RIGOLETTO, GIUSEPPE VERDI – ARENA DI VERONA, GIOVEDI’ 6 LUGLIO 2017

Torna con discreta frequenza il suggestivo spettacolo che fu ideato da Ivo Guerra per Rigoletto di Verdi all’Arena di Verona, con le imponenti  scene pittoriche di Raffaele Del Savio ed i costumi cinquecenteschi di Carla Galleri. Una delizia per chi voglia immergersi completamente nelle vicende, facilmente fruibili grazie alla cura nei dettagli, alla riproduzione della Mantova cinquecentesca sullo sfondo, agli ambienti finemente riprodotti, come l’elegante cortile del palazzo ducale, l’esterno della casa di Rigoletto, la casa di Sparafucile lungo il fiume, ecc. Uno spettacolo che lascia comunque spazio agli interpreti, liberi di andare su e giù per le scale o avanti e indietro tra fontane con tritoni danzanti, cespugli, colonne, vasellame e tanto altro presente in scena. Molto d’effetto anche le luci che seguono le atmosfere misteriose, languide o tragiche degli eventi, riproducendo anche la tempesta di fulmini che avvolge la cupa notte della maledizione compiuta.

Il cast della seconda rappresentazione vede brillare nell’oscurità degli eventi la coppia padre-figlia Amartuvshin Enkhbat e Jessica Pratt , ovviamente nei panni di Rigoletto e l’amata figlia Gilda. Il baritono mongolo vanta una particolare tessitura vocale che lo fa esprimere bene in potenza nei centri, ma riesce anche ad allargare il suono e risultare convincente nella parte alta della sua tessitura. Imponente in scena dal punto di vista interpretativo, il suo ‘gobbo’ sembra quasi un felino costretto in gabbia ed impotente di fronte a tanta sfortuna, consapevolmente causata dalla sua stessa malvagità. La Gilda del soprano australiano è perfetta vocalmente in un ruolo che le si addice molto. Sicura tecnicamente in tutta la gamma della sua tessitura, presenta una giovane piuttosto fiera, docile solo in presenza dei suoi affetti e pronta al sacrificio nonostante l’orgoglio ferito. Il suo personaggio non pecca di mielismi come talvolta può accadere, e può permettersi bellissimi filati, acuti e sovracuti precisi, appoggiando bene anche sui gravi.

Prova in salita per Francesco Demuro, un duca passionale e grintoso, che parte un po’ in difficoltà sul fiato soprattutto in acuto, per poi cantare un secondo e terzo atto con voce più calda, rotonda e sicura. Andrea Mastroni è uno Sparafucile dal timbro scuro e tenebroso quanto lo è il suo personaggio senza cuore ed attento solo ai guadagni, dalla moralità quasi grottesca. Sua sorella Maddalena è la sensualissima Anna Malavasi, che però come abbiano notato anche in precedenza, pur avendo un timbro interessante, ancora non risulta uniforme nell’intera gamma del registro. Nicolò Ceriani è un ottimo Conte di Monterone, Giovanna e la Contessa di Ceprano sono le discrete Alice Marini e Marina Ogii. Ricordiamo il bravo Marullo di Marco Camastra, Francesco Pittari come Borsa, ed il resto della compagnia si completa con Dario Giorgelè, il Conte di Ceprano, Omar Kamata come usciere di corte, e Lara Lagni come paggetto.

Julian Kovatchev dirige un’orchestra che definire collaudata nel repertorio è ben poca cosa; dispiace perciò che manchi quel tocco personale ad aggiungere colori e sfumature che arricchiscano un suono comunque profondo ed ampio, ma che pare seguire poco i cantanti e lasciare talvolta il coro ad autogestirsi.

Arena quasi esaurita in platea, qualche settore vuoto sulle gradinate, ma comunque registriamo una discreta presenza di pubblico che ha risposto in maniera entusiastica all’uscita di tutti gli interpreti con ovazioni alla coppia padre - figlia ed al duca.

Maria Teresa Giovagnoli

FOTO ENNEVI , FONDAZIONE ARENA DI VERONA