La recita del 06.02.18 ha visto il cambio dei tre interpreti principali rispetto alla prima di cui abbiamo già recensito qui (link recensione 04 02 2018)
Ad interpretare il ruolo eponimo, abbiamo trovato uno Ian Storey in buona forma vocale nonostante la sua lunga carriera tutta concentrata su di un repertorio vocalmente pesantissimo e sterminato.
Storey è cantante che non si risparmia e sa dove mettere in evidenza tutte le sfaccettature interpretative che la parte del Moro comporta con oculata parsimonia ed una economia vocale studiata al milligrammo.
Si sente benissimo che ha studiato la parte con Carlo Cossutta e ne è prova la raffinatezza esecutiva che pone nel duetto che chiude il primo atto, ma non solo. Storey dimostra di possedere tutta la pienezza e facilità dello squillo richiesta per questo ruolo, la voce c'è ed arriva senza indugio o affanno a superare anche l'incontrollato muro orchestrale che spesso si trova dinnanzi, con una sfrontatezza esecutiva che ben conosciamo ed ammiriamo in questo artista.
Poco importa se lo smalto vocale non è più brillantissimo e a volte risulta logoro nei passaggi o nella parte bassa del rigo; la sua rimane una interpretazione musicale maiuscola.
