Ancora una volta il Teatro Lirico di Cagliari propone una operazione molto ardita, inaugurando anche quest’anno la stagione operistica con una riscoperta, una prima esecuzione in tempi moderni, scegliendo per la precisione uno dei componimenti di Gino Marinuzzi, grandissimo direttore d’orchestra italiano ed anche compositore vissuto tra fine Ottocento e la prima metà del Novecento del secolo scorso. Palla de’ Mozzi fu scritta nel 1932 e visse un decennio di buona fortuna nei teatri italiani, poi più nulla fino a quando i discendenti del Maestro hanno potuto riascoltarne le musiche dopo quasi ottant’anni di oblio, proprio all’inizio del nuovo decennio del nostro secolo. In essa vi è certo l’esperienza musicale del direttore d’orchestra, dell’appassionato di Wagner e la maestosità delle sue opere, dell’amore per Richard Strauss ed i suoi componimenti, ma anche la passione dirompente del melodramma italiano dell’Ottocento con i suoi grandi esponenti che tanto diresse nella sua carriera. In ‘Palla de’ Mozzi’ risuonano echi di melodie popolari, tumulti di eserciti e fuochi di passioni amorose, intrecciate in modo tale da servire ad una trama a nostro avviso piuttosto semplice, che dunque necessita di una forza particolare nell’accompagnamento per ‘spiccare il volo’. Il tema della battaglia e dell’assedio cui si fonda il libretto, con i suoi risvolti morali per i protagonisti dalle vite intrecciate, caricano di forza la musica, sì da restare costantemente ‘in tiro’, se ci è concessa l’espressione, portando i protagonisti ad un canto quasi sempre sulla tessitura più alta, con rari momenti di distensione. Di conseguenza anche il Maestro Giuseppe Grazioli ha condotto l’Orchestra del Lirico sempre alla ricerca di un suono teso, dirompente, che esalti e forse completi ciò che avviene in scena, anche se talvolta piuttosto uniforme nei volumi per così dire ‘importanti’.
Lo spettacolo di Giorgio Barberio Corsetti e Pierrick Sorin si avvale di una tecnica molto particolare che funziona sicuramente per le riprese in studi di registrazione. Attraverso il ‘blue screen’, il regista e la sua nutrita equipe video propongono una doppia visuale per chi si trova a teatro. Sul palcoscenico a sfondo blu si muovono i protagonisti in costume d’epoca rinascimentale, curati da Francesco Esposito, con presenti solo gli oggetti utili alla ripresa di una videocamera frontale; contemporaneamente le miniature in scala ridotta delle scenografie sono riprese da un’altra camera che le sovrappone alla precedente in un enorme schermo gigante posto in alto per un risultato che ricorda effettivamente gli sceneggiati televisivi, con l’aggiunta di una patina color seppia che ne accresce l’effetto vintage.
Certo è una idea piuttosto funzionale che consente anche di ottimizzare costi e sveltire sicuramente i cambi scena. Per contro i protagonisti sono frenati dai limiti delle inquadrature e pertanto poco liberi di muoversi, soprattutto nel cercare di guardare il più possibile la videocamera, che di conseguenza li porta ad una certa rigidità scenica. Non solo: le comparse ed i cori risultano alquanto statici nei loro interventi, non potendo appunto muoversi liberamente sul palco per stare molto attenti a non comparire in inquadrature non previste.
I protagonisti dunque, sebbene dotati di voci interessanti ed in alcuni casi ben note, hanno forse sofferto un po’ di questa soluzione registica, anche per lo sforzo richiesto dal punto di vista vocale come detto. La trama è abbastanza lineare: in estrema sintesi siamo nella Toscana ai tempi dei Medici, con il castello di Montelabro assediato dalle Bande Nere dei senesi, il cui capo è appunto Palla de’Mozzi. Neanche a dirlo suo figlio si invaghisce della bella erede dei Montelabro, lascia fuggire il nemico assediato e di conseguenza rischia la condanna a morte da parte del padre, che, bloccato dai suoi stessi soldati è costretto a togliersi la vita per salvare l’onore. Angelo Veccia è un Palla de’ Mozzi caricato di una moralità esagerata, che sconfina nell’esaltazione finché non viene fermato dai suoi stessi ufficiali. A tal ruolo è asservita una voce brunita e possente che necessariamente si gonfia di impeto e disperazione man mano che lo spettacolo avanza; il figlio Signorello non spicca per scioltezza scenica, certo per i motivi di cui sopra, ma anche dal punto di vista vocale il bel timbro di Lorenzo Decaro sembra trattenuto per qualche motivo, pur riconoscendone un velluto particolare che ci piacerebbe risentire in altri ruoli; il duo dei Montelabro è costituito da Andrea Vincenzo Bonsignore, austero e molto concentrato sulla parte, anch’egli dal timbro scuro e tortuoso che si adatta al ruolo, e dalla bella Anna Bianca, una Astrik Khanamiryan che poteva forse dare di più al personaggio, con voce impetuosa che si avvale di acuti sicuri e volumetrici, ma priva della marcata sensualità che il ruolo le impone, anche nelle scene di più ardita seduzione. Molto bene tutti i personaggi che ruotano intorno a quelli principali: il Vescovo di Luca Dall’Amico, che abbiamo sempre apprezzato per il timbro di autentico basso, quale è anche il bravo Cristian Saitta come Niccolò; molto bene anche in scena sono Giomo, ossia Murat Can Güvem, lo Spadaccia di Matteo Loi, Il Mancino di Andrea Galli e lo Straccaguerra di Giuseppe Raimondo. Chiudono il cast il capo dei Lanzi, unico a volere la pelle di Signorello, alias Alessandro Busi¸e le brave suore Elena Schirru e Lara Rotili.
Partecipe e perfettamente equilibrato tra le sezioni il Coro del Teatro Lirico di Cagliari con il Coro di voci bianche del Conservatorio Statale di Musica “Giovanni Pierluigi da Palestrina” di Cagliari.
Successo pieno da parte di un pubblico caloroso per tutti gli interpreti, presenti anche i famigliari, commossi, del Compositore.
Maria Teresa Giovagnoli
LA PRODUZIONE
Maestro concertatore
e direttore Giuseppe Grazioli
regia, scene e video Giorgio Barberio Corsetti e Pierrick Sorin
costumi Francesco Esposito
luci Gianluca Cappelletti
assistenti alla regia Fabio Condemi, Raquel Silva
direzione tecnica video Eric Perroys
assistenti video e
manipolazioni sceniche Nicolas Sansier, Martin Pageot
maestro del coro Donato Sivo
maestro del coro
di voci bianche Enrico Di Maira
GLI INTERPRETI
Palla de’ Mozzi Angelo Veccia
Signorello Lorenzo Decaro
Il Montelabro Andrea Vincenzo Bonsignore
Anna Bianca Astrik Khanamiryan
Il Vescovo Luca Dall’Amico
Niccolò Cristian Saitta
Giomo Murat Can Güvem
Spadaccia Matteo Loi
Il Mancino Andrea Galli
Straccaguerra Giuseppe Raimondo
Il capo dei Lanzi Alessandro Busi
Una suora Elena Schirru
Un’altra suora Lara Rotili
attore e acrobata Julien Lambert
Orchestra e Coro del Teatro Lirico di Cagliari
Coro di voci bianche del Conservatorio Statale di Musica “Giovanni Pierluigi da Palestrina” di Cagliari
nuovo allestimento del Teatro Lirico di Cagliari
prima esecuzione in tempi moderni
FOTO PRIAMO TOLU
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