Prosegue la stagione “alternativa” della Fondazione Arena di Verona con un Gala interamente dedicato ad alcune tra le arie ed i cori più celebri del compositore più amato dell'opera lirica, Giuseppe Verdi.
Oltre al tris d'assi, autentici fuoriclasse della scena odierna quali Francesco Meli, Luca Salsi ed Eleonora Buratto, abbiamo ritrovato Daniel Oren, direttore musicale ed “onorario” dell'orchestra veronese che conosce e dirige ininterrottamente da 36 anni.
In una alternanza omogenea di arie per tenore, baritono, soprano, coro, terzetto e brani strumentali, tutti rigorosamente verdiani, il concerto si è protratto per più di due ore senza intervallo, acclamato da un pubblico festante e numeroso.
Della voce di Francesco Meli c'è poco da dire, poiché è da parecchi anni una delle più belle voci di tenore lirico che si conoscano in attività. Voce di magnifico smalto e naturale lucentezza, dizione scolpita, volume e fraseggio da grande interprete: una prova che può dirsi non solo riuscitissima ma pressoché perfetta. Prova ne sono state la meravigliosa aria “ Ma se m'è forza perderti” dal Ballo in maschera eseguita con una passione, un così struggente senso di rimpianto e rassegnato distacco da far rabbrividire. Da manuale poi l'eleganza e il raffinatissimo fraseggio del duetto di chiusura del primo atto di Otello in coppia con Eleonora Buratto. Finalmente si è ascoltato tutto ciò che è scritto in partitura incluso il finale in pianissimo.
E poi ancora un memorabile duetto da Don Carlo (“E'lui, desso, l'infante”) con Luca Salsi e un terzetto con Eleonora Buratto dal Trovatore (Deserto sulla terra”).
Luca Salsi, baritono autentico fuoriclasse, probabilmente il migliore in circolazione, non è stato da meno. Anch'egli si è fatto valere in tutte le arie con un canto solido, fiero e struggente, tratteggiando a tutto tondo i vari personaggi. Suo cavallo di battaglia quel “Cortigiani, vil razza dannata” cantato con stupefacente facilità e perfezione d'intento che ha scatenato l'applauso del pubblico e richieste di bis.
Notevolissimo anche il duetto da Luisa Miller (“Andrem raminghi e poveri”) assieme ad Eleonora Buratto, autentico gioiello di bel canto.
Eleonora Buratto ha aperto la sua performance con una esecuzione di “Tu che le vanità”) notevolissima, tutta centrata sulla ricerca di un suono pulito e una dizione perfetta. La Buratto si è dimostrata una professionista di alto rango per tecnica ed interpretazione: attraverso una linea vocale ben tornita, con effetti quasi strumentali, un timbro morbido e prezioso in tutta la gamma, ha inanellato una serie di personali trionfi che hanno avuto culmine nella romanza del terzo atto di “Un ballo in maschera” - “Morrò, ma prima in grazia”.