note e amate dal grande pubblico, non solo per la sua musica immortale, ma anche per il messaggio di fratellanza e pace espressi nell’Ode alla gioia di Schiller che il compositore inserì nel quarto movimento.

Una sinfonia dalla gestazione non facile, visti anche tutti i progetti che al tempo della composizione, i primi anni dell’Ottocento, Beethoven stava portando avanti esplorando più generi compositivi. L’introduzione del coro sul finale, elemento innovativo per l’epoca in un contesto sinfonico,  è ciò che il pubblico attende oggi sin dalle prime battute del primo movimento.  

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