TITOLO “Quando ti danno un premio la prima cosa da non fare è credere di meritarselo”
“Uomo di grandi intuizioni e intelligenza critica, custode di memorie con lo sguardo rivolto alla contemporaneità e al futuro, attento alla formazione di un nuovo pubblico e alla circolazione di compositori e giovani interpreti. Per restituirci un mondo dove la musica fa parte della vita quotidiana”: questa la motivazione con cui è stato assegnato a Michele Dall’Ongaro il Premio Pordenone Musica 2020. Una consegna che causa pandemia ha dovuto attendere un anno e rappresenterà un unicum (probabilmente il premio 2021 salterà), ma ha trovato il pubblico pordenonese più pronto che mai a voler tornare nel suo teatro per festeggiare questo momento.
Le celebrazioni, come di consueto ormai, sono iniziate già a partire dal pomeriggio con appuntamento in compagnia del Sovrintendente dell’Accademia di Santa Cecilia moderato da Maurizio Baglini, direttore musicale del Teatro Giuseppe Verdi di Pordenone.
Fin da subito Dall’Ongaro si dimostra intrattenitore esperto e capace di conquistare la simpatia del pubblico, esordendo con “Quando ti danno un premio la prima cosa da non fare è credere di meritarselo”: ma al contrario deve servire come incentivo a continuare a fare, e meglio, ciò per cui si è stati premiati. Durante quasi un’ora di incontro-lezione ha parlato a ruota libera della sua vita, di musica e di vita per la musica, riuscendo persino a trovare un trait d’union fra Lully e i Måneskin, dimostrandosi capace di saper strizzare l’occhio anche ai più giovani presenti in sala.
A concludere questo aperitivo è stata una piccola chicca regalata alla città che lo ha premiato: la prima assoluta di un nuovo movimento in appendice alla composizione Autodafè, cinque modi di andare alla forca, scritta dall’accademico nel 1989. La suite pianistica racconta i diversi punti di vista di cinque condannati a morte a cui si è aggiunto un sesto movimento, quello che ci presenta la prospettiva del carnefice - come ha detto lo stesso autore durante l’introduzione all’ascolto. Maurizio Baglini, dedicatario del nuovo brano, ne restituisce tutta l’estraneità.
