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ORCHESTRA RAI: CONCORSO RIMANDATO E CONCERTI ANNULLATI

COMUNICATO STAMPA

In ottemperanza all’ordinanza della Regione Piemonte del 23 febbraio 2020, il “Concorso per clarinetto piccolo con l’obbligo del 2° clarinetto e della fila” che doveva tenersi da martedì 25 a venerdì 28 febbraio è rimandato a data da destinarsi. I due concerti in programma all’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino giovedì 27 e venerdì 28 febbraio non avranno luogo. Informazioni riguardanti l’eventuale riprogrammazione degli spettacoli o il rimborso dei biglietti saranno comunicate appena possibile. 

24.02.2020

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Omaggio al Neorealismo cinematografico nell’ allestimento di Gabriele Lavia di Pagliacci di Ruggero Leoncavallo per la Stagione lirica e di balletto 2020 al Lirico di Cagliari

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Venerdì 28 febbraio alle 20.30 (turno A), per il secondo appuntamento della Stagione lirica e di balletto 2020, va in scena Pagliacci, dramma in un prologo e due atti su libretto e musica di Ruggero Leoncavallo (Napoli, 1857 - Montecatini Terme, 1919).

Il capolavoro verista, assente dal 2013 dal palcoscenico cittadino, viene rappresentato in un allestimento del Teatro Regio di Torino, firmato per la regia da Gabriele Lavia, ripresa a Cagliari da Daniela Zedda, per le scene e i costumi da Paolo Ventura, per le luci da Andrea Anfossi, riprese da Andrea Ledda.

L’allestimento risale al gennaio 2017 e Gabriele Lavia, celebre attore, regista e sceneggiatore milanese, associa nella messinscena realtà e naturalismo, arrivando così al cuore della poetica verista. L’ambientazione è quella di una periferia rurale italiana del secondo dopoguerra, devastata dai bombardamenti e con forti richiami estetici al Neorealismo cinematografico, a cui Gabriele Lavia rende chiaramente omaggio. «Pagliacci è un’opera molto complessa: Leoncavallo ha costruito qualcosa di filosofico. È tutto detto nel Prologo, dove i temi folgoranti dell’opera sono espressi in maniera molto chiara. La prima cosa interessante è che il personaggio del Prologo, Tonio, entra discretamente chiedendo permesso, e timidamente dice due volte: “Si può?”, non entra prepotentemente a dire: “eccomi qua!”. Non è un dettaglio. Il compositore ci mette sull’avviso che sta per iniziare qualcosa che trascende il mero fatto di cronaca, alla base della vicenda. Questa dichiarazione interessa in quanto trasfigurazione poetica che va messa in scena, con molta cura e attenzione per le parole, per i temi che porta con sé e per gli sviluppi che avverranno nel corso del dramma.» (Gabriele Lavia)

A Torino nel 2017 Pagliacci viene eseguita senza che sia abbinata, come consuetudine, ad un altro titolo (solitamente Cavalleria rusticana), per sottolineare ed esaltare la qualità musicale e la completezza teatrale. Il Teatro Lirico di Cagliari rispetta questa scelta e propone, per la terza volta da solo, il capolavoro di Ruggero Leoncavallo all’ascolto del pubblico (a Cagliari è stato eseguito negli anni già 13 volte, come da cronologia in allegato).

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L’ITALIANA IN ALGERI, GIOACHINO ROSSINI – TEATRO FILARMONICO DI VERONA, DOMENICA 23 FEBBRAIO 2020.

Torna L'Italiana in Algeri di Gioachino Rossini al Filarmonico di Verona, che mancava dal 2014 su questo palcoscenico e che rivive grazie alla collaborazione con i Teatri di Pisa e Trieste. L’emergenza sanitaria che imperversa nel nord d’Italia ha condizionato un buon numero di spettatori che ha preferito restare a casa, ma il pubblico presente ha potuto assistere ad uno spettacolo frizzante, giovanile e ben confezionato. Il regista Stefano Vizioli è riuscito a divertire grazie ad una serie di scene divertenti che scivolano via leggere e con semplicità, poiché tutti i protagonisti hanno qualcosa di particolare che li distingue per verve e comicità. È pieno di colore il palco allestito da Ugo Nespolo anche autore dei costumi orientaleggianti che fanno pensare ad un cartone Disneyano, e tutto ciò che vediamo ha uno stile naïf vivace ed accattivante, capace di attirare giovanissimi e adulti sognatori. In sintesi un allestimento tutto da gustare e da vivere, che non annoia assolutamente e rende giustizia al capolavoro senza tempo del grande pesarese.

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IL REGIO DI PARMA SOSPENDE LE ATTIVITA' APERTE AL PUBBLICO FINO AL 1 MARZO

In osservanza allordinanza della Regione Emilia-Romagna

relativa al diffondersi dell’infezione Coronavirus,

sono sospesi sino al 1 marzo 2020 compreso le attività aperte al pubblico (Biglietteria e Visite guidate), lincontro con Guido Barbieri e

il concerto di Martina Filjak con I solisti di Zagabria.

Prelazione abbonamenti al Festival Verdi 2020 dal 2 al 5 marzo.

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L’ELISIR D’AMORE, G. DONIZETTI - TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, MARTEDI’ 18 FEBBRAIO 2020

Torna sulle tavole del Teatro La Fenice di Venezia “L’Elisir d’amore” di Gaetano Donizetti nell’ormai “storico” allestimento di Bepi Morassi che ha avuto il suo debutto nel 2003 e da allora ha visto alternarsi schiere di cantanti e direttori d'orchestra più o meno a loro agio nel lavoro del maestro bergamasco.

Uno spettacolo fatto di pochi elementi scenici (firmati da Gianmaurizio Fercioni che cura anche la preparazione dei costumi), che guidati da una sapiente mano di altissima scuola registica, si inseriscono nella trama del favoloso libretto di Felice Romani, con una leggerezza ed un garbo ormai sempre più rari.

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Daniel Oren dirige al Regio di Torino La Bohème di Puccini - Nuovo allestimento firmato da Paolo Gavazzeni e Piero Maranghi


COMUNICATO STAMPA

Stagione d’Opera e di Balletto 2019-2020

LA BOHÈME

 

Daniel Oren dirige il capolavoro di Puccini

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ByR0t_8E FOTO STUDIO CASALUCI

DEBUTTA A BOLOGNA MADAMA BUTTERFLY FIRMATA DA DAMIANO MICHIELETTO

Comunicato stampa

TCBO: DEBUTTA A BOLOGNA MADAMA BUTTERFLY FIRMATA DA DAMIANO MICHIELETTO

Sul podio Pinchas Steinberg

Protagonisti Karah Son e Angelo Villari

 

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FALSTAFF, GIUSEPPE VERDI - TEATRO COMUNALE PAVAROTTI DI MODENA - DOMENICA 16 FEBBRAIO 2020

Mettere in scena un Falstaff che accontenti tutti non è impresa facile, come non è sempre possibile avere a disposizione interpreti che valorizzino i ruoli in campo e per di più in perfetto feeling con l’orchestra. Questa volta il Teatro Comunale di Modena, in collaborazione con Piacenza e Reggio Emilia, ha messo in piedi uno spettacolo che a nostro avviso è riuscito a coordinare al meglio i vari componenti in gioco per un allestimento gradevole, efficacie e quindi ben riuscito. Leonardo Lidi intelligentemente ha confezionato uno spettacolo che unisse al rispetto del libretto una certa fluidità nella narrazione, brillantezza nei caratteri e qualche momento di pura ilarità che però non sfocia assolutamente nel volgare o esagerato. 

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ECCEZIONALE PARATA DI STELLE PER IL FESTIVAL LIRICO 2020 ALL’ARENA DI VERONA

COMUNICATO STAMPA 

Le più grandi voci della lirica internazionale in Arena in tre intensi mesi di bel canto e allestimenti spettacolari tra tradizione e innovazione, da sempre cifra stilistica del più grande palcoscenico d’opera del mondo.

 

 

Roberto Alagna, Marcelo Álvarez, Roberto Aronica, Angel Blue, Jorge de León, Plácido Domingo, Amartuvshin Enkhbat, Yusif Eyvazov, Barbara Frittoli, Sonia Ganassi, Aida Garifullina, Alberto Gazale,  Vittorio Grigolo, Saioa Hernández, Ruth Iniesta, Murat Karahan, Jonas Kaufmann, Aleksandra Kurzak, Nino Machaidze, Emily Magee, Ambrogio Maestri, Angela Meade, Francesco Meli, Chris Merritt, Anna Netrebko, Lisette Oropesa, Michele Pertusi, George Petean, Olesya Petrova, Saimir Pirgu, Anna Pirozzi, Marina Rebeka, Katia Ricciarelli, Luca Salsi, Ekaterina Semenchuk, María José Siri, Rafał Siwek, Carlo Ventre, Sonya Yoncheva, Elena Zilio… e tantissimi altri!

 

 

L’Arena di Verona Opera Festival rappresenta da solo il 20% dei biglietti d’opera in Italia e nel 2019 ha ottenuto un incremento di pubblico di quasi 10 punti percentuali in netta positività rispetto alle cifre del settore. Per l’edizione 2020 il Festival Lirico sfida se stesso alzando ancora il valore artistico, la varietà, la creatività e la fama partendo proprio dalle voci, cuore pulsante di ogni produzione e di ogni serata, per dare ad ogni singola serata il sapore di una première.

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La programmazione del Teatro Regio di Torino a Marzo 2020

Ricchissimo il mese di marzo al Regio di Torino, di seguito tutti gli appuntamenti.

STAGIONE D’OPERA • “LA BOHÈME” DIRETTA DA DANIEL OREN, CON LA REGIA DI PAOLO GAVAZZENI E PIERO MARANGHI, TORNA ALLE ORIGINI

Dall’11 al 22 marzo torna al Teatro Regio uno dei titoli più amati di sempre: LA BOHÈME di Giacomo Puccini. Sul podio Daniel Oren, che già aveva diretto nel 1996 l’edizione del “centenario”. Questo nuovo allestimento, con la regia di Paolo Gavazzeni e Piero Maranghi, le scene a cura di Leila Fteita e i costumi a cura di Nicoletta Ceccolini, riprende fedelmente i celeberrimi bozzetti di Adolf Hohenstein disegnati per la prima assoluta al Regio dell’1 febbraio 1896 e custoditi dall’Archivio Storico Ricordi. Le luci sono di Andrea Anfossi. Alla guida del Coro c’è Andrea Secchi, mentre il Coro di voci bianche del Regio e del Conservatorio è istruito da Claudio Fenoglio. L’opera più amata di Puccini sarà interpretata da un cast di voci fresche, adattissime al ruolo, come quelle di Dinara Alieva (Mimì), soprano azero che debutta al Regio, del tenore Jonathan Tetelman (Rodolfo), del soprano Hasmik Torosyan (Musetta) e del baritono Massimo Cavalletti (Marcello); Riccardo Fassi interpreta Colline, Costantino Finucci Schaunard e Matteo Peirone veste il doppio ruolo di Benoît e Alcindoro. Nel corso delle 10 rappresentazioni, si alternano Maria Teresa Leva (Mimì), Valentin Dytiuk (Rodolfo), Paola Antonucci (Musetta), Italo Proferisce (Marcello), Alessio Cacciamani (Colline) e Tommaso Barea (Schaunard). La produzione di Bohème si avvale del sostegno di Italgas, Socio Fondatore del Teatro Regio.

L’opera sarà trasmessa in diretta radiofonica mercoledì 11 marzo alle ore 20 da Rai Radio 3, a cura di Susanna Franchi.

Martedì 3 marzo alle ore 17.30, al Piccolo Regio Puccini, per “Le conferenze”, la giornalista Susanna Franchi cura l’incontro di presentazione dell’opera, dal titolo:
La bohème. Da Murger al Regio: cartoline da Parigi, con la partecipazione dei due registi della nuova produzione, Paolo Gavazzeni e Piero Maranghi. Ingresso libero.

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XX FESTIVAL VERDI - Ecco il programma a Parma e Busseto, 24 settembre-18 ottobre 2020

XX FESTIVAL VERDI - Ecco il programma a Parma e Busseto, 24 settembre-18 ottobre 2020





                      

 

XX FESTIVAL VERDI

Parma e Busseto, 24 settembre - 18 ottobre 2020

Verdi batte il Tempo.

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BORIS GODUNOV, MODEST PETROVIČ MUSORGSKIJ – TEATRO VERDI DI TRIESTE, RECITA DI SABATO 8 FEBBRAIO 2020 

Quando le Fondazioni liriche compiono operazioni interessanti e sviano dalla tradizionale programmazione, pur sempre gradita, è un piacere recarsi a teatro per assistere a delle vere e proprie rarità musicali, quale il Boris Godunov di Musorgskij che davvero difficilmente viene messo in cartellone nel nostro Paese. Scopriamo che dal 1911 è stato rappresentato al Verdi di Trieste per 10 volte ed ora torna su questo palcoscenico con la storica produzione del secolo scorso targata Yurii Victorovych Chaika e le scene ed i costumi sontuosissimi di Anatoly Arefev, in coproduzione con il Dnepropetrovsk Academic Opera and Ballet Theater di Dnipro (Ucraina). Molti sanno che la genesi del Boris non è stata delle più semplici e che l’opera fu riveduta dall’autore rispetto alla prima stesura del 1869, causa l’immancabile censura. La versione del Verdi di Trieste è datata 1872 e vede l'attuale revisione delle parti orchestrali ad opera del Maestro Alexander Anissimov, che dirige proprio in questa occasione. La produzione triestina tiene naturalmente conto dell’orchestrazione più eseguita, ossia quella di Rimskij-Korsakov, congiuntamente all’edizione Lamm – Asafev targata 1928. Sono state tagliate alcune scene e personaggi per rendere più fluida la narrazione, che termina difatti con la morte di Boris e non con il lamento dell’Innocente.

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Addio a Mirella Freni - comunicato del manager Jack Mastroianni

MIRELLA FRENI

27 febbraio 1935 – 9 febbraio 2020

La scomparsa del soprano Mirella Freni (all’eta di 84 anni), avvenuta il 9 febbraio 2020 dopo una lunga malattia degenerativa è stata resa nota con profonda tristezza da Jack Mastroianni, suo manager di una vita. Una delle grandi artiste della seconda metà del ‘900, Mirella Freni si è spenta nella sua casa di Modena circondata dai suoi familiari: la figlia Micaela Magiera, i nipoti Gaia e Mattia Previdi, il cognato Matteo Cuoghi, la sorella Marta e la sua amica di sempre Fausta Mantovani. Mirella Freni era stata sposata con il Maestro Leone Magiera e in seconde nozze per oltre trent’anni con il noto basso bulgaro Nicolai Ghiaurov, scomparso nel 2004.

Nata a Modena il 27 febbraio 1935, Mirella Freni debuttò nel ruolo di Micaela nella Carmen di Bizet il 3 marzo 1955. Fin dall’inizio della sua carriera il fascino della voce e la sua vivace personalità nei repertori mozartiani e belcantistici le hanno fatto guadagnare l’affetto del pubblico e dei colleghi. Un caso felice portò all’incontro tra Freni ed Herbert von Karajan alla Scala per la prima della leggendaria produzione di Zeffirelli della Bohéme del 1963. In Mirella Freni, Karajan trovò la sua “Mimì” ideale, insieme ad un’affine spirito artistico. Cominciò così una fruttuosa collaborazione durata oltre vent’anni nel corso della quale l’artista iniziò a interpretare con grande giudizio ruoli più impegnativi, per esempio Otello, Requiem, Boccanegra di Verdi, o Manon Lescaut di Puccini, oppure Onegin di Čajkovskij e Adriana di Cilea. Al tempo stesso “Mimì” rimaneva il suo “cavallo di battaglia”.

Mirella Freni era nota per la sua disciplina vocale, unita alla sua capacità di rifiutare ruoli vocalmente compromettenti, come quando declinò l’invito di Karajan a interpretare il ruolo del titolo nella Turandot di Puccini. Grazie a ciò Mirella Freni raggiunse il quinto ed ultimo decennio della sua carriera con voce fresca e con il desiderio di ampliare il suo repertorio interpretando opere russe e veriste, come La Dama di picche e La pulzella d’Orleans di Čajkovskij, o Fedora di Giordano.

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IL CARNEVALE 2020 DELLA FENICE

COMUNICATO STAMPA                                                                                            Venezia, febbraio  2020

La grande danza contemporanea con un balletto di John Neumeier dedicato a Eleonora Duse, il capolavoro buffo di Pergolesi, La serva padrona, e un gioiello del belcanto qual è L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti; ma anche una originale performance di prosa e musica ambientata nella Venezia di fine Settecento, intitolata Fantasmagorie. Vita, morte e miracoli di Pulcinella: è il ricco e divertente programma di spettacoli che saranno in scena al Teatro La Fenice, nelle Sale Apollinee del Teatro di Campo San Fantin e al Teatro Malibran nel periodo del carnevale di Venezia, da sabato 8 febbraio al martedì grasso 25 febbraio 2020.

            E il programma si arricchisce ancor di più con la seconda edizione del Carnival Cocktail, l’aperitivo accompagnato da dj set che si svolgerà nelle Sale Apollinee del Teatro La Fenice nei giorni più ‘caldi’ del carnevale in laguna: giovedì 20 febbraio e domenica 23 febbraio, dopo le recite dell’Elisir d’amore rispettivamente alle ore 19.00 e alle ore 17.00, il pubblico potrà brindare, in maschera, al ritmo della musica della consolle.

Nei primi giorni della festività carnevalesca, il Teatro La Fenice ospiterà un omaggio a Eleonora Duse firmato John Neumeier. Per le sue «fantasie coreografiche» del 2015, intitolate semplicemente Duse, Neumeier si è ispirato ad alcuni episodi della vita di questa leggendaria attrice, che tra fine Ottocento e primo Novecento influenzò celebrità disparate come Rainer Maria Rilke, Isadora Duncan, Arrigo Boito e Gabriele D’Annunzio. Incantato dal carisma artistico e professionale della Duse, dalla sua costante ricerca di un nuovo ideale teatrale e dai tanti suoi rapporti di odio/amore, Neumeier ha sviluppato una visione soggettiva della biografia di lei: rinunciando a un approccio documentaristico, ha inventato situazioni e immagini per evocare l’essenza di quella personalità unica. Così come è unica la personalità della sua interprete, Alessandra Ferri, che vestirà i panni della Duse in dialogo con i ballerini dell’Hamburg Ballett John Neumeier, mentre le musiche di Benjamin Britten e Arvo Pärt saranno eseguite dal vivo dall’Orchestra del Teatro La Fenice diretta da Luciano Di Martino. Dopo il debutto nel 2015 ad Amburgo, Duse ha avuto moltissime repliche in tutta la Germania: quella al Teatro La Fenice – nei giorni 5, 6, 7, 8 e 9 febbraio 2020 – sarà la prima rappresentazione italiana in esclusiva. 

A stretto giro si succederanno poi due capolavori comici del teatro musicale, appartenenti a due diversissimi momenti della storia del melodramma. La serva padrona di Giovanni Battista Pergolesi debuttò nel 1733 al Teatro San Bartolomeo di Napoli come una coppia di intermezzi fra i tre atti del Prigionier superbo, un’opera seria dello stesso Pergolesi. La lieve trama utilizza due personaggi comici di lungo corso: il ricco Uberto (basso) è un maturo scapolo che vive da solo con la sua sfrontata cameriera Serpina (soprano) e col servitore Vespone (ruolo muto). Dopo una serie di intrighi e accesi contrasti ritratti in cinque arie e due duetti, Uberto acconsente infine a sposare Serpina. Fondandosi su analoghi lavori precedenti di Albinoni e di Hasse, Pergolesi e il suo librettista Gennarantonio Federico crearono un capolavoro in miniatura, un sempreverde che trionfa ancor oggi in tutti i teatri operistici del mondo. Lo spettacolo – che si avvarrà della regia di Francesco Bellotto e vedrà in buca l’Orchestra barocca del Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia guidata dal primo violino concertatore Enrico Parizzi – è parte di Opera Giovani, il progetto realizzato dalla Fenice in collaborazione con il Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia pensato per il pubblico delle scuole, delle famiglie e delle nuove generazioni. Tre le recite in programma al Teatro Malibran: il 13, 14 e 15 febbraio 2020.

L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti, melodramma giocoso in due atti su libretto di Felice Romani, debuttò invece al Teatro della Canobbiana di Milano il 12 maggio 1832. La sua partitura, ricolma di melodie incantevoli, è forse la più piacevole mai composta da Donizetti nel genere comico. Nel primo atto è degna di nota la vivacità nello sproloquio autopromozionale del ciarlatano dottor Dulcamara e nel suo duetto col povero ragazzo Nemorino, innamorato senza speranza di Adina, la capricciosa bella del villaggio. Pezzi forti del secondo atto sono il coro «Cantiamo, facciam brindisi», la barcarola «Io son ricco e tu sei bella», il quartetto «Dell’elisir mirabile», il duetto Adina-Dulcamara «Quanto amore», e infine la soave ballata di Nemorino «Una furtiva lagrima», cavallo di battaglia del repertorio tenorile. Lo spettacolo sarà in scena nell’allestimento firmato dal regista Bepi Morassi con le scene e i costumi di Gianmaurizio Fercioni, mentre l’Orchestra e il Coro del Teatro La Fenice saranno guidati da Jader Bignamini. Nove le recite previste al Teatro La Fenice: il 15, 16, 18, 19, 20, 21, 22, 23 e 25 febbraio 2020.

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PALLA DE’ MOZZI, GINO MARINUZZI – TEATRO LIRICO DI CAGLIARI, RECITA DI SABATO 1 FEBBRAIO 2020; PRIMA ESECUZIONE IN TEMPI MODERNI

Ancora una volta il Teatro Lirico di Cagliari propone una operazione molto ardita, inaugurando anche quest’anno la stagione operistica con una riscoperta, una prima esecuzione in tempi moderni, scegliendo per la precisione uno dei componimenti di Gino Marinuzzi, grandissimo direttore d’orchestra italiano ed anche compositore vissuto tra fine Ottocento e la prima metà del Novecento del secolo scorso.  Palla de’ Mozzi fu scritta nel 1932 e visse un decennio di buona fortuna nei teatri italiani, poi più nulla fino a quando i discendenti del Maestro hanno potuto riascoltarne le musiche dopo quasi ottant’anni di oblio, proprio all’inizio del nuovo decennio del nostro secolo. In essa vi è certo l’esperienza musicale del direttore d’orchestra, dell’appassionato di Wagner e la maestosità delle sue opere, dell’amore per Richard Strauss ed i suoi componimenti, ma anche la passione dirompente del melodramma italiano dell’Ottocento con i suoi grandi esponenti che tanto diresse nella sua carriera. In ‘Palla de’ Mozzi’ risuonano echi di melodie popolari, tumulti di eserciti e fuochi di passioni amorose, intrecciate in modo tale da servire ad una trama a nostro avviso piuttosto semplice, che dunque necessita di una forza particolare nell’accompagnamento per ‘spiccare il volo’. Il tema della battaglia e dell’assedio cui si fonda il libretto, con i suoi risvolti morali per i protagonisti dalle vite intrecciate, caricano di forza la musica, sì da restare costantemente ‘in tiro’, se ci è concessa l’espressione, portando i protagonisti ad un canto quasi sempre sulla tessitura più alta, con rari momenti di distensione. Di conseguenza anche il Maestro Giuseppe Grazioli ha condotto l’Orchestra del Lirico sempre alla ricerca di un suono teso, dirompente, che esalti e forse completi ciò che avviene in scena, anche se talvolta piuttosto uniforme nei volumi per così dire ‘importanti’.

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CRESCE ULTERIORMENTE NEL 2020 IL NUMERO COMPLESSIVO DEGLI ABBONATI
AL TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA


 

Si avvia alla conclusione la campagna abbonamenti 2020 del Teatro Comunale di Bologna, registrando dati particolarmente positivi rispetto sia al numero di abbonati sia all'incasso di biglietteria. Dal raffronto sul triennio 2018-2020 emerge che il totale complessivo di abbonati alle Stagioni d'Opera, Sinfonica e Danza supera il 30% di incremento, raggiungendo quota 4.100 circa, mentre sfiora un aumento del 40% l'introito di biglietteria.

Dopo l'importante crescita riscontrata già nel 2019 rispetto al 2018 (25% ca. in più di abbonati e di incasso), anche il 2020 conferma la tendenza positiva guadagnando sull'anno precedente un + 5% ca. di abbonati e un + 12% ca. di proventi.

Un dato particolarmente significativo riguarda gli abbonati alla Stagione Sinfonica 2020: sono 933, contro i 705 del 2019. Crescono ancora di oltre il 5% gli abbonamenti alla Stagione Danza, introdotti con successo nel 2019, mentre si confermano in linea con l'anno scorso quelli alla Stagione d'Opera.

Se nel 2018 l'incasso totale di biglietteria proveniente dalla vendita abbonamenti era di 1.102.000 euro, nel 2019 è stato di 1.376.000 euro e nel 2020 ha raggiunto quota 1.532.000 euro.

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Teatro Comunale di Bologna: i costumi di scena per la nuova mostra-mercato Opera Vintage, sabato 8 febbraio 2020

Comunicato stampa

I costumi di scena per la nuova mostra-mercato Opera Vintage al Comunale di Bologna 


In collaborazione con Confcommercio Ascom Bologna e Comune di Bologna

Sabato 8 febbraio 2020, dalle 10.00 alle 18.00


Bologna, Foyer Respighi del Teatro Comunale

Oltre 300 capi provenienti da costumi di scena storici e moderni selezionati dai magazzini del Teatro Comunale di Bologna saranno esposti e messi in vendita in occasione della nuova mostra-mercato “Opera Vintage”, in programma sabato 8 febbraio dalle 10 alle 18 nel Foyer Respighi, promossa in collaborazione con Confcommercio Ascom Bologna e con il Comune di Bologna.

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R. WAGNER, TRISTAN UND ISOLDE - TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA, DOMENICA 26 GENNAIO 2020

Per l'apertura della nuova stagione, il Teatro Comunale di Bologna ha prodotto assieme al Teatro de La Monnaie di Bruxelles, dove ha debuttato lo scorso maggio, un nuovo allestimento di Tristan und Isolde di Richard Wagner.

Lo spettacolo porta la firma di Ralf Pleger alla regia e Alexander Polzin alle scene ed è un lavoro che si colloca sulla scia di certi allestimenti concettuali tornati tanto di moda in questo periodo, soprattutto nell'area transalpina.

Nulla da eccepire, soprattutto se affrontato su di una partitura come appunto Tristan und Isolde dove la drammaturgia latita, l'azione pure, e lavorare su di uno spazio metafisico, quasi cerebrale, può risultare una carta vincente.

Non è il caso di Bologna dove abbiamo assistito invece ad uno spettacolo, a nostro personalissimo avviso, di una bruttezza disarmante oltre che vuoto di concetti, se si escludono delle strampalate idee che il regista Pleger enuncia nelle sue note di regia.

Per il regista e filmmaker tedesco, la musica di Wagner sarebbe stata scritta sotto l'influenza di droghe e il suo Tristan altro non è che il risultato "psichedelico" di allucinazioni dovute alla assunzione di psicofarmaci e droghe che hanno comportato una deviata percezione sulla nostra "normale' visione del mondo.

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Nuovo appuntamento per la Fondazione Haydn con Don Giovanni a Trento l'8 e il 9 febbraio

FONDAZIONE HAYDN DI BOLZANO E TRENTO

COMUNICATO STAMPA

Don Giovanni

 di Wolfgang Amadeus Mozart

regia di Cristina Pezzoli

Sabato 8 e domenica 9 febbraio

al Teatro Sociale di Trento

 

UN LIBERTINO ETERNO BAMBINO

La quinta Stagione d’Opera della Fondazione Haydn di Bolzano e Trento propone al Teatro Sociale di Trento una rilettura “al femminile” dell’intramontabile mito del libertino mozartiano.

La quinta stagione d’Opera della Fondazione Haydn di Bolzano e Trento, dopo l’avvio bolzanino con il dittico Radames-Lohengrin, prosegue al Teatro Sociale di Trento, sabato 8 (ore 20) e domenica 9 febbraio (ore 17), con uno dei capolavori di Wolfgang Amadeus Mozart: Don Giovanni. L’opera del genio salisburghese verrà proposta in un nuovo allestimento - coprodotto da Fondazione Haydn, Teatro di Pisa, Teatro Goldoni di Livorno e Teatro del Giglio di Lucca – che reca la firma della regista Cristina Pezzoli. L’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento sarà diretta nell’occasione da Francesco Pasqualetti. Scene e costumi di Giacomo Andrico. Luci di Valerio Alfieri. Coreografie di Arianna Benedetti. Corpo di ballo Nuovo Balletto di Toscana. Coro Ars Lyrica diretto da Marco Bargagna.

Il cast è formato da cantanti tra i migliori del panorama italiano: Daniele Antonangeli (Don Giovanni), Paolo Pecchioli (Il Commendatore), Sonia Ciani (Donna Anna), Raffaella Milanesi (Donna Elvira), Federica Livi (Zerlina), Diego Godoy (Don Ottavio), Nicola Ziccardi (Leporello), Francesco Vultaggio (Masetto).

Nella sua regia Cristina Pezzoli vede Don Giovanni da un’angolazione femminile, descrivendo il protagonista come un eterno bambino: “Penso che ogni donna possa facilmente riportare alla memoria i ‘dongiovanni’ con cui ha avuto a che fare e immagino cosa ci si potrebbe aspettare da una ‘lettura al femminile’ di Don Giovanni, ma io non sono inte­ressata a fare di quest’opera e di questo personaggio una lettura post femminista”  – spiega la regista – “Il Don Giovanni mozartiano esige di essere rappresentato con una maggiore complessità, sospendendo il giudizio morale sulle malefatte dell’empio, alla ricerca del suo nucleo fondativo profondo”. Don Giovanni diviene così “un personaggio mosso dal bisogno incessante di gioco e conoscenza, che prende tutto poco sul serio: la vita, le donne, Dio, la morte”. Un Circo Nero ospiterà immagini, visioni, numeri ludici dalla notte delle malefatte sino al momento della punizione divina.

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LUCIA DI LAMMERMOOR, GAETANO DONIZETTI – TEATRO FILARMONICO DI VERONA, DOMENICA 26 GENNAIO 2020

Gennaio è un mese di inaugurazioni, di riprese e di ritorni, come quello di Lucia di Lammermoor al Teatro Filarmonico di Verona, che torna dopo lo spettacolo del 2014 ad inaugurare la stagione operistica del nuovo anno, che poi come sempre proseguirà in Arena ad inizio estate. Una scelta prudente quella della Fondazione Arena, che porta sul palco uno spettacolo già rodato del Teatro Verdi di Salerno e del regista Renzo Giacchieri che si è occupato di questo capolavoro sin dal 1984 con diversi allestimenti. Non c’è nessuna idea particolarmente originale o rivoluzionaria da parte del regista, ma semplicemente il gusto di seguire il libretto e gli eventi così come li si percepisce e con una ambientazione, curata da Alfredo Troisi, in grado di portare il mood della tragedia anche alla mente di chi osserva. Ne nasce uno spettacolo lineare, semplice ed efficace, di stampo tradizionale  con qualche accorgimento grafico al computer per rendere più suggestiva, ad esempio, l’idea di sangue versato e della tragedia di fondo. Al centro della narrazione vi è però non la truculenza dell’atto di Lucia, bensì il suo dramma mentale, la repulsione verso quello sposo affibbiatole per interesse in opposizione all’amore incondizionato che ella provava per il giovane Ravenswood. Dunque vi è una accentuazione estrema sulla parte del soprano per il suo agire, in una escalation di incredulità che si trasforma in follia. Attorno a lei ruotano tutti gli altri personaggi che in un modo o nell’altro causano o subiscono gli eventi.

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