Sarà il clima da ultima rappresentazione, ma c’è sempre aria di festa a Trieste quando viene messa in scena un’operetta. Ormai sono passati diversi anni dall’ultima edizione del celebre festival, ma questo genere è riuscito a conservarsi un posto speciale nel cuore del pubblico triestino, che risponde sempre con grande entusiasmo ad ogni occasione, e in particolare durante la pomeridiana de La Vedova allegra di Franz Lehár a cui abbiamo assistito.
Il nuovo allestimento del Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste con la regia di Oscar Cecchi si distingue per sapienza e varietà nell’utilizzo dei mezzi espressivi del teatro: dai momenti metateatrali all’inizio di ognuna delle tre parti, passando per James Bond, fino ad arrivare all’attualissimo gender - 'È scabroso le donne studiar' viene bissato dalla compagine femminile come 'È scabroso i maschi studiar'. La carne al fuoco è molta, ma tutto funziona come una macchina ben oliata (soprattutto nel secondo e terzo atto) e il limite non viene mai superato, tanto che le quasi due ore e mezza volano. Particolarmente suggestiva e fiabesca la scena della festa pontevedrina con la Vilja cantata al chiaro di luna con le belle scene di Paolo Vitale.