VIVA VERDI – VICENZA, PIAZZA DEI SIGNORI, lunedì 1 luglio 2013, ore 21,00


La nona edizione del concerto dedicato a Giuseppe Verdi non poteva cadere più che a fagiolo nell’anno del bicentenario dalla nascita del nostro musicista più acclamato al mondo. Lo spettacolo si è svolto in una gremitissima Piazza dei Signori, con la Basilica Palladiana, la Loggia del Capitaniato ed i suoi splendidi palazzi a farne da palcoscenico naturale.   Le quattro voci che coprono tutti i registri si sono alternate in un pot-pourri di arie verdiane per tre ore abbondanti di emozioni. La forza del destino , con la sua celebre sinfonia, l’Oberto, il Falstaff, l’Aida, Un ballo in maschera, Don Carlo, Rigoletto, Il Trovatore, La Traviata, e non poteva mancare il coro del Nabucco. A nostro avviso non c’era certo bisogno dei microfoni disposti sul palcoscenico, che tendono ad appiattire certi effetti ed esagerare talaltri.

Ancora una prova superlativa e di gran classe per Silvia dalla Benetta. Il soprano ha eseguito arie diversissime tra loro mostrando la sua perizia tecnica e partecipazione emotiva. Si muove in tutta la gamma del suo registro senza alcun indugio, con voce sicura e potente, che certamente non ha bisogno dei microfoni presenti sul palco. La sua voce corre via in tutta la piazza con acuti perfetti, filati delicatissimi, come ad esempio in ‘Caro nome’ (Rigoletto), e con una dolcezza che coccola le orecchie. Il suo cavallo di battaglia ‘E’ strano…sempre libera’ (Traviata) consacra il successo della sua esibizione. 

Ad interpretare invece le  difficilissime arie da mezzosoprano Victoria Lyamina. Purtroppo la cantante non è riuscita a regalare le emozioni che ci si poteva aspettare da arie che lasciano sempre col fiato sospeso, come 'Oh, Don fatale' (Don Carlo) o 'Stride la vampa' (Trovatore). Pur possedendo un bel timbro vocale, il suo fraseggio è approssimativo, spesso è a corto di fiato, la posizione della bocca è sbagliata e soprattutto le vocali sono troppo aperte e poco eleganti. Gli acuti sono forzati ed è estremamente evidente anche il passaggio di registro.

Poderoso il fronte maschile con due cavalli di razza.
Rudy Park è un tenore ormai noto per il suo strumento ricco, dal bellissimo colore e che si presta anche ad ampi spazi all’aperto. Certo risulta più adatto ai ruoli battaglieri che a quelli da romantico rubacuori, ma il tenore sta cominciando a modulare anche i diversi suoni per sottolineare col giusto accento i vari personaggi che si appresta ad interpretare. Notevoli la sua 'Celeste Aida' e ' Di quella pira' (Trovatore). Molto gradito il brindisi da Traviata col soprano Dalla Benetta. 

Molto interessante anche la voce baritonale di Ivan Inverardi. Il colore è molto bello, potente e corposo il suo timbro. Tende un po’ ad esagerare negli atteggiamenti quando le arie entrano nel  culmine, ma la resa complessiva delle sue esecuzioni è pregevole e di notevole effetto, come ha mostrato in 'Di provenza il mare, il suol' (Traviata) o in 'Cortigiani, vil razza dannata' (Rigoletto).

La piacevole serata è stata brillantemente accompagnata dal coro e dall’Orchestra di Vicenza, che  raccoglie anche elementi della OTO, diretti dall’esperienza e passionalità del Maestro Giuliano Fracasso, che ha mostrato di amare e ‘sentire’ Verdi in particolar modo ieri sera.
Applausi e tanta serenità per tutti i presenti.

MTG


NABUCCO, GIUSEPPE VERDI – ARENA DI VERONA, sabato 29 giugno 2013, ore 21,15.




L’allestimento del Nabucco che viene proposto quest’anno all'Arena di Verona è datato anni novanta, firmato dallo storico regista Gianfranco de Bosio. Un classico nel vero senso della parola sia per stile che per significati proposti. La centralità dei due popoli ebraico e babilonese a confronto,  sullo sfondo del tempio ebraico di Gerusalemme, e successivamente la torre di Babele, che viene distrutta con un effetto scenico che consiste in una grande esplosione. Il tutto condito con una certa solennità di atmosfere, sottolineata anche dagli effetti di luce. Di grande impatto sicuramente le scene di Rinaldo Olivieri, che ha posto in essere ciò che allora De Bosio aveva concepito per quest’opera. Un allestimento così bello ed imponente però dopo tanti anni poteva anche essere leggermente svecchiato, soprattutto nei movimenti scenici che sono risultati un po’ troppo statici in generale, ed il ritmo degli avvicendamenti in scena ne ha risentito in più parti.

Il cast della serata ha visto esibirsi bellissime voci, con qualche incertezza per alcuni interpreti.

Il ruolo del protagonista è affidato ad Ambrogio Maestri. Si rivela sempre essere un grande artista per tenuta sulla scena e per temperamento. Il colore della sua voce è ricco e molto bello. Tuttavia mostra un certo affaticamento nella resa vocale su alcuni passaggi, tendendo poi a sfogare troppo eccessivamente sugli acuti.

Un magnifico Ismaele è interpretato da  Stefano Secco. La sua voce ha un bellissimo colore, chiaro, limpido e canta con disinvoltura e precisione su tutta la gamma del suo registro.

Altra interprete dalla notevole presenza scenica è la perfida Abigaille impersonata da Tiziana Caruso. Il giovane soprano offre una voce molto potente, robusta e raffinata allo stesso tempo: molto affascinante. Centra la sua esecuzione entrando nella parte con crescente carisma e personalità.

La sua antagonista è  Anna Malavasinei panni di Fenena. Buona la sua immedesimazione nel personaggio, la sua voce si esprime al meglio quando si trova nella gamma più alta, mentre tende ad incupirsi nei toni medio – bassi, leggermente forzando la sua natura tendenzialmente più acuta.

Sicuro ed indomabile lo Zaccaria di Carlo Colombara. Il suo carisma gli consente di centrare una interpretazione autoritaria e convincente, grazie anche alla sua voce profonda e ben assestata nella sua emissione.
Carlo Bosisi fa apprezzare anche se per un ruolo breve, Abdallo, grazie al suo spirito interpretativo ed alla sua voce molto melodica che ci piacerebbe sentire anche in altri ruoli.
Infine Francesco Palmieri è il Gran Sacerdote di Belo, mentre Anna è Maria Letizia Grosselli.

L’Orchestra dell’Arena di Verona non è parsa nella sua migliore forma. Nelle intenzioni di Julian Kovatchevla volontà di imprimere ritmi più sostenuti, per donare più carattere ad una messa in scena piuttosto lenta, ma in diversi punti si è notato il conseguente distacco dal palcoscenico, e talvolta dall’operato del pur bravo coro diretto da  Armando Tasso.

Il pubblico ha come ormai di prassi richiesto il bis del ‘Va pensiero’, prontamente accontentato, tributando al termine della rappresentazione moltissimi applausi a tutti i protagonisti, in particolar modo Caruso e Secco. Apprezzamenti anche per Kovatchev.
MTG


LA PRODUZIONE

Direttore d'orchestra
Julian Kovatchev
Regia
Gianfranco de Bosio
Scene
Direttore del coro
Rinaldo Olivieri
Armando Tasso


GLI INTERPRETI
Nabucco
Ambrogio Maestri
Ismaele
Stefano Secco
Zaccaria
Carlo Colombara
Abigaille
Tiziana Caruso
Fenena
Anna Malavasi
Gran Sacerdote di Belo
Francesco Palmieri
Abdallo
Carlo Bosi
Anna
Maria Letizia Grosselli



ORCHESTRA CORO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA








Foto Ennevi

TRAVIATA, GIUSEPPE VERDI – ARENA DI VERONA, venerdì 28 giugno 2013, ore 21,15







Bisogna fare della propria vita come si fa un’opera d’arte’. Così scriveva l’esteta per eccellenza Gabriele d’Annunzio e così ha sempre fatto la parigina Violetta Valery finché ha potuto: feste, lusso, uomini, regali, piacere; tutto ciò che le poteva rendere la vita lieta, ‘di gioia in gioia’. E l’allestimento che ripropone il festival areniano quest’anno ideato da Hugo De Ana esemplifica visivamente questo modo di pensare. Con le sue immense cornici poste in maniera irregolare sull’infinito palcoscenico veronese, il regista, scenografo e costumista, vuole proprio ‘incorniciare’ ad arte la vita e gli amori dei protagonisti di questa arcinota opera verdiana.

Le ambientazioni studiate all’interno ed intorno alle suddette cornici sono arricchite da tele e pannelli dai colori vari e delicatissimi che ne completano lo sfondo, gli effetti di luce ed ombra sono azzeccatissimi a sottolineare ogni sfumatura della narrazione. Per non parlare dei meravigliosi abiti che il regista ha creato per questa produzione: ogni signora del pubblico ha sicuramente desiderato di possederne uno..

Certo tutta l’audience ha vivamente apprezzato i protagonisti di questo spettacolo in ogni sua parte, dagli interpreti all' esecuzione musicale.

Lana Kosinterpreta una bellissima Violetta Valery. La sua figura è esaltata dai ricchi costumi di De Ana e si muove sulla scena con disinvoltura ed eleganza. La sua voce si estende nell’aria senza difficoltà,  ricca e corposa, e si esprime al meglio soprattutto nei  pianissimo più che nelle agilità. Bene soprattutto nell’ultimo atto, ove riesce ad imprimere particolare intensità al ruolo della donna sofferente e malata, ma che spera fino all’ultimo di ricominciare a vivere e sognare.

Splendido nel ruolo di Alfredo John Osborn. Ottimo il fraseggio, bellissimo il timbro morbido della sua voce acuta e precisa, dall’ottimo volume, udibile in ogni parte del palcoscenico . Una carezza ogni sua nota emessa con precisione e maestria. Il suo Alfredo è tenero ed appassionato, esprime tutte le emozioni del personaggio coinvolgendo e convincendo.

Autoritario quanto basta Roberto Frontali, nei panni di un Giorgio Germont espresso con piglio paterno e convinzione, dotato di una voce baritonale ben emessa e dal bel colore. 

Sanya Anastasiaè una spigliata Flora, che con la sua voce scura e piena ben si cala nel ruolo dell’amica ‘allegra’ di Violetta. Ben interpretato anche il Gastone di Carlo Bosi, che impersona con incisività e presenza scenica, coadiuvate da una voce dal bel timbro setoso, il suo ruolo di amico compartecipe delle vicende del protagonista.

Annina è una giusta Teona Dvali, come pure ben si addicono ai loro ruoli correttamente interpretati Nicolo' Cerianie Paolo Maria Orecchia, rispettivamente i nobili Douphol e d'Obigny. Convincente nel breve ruolo del medico Gianluca Breda, e Antonio Feltraccocome Giuseppe. Bene Andrea Cortese, sia come domestico di Flora che come Commissionario.

Il coro dell’Arena diretto da Armendo Tasso offre come sempre una prova positiva, pur se leggermente impreciso quando posto ai lati del palco, forse a causa dell’acustica dispersiva.
Il corpo di ballo dell’Arena offre uno spettacolare completamento a questo splendido allestimento, con le belle coreografie di Maria Grazia Garofoli.

L’Orchestra dell’Arena di Verona è diretta da Andrea Battistoni. Il Maestro offre una lettura di questa pagina verdiana molto ‘intima’. Sin dalla ouverture è chiaro l’intento di sottolineare il pathos che tutta l’opera trasmette, con suoni delicati, anche nei momenti più concitati. L'effetto complessivo è dunque elegante, offrendo sonorità mai esagerate, che si completano con le voci degli interpreti senza sovrastarli, cosa molto difficile in una cornice così particolare.

Applausi anche a scena aperta, il pubblico ha tributato un caloroso successo a tutti gli interpreti, con ovazioni alla coppia protagonista ed al direttore d’orchestra.
Una produzione veramente degna del festival e della sua fama!
MTG


LA PRODUZIONE

Direttore d'orchestra
Andrea Battistoni
Regia, scene, costumi e luci
Hugo De Ana
Coreografia
Direttore del coro
Direttore del corpo di ballo
Direttore allestimenti scenici

Leda Lojodice
Armendo Tasso
Maria Grazia Garofoli
Giuseppe De filippi Venezia

GLI INTERPRETI
Violetta Valery
Lana Kos
Alfredo Germont
John Osborn
Giorgio Germont
Roberto Frontali
Flora Bervoix
Sanya Anastasia
Annina
Teona Dvali
Gastone
Carlo Bosi
Barone Douphol
Nicolo' Ceriani
Marchese d'Obigny
Paolo Maria Orecchia
Dottor Grenvil
Gianluca Breda
Giuseppe
Antonio Feltracco
Domestico/Commissionario
Andrea Cortese


ORCHESTRA, CORO E CORPO DI BALLO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA








Foto Ennevi

MADAMA BUTTERFLY, GIACOMO PUCCINI – TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, martedì 25 giugno 2013, ore 19,00



È questo uno dei più rappresentati titoli di Puccini, Madama Butterfly, che vide la luce il 17 febbraio 1904 alla Scala di Milano senza ottenere il giusto successo, poi ottenuto dopo alcune sostanziali modifiche operate dall’autore, al Teatro Grande di Brescia, nel successivo mese di maggio. Questo intenso lavoro tratto dal dramma omonimo di Belasco, ha come origine un fatto realmente accaduto: una geisha era stata ingannata da un uomo forestiero ed aveva tentato il suicidio qualche anno prima. E’ un dramma che ottiene in modo particolare la compartecipazione del pubblico, poiché chi ascolta ed osserva vorrebbe quasi salire sul palco e gridare alla piccola Cio-Cio-San di non farsi illusioni, che il suo adorato salvatore non la porterà mai via dalla sua città, che è tutto evidente sin dall’inizio! E dobbiamo dire che lo spettacolo che abbiamo visto ci mette subito in questo stato di commozione nei confronti della protagonista, perché su tutto sono esposti gli stati d’animo, più che il contorno esteriore.

La produzione che il Teatro la Fenice di Venezia mette in scena quest’anno rientra in un progetto speciale nell’ambito della 55^ Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. La regia è curata da Àlex Rigola, che in collaborazione con Mariko Mori, scenografa e costumista, ha creato uno spettacolo senza tempo e senza specifica ambientazione, ma pieno di intensità e molto coinvolgente. Sono appunto in scena i sentimenti dei protagonisti, messi così a nudo da lasciare chi assiste senza parole, avvolgendolo continuamente con i suoi artifizi: il coro muto che circonda la platea alle sue spalle, la protagonista che resta sul palco in veglia durante il celebre intermezzo, mentre uno schermo sul palco proietta stelle cadenti dal nero cielo dell’universo. 

Al centro dell’ambientazione la lemniscata a simboleggiare l’infinito. I colori di fondo sono sempre su toni dal rosa al violetto, ma il bianco domina su tutto, anche nei delicati costumi delle ballerine che accompagnano larga parte della narrazione. Splendido il costume di Cio-Cio-San, una veste bianca a cui si appoggia un mantello con alle spalle delle ali colorate che ne esemplificano il celebre appellativo. Anche se sostanzialmente la scena è vuota, nell’ultima parte è addirittura tutto bianco senza arredi, tale è lo sforzo registico interpretato dagli artisti che non ci si accorge neanche di ciò che (non) li circonda.

Il ruolo del titolo è affidato ad una particolarmente ispirata Amarilli Nizza. Il soprano mostra tutte le sfaccettature del personaggio con straordinaria ricchezza interpretativa. Da delicata fanciulla in fiore nel primo atto, si trasforma in   donna tradita madre, che si appresta ad affrontare con dignità quasi regale un destino negato fino alla fine. A sostegno di ciò, una voce che soffre con i suoi filati delicati e intensi, piange con gli acuti ben assestati ed offre un colore ricco e importante. Splendida!

Andeka Gorrotxategui è Pinkerton. Lo strumento di cui dispone è di bel colore che non difetta in potenza nelle note di slancio, mentre scompare leggermente nell’orchestra se l’emissione si trova nel registro medio. L’impegno nel ruolo è stato discreto, ma manca ancora l’esperienza del personaggio che ne conferirebbe maggior credibilità ed autorevolezza.

Splendida Manuela Custer nel ruolo di Suzuki. Si cala nel personaggio con una compostezza ed una classe in perfetta simbiosi con la protagonista. Il colore scuro della sua voce è pieno e a tratti delicato, realmente compartecipe delle vicende in scena, convince a pieno e meritatamente.

Sharpless è un bravissimo Vladimir Stoyanov: molto espressivo, canta con decisione ed autorevolezza interpretando il suo ruolo e convincendo per tenuta vocale e resa scenica.
Goro è interpretato da Nicola Pamio. Non ci è molto chiara la scelta di fargli indossare degli occhiali da sole bianchi che lo rendono somigliante ad un Renato Zero un po’ anomalo, ma il suo personaggio di ‘combina matrimoni’è interpretato con buono spirito e doti vocali.  

Il principe Yamadori è William Corrò che esegue la sua parte con buono agio interpretativo e canoro, così come lo zio Bonzo, alias Riccardo Ferrari. Aggraziate e ben eseguite le parti della madre, zia e cugina di Butterfly: nell’ordine  Misuzu Ozawa, Marta Codognola, Sabrina Mazzamuto, come pure corretti Emanuele Pedrini, Ciro Passilongo ed Enzo Borghetti, rispettivamente il commissario imperiale, Yakusidé e l’ Ufficiale del registro. Infine Julie Mellorriesce ad interpretare in modo convincente il ruolo della vincitrice, ma compassionevole, Jane Pinkerton, con una voce interessante che ci dispiace aver udito per poco.

Molto bravi e leggiadri i ballerini Inma Asensio, Elia Lopez Gonzalez, Sau-Ching Wong, ancora una bella prova del coro diretto da  Claudio Marino Moretti.

L’orchestra di Omer Meir Wellber qui trova una direzione vibrante, dai ritmi sostenuti, che non scade nel banale sentimentalismo. Se anche nei crescendo tende a mettere in ombra gli interpreti, ha accompagnato con gesto elegante e compartecipe i musicisti in buca.
Pubblico visivamente emozionato, ha tributato applausi soprattutto ai protagonisti principali ed al direttore d’orchestra.
Davvero una bella ed interessante produzione!
MTG


  
LA PRODUZIONE

Maestro concertatore Omer Meir Wellber
e direttore
regia                           Àlex Rigola

scene e costumi          Mariko Mori
light designer             Albert Faura
head design               milliner by Kamo

GLI INTERPRETI
Cio-Cio-San              Amarilli Nizza
F.B. Pinkerton          Andeka Gorrotxategui
Kate Pinkerton         Julie Mellor
Sharpless                   Vladimir Stoyanov
Suzuki                        Manuela Custer
Goro                          Nicola Pamio

Zio Bonzo                  Riccardo Ferrari
Il principe Yamadori  William Corrò
Yakusidé                   Ciro Passilongo
Il commissario          Emanuele Pedrini
imperiale 
L’ufficiale                  Enzo Borghetti
del registro 
La madre                   Misuzu Ozawa
di Cio-Cio-San 

La zia                        Marta Codognola
La cugina                  Sabrina Mazzamuto



Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
maestro del Coro Claudio Marino Moretti

ballerini 
Inma Asensio, Elia Lopez Gonzalez, Sau-Ching Wong

con sopratitoli in italiano e in inglese

nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice 
| progetto speciale della 55. Esposizione
Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia 
| spettacolo sostenuto dal Circolo La Fenice con
il contributo di Van Cleef & Arpels





ELISIR D’AMORE , GAETANO DONIZETTI – TEATRO REGIO DI TORINO, domenica 23 giugno 2013, ore 15,00



Siamo tornati al Teatro Regio di Torino per rivedere quest’ opera  perfetta per la stagione appena iniziata: calda, giovane, allegra, piena di vita. Così abbiamo ritrovato il lavoro che Fabio Sparvoli ha concepito per questo ‘Elisir d’amore’ di Gaetano Donizetti, in un allestimento che come detto si ispira ai grandi film italiani degli anni ’50, per caratterizzazione dei personaggi e per i coloratissimi costumi di Alessandra Torella e le scene di Saverio Santoliquido.  È di nuovo in scena il dramma di sempre: come fare per conquistare l’amata, quali stratagemmi inventarsi per portare a termine la missione del cuore? Il povero Nemorino non trova altro modo che affidarsi a quel grandissimo ciarlatano di Dulcamara che, approfittando dei sentimenti del giovane, gli spilla soldi per una pozione che in realtà non è altro che del semplice vino. D’altro canto si sa che ‘in vino veritas’, e difatti il malcapitato trova nuova forza ed espressività proprio grazie alle virtù che in effetti la bevanda possiede, quella di disinibire, e pur comportandosi da ‘matto’, riesce comunque a catturare l’attenzione della furba fittaiola Adina.
E anche questa sera gli artisti in scena hanno straordinariamente interpretato la mente del compositore, evidenziando che questi non intendeva certo scimmiottare Rossini e le sue opere buffe, bensì aggiungere al carattere giocoso, tipico di certi ruoli dell’autore pesarese, dei tratti più sentimentali, creando una fusione perfetta tra sentimentalismo e leggerezza, un passo avanti nella storia del'opera.
Ancora un cast meraviglioso di giovani e brillanti artisti: la compagine artistica ha convinto per partecipazione, doti attoriali, e soprattutto per straordinaria tecnica vocale.

Désirée Rancatore è una meravigliosa Adina: un personaggio che sembra entrato nella sua anima tanto le sta a pennello: non una bimbetta capricciosa, ma una donna che sa il fatto suo senza rinunciare a fare la gatta quando serve, perché  proprio non ci sta ad essere messa da parte, ed è sempre ben presente a se stessa giocando d' astuzia. Il tutto condito da una voce dalle molte sfaccettature: con agilità spericolate, filati sottilissimi e precisi, acuti pieni e ricchi, il soprano gioca con il suo strumento senza mai perderne il controllo, una interprete davvero istrionica.

Nemorino è un Francesco Meli veramente in grande spolvero: mostra di essere un artista di classe, il personaggio che interpreta è molto più del semplice innamorato dal cuore limpido: mostra una classe particolare che nobilita il suo ruolo, coadiuvata da una voce che avvolge le note con setosita' e dolcezza unite a precisione ed armonia. La celebre ‘Una furtiva lagrima’ , è cantata quasi con un filo di voce sofferente all’inizio, per poi esplodere nel sentimento man mano che si addentra nella sua esecuzione.

Belcore è Fabio Maria Capitanucci : la sua voce ha un timbro importante, dall’ottimo volume che non teme la grande sala del Regio, si muove con disinvoltura sulle scene padroneggiando il suo personaggio con simpatia e scaltrezza.

Dulcamara è interpretato da Nicola Ulivieri. Questo ruolo semplicemente spassoso è molto realistico nell’interpretazione del basso-baritono. Molto espressivo e mai banale, anche grazie alle invenzioni registiche di Sparvoli, risolve il suo personaggio con maestria utilizzando la sua voce piena e vellutata certificando un suo particolare successo.

Ritroviamo la brava e spigliata Giannetta di Annie Rosen, ed il bravissimo il mimo Mario Brancaccio, nell’assistere quel matto del suo padrone ‘dottore’.
Ottimo anche per questa serata il coro del Teatro Regio diretto dal Maestro Claudio Fenoglio per precisione e compattezza vocale.

L’orchestra si conferma essere il completamento al successo complessivo della serata, diretta dal Maestro Giampaolo Bisanti. Come è stato detto precedentemente il milanese presta attenzione ad ogni dettaglio, dai cantanti all’azione in scena, improntando la sua conduzione su perfetta simbiosi tra palcoscenico e musica, lavorando insieme agli artisti con la classe che lo contraddistingue. Un altro tassello si aggiunge al mosaico delle sue conduzioni ben riuscite.

Applausi davvero generosi per tutti, bis per Rancatore e Meli, un altro trionfo per il Teatro Regio e la città di Torino.

MTG


LA PRODUZIONE

Direttore d'orchestra
Giampaolo Bisanti
Regia
Fabio Sparvoli
Scene
Saverio Santoliquido
Costumi
Alessandra Torella
Luci
Andrea Anfossi
Assistente alla regia
Anna Maria Bruzzese
Maestro del coro
Claudio Fenoglio


GLI INTERPRETI
Adina, ricca e capricciosa
fittaiuola 
Désirée Rancatore

Nemorino, coltivatore, giovane semplice,
innamorato di Adina e
Francesco Meli

Belcore, sergente di guarnigione
nel villaggio 
Fabio Maria Capitanucci

Il dottor Dulcamara,
medico ambulante 
Nicola Ulivieri

Giannetta, villanella 
Annie Rosen
Assistente di Dulcamara 
Mario Brancaccio



Maestro al fortepiano

Luca Brancaleon
Orchestra e Coro del Teatro Regio

Nuovo allestimento






ELISIR D’AMORE , GAETANO DONIZETTI – TEATRO REGIO DI TORINO, sabato 22 giugno 2013, ore 20,00



 “ Prediletti dalle stelle,  
io vi lascio un gran tesoro.
Tutto è in lui; salute e belle,
allegria, fortuna ed oro,
rinverdite, rifiorite,
impinguate ed arricchite:
dell'amico Dulcamara
ei vi faccia ricordar.”


A conclusione della stagione 201213, il teatro Regio di Torino propone un nuovo allestimento del capolavoro donizettiano con due differenti cast.
Chiamato di nuovo ad inventare la regia è Fabio Sparvoli che dopo il fortunatissimo allestimento del 2007, reinventa un'ambientazione da paesino italiano degli anni 50, ispirandosi chiaramente al cinema realista italiano del dopoguerra.
Giannetta ci ricorda tanto la LollobrigidaBersagliera di “Pane amore e fantasia”, Belcore passa da Sergente basco a italico Carabiniere, Dulcamara è un venditoreciarlatano alla Alberto Sordi, che si arrabatta come può, ma senza cattiveria, per sbarcare il lunario.

D'altronde l'Elisir d'amore, è l'opera che che dà il primo colpo di timone verso la nuova rotta dell'opera buffa. In questo capolavoro l'allegria non nasce per puro impulso musicale, ma dal personaggio, che non è una comica macchietta, ma un carattere che con le sue manchevolezze e i suoi lati borghesemente umani ispira un sorriso bonario da cui non è aliena la commozione. Per Donizetti i tratti umani, l'anima,  qui danno una persuasiva e nuova fisionomia a Nemorino, Dulcamara, Belcore, già prima di quel perfetto gioiello che sarà il Don Pasquale: dal riso rossiniano si è giunti al sorriso donizettiano.

Sparvoli ci propone dunque un'allestimento sgargiante di colori dove i personaggi si muovono con gesti ampi che amplificano emozioni e reazioni grazie ad una mimica facciale accentuata, particolarmente in Adina, Belcore e Dulcamara che maggiormente risentono di quel retaggio da commedia dell'arte; piu naturale invece Nemorino che con la sua umanità si contrappone alla sfacciataggine degli altri.
Le scene pensate da Saverio Santoliquido ci regalano una fattoria fervente di attività campestri nel primo atto e di festeggiamenti nel secondo, tutto giocato sui colori arancione e giallo, come pure i bei costumi di Alessandra Torella.

Particolarmente gradevole e divertente è stata Jessica Nuccio nel ruolo di Adina.
La sua giovanissima e freschissima voce ben si presta ad una volubilità che se nel primo atto risulta un po’ stereotipata, nel secondo diviene più credibile. Nonostante qualche leggera incertezza nell'intonazione soprattutto nei recitativi, la Nuccio possiede una voce limpidissima negli insidiosi passaggi dalle note quasi sussurrate, giocate, a quelle più vigorose degli acuti, affrontate senza timore e con precisione.
Vito Priante è un Belcore tutto passione e calore, anche nella voce di cui fa un uso accorto e studiatissimo rendendo il personaggio del furbo sergente, credibile e per nulla macchiettistico.

Uno splendido Simone Alberghini è stato un Dulcamara più che convincente. Spesso si tende a ridurre questo personaggio ad una sorta di capocomico tutto lazzi e strilli. Alberghinigli ha reso invece giustizia, studiando ogni singola sillaba del suo dettato musicale e rendendola chiara e giustamente precisa senza cadere nei consueti stereotipi visti e rivisti da mago avvinazzato tutto moine e imbrogli.
Degno suo muto compare (voluto da Sparvoli) è stato il mimo Mario Brancaccio.

Maiuscola la prova di Ivan Magrì come Nemorino.
La voce del giovane cantante siciliano si è notevolmente irrobustita e riempita di armonici rispetto ai precedenti ascolti. Il suo Nemorino, è un ragazzo si semplice ma non del tutto sciocco. Esilarante nei duetti con Adina, struggente nell'esternazione dei turbamenti sentimentali. Ci ha regalato un'interpretazione di “una furtiva lagrima” veramente bella e giustamente bissata. Ci auguriamo di ascoltarlo presto e molte volte ancora soprattutto in Italia.

Giannetta è stata una precisa e intonatissima Annie Rosen, bravissima anche nell'interpretazione.

A capo di una ispiratissima orchestra del Regio, Giampaolo Bisanti ha saputo condurre la partitura da vero fuoriclasse.
Risulta fin da subito chiara la sua volontà di stabilire un giusto equilibrio tra  sonorità e voci senza nulla sacrificare a vigore e slancio orchestrale. Bisanti sa essere patetico e brillante solo quando serve veramente, studiando e interpretando assieme a orchestra, coro e solisti ogni singola frase senza lasciare nulla al caso ma al contempo lasciando libertà di interpretazione nel gusto. Ci auguriamo vivamente di poterlo riascoltare presto in altre prove.

Preciso e particolarmente partecipe il coro diretto da Claudio Fenoglio.
Successo vivissimo e meritato.


Pierluigi Guadagni

LA PRODUZIONE

Direttore d'orchestra
Giampaolo Bisanti
Regia
Fabio Sparvoli
Scene
Saverio Santoliquido
Costumi
Alessandra Torella
Luci
Andrea Anfossi
Assistente alla regia
Anna Maria Bruzzese
Maestro del coro
Claudio Fenoglio

GLI INTERPRETI
Adina, ricca e capricciosa
fittaiuola soprano
Jessica Nuccio 
Nemorino, coltivatore, giovane semplice,
innamorato di Adina tenore
Ivan Magrì 
Belcore, sergente di guarnigione
nel villaggio baritono
Vito Priante
Il dottor Dulcamara,
medico ambulante basso
Simone Alberghini 
Giannetta, villanella soprano
Annie Rosen
Assistente di Dulcamara mimo
Mario Brancaccio



Maestro al fortepiano

Luca Brancaleon
Orchestra e Coro del Teatro Regio
Nuovo allestimento




VERDI, NOSTRO SHAKESPEARE - VIAGGIO IN MUSICA E PAROLE, TEATRO ROMANO DI VERONA, giovedì 13 giugno, ore 21,30


Per tutte quelle volte in cui si afferma che ascoltando opere di Verdi la commistione tra prosa e musica diventa perfetta se di mezzo c’è William Shakespeare, ecco che la Fondazione Arena di Verona, per iniziare le celebrazioni del centenario del Festival, quest’anno ha voluto effettuare proprio un esperimento musical-teatrale che ha visto la fusione dei due generi artistici in una unica serata. Una produzione ampiamente spiegata grazie ai numerosi interventi dell’ideatore, il regista Francesco Micheli, il quale ha anch’esso recitato e raccontato il percorso su cui si districava lo spettacolo. Innanzitutto l’analisi dei personaggi shakespeariani dal punto di vista del compositore di Busseto, poi l’approfondimento dei loro caratteri,  infine la sottolineatura di quanto la musica di Verdi riesca ad esaltare ciò che già i versi del poeta inglese esprimono a gran voce da sé. 


Il regista elogia lungamente soprattutto le donne verdiane per carattere, forza, e per caratteristiche vocali, non semplici da trovare nelle interpreti di oggigiorno. Nel raccontare questo viaggio parallelo tra Verdi e Shakespeare, Micheli si è avvalso di valenti collaboratori, gli straordinari attori Luca Zingaretti e Maria Paiato, che non hanno bisogno di presentazioni, tale è la levatura del loro talento e dei successi ottenuti da anni. Con essi, per la parte musicale, sul palco si sono alternati invece il tenore Walter Fraccaro, il soprano Maria Josè Siri, ed il baritono Marco Vratogna, accompagnati da una selezione dell’orchestra areniana diretta da Julian Kovatchev.


Il programma dello spettacolo si è articolato in un continuo alternarsi di arie ed interventi in prosa, selezionati dalle celeberrime opere che vedono il genio di Busseto ispirarsi al poeta di Stratford-upon-Avon:  dal Macbeth si è passati ad un salto verso Rigoletto, che il regista è riuscito a collegare a Shakespeare per il carattere del protagonista, i cui tratti sono riconoscibili in tanti personaggi delle sue tragedie; non poteva mancare quindi Otello, per poi chiudere in allegria con Falstaff.

Luca Zingaretti e Maria Paiato hanno una incredibile capacità di calarsi nel ruolo, fanno propri tutti i personaggi e modificano la voce in funzione del momento specifico, un chiaro esempio dell’alta scuola di recitazione italiana. Hanno creato anche un buon feeling con i cantanti impegnati in scena, alternandosi nelle esecuzioni senza mai prevaricare gli altri.

Dal punto di vista musicale giovani voci già note al pubblico veronese. Maria Josè Siri è un  soprano dalla bella voce morbidamente vellutata, non ancora matura al punto di eseguire perfettamente arie come quelle impervie di Lady Macbeth, ma molto melodica e dolce, tale da eseguire una molto sentita ‘Ave Maria’ dall’Otello, che è stata infatti apprezzata soprattutto per l’interpretazione.

Marco Vratognaconferma di essere un baritono eccellente, la sua voce è corposa, di carattere, stabile e precisa; unico neo: senza una scenografia attorno risulta un po’ statico nell’esecuzione delle sue arie. Anche il tenore Walter Fraccarodispone di uno strumento dal colore limpido ed acuto, ma peccante leggermente di carattere in arie che ne richiederebbero a volontà, come quelle tratte dall’Otello; bene eseguita l’aria di Macduff.  Gran finale tutti insieme con Falstaff, tra gli applausi del pubblico.

Ad incorniciare lo spettacolo il Maestro Julian Kovatchev, che ha guidato con spirito e simpatia gli orchestrali areniani in questo interessante viaggio tra musica e parole.Il delizioso Teatro Romano ha registrato il quasi tutto esaurito, un successo che va ripetuto sicuramente.
MTG



L’ITALIANA IN ALGERI, GIOACHINO ROSSINI - TEATRO REGIO DI TORINO, martedì 11 giugno 2013,ore 15,00.



Non è una novità che le donne del nostro bel paese abbiano una fama di grandi amatrici, siano 'disinvolte e scaltre', e pertanto capiti molto spesso che.. 'suol restar gabbato chi le vorria gabbar'. Ben lo sapeva Gioachino Rossini che, nel comporre questo autentico divertimento in musica, esaltò a pieno tali qualità delle sue connazionali. E ovviamente l' eroina rossiniana, Isabella, è molto astuta, brillante, e sa sfruttare la situazione sempre a suo vantaggio. Il libretto fu di Angelo Anelli, il quale lo scrisse per il compositore Luigi Mosca,  ed il soggetto e libretto stesso con qualche modifica furono poi ripresi da Rossini  per la sua versione, che fu rappresentata per la prima volta nel 1813 a Venezia, e poi rimaneggiata in versioni successive.

E se un fatto di cronaca, come si sa, ispirò l'autore, i temi e le giocose situazioni in scena sono sempre attualissime. Un marito ricco ed annoiato, una moglie che non vuole lasciarlo andare perché ancora innamorata, la bella disinvolta che fa girare la testa a tutti, e naturalmente una storia d'amore a guidare le trame del racconto con tutte le situazioni che il libretto offre con maestria e perizia. 

Del resto pare che tra gli estimatori di quest'opera ci fosse Stendhal, che  amò sempre molto la nostra arte in tutte le sue manifestazioni. E se poi la produzione che fa da sfondo alla storia è ben costruita e dispone di un cast affiatato, lo spettacolo è garantito.

Il regista Vittorio Borrelli  ha creato qualche anno fa questa messa in scena con Claudia Boasso per il Regio, splendidamente tradizionale, coloratissima, ricca, che ci cala direttamente nel palazzo del bey di Algeri. Abbiamo arredi lussuosi, cuscini, divani, letti enormi, tutto il lusso che un ricco e tracotante Sultano può permettersi.  Non mancano gli sketch burleschi, i doppi sensi creati dagli elementi scenici stessi, in un'atmosfera serena e veramente divertita, che ha coinvolto il pubblico sin dalla prima scena. 

E sicuramente si e' divertito Simone Alberghini nel ruolo del Bey di Algeri. Chiamato a sostituire il collega Lorenzo Regazzo, ha offerto sì una interpretazione giocosa, ma non caricaturale, del prepotente beffato. Il suo personaggio non fa lo sciocco per forza, anzi mostra maturità ed intelligenza anche nella sconfitta e rassegnazione finale, rendondo il suo ruolo molto credibile. Il timbro deciso e corposo della voce del basso completano la performance.

Centrata anche la bella Isabella di Daniela Pini: scaltra al punto giusto, intrigante e molto disinvolta, padronissima della scena, delizia con le sue agilità e la sua timbrica scura e piena da donna sicura di sé. 

Antonino Siragusa è un simpatico Lindoro. Cristallino il suono dei suoi acuti, con  una setosità che si addice molto ai ruoli rossiniani per colore della voce,  e convince bene nel ruolo dell'innamorato affezionato.

La moglie del bey ci piace per lo spirito con cui ha gestito il ruolo: Linda Campanella è spigliata e con la sua voce acuta e sottile riesce comunque a riempire l'ampia sala del teatro.

Marco Filippo Romano e' un perfetto Taddeo, le espressioni del volto che riesce ad assumere sono spassose, il suo ruolo e' veramente da 'macchietta' ed il baritono si propone nei siparietti richiesti con spirito e professionalità, coadiuvato da una resa vocale che ne esalta le caratteristiche. Altrettanto spigliati Federico Longhi e Alessia Nadin  nei rispettivi ruoli di Haly e Zulma, la cui resa vocale premia una interpretazione convincente ed affiatata. Infine divertente anche l'interpretazione del mimo Marco Cabras in veste di chef; molte scene a volte non sarebbero così divertenti senza la collaborazione di questi preziosi artisti.

Particolare menzione va a coro ed orchestra del Teatro Regio. Corposo e' il suono di insieme dei coristi e ben si amalgama con efficacia alle voci dei protagonisti, ottimamente diretto dal Maestro Claudio Fenoglio.
Il Direttore d'orchestra Daniele Rustioni dona classe e perfezione ad uno spartito che da molti è definito come tale. Guida sicuro, brioso e con ottima intesa i musicisti, offrendo ritmi e colori vibranti ed accesi. L ' orchestra si esalta, si fonde nell'insieme, non copre mai i cantanti, anzi li accompagna con gusto e precisione.

Pubblico entusiasta, omaggia tutti gli interpreti ed il direttore d'orchestra con caldi applausi e svariate chiamate sul palco. Un pomeriggio di pura serenità per tutti.
MTG
  

LA PRODUZIONE

Direttore d'orchestra
Daniele Rustioni
Regia
Vittorio Borrelli
Scene
Claudia Boasso
Costumi
Santuzza Calì
Luci
Andrea Anfossi
Maestro del coro
Claudio Fenoglio

GLI INTERPRETI

Isabella, signora italiana 




Daniela Pini
Lindoro, giovane italiano,
schiavo favorito di Mustafà 
Antonino Siragusa
Mustafà, bey d'Algeri
Simone Alberghini 
Elvira, moglie di Mustafà 
Linda Campanella
Taddeo, compagno d'Isabella  
Marco Filippo Romano 
Haly, capitano dei corsari
algerini 
 Federico Longhi
Zulma, schiava confidente
di Elvira 
Alessia Nadin
Lo chef mimo
Marco Cabras


Maestro al cembalo
Giannandrea Agnoletto

Orchestra e Coro del Teatro Regio
Allestimento Teatro Regio






                                                                  







GRAN FINALE CON SILVIA DALLA BENETTA PER IL SUONO DELL’OLIMPICO – VICENZA, TEATRO OLIMPICO, domenica 26 maggio 2013, ore 21,00


Il primo anno che ha visto come direttore artistico dell’Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza il Maestro Giampaolo Bisanti, è stato un crescendo di eventi sempre più spettacolari e di successo. Questo concerto che chiude la rassegna ‘Il suono dell’Olimpico’ ne è stato la prova decisiva. Verdi Primadonna è il titolo della serata - evento che ha offerto un gala interamente dedicato al compositore che con le sue protagoniste femminili è capace più di ogni altro di regalare autentici tumulti al cuore ogni volta che le sue opere vengono rappresentate: Giuseppe Verdi appunto, naturalmente nell’ambito dei festeggiamenti per il bicentenario della sua nascita. E le sue eroine sono il simbolo di tutte le donne del mondo e di ogni epoca, diversissime fra loro e che richiedono capacità interpretative ed esperienza sul campo non indifferenti, magnificamente interpretate dal soprano che rende la sua città, Vicenza, fiera nel mondo di aver dato i natali ad un’Artista di tale levatura: Silvia dalla Benetta.

Il programma proposto dal maestro Bisanti è stato ricco, intenso, ben strutturato, che ha fatto viaggiare il pubblico attraverso tutta la storia compositiva di Verdi, partendo dalle origini, passando per gli anni di intensa produzione su commissione, i famosi anni di galera, fino alle grandi opere della maturità. Un percorso che ha voluto far comprendere al pubblico l’evoluzione della produzione del maestro di Busseto con quasi tre ore di grande musica, un sforzo produttivo veramente notevole.

Così è stato anche un viaggio nella tessitura vocale della voce sopranile, che dalle prime opere ancora di stampo donizettiano , passa poi ad un carattere sempre più deciso, con varietà di accenti e colori più corposi, drammatici, che non tutti sono in grado di esprimere con così tanta elasticità.

Ecco che dunque dall’Oberto (Sinfonia ed aria di Leonora ‘Ah sgombro è il loco’), si è passati alla Giovanna d’Arco (Sinfonia),  ad Ernani (Aria di Elvira: Surta è la notte’),  Macbeth (Preludio), Il Corsaro (aria di Medora ‘Egli non riede’), Luisa Miller (Sinfonia ed aria di Luisa ‘Tu puniscimi, o Signore’), due opere della grande trilogia popolare, La Traviata ( Preludio e aria di Violetta ‘E’ strano…Ah fors’è lui….Sempre libera’), ed Il Trovatore (aria di Leonora ‘D’amor sull’ali rosee’), ed infine la grande maturità con Vespri Siciliani (la meravigliosa Sinfonia), La Forza del Destino (Sinfonia e aria di Leonora ‘Pace, pace mio Dio’), il Don Carlo (Introduzione Orchestrale e Aria di Elisabetta ‘Tu che le vanità’) ed il gran finale con Aida (Preludio e l’aria di Aida ‘Ritorna Vincitor’).

Un viaggio è stato fatto anche dalla stessa Orchestra del Teatro Olimpico, che grazie al suo direttore è ormai una bella realtà del panorama nazionale. Sempre più affiatata, precisa e particolarmente in spolvero ieri sera, ha trovato il giusto condottiero nel mare delle asperità esecutive, con gli archi in bella evidenza, i fiati squillanti, e gli ottoni ora in grado di controllare volume e corposità di suono. Il Maestro Bisanti non si risparmia mai, guida l’ensemble con energia e passione ad ogni pezzo, facendosi seguire anche col solo sguardo nei punti più critici da tutti i musicisti. Un direttore di gran classe e preparazione, una perla nel mare azzurro dei nostri talenti.

Stella della serata la splendida Silvia dalla Benetta. Meravigliosa interprete di eleganza sia fisica che vocale, ha la straordinaria capacità di calarsi nei diversi ruoli con perizia e sicurezza. La sua voce si fa ora dolce e sottile con i filati, ora corposa e profonda nel medio registro, nonché acuta senza sbavature e in potenza, così da stringere il cuore per esempio nelle arie dal Trovatore, da La Forza del Destino e dal Don Carlo, e di divertire con la sua Violetta, ormai un riferimento per il ruolo a livello internazionale.
Molte le chiamate sul palco tali da ottenere un ulteriore regalo: il delizioso bis da i Vespri Siciliani ‘Mercè dilette amiche’
Grande entusiasmo del pubblico, scommessa decisamente vinta per la  OTO, il maestro Bisanti ed il soprano Dalla Benetta.
MTG


IL MEMORIAL TULIO BESA AL GIOVANE E TALENTUOSO GIOVANNI ZANON - AUDITORIUM FONATO DI THIENE, sabato 25 maggio 2013, ore 20,30


E’ nata una stella! Serata dedicata al vincitore del premio Memorial Tullio Besa all’auditorium Fonato di Thiene, inserita all’interno della rassegna musicale Thiene Classica, che ha visto numerosi interpreti di prestigio alternarsi nell’ambito della programmazione di quest’anno. E di prestigio è sicuramente anche questo giovane talento, il violinista Giovanni Andrea Zanon, che ha più che degnamente meritato questo riconoscimento per tecnica, passione e totale dedizione al suo lavoro, nonostante abbia soltanto quindici anni. Il premio istituito nel 2002 è stato consegnato al termine del concerto dalla ideatrice e curatrice dell’evento, la Sig.ra Gigliola Trentin Besa, in ricordo del marito appassionato di musica e amante dei giovani talenti. In una serata speciale, il giovane premiato ha offerto un concerto di incredibile difficoltà esecutiva e intensità interpretativa. Ad accompagnare il giovane veneto, con perizia e grande feeling, il Maestro Pierluigi Piran al pianoforte.
Il programma ha previsto l’esecuzione della Sonata per violino in sol minore, detta Il trillo del diavolo, di Giuseppe Tartini, vissuto tra il diciassettesimo ed il diciottesimo secolo, famosa per essere incredibilmente impegnativa. Si racconta che sia addirittura ispirata ad un sogno del compositore in cui avrebbe visto apparirgli il diavolo che gli avrebbe ispirato le melodie su cui si basa. Un pezzo che inizia appunto soavemente quasi come una ninna nanna carica di pathos, per poi sfociare in un turbinio di note virtuosistiche che richiamano ad una danza vorticosa.

Si va avanti di un secolo con H. Wieniawski e la sua Fantasia Brillante sul tema di Gounod ‘Faust’, pezzo di incredibile intensità emotiva, per le note sottilissime che diventano quasi ultrasuoni e si sposano in un dialogo dolce col pianoforte. Anche in questo caso la calma apparente iniziale si trasforma in un vortice di ritmi serratissimi, in cui i suoni esplodono letteralmente dal violino dell’Artista.

Con P. I. Tchaikovsky, e la sua Meditation, op. 42 in Re minore,  restiamo nel diciannovesimo secolo per la malinconia delle atmosfere russe, altro brano di difficoltà esecutiva impressionante e assolutamente di atmosfera e ricco di accenti, per poi finire con  H. Vieuxtemps, autore belga vissuto sempre nell’ottocento, con il meraviglioso Concerto  n° 5 op 37 in La minore, il più noto del compositore, in cui l’alternanza di vivacità e dolcezza estreme richiamano alla sensazione della quiete dopo una tempesta inarrestabile.
Bis del difficilissimo e appassionato Streghe op. 8 del genio Paganini.

Non basterebbe un libro intero per descrivere cosa Giovanni è in grado di dare con il suo strumento, bisogna ascoltarlo e vederlo. L’agilità con cui si muove, con cui le sue piccole dita pizzicano le corde o le accarezzano con l’archetto, oppure le sollecita a viva forza, sono indescrivibili. Lo sguardo del giovane è spesso rivolto al suo violino, come se stesse ordinandogli di fare esattamente ciò che ha in mente, e pone sempre lo strumento innanzi a lui quando riceve gli applausi come a dire che il merito è tutto dell’oggetto ‘incantato’. Sembra quasi che le note fuoriescano da sole, e tutto è in completa simbiosi durante l’esecuzione: le mani, la mente, il cuore, ed anche il corpo, che accompagna le note passo passo. Studio e dedizione evidenti nella perizia tecnica dimostrata che lo porterà verso grandi mete. Un ragazzo di una semplicità estrema che diventa un leone quando comincia a suonare. Straordinario!

E prima del premio Tullio Besa già altri riconoscimenti gli sono stati tributati, ultimo proprio fresco di pochi giorni, il premio come vincitore in una competizione durissima a Novosibirsk, in Siberia, ove oltre al titolo di primo assoluto, ha ricevuto anche il premio speciale ‘Regina Sofia’ per ‘miglior talento del concorso’, nonché il premio speciale per la sua interpretazione dell’ ‘anima russa’. 

Non c’è che dire, sentiremo parlare a lungo di questo talento e gli facciamo un immenso in bocca al lupo ringraziandolo per l’emozione che ha regalato ad un auditorium letteralmente in adorazione e pieno fino a scoppiare, tanto da richiedere l’aggiunta di altre sedie in sala; una bella soddisfazione per l’arte e la musica italiana in un momento così difficile.
Serata incantata, ad maiora!

MTG


RIENZI, DER LETZTE DER TRIBUNEN, RICHARD WAGNER - TEATRO DELL'OPERA DI ROMA, sabato 18 maggio 2013, ore 18,00




“Su Romani! Mano alle armi,
ciascun uomo s’affretti alla pugna!
Il Dio che Roma ha fatto risorgere
vi guiderà per mezzo del suo campione!
Ondeggino le vostre nuove bandiere,
lieti combattete per il loro onore!
Alto il grido di battaglia fate echeggiare:
«Santo Spirito cavaliere!» “


Quale titolo migliore si poteva desiderare a Roma per festeggiare degnamente il bicentenario della nascita di Wagner? Rienzi, l'ultimo dei tribuni è opera romana fino al midollo, vuoi per la storia, vuoi per il personaggio.
E al Teatro dell'opera di Roma va riconosciuto l'altissimo merito di averci fatto riscoprire, poiché è questo titolo praticamente mai stato rappresentato in Italia in lingua originale e nella versione semi integrale proposta, questo Grand-Opéra di una bellezza trascinante.
Quarto titolo nel catalogo Wagneriano, è sempre stato considerato dal compositore, come un figlio rinnegato vergognandosi di avere scritto musica tanto “normale” e di maniera.
Eppure abbiamo imparato ad apprezzare anche “questo” Wagner dove anche se non troviamo il trascendentale o il mitologico, troviamo un musicista già grande e formato, giovane, ambiziosissimo e perfettamente padrone di una tecnica compositiva superba.
Rienzi è un grand-opéra de facto, magnifico ed immaginifico, forse uno tra i migliori del genere ma ha un solo problema: la lunghezza.
Allestire uno spettacolo di quasi sei ore diventa oggi improponibile al cosidetto grande pubblico moderno (sic.) e quindi si taglia e si sforbicia dove possibile: nel grande balletto del secondo atto (completamente soppresso) , nelle pantomime, nei concertati, nelle riprese dei cori, nelle riprese delle arie, nei duetti, in alcune scene di passaggio, nei recitativi.

Edizione comunque pregievolissima e ben più integrale di altre viste e sentite in giro per l'Europa, con un cast veramente di altissimo profilo.
Stefan Soltesz ha l'onere e l'onore di guidare con mano ferma e sicura la complessa partitura seguito perfettamente da un'orchestra in stato di grazia e da un coro (preparato da Roberto Gabbiani) che, nonostante qualche sbavatura nel tremedo finale del 3 atto, si dimostra come il vero protagonista della serata.
Validissimo Rienzi è Andreas Schager, dotato di una voce d'acciaio e di una tenuta vocale e scenica inflessibile per tutta la durata dell'opera. Splendida la sua interpretazione dell'aria del 5 atto “Allmächt’ger Vater” tutta cantata a mezzavoce e con un fraseggio da manuale.

Emozionante Angela Denoke nel ruolo en travesti di Adriano.
La mezzosoprano tedesca ha saputo permeare ogni nota, ogni gesto di una grande intensità interiore, risultando perfettamente credibile nel ruolo dello sfortunato giovane Orsini.
Nella grande aria “Gerechter Gott, so ist’s entschieden schon!” del terzo atto, ha scatenato un'autentica ovazione nonostante risultasse evidente la fatica nell'affrontare un ruolo così impegnativo ed un'aria drammaticamente difficile.
Manuela Uhl è stata un'Irene fresca e sicura, peccato per i numerosi tagli decisi alla sua parte (soprattutto lo spledido e difficilissimo duetto con Rienzi del 5 atto “Verläßt die Kirche”).
Di altissimo livello i numerosi comprimari, Roman Astakhov (Stefano Colonna), Ljubomir Puskarich (Paolo Orsini), Milcho Borovinov (Raimondo), Martin Homrich (Baroncelli), Jean Luc Ballestra(Cecco del Vecchio), Hannah Bradbury (un ambasciatore di pace) che hanno saputo reggere le loro parti con professionalità e doti attoriali non comuni.

Preparatissimo il coro di voci bianche del Teatro dell'Opera di Roma.
Hugo de Hana ci ha regalato uno spettacolo tradizionalmente spettacolare.
Ispiratosi a figure del totalitarismo del novecento come Mussolini o Hitler ( ricordiamo che la partitura autografa di Rienzi fu perduta nell 'incendio del Reichstag essendo stata regalata al Fuerer come omaggio dalla famiglia Wagner) De Hana pensa ad uno spettacolo proiettato completamente nella romanità del testo.
La scenografia è tutta un richiamo alla città eterna: pavimentazione di sampietrini, state equestri ispirate a quella di Marco Aurelio al Campidoglio, una grande riproduzione della colonna Traiana, statue in frantumi a significare la decandenza romana, la casa di Rienzi con una grande colonna nera al centro, rendono rapidissimi e funzionali i numerosissimi cambiscena del libretto.

Per i costumi, sempre De Hana sceglie i toni grigio scuri medievaleggianti per il coro mentre per i protagonisti si rifà a bozzetti più novecenteschi, preferendo per il protagonista toghe purpuree elegantissime.
Una serie di citazioni poetiche proiettate sul sipario di tulle durante i cambi scena esortano un' Italia prostrata a rialzarsi (monito attuale ora come un tempo?).
Degno di nota lo spettacolare finale, dove un impressionante incendio si proietta sulla colonna Traiana con la fulminea lapidazione di Rienzi e lo stupro di Irene, da parte del  popolo inferocito e animalesco.
Successo trionfale per tutti e numerose chiamate di saluto.

Pierluigi Guadagni


LA PRODUZIONE

Direttore
Stefan Soltesz
Regia, Scene e Costumi
Hugo de Ana
Maestro del Coro
Roberto Gabbiani
Luci
Vinicio Cheli
Movimenti mimici
Leda Lojodice
Maestro d'armi
Renzo Musumeci Greco
GLI INTERORETI

Cola Rienzi
Andreas Schager
Irene
Manuela Uhl
Stefano Colonna
Roman Astakhov
Adriano
Angela Denoke
Paolo Orsini
Ljubomir Puskaric
Raimondo
Milcho Borovinov
Baroncelli
Martin Homrich
Cecco del Vecchio
Jean Luc Ballestra
Un ambasciatore di pace
Hannah Bradbury


ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO DELL’OPERA
ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO DELL’OPERA DI ROMAN


uovo

COSÌ FAN TUTTE, WOLFGANG AMADEUS MOZART – TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, giovedì 23 maggio 2013, ore 19,00



Si chiude con la più simpatica delle opere che costituiscono la fortunata trilogia librettistica di Da Ponte, sulla splendida musica di Mozart, la  imponente produzione riproposta quest’anno al Teatro La Fenice di Venezia con la regia di Damiano Michieletto , le scene di Paolo Fantin e naturalmente i costumi di Carla Teti . Se con Don Giovanni eravamo nel settecento e poi un secolo avanti con Le nozze di Figaro, sempre a casa sua scenograficamente, qui l’impianto girevole si trasforma addirittura in un hotel, praticamente ai giorni nostri, con tanto di tv a schermo piatto alla parete e arredi moderni nelle camere dei protagonisti.


Il furbo Don Alfonso è il proprietario dell’albergo, e le donzelle beffate e fedifraghe sono le clienti in vacanza. Che la musica di Mozart si adatti ad ogni messa in scena lo si evince dal successo delle trovate registiche. Non mancano ovvi corteggiamenti con palloncini a forma di cuore o le classiche rose lanciate in aria, ma è il modo in cui il tutto si svolge tendendo sempre al riso e allo scherzo, che diverte molto il pubblico. Così i due giovani gagliardi, con camicie a fiori stile hawaiano, occhiali da sole e capelli lunghi fluenti, si gettano letteralmente ai piedi delle donnine davanti ad un ascensore. Citiamo anche un improbabile balletto con la scopa della cameriera Despina usata anche come chitarra finta, e la 'calamita' che rianima i ragazzi è proprio un defibrillatore che fa solo scintille. Insomma un insieme di luoghi comuni della goliardia giovanile che il regista ha pensato non dovesse essere limitato agli anni del compositore e basta. Il percorso dei sentimenti parte coevo al loro autore per arrivare fino a noi con questo ultimo allestimento. 

Giovani e brillanti anche i protagonisti della serata.  Fiordiligi è Maria Bengtsson. Non avrà il calore di Napoli nel sangue o la verve delle ferraresi, ma ha la grinta giusta nell’impersonare la dolce innamorata che alla fine cede alle ‘cortesie’ di chi ella crede essere uno sconosciuto. La sua voce si esprime meglio in acuto e risolve discretamente le agilità. Nelle arie impegnative mostra carattere e tenuta di fiato.

Decisamente focosa la Dorabella di Josè Maria Lo Monaco. In questo repertorio è sicuramente a suo agio ed il colore piuttosto scuro della voce le permettono di impersonare una dama sanguigna e centrata.  Anicio Zorzi Giustiniani è Ferrando: dal timbro sottile e setoso la sua voce gli consente una buona esecuzione, pur risultando leggermente forzata nel registro più acuto. Mostra di divertirsi parecchio e di immergersi bene nel ruolo del furbo corteggiatore.

Guglielmo è impersonato da un molto capace Alessio Arduini, che possiede un buon fraseggio, personalità, ed un bel colore di voce baritonale che si risolvono in un personaggio ben centrato, spavaldo e sicuro. Spicca su tutti il ruolo di Despina, interpretato dalla bravissima Caterina Di Tonno. La voce è sicura, uniforme ed intonata, a fronte di una immersione totale nel personaggio: furba, gaia, smaliziata, perfettamente a suo agio con le talvolta estremamente burlesche trovate registiche, rende la sua interpretazione la ciliegina della serata.

Ben calato nel suo ruolo anche Luca Tittoto, Don Alfonso, nonostante il suo look fosse decisamente poco affascinante: capelli radi ma lunghi ed una barba incolta ad esagerare l’aspetto fisico del vecchio filosofo che la sa lunga: non il massimo del buon gusto. Tuttavia si muove bene sulla scena, la voce è profonda e ben udibile in sala, fa suo il ruolo con scioltezza.

Ancora una ottima prova da parte del Maestro  Antonello Manacorda, che senza colpo ferire porta a termine un’altra positiva direzione orchestrale attenta, precisa e mai scontata, coadiuvata come sempre dall’ottimo coro della Fenice di Claudio Marino Moretti, simpatica e partecipe clientela dell'hotel. 

Il terzo appuntamento mozartiano registra anche in questo caso un bel successo di pubblico, soprattutto per le protagoniste femminili e grande apprezzamento per il direttore d’orchestra.
MTG

LA PRODUZIONE
maestro                      Antonello Manacorda
concertatore e direttore      
regia                           Damiano Michieletto
scene                          Paolo Fantin
costumi                      Carla Teti
light designer             Fabio Barettin

GLI INTERPRETI

Fiordiligi                    Maria Bengtsson
Dorabella                   Josè Maria Lo Monaco
Guglielmo                  Alessio Arduini
Despina                      Caterina Di Tonno
Ferrando                   Anicio Zorzi Giustiniani
Don Alfonso              Luca Tittoto

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
maestro del Coro Claudio Marino Moretti
maestro al cembalo Roberta Ferrari

con sopratitoli in italiano e in inglese
nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice




AMARILLI NIZZA RICEVE IL PREMIO VERDI - ZENATELLO ED INCANTA IL PUBBLICO DI VERONA LIRICA - VERONA, TEATRO FILARMONICO, domenica 19 maggio 2013, ore 16,30



Si è chiusa con un appuntamento straordinario la seconda stagione di concerti dell’Associazione Verona Lirica, come di consueto nella splendida cornice del Teatro Filarmonico di Verona. Per la gioia dei suoi abbonati il concerto ha visto come protagonista una Artista che da ben dieci anni consecutivi calca con straordinari trionfi di pubblico e critica le scene dell’Arena e del Filarmonico stesso, regalando autentiche emozioni al suo pubblico per le sue magnifiche interpretazioni, e che sta contribuendo a fare la storia della lirica nel mondo, portando alto il nome del nostro paese ovunque ella si rechi: Amarilli Nizza. Il concerto di ieri sera è stato incorniciato dall’assegnazione alla Signora Nizza del premio Giuseppe Verdi – Giovanni Zenatello, dal nome delle due associazioni che fondendosi hanno dato vita all’attuale Verona Lirica. Un concerto che ha voluto celebrare il soprano per i suoi meriti artistici e l’abnegazione con cui si dedica al suo lavoro, con risultati di eccellenza che sono ormai una certezza da anni.


Dopo l’assegnazione del premio dalle mani del Direttore Artistico della fondazione Arena di Verona, Paolo Gavazzeni, il pubblico ha potuto ascoltare una emozionante interpretazione del recitativo, dell’aria e cabaletta di Abigaille da Nabucco di Verdi. Come sempre la voce del soprano si espande in sala con corpo e potenza, viaggiando con scioltezza in tutta la gamma del suo registro, riuscendo di volta in volta ad ottenere il giusto suono, sempre pertinente a ciò che il testo enuncia. L’interpretazione è accorata ed emozionante, senza mai risparmiarsi ed il volto stesso dell’Artista esprime con intensità ogni singola parola. Il pubblico le ha tributato diversi minuti di applausi al termine di questa esecuzione con diverse manifestazioni di apprezzamento e stima a gran voce.

Altra perla della serata, l’idea di rappresentare l’intero terzo atto dalla Bohéme di Puccini, con Amarilli Nizza nel ruolo di Mimì e gli altri ospiti della serata nei ruoli di Rodolfo, Marcello e Musetta, rispettivamente Michail Seshaberidze, Federico Longhi , Francesca Martini.

Infine il generoso soprano ha regalato  al suo pubblico una intensa interpretazione dell’aria ‘Sola, perduta, abbandonata’, dalla Manon Lescaut di Puccini, eseguita con incredibile carattere e commovente espressività.  

Le hanno fatto da cornice vocale, come detto, un gruppo di giovani artisti all’inizio della carriera, che hanno avuto la gioia di esibirsi accanto ad una stella illustre e su un palcoscenico importante: i tenori Michail Seshaberidze e Maecio Gomez, i soprani Luciana Distante e Francesca Martini, il baritono Federico Longhi, già avviato verso una carriera promettente, ed il mezzosoprano Elena Serra. Hanno offerto arie tratte dal Corsaro di Verdi (Seshaberidze), dalla Tosca di Puccini, dall’ Otello (Gomez) e dal Simon Boccanegra verdiani (Distante ), dalla Carmen di Bizet (Distante), da I Puritani di Bellini (Martini ), dal Faust di Gounod, (Longhi), dal Trovatore di Verdi (Longhi e Serra), e da Adriana Lecouvreur di Cilea (Serra).
Un bis improvvisato col ‘brindisi’ dalla Traviata ha chiuso la serata con consegna della consueta targa ricordo ai partecipanti.
L’appuntamento per la prossima stagione è ad ottobre per un altro anno di bella musica ed emozioni con Verona Lirica.
MTG 


IL PREMIO MEMORIAL TULLIO BESA FUCINA DI TALENTI ITALIANI, UNA BELLA REALTA’ CHE CRESCE NEL PANORAMA MUSICALE DEL NOSTRO PAESE



Da ben 12 fortunatissimi anni la città di Thiene si foggia di un importante appuntamento che ha sin dall’inizio premiato musicisti talentuosi agli albori della loro carriera, e che poi si sono rilevati a livello internazionale come autentici fuoriclasse Made in Italy, guadagnandosi fama e prestigio nei più importanti Paesi del mondo. In collaborazione con l’Amministrazione comunale della città di Thiene e con l'Istituto Musicale Veneto di Thiene, si pone a pieno titolo nel calendario degli eventi più interessanti che il Veneto annovera in campo artistico.

La Commissione, preposta all’assegnazione, è formata dall’Assessore alla Cultura del Comune di Thiene, attualmente la Prof.ssa  Maria Gabriella Strinati, il direttore dell’Istituto Musicale Veneto di Thiene, responsabile della programmazione artistica del Comune di Vicenza, direttore artistico del Festival “New Conversations Vicenza Jazz”, Maestro Riccardo Brazzale, il Prof. Lorenzo Signorini, docente di Organo e Composizione Organistica al Conservatorio A. Pedrollo di Vicenza, il Direttore d’Orchestra Giampaolo Bisanti, attuale direttore artistico dell’Orchestra del Teatro Olimpico, il Prof. Aldo Padoan e Gigliola Trentin Besa, ideatrice e responsabile del Premio.

Si deve proprio ad un’idea di Gigliola Trentin Besa la decisione di creare un evento in memoria del marito, uomo straordinariamente appassionato di musica e foriero di alti valori morali, per assegnare un riconoscimento ad un musicista che si fosse reso particolarmente meritevole di lode entro i trent’anni di età in campo musicale, per incoraggiarlo nel proseguimento della sua carriera.  IlPremio, istituito nel 2002, sotto il patrocinio dell’Amministrazione Comunale della città di Thiene, dell’Istituto Musicale Veneto di ThieneAsolo MusicaVeneto Musica, consiste in un riconoscimento in denaro ( 1500 euro),corredato di una targa ricordo, creata da Lino Bettanin, ed è consegnato nel corso di una serata riservata all’artista scelto che si esibisce in un suo concerto inserito per anni nella Primavera Musicale Thienese e da tre nella Rassegna Metti una sera in musica, ora Thiene Classica - Auditorium “ Fonato” Città di Thiene.

E’ assolutamente di primaria importanza creare terreno fertile per le promesse della musica nostrana, riconoscere quando impegno ed abnegazione diano i giusti frutti, e soprattutto la sottolineatura di quanto straordinariamente ricco il nostro paese sia di meravigliosi artisti. Va riconosciuto anche il lavoro dei nostri conservatori, grazie ai quali tali talenti possono crescere ed essere guidati per poi spiccare il volo. La Signora Besa ha sempre affermato che gli obiettivi principali del Premio sono contribuire a far conoscere i giovani artisti allargando la cerchia dei loro estimatori, diffondere l’amore verso la musica, avvicinare i giovani ai diversi generi musicali e incrementare la loro cultura musicale.

Il lungo elenco di premiati annovera nomi ormai prestigiosissimi e vanto della scuola italiana nel Mondo: il Direttore d’orchestra Giampaolo Bisanti (2002), i pianisti Andrea Bacchetti e Alexander Romanowsky (2003, 2004), la violinista Anna Tifu (2005), il sassofonista Francesco Cafiso (2006), Leonora Armellini, pianista (2007), Giovanni Baglioni, chitarrista (2008), Simone Rubino, percussionista (2009), l’arpista Silvia Vicario (2010), Laura Marzadori, violinista (2011), ed il chitarrista Alessandro Mesirca(2012).

Anche il giovanissimo di quest’anno si prepara ad ottenere successi su successi in campo internazionale: a soli quindici anni il violinista Giovanni Andrea Zanon è già considerato un fuoriclasse nel suo campo, non solo per la straordinaria maestria con cui suona il suo strumento, ma anche per come riesca a trasmettere energia, carica emotiva, ed anche autentica passione in ogni sua esecuzione. Si è già esibito negli Stati Uniti ed ha collezionato un numero importante di riconoscimenti per meriti artistici.

Allora facciamo un grande in bocca al lupo a questo straordinario talento, un orgoglio tutto veneto, che riceverà il suo meritato premio il giorno 25 maggio nel delizioso auditorium Fonato di Thiene, luogo carico della magia delle scorse edizioni e pronto a riceverne altra, con le note che magicamente suonerà il giovane Zanon.

E a giudicare quanto successo i suoi predecessori stanno ottenendo, possiamo proprio dire che il Memorial Tullio Besa porti decisamente fortuna!

MTG



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DON GIOVANNI, WOLFGANG AMADEUS MOZART – TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, venerdì 17 maggio 2013, ore 17,00



In scena al teatro La Fenice di Venezia la trilogia Mozart/ Da Ponte. Il primo appuntamento vede rappresentato il più famoso dei tre titoli in programmazione: Don Giovanni, in un allestimento che vede impegnata la consolidata squadra costituita da Damiano Michieletto, Paolo Fantin e Carla Teti , rispettivamente regia, scene e costumi, capaci di regalarci quello che si può definire senza mezzi termini uno degli spettacoli più belli e meglio riusciti del capolavoro mozartiano degli ultimi tempi.

Ci troviamo nella casa di Don Giovanni, in uno stile che non tradisce l’epoca, il cui apparato è girevole ed è rappresentato da pareti color grigio chiaro con porte e mobili bianchi e grigi, e lampade ai muri, completamente privo di finestre. E non ci spostiamo per tutto il tempo della rappresentazione, neanche quando il libertino ed il suo servo si trovano di fronte alla statua del Commendatore, che qui invece è sostituita dalla bara dello stesso, posta in una stanza allestita come camera mortuaria, in cui gli altri protagonisti sfilano a turno per dare l’estremo saluto al defunto. L’ atmosfera è giovanile, si tratta di ragazzi che potremmo trovare oggi in discoteca o al bar, con le loro pulsioni ed istinti per nulla celati. Don Giovanni è un ragazzo dei nostri tempi, che ha voglia di giocare, divertirsi e godersi la vita con i suoi amici, e soprattutto amiche.

Ma non è capace di provare sentimenti, è cinico e godereccio. Difatti, la scena della cena dell’ultimo atto, è sostituita dalla rappresentazione di un rendez- vous promiscuo  nella camera da letto del protagonista, ove i riferimenti al cibo sono perfettamente resi come doppi sensi riferiti al sesso. All’apparire del Commendatore, un fumo fitto copre gli ambienti, che improvvisamente si distruggono, i mobili sono divelti sul pavimento, e tutti sono a terra come intorpiditi da un sonno ipnotico. E il reprobo è sempre presente in scena, come invocato dagli altri che ne subiscono costantemente lo spirito. Così, pur dopo la sua scomparsa tra le rovine e la coltre nebbiosa che copre il tutto, il suo spirito ritorna in scena su tutti deridendoli come a suggellare la sua vittoria, comunque. In scena non mancano botte, bottiglie lanciate contro il muro, e tantissimi momenti di ilarità, esaltata anche da un cast veramente in gran forma ieri sera, coadiuvato da un pubblico entusiasta e molto partecipe.  

Su tutti davvero in grande spolvero il Don Giovanni di Markus Werba: spavaldo, baldanzoso, sarcastico con il giusto piglio di cinismo, esaltato dalla sua voce giovane ma già a punto per un ruolo così impegnativo.
Man forte gli da Nicola Ulivieri che non è da meno col suo Leporello: bello il colore della voce dal timbro incisivo e forte di una interpretazione centrata; molto espressivo nel duetto con donna Elvira, disperata al punto da simulare un pianto nevrotico di fronte all’interminabile elenco di conquiste del suo ex spasimante, con l’orchestra che entra quasi in sordina a non disturbare i due e poi proseguire a pieno suono man mano che l’elenco si infittisce e la sventurata si deprime.

Centrata appunto la Elvira di Maria Pia Piscitelli: la campana mette tutto il fuoco della sua terra nell’esprimere il ruolo della donna ferita e vendicativa, utilizzando a pieno il suo strumento vocale corposo e scuro come si addice al ruolo che, con una regia così impegnativa, lascia quasi senza respiro.
Donna Anna è una Carmela Remigio dolce e sofisticata, che ha al suo attivo una voce dal volume notevole ed un timbro acuto e forte allo stesso tempo, e risolve il suo ruolo con carattere e sensibilità.

Affiatati e corretti anche Masetto e Zerlina, nelle voci di un discreto William Corrò ed una Caterina di Tonno sicura e dalla buona presenza scenica, la cui voce setosa si espande bene in sala con linearità. Il buon don Ottavio è un abbastanza corretto Marlin Miller, la cui voce tenorile ha un bell’impasto ed esegue la sua aria ‘Il mio tesoro’ con il giusto slancio. Le agilità non sono perfette ed il pubblico gli ha rivolto qualche velata contestazione al termine della rappresentazione.
Il ruolo del Commendatore è infine Abramo Rosalen, che se pur brevemente ha mostrato carattere e presenza scenica.

La direzione di Antonello Manacorda è attenta e puntuale, sicura e diremmo anche molto disinvolta. Il Maestro canta spesso insieme agli interpreti, anche nei recitativi, e pare divertirsi molto in un buon feeling con i suoi musicisti, che accompagnano gli eventi in scena con sensibilità e correttezza, assieme al come sempre ben preparato coro del Teatro la Fenice di  Claudio Marino Moretti.

Il pubblico come detto è stato particolarmente partecipe e felice durante tutto lo spettacolo, i 'brava', 'bravo' si sono sprecati al termine, proprio una bella soddisfazione per questa produzione impegnativa dello stesso teatro veneziano.
MTG


LA PRODUZIONE

Maestro                     Antonello Manacorda
concertatore e direttore
Regia                          Damiano Michieletto
Scene                          Paolo Fantin
Costumi                     Carla Teti
Light designer           Fabio Barettin

GLI INTERPRETI
                        
Don Giovanni           Markus Werba
Donna Anna             Carmela Remigio
Don Ottavio               Marlin Miller
Il commendatore       Abramo Rosalen
Donna Elvira             Maria Pia Piscitelli
Leporello                   Nicola Ulivieri
Masetto                      William Corrò
Zerlina                        Caterina di Tonno

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
maestro del Coro Claudio Marino Moretti

con sopratitoli in italiano e in inglese
allestimento Fondazione Teatro La Fenice



PIERANUNZI E GONZALEZ INFIAMMANO L’ OLIMPICO DI VICENZA CON LA OTO, mercoledì 15 maggio 2013, ore 21,00


Si parla sempre di come avvicinare i giovani alla musica, di come sarebbe bello vedere i teatri gremiti di pubblico plaudente che possa farne letteralmente risuonare le mura con applausi di gioia… e cosa c’è di meglio di un concerto che possa unire i grandi compositori del passato con gli straordinari autori contemporanei? Se a questo si aggiunge un tocco di Spagna, di ritmi accattivanti e sensuali, di interpreti di primo piano a livello internazionale, il gioco è fatto e la scommessa è vinta. 

Un felice connubio tra musica classica e grande jazz è stato il protagonista di un’altra serata di successo per la rassegna ‘Il suono dell’Olimpico’, per questa occasione inserita nell’ambito dell’altrettanto prestigioso festival ‘Vicenza Jazz’, importante appuntamento musicale che ha luogo ogni anno nella primavera vicentina e con sempre crescente successo di pubblico, giunto alla sua diciottesima edizione, quest'anno 'sottotitolata' Nel Fuoco dei Mari dell'Ovest - West coast and the Spanish Tinge. In una serata in cui diversi sono stati gli eventi concertistici dislocati in più luoghi della città berica, la nostra attenzione è stata catturata da questo evento, i cui interpreti della serata hanno allietato il pubblico con brani che vanno dalle atmosfere del sei-settecento, fino alle contemporanee melodie latine dei decenni appena passati o addirittura contemporanee.

Il grande Maestro Enrico Pieranunzi ad aprire ‘le danze’, con il ‘Concerto n. 5 in do minore’ di B. Galuppi ed il ‘Concerto in fa minore BWV 1056’ di J.S. Bach, accompagnato dalla sezione degli archi dell’Orchestra del Teatro Olimpico.
La tecnica ed espressività eccezionali del pianista si esprimono immediatamente con i due celeberrimi concerti, ed ancor meglio nel suo momento solistico in cui improvvisa sulle composizioni di Scarlatti, facendo quasi saltare i tasti del suo strumento e lasciando il pubblico a bocca aperta, per poi tributargli il meritatissimo applauso al termine, con ripetute chiamate sul palco premiate dal delizioso bis ‘Horizontes finales’, un brano dello stesso Pieranunzi, che richiama i suoni latino-americani e che tocca note di una dolcezza e atmosfera particolarissimi, quasi invitando alla danza.  

Con Pedro Javier Gonzàles si resta decisamente in ambito latino con un’intera sezione dedicata ad improvvisazioni di flamenco, con brani composti dallo stesso chitarrista, che ha annunciato di ispirarsi anche ai testi del grande García Lorca. È straordinaria la sensibilità di questo Artista, di come utilizza la chitarra e le sue mani per battere il ritmo, come se avesse anche delle nacchere a disposizione, e l’intensità dell’esecuzione ad occhi chiusi, come a lasciarsi trasportare dalle melodie estraniandosi per un momento dalla realtà oggettiva, è di grande effetto. E a suggellare una magnifica performance il connubio con la OTO, qui con l’aggiunta di legni ed ottoni, nel meraviglioso e notissimo ‘Concierto de Aranjuez’ di J. Rodrigo, ove la fusione con l’orchestra ha creato sensazioni molto forti, soprattutto nel secondo movimento, in cui i fiati solisti si sono distinti positivamente e sono stati lungamente applauditi alla fine dell’esecuzione, bissata proprio col dolcissimo adagio.

L’Orchestra del Teatro Olimpico si trova ben a suo agio anche con un organico ridotto, e con interpreti di tal calibro la fusione di intenti e di ottime prestazioni è assicurata. Il maestro Giuseppe Acquaviva ha saputo trovare un giusto equilibrio tra le non facili parti orchestrali e lasciato che ad emergere fossero soprattutto gli ospiti della serata nei momenti di particolare intensità espressiva, fornendo un morbido manto sonoro che sostenesse le melodie portanti.
Grandissimo successo di pubblico, applauditi tutti gli interpreti, altra grande serata magica per il teatro palladiano e la sua città.
MTG








LE NOZZE DI FIGARO, WOLFGANG AMADEUS MOZART- TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, sabato 11 maggio 2013, ore 15,30





La primavera del Gran Teatro La Fenice offre al suo pubblico la straordinaria trilogia di opere mozartiane con libretto di Lorenzo Da Ponte, legate tra loro da un unico filo conduttore, l’aver affidato la regia al veneziano Damiano Michieletto. Il secondo appuntamento prevede un salto di un secolo rispetto all’epoca di Don Giovanni, e l’ambientazione richiama il palazzo dello stesso libertino, che ora funge da dimora del Conte d’Almaviva. La scena girevole ideata da Paolo Fantin qui ha le pareti azzurre con porte bianche, molto semplice ma funzionale agli scopi del regista e della narrazione soprattutto.
Ciò che si sottolinea qui è in special modo l’animo dei protagonisti, con le loro frustrazioni, i loro pensieri più turpi e vendicativi, ed i desideri più nascosti. Non una giornata di folli feste, bensì di folli azioni. Come se ci trovassimo di fronte ad uno schermo televisivo, siamo in grado di vedere in concreto ciò che immaginano gli attori in scena, cosicché gli interpreti sono chiamati sul palco anche quando in realtà non dovrebbero essere presenti, invocati dai pensieri degli altri. Non mancano sedie lanciate, piatti e bicchieri che volano, ed anche schiaffi e sculacciate al povero Cherubino. 

Tutta questa pazza giornata si conclude perfino tragicamente con la contessa di Almaviva, che ha perdonato il lascivo e fedifrago consorte solo a parole, ed invece cede definitivamente allo sconforto, lasciandosi cadere nel vuoto dalla finestra della sala da pranzo, mentre il resto della compagnia inneggia ‘al suon di lieta marcia corriam tutti a festeggiar!’ Una visione molto pessimistica di quella che in genere è considerata la giornata più bella della vita, quella delle nozze. In questo modo i protagonisti sono agitati da mille angosce, e la nostra Susanna pare pensare a tutt’altro che al suo promesso sposo. Non mancano scene molto sensuali a testimonianza che il sesso e la rabbia a volte vanno di pari passo. Una regia che non ha convinto tutti perché pare tradire lo spirito della narrazione e della giocosità con cui il tutto è stato concepito dall’autore. 

Convince invece la compagine canora, fatta di belle voci che si adattano perfettamente al repertorio mozartiano e che hanno riscosso notevole successo tra i presenti. Inoltre si può affermare che gli interpreti siano tutti dotati di ottime qualità attoriali e di una notevole presenza scenica.

Vito Priante, alias Figaro, ha una buona impostazione baritonale, la sua voce offre un ottimo volume e si muove agilmente in tutta la gamma del suo registro, così da risultare molto gradevole all’ascolto. Ben interpretato anche il ruolo del giovane che non ci sta a sottostare al padrone- tiranno. 

La giovane Susanna è impersonata dalla altrettanto giovane Rosa Feola. Corpo e volume caratterizzano la sua voce, che riesce comunque ad adattarsi alla delicata, ma comunque volitiva e per nulla ingenua cameriera della contessa.
Il conte di Almaviva è Simone Alberghini. Come ci ha abituati, anche in questo caso riesce a calarsi perfettamente nel ruolo. Fa suo il personaggio del vecchio nobile e prepotente, al cui volere tutti devono piegarsi, soprattutto le donne, riuscendo a dare alla sua voce profonda e matura una inflessione perfino malvagia, vibrante. 

Splendida la contessa di Almaviva di Marita Sølberg. La malinconia nello sguardo al contempo sognante, unitamente ad una voce melodiosa e piena che corre ampia nella sala regalano un personaggio molto sentito e ben riuscito.

Particolare menzione va fatta al Cherubino di Alessia Nadin. Bravissima nel calarsi nei panni del giovane che si affaccia all’amore e ne sente le prime pulsioni. Dotata anche di una bella voce ben impostata e precisa, offre le arie celebri dell’opera con convinzione e grande interpretazione. Tantissimi gli applausi dopo la famosissima ‘Voi che sapete’.

Bravi ed affiatati anche Laura Cherici e Umberto Chiummo, rispettivamente nei ruoli di Marcellina e Bartolo, molto bene eseguiti. 
Arianna Donadelli è una Barbarina deliziosa e ben interpretata, così come anche   Bruno Lazzaretti, Emanuele Giannino e Matteo Ferrara hanno ricoperto con professionalità e buone doti canore i ruoli di Basilio, Don Curzio e Antonio. Simpatiche e brave anche Alessandra Giudici e Paola Rossi nei brevi ruoli delle due giovani.
Ancora una volta ottima prova del coro del teatro La Fenice preparato dal Maestro Claudio Marino Moretti .

Nel rendere una così ben affiatata compagnia il merito va senza dubbio al direttore d’orchestra Antonello Manacorda. Con il Maestro l’orchestra della Fenice trova leggerezza, armonie e dinamiche tali da rendere al meglio la partitura del grande compositore salisburghese. Il palco è sempre presente al suo sguardo ed il gesto è preciso, mai abbondante e soprattutto chiaro.

Teatro pieno, molto applausi al termine della narrazione eseguita quasi senza soluzione di continuità (solo una interruzione tra secondo e terzo atto), con punte di ovazioni per il Maestro Manacorda e le interpreti femminili.

MTG




LA PRODUZIONE

Direttore:                              Antonello Manacorda
regia:                                     Damiano Michieletto
scene:                                     Paolo Fantin
costumi:                                 Carla Teti
light designer                        Fabio Barettin 

GLI  INTERPRETI

Il conte di Almaviva              Simone Alberghini
La contessa di Almaviva      Marita Sølberg
Susanna                                 Rosa Feola
Figaro                                    Vito Priante
Cherubino                             Alessia Nadin
Marcellina                             Laura Cherici
Bartolo                                  Umberto Chiummo
Basilio                                   Bruno Lazzaretti
Don Curzio                           Emanuele Giannino
Barbarina                             Arianna Donadelli
Antonio                                 Matteo Ferrara
Due giovani                          Alessandra Giudici
                                  Paola Rossi 

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
maestro del Coro Claudio Marino Moretti

con sopratitoli in italiano e in inglese
allestimento Fondazione Teatro La Fenice






STORIA E MAGIA CON LA MOSTRA AMO PAVAROTTI A VERONA, PALAZZO FORTI, 23 aprile – 3 novembre 2013




Uno dei motivi che spinge la gente a recarsi a teatro è sicuramente il desiderio di provare forti emozioni. E spesso iniziative collegate al mondo dell’Opera si rivelano entusiasmanti esattamente quanto lo è stare seduti in platea o in un palchetto mentre il nostro cuore palpita insieme agli interpreti che in quel momento stanno vivendo un dramma o una gioia immensa in scena. Il luogo che per fama, importanza, storia e prestigio, si collega immediatamente alla grande Lirica italiana è certamente l’Arena di Verona, il cui festival estivo quest’anno festeggia come tutti sanno cento primavere. Il Museo ArenaMuseOpera (AMO) di Palazzo Forti celebra un doppio appuntamento nel suo spazio espositivo: quello della magia delle notti veronesi che si perpetuano dal lontano 1913, e quello della magia che il più acclamato italiano al mondo faceva rivivere ogni volta che saliva sul palco: Luciano Pavarotti.



L’Associazione Pavarotti, il cui cuore pulsante è la Signora Nicoletta Mantovani, che non finisce mai di stupire per le iniziative che ci regala, e per il continuo amore con cui si dedica all’associazione stessa, onora la città in cui tante volte il compianto tenore si è esibito, ben sette stagioni in Arena, con questo straordinario evento, AMO Pavarotti, che associa il nome della mostra permanente dedicata al festival areniano, all’amore che tutti hanno sempre provato per l’arte del grande modenese.

Nove sono le stanze dedicate in modo specifico al Maestro, in cui si susseguono video, installazioni multi schermo, strutture video trasparenti e di tessuto, in modo da far sentire il visitatore quasi come su di un palcoscenico e trovarsi nel mezzo di una rappresentazione. La voce del Maestro a coronare il tutto con ricordi, esperienze, emozioni e soprattutto, il suo canto che accompagna il percorso sala dopo sala. Colpiscono gli oggetti usati dall’Artista, come il suo mitico cappello di paglia, o la camicia a fiori colorati che in tante fotografie spensierate abbiamo ammirato, nonché gli spartiti sui quali studiava con i suoi appunti ancora leggibili sparsi per le pagine, ed ancora quel chiodo ricurvo che soleva cercare in giro per i palcoscenici prima delle rappresentazioni, come gesto scaramantico e portafortuna.

Impressionante la sala con le numerose foto che descrivono momenti ‘rubati’ in compagnia di  innumerevoli personalità del mondo politico ed artistico. Big Luciano era amato veramente da tutti, lo si evince anche dalle testimonianze d’affetto scritte ed inserite nell’esibizione. Molto dolce la lettera scritta da Lady Diana Spencer, che si rammaricava di non aver potuto assistere ad una sua recita, e quella della cantante Celine Dion, carica di affetto e stima, a testimonianza di come fosse in grado di unire tanti mondi diversi. Ed infiniti potremmo definire i premi assegnati nella sua lunghissima carriera. La sala ad essi dedicati li mostra in fila e stupisce come la maggior parte provengano dagli Stati Uniti, un paese che lo adorava: ben cinque Grammy Awards, un American Music Awards, un Grammy Legend Awards, e così via.

Bellissimo anche l’angolo dedicato ai costumi di scena, che alcuni fortunati potranno anche riconoscere per averli visti indossati in qualche rappresentazione. Ampio spazio è dedicato anche al ricordo dei cast che in Arena si sono esibiti col Maestro durante i festival che lo hanno visto come protagonista con immenso successo. Perla rara dell’esposizione le immagini fino ad ora inedite delle prove di Turandot datate 1997 al MET di New York proiettate in una delle sale dell’esposizione.

Alla fine di questo viaggio nel recente passato della nostra storia operistica un pensiero ha riempito la mia mente dopo tutte le emozioni che ho provato: la grandezza del nostro Paese. Il Maestro Pavarotti è stato e sempre sarà un vanto per la nostra Arte, per aver fatto conoscere ancor di più nel Mondo la grandezza dei nostri artisti, della nostra musica, dei nostri teatri. 
Ma anche la consolante consapevolezza che oggigiorno vi siano altri giovani talenti che stanno perseguendo il percorso del grande tenore, contribuendo a renderci fieri di un'Arte che non può e non deve estinguersi nonostante le difficoltà evidenti dei nostri tempi, a dimostrazione che se i più grandi musicisti, registi, compositori, e naturalmente cantanti al mondo, provengono dal Belpaese, una ragione deve esserci per forza: passione e qualità.

Un grazie ai curatori della mostra, e un grazie speciale alla meravigliosa Signora Mantovani, per questo contributo davvero unico e speciale che mi ha fatto sognare ancora una volta, come se il  grande Luciano fosse ancora qui con noi.
MTG










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OTELLO, GIUSEPPE VERDI – TEATRO LIRICO DI CAGLIARI, giovedì 2 maggio 2013, ore 20,30




Inaugurazione della Stagione Lirica 2013 all’insegna del genio verdiano.
Una delle opere più difficili da mettere in scena e scelta coraggiosa di una rinnovata ed autorevole Direzione Artistica.
Otello è opera complessa per diverse ragioni: grandi scene d’assieme, vocalità sfogate ed esasperate fino ai limiti tecnici più difficoltosi ed orchestrazione densa, virtuosistica e di difficile tenuta.
Lo spettacolo andato in scena ieri sera è stato da un punto di vista registico piuttosto interlocutorio. La regia di Eimuntas Nekrosius è criptica, nebulosa e totalmente avulsa dalla vicenda shakespeariana e dalla sua rielaborazione di Boito.

I protagonisti si muovono disorientati su una scena moderna, insignificante e priva di qualsiasi riferimento anche logico al contesto storico e sociale della vicenda.
Orribili i costumi come pure i movimenti grotteschi e poco intelligenti delle masse corali e dei singoli personaggi.

Il palcoscenico vedeva alcune eccellenze e alcune perplessità. Splendida e centrata la Desdemona di Cinzia Forte; accorata, partecipe e dalla linea di canto purissima. La Forte è artista dalla voce morbida, ben proiettata in sala ed è artista capace di trasmettere tutta la sofferenza e la commozione del suo ruolo nonostante una regia sciagurata la costringesse a movimenti assurdi e del tutto incoerenti.

Paolo Gavanelliè stato un Jago intenso e dalle grandi qualità vocali ed interpretative; perfido, maligno, accattivante e sottile alla bisogna sfoggiando un timbro imponente, una tecnica agguerrita ed un colore adattissimo a questo repertorio.
Discreto il Cassio di Cristiano Cremonini come pure il Roderigo di Mirko Guadagnini.
Eccellente prova per l’Emilia di Giovanna Lanza che con la sua voce ampia, scura, quasi contraltile ha disegnato con i giusti accenti un’Emilia pressoché perfetta dimostrandosi artista di razza, un lusso per un ruolo tutto sommato marginale.

Ottime la voci gravi di Ziyan Afteh come Lodovico, Francesco Cardinale nella parte di Montano e Alessandro Perucca in quella dell’Araldo.

Purtroppo il monumento del protagonista sia vocalmente che interpretativamente ieri sera è mancato.
Kristian Benediktsi presenta a Cagliari con voce piccola, opaca, non a fuoco nel registro di passaggio, poco appoggiata negli acuti e nei gravi e con un timbro afflitto da una consistente e persistente presenza d’aria. Il personaggio è volgare e l’artista provo di qualsiasi aderenza stilistica alla parola italiana e al senso di ciò che sta cantando.

Il coro diretto da Marco Faelli ha dimostrato di essere di qualità superiore grazie a tutte le sezioni che lo compongono e ad una duttilità scenica veramente impressionante.

Protagonista indiscusso della serata il Maestro Giampaolo Bisanti che, alla guida di una straordinaria orchestra, eccellente nelle sezioni degli archi come in quelle dei fiati, trascina l’intero racconto verdiano attraverso delicatissimi ricami orchestrali, improvvisi lampi e splendide scene d’assieme.
Accompagna i cantanti gestendo gli equilibri tra palcoscenico e buca (quest’ultima davvero grande) in modo perfetto; la narrazione è sempre tesa e vibrante, il gesto ampio e chiarissimo per un risultato musicale di livello straordinario.

Al termine della serata è arriso un caldo successo per tutti i protagonisti con punte di entusiasmo e ovazioni per Bisanti e qualche isolata contestazione per il tenore; peccato non aver potuto applaudire o dissentire il regista e il suo staff dato che non hanno avuto il rispetto di presentarsi né singolarmente né con gli altri protagonisti della serata alla ribalta per ringraziare il pubblico.

LA PRODUZIONE
Maestro concertatore e direttore    Giampaolo Bisanti
Regia                                                 Eimuntas Nekrosius
Scene                                                 Marius Nekrosius
Costumi                                             Nadezda Gultiajeva
Luci                                                   Audrius Jankauskas
Maestro del coro                              Marco Faelli
Maestro del coro di voci bianche    Enrico Di Maira

GLI INTERPRETI
Otello                                                 Kristian Benedikt 
Desdemona                                       Cinzia Forte 
Jago                                                   Paolo Gavanelli 
Emilia                                                Giovanna Lanza
Cassio                                                Cristiano Cremonini
Roderigo                                           Mirko Guadagnini
Lodovico                                           Ziyan Atfeh
Montano                                           Francesco Cardinale
Un araldo                                          Alessandro Perucca

Orchestra e Coro del Teatro Lirico
Coro di voci bianche del Conservatorio Statale di Musica "Giovanni Pierluigi da Palestrina" di Cagliari

Allestimento della Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari



IL ‘SUONO’ DELLA OTO E BATTISTONI PER L’INAUGURAZIONE DELLA RASSEGNA AL TEATRO OLIMPICO DI VICENZA, domenica 28 aprile 2013, ore 21,00.




Nel descrivere il concerto inaugurale di ieri sera al Teatro Olimpico di Vicenza per l’annuale rassegna ‘Il suono dell’Olimpico’,  non si può fare a meno di pensare che ben quattro grandi nomi si siano incontrati in una sola serata di straordinario valore artistico, in cui la grandezza dell’arte è stata dunque protagonista nel senso più completo del termine. Innanzitutto i due giganti della musica internazionale come Verdi e Wagner, presentati in una carrellata delle loro sinfonie più note; poi la straordinaria bravura e personalità del giovane direttore d’orchestra Andrea Battistoni , che è tornato in città se vogliamo ancora più trionfalmente dello scorso dicembre;  infine, il sommo Andrea Palladio, il cui teatro stupisce ogni volta per perfezione architettonica e splendore. Qui l’orchestra che prende il nome proprio da questo gioiello, ritrova una sonorità ed una profondità di accenti ancor più che in altri luoghi. E da un incontro così felice di grandezze, una serata magica ne è stata la naturale conseguenza.

In apertura la sinfonia del Nabucco, ove il Maestro ha fatto subito intendere con che spirito avrebbe condotto l’orchestra durante la serata. Piglio deciso  per un ritmo serrato ma mai eccessivo, controllo delle dinamiche e attenzione costante verso tutte le sezioni. Con la sinfonia dal wagneriano Rienzi il suono si fa intenso e maestoso, carico di tensione e sentimento, per poi divenire più leggero e misurato con Stiffelio.

Un cambio di luci ha introdotto le atmosfere della seconda parte con Eine Faust Ouverture, ove il Maestro veronese è riuscito a trasmettere sensazioni di mistero e sospensione, con suoni che quasi trascendono l’attimo in corso, a sottolineare l’argomento misterico del dramma che tale musica descrive. Uno dei pezzi più riusciti del concerto. 
Molto bene i legni in evidenza nella ouverture di Giovanna d’Arco, ove tensione e precisione di insieme si mescolano alla dolcezza quasi fiabesca dei solisti che dialogano meravigliosamente tra loro.

Nelle note dell’Idillio di Sigfrido sono evidenti molteplici sensazioni che a nostro avviso l’orchestra ha potuto trasmettere grazie al carisma del suo direttore: pathos, romanticismo, delicatezza, ricordi sognanti, passione.. Questo meraviglioso pezzo orchestrale fu infatti scritto dal compositore di Lipsia per la signora Cosima Wagner, in occasione della nascita del terzo figlio della coppia e che non avrebbe neanche mai dovuto essere eseguito in pubblico. Con alcuni temi tratti dall'opera Sigrfied, questo delicato omaggio alla serenità coniugale desta quasi commozione, soprattutto nel riconoscibile ‘motivo della purezza’ che descrive  Sigfrido appunto, il cui nome era stato dato al neonato. Gran finale con La battaglia di Legnano, ove le note si rincorrono come cavalli al galoppo verso una trionfale chiusura del concerto.

L’Orchestra del Teatro Olimpico ha mostrato una sezione dei legni ben equilibrata che si è fatta notare positivamente, come detto,  soprattutto nelle parti solistiche. Il tutto accompagnato da violini che viaggiano sempre più all'unisono. Anche la sezione degli ottoni sta trovando un buon equilibrio nell’organico, per un risultato di insieme che evidenzia l’impegno dei professori e di chi li sta accompagnando nella loro crescita. Pregio del Maestro Andrea Battistoni è l’estrema versatilità nella sua direzione. Sicurezza dovuta ad una profonda conoscenza musicale, che gli permette di guidare i musicisti in modo da ottenere un suono di volta in volta diverso, in linea con quanto richiesto dalla partitura, ma anche dalla tensione narrativa di ciò che queste sinfonie raccontano. Il pubblico lo ha applaudito lungamente richiamandolo sul palco svariate volte, venendo premiato con il bis del primo pezzo in programma. Una serata di giganti, e come lo stesso Maestro ha sottolineato prima del bis: ‘Viva Verdi…ma anche Riccardo!’.
MTG