COMUNICATO STAMPA
Fondazione Haydn di Bolzano e Trento
60a Stagione Sinfonica
28 e 29 gennaio esecuzione in prima assoluta di
COMUNICATO STAMPA
Fondazione Haydn di Bolzano e Trento
60a Stagione Sinfonica
28 e 29 gennaio esecuzione in prima assoluta di
Va in scena al Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena il 27 e il 29 novembre 2019 alle 20 e domenica 1° dicembre alle 15.30 Rigoletto, uno dei titoli più amati del grande repertorio verdiano, presentato in coproduzione con il Teatro Comunale di Ferrara e il Teatro del Giglio. Lo spettacolo si vedrà in un nuovo allestimento costruito dal teatro di Modena per la regia di Fabio Sparvoli, artista attivo a livello internazionale recentemente applaudito al Teatro Colòn di Buenos Aires e al Teatro Regio di Torino. Nel ruolo del titol4o canterà il baritono Marco Caria, uno degli allievi di Mirella Freni affermato in teatri come La Fenice di Venezia, la Staatsoper di Vienna e la Deutsche Oper di Berlino.
Il tenore Marco Ciaponi sarà il Duca di Mantova mentre Ramaz Chikviladze sarà Sparafucile. Nei principali ruoli femminili si ascolteranno Daniela Cappiello e Letizia Bertoldi nella parte di Gilda e la Maddalena di Antonella Colaianni. Sul podio David Crescenzi, anche alla guida dell’Orchestra Filarmonica Italiana e del Coro Lirico di Modena preparato da Stefano Colò.
Insieme a La bohème, vista a Modena in novembre, Rigoletto viene presentato nell’ambito delle celebrazioni dedicate a Luciano Pavarotti, in un progetto promosso da Modena Città del Belcanto che prevede la rappresentazione delle opere liriche interpretate dal tenore in ordine di debutto.
Composto su commissione del teatro La Fenice di Venezia, Rigoletto debuttò nel 1851 per proseguire le sue recite senza interruzione con intramontato successo, e resta ancora oggi fra le dieci opere più rappresentate al mondo. Scritto da Verdi alla soglia dei quarant’anni e da una posizione di operista ormai pienamente affermato nei teatri italiani, Rigoletto rappresenta un momento di svolta decisivo, sia nella produzione del compositore che per le sorti del melodramma. Abbandonati i grandi temi di ordine patriottico e risorgimentale, con Rigoletto Verdi concentrò la propria attenzione sulla figura umana, aprendo una strada che proseguirà con le successive Traviata e Trovatore, tre titoli che passeranno alla storia con l’etichetta di trilogia “romantica” o “popolare”. La novità che accomuna le tre opere, e che Verdi perseguì in Rigoletto come una necessità ormai irrinunciabile del suo teatro musicale, captava lo spirito di un romanticismo europeo di matrice moderna. Nell’intenzione di mescolare i due generi della commedia e della tragedia, Verdi si entusiasmò all’idea di mettere in musica Le roi s’amuse di Victor Hugo, un dramma dove il contrasto era sottolineato in massimo grado dal fatto che il protagonista era giustappunto un buffone. Il pianto e il riso si mescolavano nella vicenda del personaggio principale.
A seguito del sopralluogo dei Vigli del Fuoco, delle prove di funzionamento degli impianti antincendio e preso atto del ripristino degli impianti necessari a garantire la sicurezza dell’immobile, il comando ha espresso parere favorevole al proseguo delle attività di pubblico Spettacolo in Fenice
Un grazie di cuore: è il messaggio che la Fondazione Teatro La Fenice invia con sincera commozione a tutti coloro che hanno dimostrato con gesti e azioni concrete la propria vicinanza e solidarietà nei confronti del Teatro veneziano. Sono stati giorni difficilissimi per la Fenice, giorni nei quali si lavorava forsennatamente per ripristinare l’operatività del Teatro auspicando la possibilità di poter inaugurare domenica 24 novembre con Don Carlo. La fiducia nella possibilità di ‘rinascere’ ancora una volta, superando le difficoltà tecniche e artistiche che l’alta marea dei giorni scorsi ha comportato, non è mai venuta meno nei dirigenti e nei lavoratori della Fondazione e negli artisti impegnati in questa produzione ed è stata ancor più rafforzata e convinta proprio grazie all’affetto e al sostegno dimostrati dagli amici e dai colleghi del comparto lirico-sinfonico, molti i messaggi di solidarietà da tutto il mondo.
Un commosso ringraziamento dunque al sovrintendente Alexander Pereira e al Teatro alla Scala di Milano, per aver deciso di aggiungere una recita straordinaria (venerdì 29 novembre 2019 alle ore 20.00) della serata di balletto Balanchine/Kylián/Béjart con l’obiettivo di raccogliere fondi a favore del Teatro La Fenice: un’idea nata su impulso dei lavoratori del Teatro milanese e dei loro rappresentanti sindacali insieme alla direzione del Teatro. Tutta la mia gratitudine va al sindaco di Verona e presidente della Fondazione Arena Federico Sboarina che, con l’appoggio di tutte le organizzazioni sindacali di rappresentanza dei lavoratori, ha annunciato che l’incasso della prima dell’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti, che si è svolta domenica 17 novembre, sarà devoluto al Teatro veneziano. Un grandissimo grazie va al Teatro dell’Opera di Firenze, per aver deciso di destinare alla Fenice l’incasso del concerto dell’Orchestra nazionale dei conservatori italiani, in programma il prossimo 30 novembre. Un sentito ringraziamento va al sindaco di Treviso Mario Conte e al presidente del Teatro Stabile del Veneto Giampiero Beltotto per l’ospitalità al Teatro Comunale Mario Del Monaco di Treviso, dove in questi giorni il maestro Myung-Whun Chung ha effettuato le prove musicali di Don Carlo di Giuseppe Verdi con l’Orchestra e il Coro del Teatro La Fenice.
Comunicato stampa
giovedì 21 novembre ore 19.30 – venerdì 22 ore 20.30 – sabato 23 ore 18.00
Stagione Sinfonica
Sala Santa Cecilia - Auditorium Parco della Musica
Verona si veste a festa per celebrare i 250 anni della visita di Mozart nella nostra città attraverso una serie di iniziative nate dalla collaborazione tra Comune di Verona, Fondazione Cariverona, Accademia Filarmonica di Verona e Fondazione Arena.
È noto che per gli Artisti e i letterati del Settecento il viaggio in Italia fosse di primaria importanza poiché il nostro Paese era una fucina culturale di inestimabile valore e Verona costituiva, all’interno delle rotte dei viaggiatori, una delle tappe fondamentali. Ed è proprio a Verona che il giovane Mozart approda con il padre il 27 dicembre 1769 nel primo dei tre viaggi in Italia; i due entreranno in contatto con l’élite culturale della città e la visita culminerà il 5 gennaio 1770 con l’esibizione del giovane Mozart, non ancora quattordicenne, nella prestigiosa Sala Maffeiana ospite dell’Accademia Filarmonica.
Comune di Verona, Fondazione Cariverona, Accademia Filarmonica di Verona e Fondazione Arena nell’anniversario dei 250 anni da quest’importante visita rendono omaggio al genio di Mozart attraverso alcuni concerti in sedi prestigiose e con una preziosa mostra presso la Biblioteca Civica, nell’ottica di una collaborazione che intende proseguire in futuro con altri progetti congiunti, con l’obiettivo di mettere in rete risorse e competenze delle diverse Istituzioni a servizio dello sviluppo culturale ed economico della città. Per l’occasione è stato creato un logo apposito che accompagna le differenti iniziative proposte per la ricorrenza.
Fondazione Cariverona propone un primo concerto il 5 gennaio alle 18.30 ospitato dall’Accademia Filarmonica nella cornice della Sala Maffeiana, con il soprano Britta Schwarz accompagnato da George Kallwit al violino, Francesco Galligoni al violoncello e Christine Schornsheim al fortepiano. Per il concerto della giornata inaugurale, il Comune di Verona ha predisposto un maxischermo in piazza Bra per trasmettere in diretta l'esecuzione e condividerla con tutta la cittadinanza.
470 Pagine. Da qui è partita Candida Mantica per ricostruire la partitura di 'Ange de Nisida', opera creduta perduta di Gaetano Donizetti e andata in scena durante il Festival Donizetti Opera 2019.
È il 2008 quando la musicologa italiana vince un dottorato di ricerca alla University of Southampton e inizia a ricomporre le tessere del puzzle. Attraverso lo studio della partitura autografa conservata presso la Bibliothèque National de Paris, la bozza del libretto originale e il manoscritto de La Favorite riesce a trascrivere la bozza di lavoro del libretto, ricostruire l’ordine della partitura ed editare tutte le sezioni non confluite successivamente ne La Favorite. Infine nel 2016, grazie alla commissione di Opera Rara, realizza la partitura completa poi incisa sotto la guida di Sir Mark Edler.
Benvenuti ad Hazzard! Chi è appassionato di telefilm anni Settanta/Ottanta non può non ricordare le avventure di Bo e Luke che scorazzavano in giro per l’immaginaria contea statunitense con la mitica auto Dodge Charger e la compagnia dell’adorabile e procace cugina Daisy, il cattivo e viscido ‘Boss’ e lo sceriffo Rosco. Ebbene la versione dell’Elisir proposta da Pier Francesco Maestrini grazie alle scene di Juan Guillermo Nova ci ricorda uno scenario similare e molto caratteristico, con i cartelloni pubblicitari enormi, i campi di pannocchie sullo sfondo con tanto di spaventapasseri, l’accenno alla storica Route 66, le fanciulle in pantaloncini e cappelloni da cowgirl, insomma tutto ciò che ricorda gli Stati Uniti come vengono concepiti soprattutto nelle fiction. Ne nasce un allestimento veramente esagerato e pieno, anzi pienissimo, di luoghi comuni non sempre fondamentali, ove talvolta si fa persino fatica a focalizzare l’attenzione sui cantanti. Adina possiede una stazione di servizio in cui si serve uno squisito ‘Road Food’, con piatto forte naturalmente il pollo fritto, come recita l’insegna che la vede proprio in groppa ad un gallo. È una ragazza volitiva, furbissima e che sa il fatto suo mostrando solo a tratti il suo animo sensibile. Non ci sono i cugini scatenati della serie TV perché qui il protagonista è un povero e sottostimato Nemorino, un ‘pollo’ sensibile e credulone, vestito da gallinaccio proprio come si usa spesso nei locali di questo genere per attirare i clienti. Le donzelle al seguito di Adina sono alquanto generose col sesso opposto, e non mancano qua e là personaggi aggiuntivi dai costumi più fantasiosi ad impersonare indiani, militari e chi più ne ha ne metta per essere sicuri di non aver dimenticato niente di tipico. Ovvio che i costumi di Luca Dall’Alpi siano in linea con l’ambientazione.
Ciò non toglie che lo spettacolo diverta poiché pieno di siparietti esilaranti e situazioni estremamente buffe che hanno richiesto doti attoriali particolarmente significative agli interpreti; dunque largo a birra e patate fritte e baldoria a tutto spiano!
Il cast è stato eccellente nel servire il regista in tutto ciò che ha richiesto questo spettacolo molto dinamico e su tutti trionfa il Nemorino di Francesco Demuro. Con spirito da grande professionista il tenore impersona il poveretto beffato continuamente con tutto se stesso, fermo restando una dignità di fondo dettata dal nobile sentimento per l’amata, forte di una voce musicalissima ed un fraseggio pulitissimo. Climax raggiunto con ‘Una furtiva lagrima’ perché eseguita con trasporto e sincera melanconia, di cui il pubblico ha richiesto il bis; accortosi che qualcosa non funzionava con l’orchestra il coraggioso tenore ha chiesto tra gli applausi generali di ripartire e la magia si è ripetuta. Spigliata, fresca e generosa come Daisy del telefilm è Laura Giordano nei panni di una Adina tutto pepe a sensualità dalla voce uniforme e precisa. Perfettamente odioso è il Belcore di Qianming Dou, qui un militare inflessibile per il quale sono state aggiunte battute atte a mettere in scena gli allenamenti con i suoi soldati in tuta mimetica. Il ‘Boss Hogg’ della situazione, Dulcamara, arriva in una rombante cabrio vestito appunto in completo bianco e dalla taglia forte, impersonato dal divertentissimo Salvatore Salvaggio, animale da palcoscenico dal piglio burlesco e con una voce adatta al ruolo buffo. Molto bene anche la Giannetta di Elisabetta Zizzo, innamorata non corrisposta da Belcore e pertanto alquanto aperta a nuovi ‘incontri’ militareschi.
Il coro preparato da Matteo Valbusa ha preso parte con simpatia a tutte le situazioni burlesche ideate da Maestrini.
Alla guida dell’orchestra della Fondazione Arena era il Maestro Ola Rudner. Sebbene i volumi siano stati rispettosi delle voci, abbiamo avvertito parecchi scollamenti tra buca ed interpreti che hanno faticato non poco a tenere i ritmi, talvolta ammorbiditi, dell’orchestra. Tanto il coro che i protagonisti ci sono sembrati un tantino a disagio nel seguire i tempi giusti e dunque a tenere la concentrazione alta, considerando anche il tipo di spettacolo molto impegnativo.
Dopo duecento anni dal suo concepimento per il defunto teatro San Samuele di Venezia, il Festival Donizetti porta al Sociale di Bergamo Pietro il Grande, melodramma giocoso del Donizetti ventiduenne, nell’ambito del progetto di riscoprire e riportare alla luce opere che raggiungono questo importante traguardo bisecolare, per dare la possibilità di apprezzare composizioni rare se non addirittura mai eseguite o dimenticate.
Progetto encomiabile per un Festival dedicato e che permette certo di apprezzare il catalogo del compositore bergamasco in maniera sempre più completa. Non possiamo comunque dire che si tratti di un’opera indimenticabile: se pur gradevolissima, nelle sue quasi tre ore complessive di spettacolo a tratti appare lenta e talvolta ripetitiva, come se il compositore avesse volutamente continuato ad aggiungere scene similari per arricchirne il contenuto, un po’ forzatamente. Le arie sono intense e ricche di tranelli tecnici, quindi doppio plauso agli interpreti che hanno svolto un lavoro encomiabile, tanto per la memorizzazione delle parti quanto per l’esecuzione delle stesse. È un lavoro giovanile dove le influenze del grande Rossini sono palpabili e dove comunque già si intravedono leitmotiv delle opere buffe della maturità. In più di una occasione si ha la sensazione di trovarsi in un ambiente sonoro famigliare che comunque rende assai fruibile l’intera composizione.

Il sovrintendente Fortunato Ortombina ha ricevuto questa mattina la telefonata di Alexander Pereira durante la quale il sovrintendente del Teatro alla Scala ha espresso la sua personale vicinanza al Teatro veneziano e ha informato dell’iniziativa di solidarietà e sostegno voluta dai lavoratori del Teatro milanese in favore della Fenice. «Questo messaggio – ha dichiarato Ortombina – in un momento così difficile ci conforta molto e ringrazio Pereira e tutti i lavoratori da parte mia e di tutti lavoratori della Fenice.
Mentre in Fenice si sta letteralmente ‘spalando’ e drenando l’acqua per proteggere i locali all’interno dell’edificio– continua Ortombina –, le masse artistiche dell’Orchestra e del Coro del Teatro La Fenice sono state trasferite al Teatro Comunale di Treviso, dove sono già in corso le prove musicali di Don Carlo con il maestro Myung-Whun Chung. Per questo desidero ringraziare anche il sindaco di Treviso Mario Conte e il presidente del Teatro Stabile del Veneto Giampiero Beltotto per il sostegno che ci stanno dimostrando».
Comunicato stampa
Oggi, giovedì 14 novembre alle 20.30 al Teatro Sociale di Bergamo con Riccardo Frizza sul podio e le voci di Alessandro Corbelli e Carmela Remigio
Protagonisti anche il soprano Marta Torbidoni, il tenore Konu Kim e il baritono Florian Sempey
Per il secondo anno consecutivo l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai è protagonista del Gala inaugurale del Donizetti Opera, festival internazionale dedicato al compositore bergamasco e diretto da Francesco Micheli, che giovedì 14 novembre alle 20.30 al Teatro Sociale di Bergamo apre la rassegna giunta alla sua quarta edizione. Sul podio dell’Orchestra Rai torna anche quest’anno il Direttore musicale del festival Riccardo Frizza, bacchetta di riferimento per il repertorio italiano e sostenitore delle opere del primo Ottocento in festival e teatri come il Rossini Opera Festival, il Maggio Musicale Fiorentino, il Festival d’Aix-en-Provence, La Scala di Milano e il Metropolitan di New York. Al suo fianco un quintetto di solisti d’eccezione che include il baritono Alessandro Corbelli, specialista nel repertorio comico di Mozart, Rossini e Donizetti, e il soprano Carmela Remigio, nominata quest’anno artista in residenza del festival e al suo debutto nel ruolo del titolo in Lucrezia Borgia sotto la direzione dello stesso Frizza a Bergamo. Completano il cast il baritono Florian Sempey, anche impegnato nel ruolo di Don Fernand d’Aragon nella prima mondiale in forma scenica de L’ange de Nisida di Donizetti a Bergamo, e due giovani artisti già affermati sulla scena internazionale come il tenore Konu Kim, vincitore del concorso Operalia nel 2016, e il soprano Marta Torbidoni, apprezzata interprete verdiana e pucciniana.
Il programma della serata è dedicato al tema “Elisir, filtri e veleni”, che richiama uno dei titoli operistici del festival di quest’anno (Lucrezia Borgia) e una delle più celebri opere di Donizetti (L’elisir d’amore). Una selezione di sinfonie d’opera e arie dal catalogo serio e comico di Verdi, Rossini, Auber, Donizetti, Wagner e Thomas che consentirà di scoprire quanto può essere dolce, amaro, pericoloso o sensuale un veleno in musica. «L’Opera ha fatto tesoro di questi intrugli – scrive Paolo Cascio nelle note di sala del concerto – decine di eroine sono spirate suggendo qualche potente brodaglia, altre invece hanno suggellato amori impossibili con poche stille di potenti filtri. Pericolosi o salvifici, i veleni sono, questa sera, un pretesto per saggiare il genio di alcuni tra i più grandi operisti che, con o senza pozioni, hanno già raggiunto l’immortalità». Si ascolteranno nell’ordine: la Sinfonia da Luisa Miller (1849) di Verdi; la cavatina di Figaro “Largo al Factotum” dal Barbiere di Siviglia (1816) di Rossini; l’Ouverture da Le philtre (1831) di Auber; il Preludio da Tristan und Isolde (1865) di Wagner; i duetti tra Nemorino e Dulcamara “Ardir! Ha forse il cielo...” e tra Adina e Dulcamara “Quanto amore! Ed io spietata” e l’aria di Nemorino “Una furtiva lagrima” dall’Elisir d’amore (1832) di Donizetti; la Sinfonia e il duetto tra Anna e Giovanna “Sul suo capo aggravi un Dio” da Anna Bolena (1830) di Donizetti; la Sinfonia da Fausta (1832) di Donizetti; la cavatina di Imelda “Amarti, e nel martoro” da Imelda de’ Lambertazzi (1830) di Donizetti; la Marche danoise e il brindisi di Amleto “O vin, dissipe la tristesse” da Hamlet (1868) di Thomas.
Il capolavoro di Bizet con la regia di Stephen Medcalf
Giacomo Sagripanti dirige Orchestra e Coro del Teatro Regio
Teatro Regio, martedì 10 dicembre 2019 ore 20
Martedì 10 dicembre, alle ore 20, il Regio mette in scena Carmen, il capolavoro di Georges Bizet. L’Orchestra e il Coro del Teatro Regio sono diretti dal maestro Giacomo Sagripanti, il Coro è istruito da Andrea Secchi e il Coro di voci bianche del Teatro Regio e del Conservatorio “G. Verdi” da Claudio Fenoglio. Carmen è interpretata da Varduhi Abrahamyan, Don José è Andrea Carè, Micaëla è Marta Torbidoni ed Escamillo Lucas Meachem. L’opera viene eseguita nella versione originale con i dialoghi parlati.
Partner della produzione è il Gruppo Iren, Socio Fondatore del Teatro Regio. Dichiara il Presidente Iren, Renato Boero: «Anche per il 2019-2020, il Gruppo Iren sostiene la Stagione d’Opera e di Balletto del Teatro Regio di Torino, polo culturale e storico tra i più importanti e rinomati della città, testimoniando, in questo modo, la propria attenzione alla crescita e allo sviluppo dei territori in cui opera. Attraverso il contributo a opere liriche rilevanti come la Carmen, Iren conferma la propria vocazione, ormai consolidata, al sostegno alla cultura in ogni sua forma».
Tournée 19/20 - Parigi e Svizzera
SORPRESA A LUGANO. ANCHE LA SENATRICE LILIANA SEGRE FRA IL PUBBLICO PER IL CONCERTO PROPOSTO DALL’ORCHESTRA ITALIANA.
Si è conclusa ieri, 10 novembre, a Lugano la tournée europea che nell’ultima settimana ha portato l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, in compagnia di Martha Argerich e Francesco Piemontesi e sotto la direzione di Antonio Pappano, a esibirsi in alcune delle sale da concerto più prestigiose d’Europa.
Durante l’ultimo concerto a Lugano, ospite inaspettato la cui presenza ha reso molto felice il Maestro Pappano e i Professori d’Orchestra, è stata la Senatrice Liliana Segre. La senatrice a vita, che ha ascoltato il concerto dalla platea con un’amica, ha salutato a fine concerto il Maestro e alcuni musicisti, che sono stati tutti entusiasti e felici di aver suonato sapendo che anche lei fosse fra il pubblico in sala.
Il programma eseguito ieri sera al LAC di Lugano per Lugano Musica, ha impaginato l’Ouverture da Euryanthe di Carl Maria von Weber, la Sinfonia n. 2 di Schumann e il Concerto per pianoforte e Orchestra n. 1 di Chopin con Francesco Piemontesi come solista.
Comunicato stampa
L’unica opera beethoveniana va in scena al Teatro Comunale di Bologna
dal 10 al 16 novembre 2019
In diretta su Radio3 Rai il 10 novembre alle 20
In attesa del 2020, anno delle celebrazioni per il 250° anniversario della nascita di Ludwig van Beethoven, il Teatro Comunale di Bologna omaggia il compositore di Bonn proponendo – dal 10 al 16 novembre – un nuovo allestimento del Fidelio, l’unico lavoro di Beethoven per il teatro musicale nonché titolo poco diffuso nei cartelloni italiani. Lo spettacolo, rappresentato per la prima volta in Italia, è frutto di una coproduzione internazionale con la Staatsoper di Amburgo ed è firmato dal regista svizzero Georges Delnon. A dirigere l'opera è chiamato l'israeliano Asher Fisch, specialista del repertorio mitteleuropeo, che ritorna sul podio dell'Orchestra del Teatro dopo il successo in concerto con la Sinfonia n. 2 “Resurrezione” di Mahler lo scorso aprile. Direttore principale della West Australian Symphony Orchestra di Perth, Fisch è ospite regolare di prestigiose compagini come la London Symphony Orchestra, la Chicago Symphony Orchestra e i Berliner Philharmoniker, e di teatri come la Wiener Staatsoper e la Bayerische Staatsoper. La Prima del Fidelio, in programma domenica 10 novembre alle 20, sarà trasmessa in diretta su Radio3 Rai.
VOCI OLIMPICHE: IL TEATRO OLIMPICO CORNICE IDEALE PER IL CONCORSO
Al Teatro Olimpico di Vicenza è in pieno svolgimento la fase centrale del concorso per voci barocche ideato da Andrea Marcon. Oltre 200 candidati da tutto il mondo si contendono i ruoli dell'Alcina di Händel che sarà in scena ad aprile nel teatro palladiano. Giovedì 7 la finalissima del concorso, presentata da Valentina Lo Surdo, sarà aperta al pubblico.
COMUNICATO STAMPA
Più di duecento cantanti under 40 provenienti da tutto il mondo stanno popolando in questi giorni il Teatro Olimpico di Vicenza per la prima edizione del concorso internazionale “Voci Olimpiche” promosso da Fondazione Cariverona e realizzato dalla Società del Quartetto in collaborazione con il Comune di Vicenza.
Presenza costante, quasi fissa, nel cartellone del Teatro La Fenice, questa produzione di Traviata, che inaugurò nel lontano 2004 la rinascita artistica del Teatro veneziano dopo lo spaventoso incendio che lo distrusse nel 1996, ne è con gli anni diventata il simbolo, il feticcio di un teatro che orgogliosamente riesce a fare di uno spettacolo un vero “money maker” di altissima qualità.
Lo spettacolo di Robert Carsen, nella sua attualizzazione tagliente, riesce a piacere ad ogni tipologia di pubblico che riempie la Fenice ad ogni recita, dal turista coreano in cerca di selfie al melomane veneziano di razza, passando per il magnate russo che si addormenta al preludio fino al giapponese impettito nel suo kimono inamidato, proprio per quella sua capacità di raccontare la storia di una prostituta senza cadere nella banalizzazione di una tradizione abominevole ma nemmeno nella sfrontatezza di uno stravolgimento insensato.
Carsen intuisce meravigliosamente che con La Traviata il discorso verdiano diventa cronaca contemporanea e teatro da camera. C’è una protagonista assoluta, una “divina” che è creatura femminile che Verdi non ripeterà più in maniera così imperativa, un personaggio che è una individualità, che potrebbe scendere dal palcoscenico e abitare nel mondo tutta intera com’è, senza alcuna necessità di adattamento, Violetta Valery illumina la vicenda.
Ritorna sulle tavole del Teatro Real di Madrid, dopo aver girato tra Valencia, Graz, Palermo e Macerata, l’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti nel fortunatissimo allestimento di Damiano Michieletto che vide il battesimo proprio in questo teatro nel 2013. Allestimento che attualizza il melodramma giocoso di Felice Romani, trasformando la commedia paesana, agreste del villaggio nel paese dei Baschi in una farsa “da spiaggia” nazional popolare, dove le vicissitudini di Nemorino e Adina prendono forma nel bagnasciuga di uno stabilimento balneare, caotico e ipercolorato, tra una bibita rinfrescante, una lezione di acqua gym, docce e scherzi acquatici per tutti.
Comunicato stampa
Verdi, Puccini e Giordano diretti dal Maestro Chailly e preceduti dalle sue lezioni introduttive
Dal 3 novembre al 1° dicembre ogni domenica mattina
È pensato per accompagnare il pubblico verso la prima scaligera del prossimo 7 dicembre il ciclo di opere italiane interpretate dal Direttore musicale del Teatro alla Scala Riccardo Chailly, che Rai Cultura propone su Rai5 la domenica mattina alle ore 10 dal 3 novembre al 1° dicembre per lo spazio “Domenica all’opera”. Cinque titoli del grande repertorio fra Otto e Novecento quali Attila di Giuseppe Verdi, Andrea Chénier di Umberto Giordano e Turandot, Madama Butterfly e Manon Lescaut di Giacomo Puccini, rappresentati alla Scala e diretti dal Maestro Chailly alla luce delle ricerche musicologiche più aggiornate, che saranno preceduti dalle sue lezioni introduttive sui principali aspetti stilistici delle opere.
Chiariamo subito una cosa, Das Paradies und die Peri di Robert Schumann è un oratorio profano scritto dall’Autore per una sala da concerto, quindi per essere eseguito in forma oratoriale senza nessun ausilio di scene o costumi, tanto meno di una regia che ne suggerisca idee e situazioni spazio temporali. Musica che è stata creata perché indichi lei stessa la giusta direzione e lasci libero spazio alla fantasia individuale dell’ascoltatore. Un “nuovo genere adatto alla sala da concerto” - come sosteneva Schumann stesso.
In Schumann la spinta a musicare il poema di Moore da cui è tratta la vicenda della Peri, dovette venire dalla possibilità che esso offriva, con la sua staticità e con una regolare successione di brani affidati ai protagonisti, di fare largo uso del Lied.
Infatti Schumann affronta con questo oratorio, per la prima volta il genere sinfonico - corale, vivendo ancora nel pieno della sua stagione liederistica (era il 1841). Ecco quindi che in un succedersi di episodi staccati, prevalentemente recitativi, pezzi corali e Lieder, Schumann realizza una consistente unità stilistica affidandosi ad alcuni temi ricorrenti e ad una ambientazione sonora che si potrebbe definire orientale, ma che è più giusto riferirla a quell’ inquieto fantasticare che caratterizza il miglior Schumann pianistico. Il risultato è un trasognare velato, fatto di una morbidezza musicale sensuale di altissimo livello che raggiunge momenti di autentica e raffinatissima bellezza. E proprio per questo trasognare continuo, mettere in scena una partitura del genere potrebbe risultare un azzardo inconcepibile, inutile e forse fastidioso.
COMUNICATO STAMPA
Aida : un titolo e un allestimento importante e suntuoso per il Teatro Ponchielli, capofila per OperaLombardia, che debutterà venerdì 15 novembre (ore 20.30 e in replica domenica 17 novembre ore 15.30) .
Il monumentale capolavoro di Giuseppe Verdi si presenterà nell’elegante allestimento firmato per regia e scene dal grande Maestro Franco Zeffirelli, realizzato nel 2001 in occasione del centenario dalla morte di Verdi al Teatro di Busseto, e ripreso da Stefano Trespidi.
La direzione d’orchestra sarà affidata alla bacchetta di Francesco Cilluffo, direttore giovane ma di chiara fama.
Qui le parole che il compianto Franco Zeffirelli dedicò a questo allestimento: