PRESENTATE STAGIONI ARTISTICHE DEL TEATRO LA FENICE DI VENEZIA

PRESENTATE STAGIONI ARTISTICHE DEL TEATRO LA FENICE DI VENEZIA

COMUNICATO STAMPA                                                                             Venezia, 6 luglio 2021

 

Stagione Lirica e Balletto 2021-2022

Stagione Sinfonica 2021-2022

Il programma dal 20 novembre 2021 al 22 ottobre 2022

La Stagione Lirica e Balletto e la Stagione Sinfonica 2021-2022 della Fondazione Teatro La Fenice sono state presentate oggi, martedì 6 luglio 2021,dal presidente della Fondazione Teatro La Fenice e sindaco della Città di Venezia Luigi Brugnaro (in collegamento web), dal sovrintendente e direttore artistico Fortunato Ortombina, dal direttore generale Andrea Erri, dal responsabile artistico delle attività di danza Franco Bolletta,da Maria Laura Faccini in rappresentanza della Regione del Veneto edalla vicepresidente di Marsilio Editore Emanuela Bassetti.

            «Saluto a nome della città una stagione lirico-sinfonica e di balletto che si apre a tutto il territorio metropolitano - ha sottolineato il sindaco Luigi Brugnaro. La novità di quest'anno è cercare di attirare pubblico non solo da Venezia ma anche da tutto il Veneto. Il teatro, dopo la terribile pandemia, torna ad aprirsi alla gente. Il popolo veneziano è sempre stato un grande estimatore della lirica che, al contrario di quanto si crede, non è un genere d'élite. Il teatro si avvicina anche ai più giovani e infatti da sei anni stiamo conducendo un'operazione nelle scuole per raccontare ai bimbi l'esperienza del Teatro la Fenice. Per quanto riguarda il cartellone, il 20 novembre inaugureremo la stagione lirica con il Fidelio di Beethoven, una serata che dovrà restare memorabile e alla quale dovranno partecipare tutte le autorità del Veneto perché la musica e la cultura devono avere il sostegno di tutti e devono tornare a vincere. Confermiamo poi il concerto di Capodanno di cui vado fiero e che, come ormai da tradizione, sarà trasmesso in diretta Rai e stiamo lavorando di fare in modo che la prossima estate la Fenice possa tornare in piazza San Marco. Al di là del cartellone, ci sarà un sempre maggiore coinvolgimento delle aziende, intese come mondo del lavoro. E’un grande onore per me presiedere il Consiglio di amministrazione della Fondazione. La cultura cammina sulla solidità di bilancio e sui contratti di lavoro e questo teatro è uno tra i più performanti da questo punto di vista riuscendo ad autofinanziarsi con gli spettacoli. A breve renderemo pubblici i bilanci sia per dare lustro alle istituzioni che ci aiutano sia per mostrare quanto la Fenice, a sua volta, aiuti altri teatri. Infinevoglio rivolgere un ringraziamento a tutti i lavoratori del Teatro per l’impegno e la dedizione che stanno mettendo nel loro lavoro».

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FAUST, C. GOUNOD - TEATRO LA FENICE, 29 GIUGNO 2021

Bellissimo spettacolo quello prodotto dal Teatro La Fenice, primo dopo le chiusure forzate dei mesi scorsi con il pubblico in sala e un allestimento completo, che fa onore al teatro veneziano per l’alta qualità della proposta.

Faust, titolo impegnativo per qualsiasi teatro, non solo per l’enorme dispendio di risorse artistiche richieste, ma anche e soprattutto per l’alta qualità richiesta per portare uno spettacolo del genere in porto, per più di tre quarti di secolo è stata l'opera più popolare dell'intero catalogo internazionale. Ogni singolo teatro l'aveva in repertorio pronta ad essere rappresentata con adattamenti, tagli, rimaneggiamenti, aggiunte ad uso del singolo cantante o impresario.

Oggi, come se un'indigestione ne avesse decretato il bando, vedere rappresentato il Faust di Gounod è più impossibile che raro. Soprattutto nella sua versione integrale, (cosa non successa nemmeno a Venezia) poichè Faust è opera molto lunga e non si conosce esattamente quale fosse la partitura originale (ci ha provato recentemente Spinosi ad incidere la prima versione con i dialoghi parlati) poi adattata attraverso le varie rappresentazioni fino a quelle di Strasburgo del 1860 dove Gounod aveva rimaneggiato i dialoghi e i melologhi, sostituendoli con veri e propri recitativi, infine per la sospirata rappresentazione all’Opèra furono aggiunti il balletto e i couplets di  Méphistophélès.

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Foto Marco_Caselli_Nirmal

G. F. HÄNDEL, IL TRIONFO DEL TEMPO E DEL DISINGANNO - PARMA, 28 GIUGNO 2021

Un’ infuocata Parma, con temperature degne di una capitale equatoriale, ha accolto una nuova produzione dell’ oratorio di Händel: IL TRIONFO DEL TEMPO E DEL DISINGANNO concepito dal Teatro Due nell’ambito delle manifestazioni di Parma capitale italiana della cultura 2021.

L’Oratorio nasce in un periodo in cui a Roma, per imposizione papale, erano stati chiusi i teatri: la nobiltà romana, per aggirare il divieto, allestiva cantate e oratori che erano in tutto e per tutto, tranne che nel nome, opere. Allegoria sulla fugacità della bellezza terrena, Il Trionfo del Tempo e del Disinganno viene scritto nel 1707 su libretto del cardinale Pamphilj e rappresentato nei concerti quaresimali organizzati a Roma dal cardinale Ottoboni. Anno fatidico quel 1707, mentre Händel scriveva a Roma il suo primo Oratorio, Bach componeva ad Arnstadt la sua prima Cantata: “Aus der Tiefen rufe ich, Herr, zu dir” (BWV 131). Si potrebbe immaginare qualcosa di più diametralmente opposto? Eppure sarebbe stato l’inizio di una stagione gloriosa per queste due forme musicali e anche per i destini di due grandi coetanei nella storia della musica.

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AndreaRanzi-StudioCasaluci IL BARBIERE DI SIVIGLIA

TRE GRANDI TITOLI OPERISTICI PER L’AUTUNNO DEL TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA

Comunicato stampa
 
TRE GRANDI TITOLI OPERISTICI PER L’AUTUNNO DEL TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA
 
Con interpreti come Kristine Opolais, Luciano Ganci, Roberto De Candia, Chiara Amarù, Antonino Siragusa e Nicola Alaimo per tre produzioni firmate da Emma Dante, Rosetta Cucchi e Federico Grazzini
 
Sul podio Asher Fish, Nikolas Nägele e Piergiorgio Morandi
 
Dal 17 ottobre al 23 dicembre, con quattro repliche per ogni titolo

 
Il barbiere di SivigliaAdriana Lecouvreur e La cenerentola. Riparte con tre celebrati allestimenti rispettivamente di Federico Grazzini, Rosetta Cucchi ed Emma Dante la stagione “Autunno all’Opera 2021” del Teatro Comunale di Bologna, che accompagnerà gli spettatori verso una totale ripresa delle attività a partire da gennaio, per la stagione 2022.

In occasione dei tre appuntamenti autunnali, la pianta della Sala Bibiena si presenta in una veste rinnovata. Il ridotto numero di posti è stato organizzato non solo tenendo conto del necessario distanziamento sociale e garantendo dunque la massima sicurezza, ma consentendo inoltre il miglior comfort possibile sia dal punto di vista visivo sia da quello acustico. Anche la diversificazione dei settori è stata pensata in maniera nuova, consentendo a ciascuno di trovare la soluzione più idonea per le proprie esigenze. Prezzi speciali dedicati ai minori di diciotto e trent’anni e ai maggiori di sessantacinque.

Si apre con il Rossini più celebre, quello del Barbiere di Siviglia, in scena dal 17 al 23 ottobre per quattro rappresentazioni complessive. Lo spettacolo è diretto da Piergiorgio Morandi. Federico Grazzini torna a riproporlo a Bologna dopo il successo della prima messa in scena del 2019. Sul palco sono impegnati Roberto De Candia come Figaro, Paola Leguizamon come Rosina, César Cortés, che si alterna con Pablo Martínez, nella parte del Conte di Almaviva, Marco Filippo Romano in quella di Bartolo e Andrea Concetti nei panni di Basilio. Completano il cast Laura Cherici (Berta) e Jacobo Ochoa (Fiorello). La presenza di alcuni giovani cantanti colombiani, Paola Leguizamon, César Cortés, Pablo Martínez e Jacobo Ochoa, segna la collaborazione del teatro felsineo con il Festival Internazionale di Musica di Cartagena, dove l’opera rossiniana verrà rappresentata nel gennaio 2022 all’interno della sedicesima edizione del festival, dedicata quest’anno al compositore pesarese ma bolognese di adozione, di cui il Teatro Comunale è da sempre portabandiera. Le scene sono di Manuela Gasperoni, i costumi di Stefania Scaraggi e le luci di Daniele Naldi. Presenting partner dello spettacolo è il Gruppo Hera.

Si prosegue con Adriana Lecouvreur di Cilea nell’allestimento che il Teatro Comunale di Bologna ha realizzato insieme a Rai Cultura nel febbraio scorso in forma di film-opera, e che ha riscosso un ottimo successo su Rai5. La produzione, firmata da Rosetta Cucchi, arriva finalmente in teatro con quattro recite dal 14 al 20 novembre, ripensata per lo spazio del palcoscenico e destinata questa volta a un pubblico presente in sala. Dirige Asher Fisch, già sul podio in occasione della realizzazione in forma di film. Anche il cast resta sostanzialmente invariato, a partire dalla protagonista: il grande soprano lettone Kristine Opolais. Insieme a lei sono impegnati Luciano Ganci nella parte di Maurizio e Veronica Simeoni in quelli della Principessa di Bouillon. Completano la compagine vocale Romano Dal Zovo (Principe di Bouillon), Gianluca Sorrentino (L’abate di Chazeuil), Elena Borin (Mad.lla Jouvenot), Aloisa Aisemberg (Mad.lla Dangeville), Luca Gallo (Quinault) e Stefano Consolini (Poisson). L’acrobata è Davide Riminucci. Unico nuovo interprete di questa ripresa il baritono Sergio Vitale, impegnato nella parte di Michonnet. Le scene sono firmate da Tiziano Santi, i costumi da Claudia Pernigotti, mentre le luci sono curate da Daniele Naldi. Le coreografie sono di Luisa Baldinetti, presente anche nella veste di ballerina, e i video di Roberto Recchia.

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AIDA, GIUSEPPE VERDI - ARENA DI VERONA, SABATO 26 GIUGNO 2021

Prosegue senza sosta la programmazione della Fondazione Arena di Verona nella stagione della “rinascita” dopo la pausa forzata del 2019.

Dopo la splendida Aida in forma di concerto diretta da Muti, ora è la volta di Aida in forma scenica con tutti i “sacri crismi” della spettacolarità che si addicono a quest’opera, simbolo della programmazione veronese fin dal 1913.

Opera invero per nulla spettacolare, se si esclude la scena del trionfo, ma tutt’altro, lavoro estremamente intimista del Verdi più maturo, Aida ha visto quest’anno una nuova produzione con i già collaudati led walls a sostituire le “faraoniche” (!) scenografie consuete. Con la collaborazione del Museo egizio di Torino, che ha fornito immagini eccezionali di statue e papiri colà conservati, la Fondazione veronese ha imbastito un allestimento che conserva sì la magniloquenza classica degli allestimenti precedenti ma versati finalmente ad un intimismo più ricercato, non si sa se voluto o causato, che ha visto nello spazio scenico ridotto, una nuova luce più raccolta.

Certo, l’impianto generale non si discosta dal ripetere le trovate kitsch dello Zeffirelli di sempre, con gli egizi in sandaloni, nemes in testa belli e puliti ed etiopi con parruccone etnico sporchi e cattivi, ma forse l’assenza delle colonnone con i fiori di loto e le statue traballanti in cartapesta over size dell’immenso Fhtà hanno contribuito a rendere tutto un pelo più pulito e meno caotico del solito.

Ancora una volta in locandina non compare il nome dell'ideatore di questo allestimento e nemmeno di chi ha pensato le nuove coreografie (un po' bruttarelle) della scena del trionfo, sicuramente è qualcuno che sa comunque il fatto suo, se non altro nella movimentazione di masse e comparse, giacché il coro è confinato sui gradoni laterali a cantare immobile.

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Cavalleria rusticana EnneviFoto

FONDAZIONE ARENA DI VERONA : CAVALLERIA RUSTICANA -PAGLIACCI, VENERDI' 25 GIUGNO 2021

Apertura in gran spolvero per la stagione 2021 della Fondazione Arena di Verona con l’opera finalmente in presenza di coro, orchestra, figuranti, mimi, scene e costumi dopo lo stop forzato dell’anno scorso dovuto alla pandemia.

Il dittico operistico più famoso al mondo ha aperto una stagione che si preannuncia ricchissima di serate e di grandi nomi, riuniti finalmente nella sede naturale di un palcoscenico, con un pubblico che vi assiste in presenza pur con i limiti del distanziamento sociale.

Certo, la situazione pandemica ancora in corso ha comandato alla Fondazione Arena accorgimenti logistici che hanno imposto ad esempio di sacrificare la presenza in scena del coro ( relegato sulle gradinate ai lati del palcoscenico), limitare la presenza di figuranti e danzatori e di farli esibire con la mascherina,  ridurre le mastodontiche scenografie a pochi elementi di scena e ad inventarsi l’utilizzo del led wall per evitare assembramenti di macchinisti e tecnici, però il risultato finale si può dire ampiamente riuscito.

I led wall appunto, maxi schermi in pixel che la Fondazione Arena ha scelto quest’anno per sopperire in larga parte alle scenografie tradizionali sui quali si è scelto di proiettare immagini dedicate per ogni allestimento, scelte in collaborazione con musei, enti e parchi italiani, in una simbiosi riuscitissima.

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Foto Monteverdi Festival

SELVA MORALE E SPIRITUALE ,
musiche sacre di Claudio Monteverdi e musiche strumentali di Giovanni Gabrieli, Dario Castello, Giovanni Paolo Cima - Monteverdi Festival Cremona

Splendido concerto per perfezione stilistica ed esecutiva, quello al quale abbiamo assistito nell'ambito del Monteverdi Festival, lunedì 21 giugno dove Federico Maria Sardelli a capo dell'ensemble “Modo Antiquo” ha confezionato una silloge dei brani più “teatralmente” rappresentativi dalla “Selva morale e spirituale” del compositore cremonese.

Raccolta di quaranta composizioni sacre (le prime cinque – indicate come canzoni o madrigali morali – in italiano e le altre in latino), del 1641 e dedicata a Eleonora Gonzaga, figlia del duca Vincenzo I che Monteverdi aveva servito per più di vent’anni a Mantova prima di trasferirsi a Venezia, rappresenta la più voluminosa raccolta sacra del compositore e la summa di quasi trent’anni di impiego come maestro presso la Cappella di San Marco.

A Venezia, dove i fulmini restrittivi del Concilio di Trento giunsero spuntati, gelosa di una sua “laicità” nonostante i formali ossequi alla Chiesa di Roma, la Serenissima amò ritenersi sempre una zona franca , aperta ai dissensi politici e ideologici e ospitando non di rado fuoriusciti  e intellettuali non graditi ad ambienti di stretta osservanza papalina. L’ambito dell’arte religiosa, è quello in cui più lente si insinuano le innovazioni e più rigide vivono le tradizioni : se la scuola romana, con Palestrina ai suoi vertici, rappresentò un ritorno ad una vocalità “pura”, ad una polifonia semplice e solenne, Venezia costituisce il contraltare dissenziente, continuando a riempire le sue chiese di imponenti architetture sonore in cui le voci umane e i timbri strumentali si intrecciano in un gioco fantasioso e brillante.

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Illustrazione di Pierluigi Longo

DON PASQUALE inaugura Estate al Parco della Musica di Parma

DON PASQUALE

INAUGURA ESTATE AL PARCO DELLA MUSICA DI PARMA

L’opera di Gaetano Donizetti torna a Parma dopo 28 anni

nel nuovo allestimento firmato da Pier Francesco Maestrini,

con protagonisti Laura Giordano, Antonio Mandrillo,

Federico Longhi, Pablo Galvez, Giulio Riccò,

diretti da Ferdinando sul podio dell’Orchestra dell’Emilia-Romagna Arturo Toscanini e del Coro del Teatro Regio di Parma, preparato da Martino Faggiani. Per i più piccoli il laboratorio Al Parco con Don Pasquale di Opera EducationAs.Li.Coin collaborazione con Giocampus.

Parco della Musica

30 giugno, 7, 9, 11 luglio 2021, ore 21.30

Don Pasqualedi Gaetano Donizetti inaugura mercoledì 30 giugno 2021 alle ore 21.30(recite il 7, 9, 11 luglio 2020, ore 21.30) Estate al Parco della Musica, la rassegna realizzata dal Teatro Regio di Parma e da La Toscanini sotto le stelle del Parco della Musica di Parma, uno dei luoghi più affascinanti della città, accanto all’Auditorium Nicolò Paganini firmato da Renzo Piano e al Centro di Produzione Musicale “Arturo Toscanini”, avvolti dalla frescurae dal verde del Parco che li circonda.

L’opera del compositore bergamascotorna a Parma dopo 28 anni in un nuovo allestimento firmato da Pier Francesco Maestrinie realizzato in coproduzione con l’Ente Luglio Musicale Trapanese, con scene e video di Guillermo Nova, i costumi di Luca Dall’Alpi, le luci di Andrea Borelli, i movimenti coreografici di Michele Cosentino. Ferdinando Sulla, sul podio dell’Orchestra dell’Emilia-Romagna Arturo Toscanini e del Coro del Teatro Regio di Parma, preparato da Martino Faggiani, dirige la partitura nella riduzione orchestrale di Casa Ricordi a cura di Enrico Minaglia, con protagonisti Laura Giordano (Norina), Antonio Mandrillo (Ernesto), Federico Longhi (Don Pasquale), Pablo Galvez (Dottor Malatesta), Giulio Riccò (Notaio).

 “Come molte delle opere spiritose di Donizetti, - scrive il regista nelle sue note - il riadattamento in chiave moderna di Don Pasquale funziona quasi sempre, considerando il tipo di intreccio privo di connotazioni storiche e incentrato sui rapporti amorosi. Solitamente come collocazione si predilige la Roma del dopoguerra per poter attingere a una fonte di ispirazione importante quale il neorealismo italiano, o il decennio successivo quando lo sviluppo di Cinecittà ha contribuito a ridefinire l’immagine dell’Italia in pieno boom economico”.

“Considerando che nel libretto nulla rimanda a una collocazione romana ottocentesca tranne che per quanto indicato nelle didascalie, ho sempre pensato che questa commedia brillante potesse essere riletta alla luce del proibizionismo degli anni’20-’30 e della grande depressione degli Stati Uniti, quando si andava affermando lo stereotipo del gangster italoamericano del ‘Don’ del ‘Padrino’, da Al Capone a Lucky Luciano”.

“Più che alla saga di ‘Don’ Vito Corleone, il nostro ‘Don’ Pasquale strizza l’occhio più alle commedie incentrate su quel tema, partendo da Bulli & Pupe di Mankiewicz, passando per Pallottole su Broadway di Woody Allen fino a The Hudsucker Proxy dei Cohen (la cui versione italiana porta l’infelice titolo di Mister Hula Hoop, che non sarebbe proprio un gangster-movie, ma ci è servito ugualmente soprattutto per l’incredibile ambientazione decó dell’imponente ufficio del boss che domina la Grande Mela)”.

“Mi piaceva infatti l’idea che la nostra Norina affrontasse senza timori, fino a dominarlo e metterlo nel sacco, un personaggio senza scrupoli e temuto da tutti, invece che un anziano e bonario benestante romano, in modo da offrire molti più spunti comici ai personaggi ed esasperarne le esperienze”.

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RICCARDO MUTI EMOZIONA L’ARENA DI VERONA PER I 150 ANNI DI AIDA – SABATO 19 GIUGNO 2021

RICCARDO MUTI EMOZIONA L’ARENA DI VERONA PER I 150 ANNI DI AIDA – SABATO 19 GIUGNO 2021