Splendido concerto per perfezione stilistica ed esecutiva, quello al quale abbiamo assistito nell'ambito del Monteverdi Festival, lunedì 21 giugno dove Federico Maria Sardelli a capo dell'ensemble “Modo Antiquo” ha confezionato una silloge dei brani più “teatralmente” rappresentativi dalla “Selva morale e spirituale” del compositore cremonese.
Raccolta di quaranta composizioni sacre (le prime cinque – indicate come canzoni o madrigali morali – in italiano e le altre in latino), del 1641 e dedicata a Eleonora Gonzaga, figlia del duca Vincenzo I che Monteverdi aveva servito per più di vent’anni a Mantova prima di trasferirsi a Venezia, rappresenta la più voluminosa raccolta sacra del compositore e la summa di quasi trent’anni di impiego come maestro presso la Cappella di San Marco.
A Venezia, dove i fulmini restrittivi del Concilio di Trento giunsero spuntati, gelosa di una sua “laicità” nonostante i formali ossequi alla Chiesa di Roma, la Serenissima amò ritenersi sempre una zona franca , aperta ai dissensi politici e ideologici e ospitando non di rado fuoriusciti e intellettuali non graditi ad ambienti di stretta osservanza papalina. L’ambito dell’arte religiosa, è quello in cui più lente si insinuano le innovazioni e più rigide vivono le tradizioni : se la scuola romana, con Palestrina ai suoi vertici, rappresentò un ritorno ad una vocalità “pura”, ad una polifonia semplice e solenne, Venezia costituisce il contraltare dissenziente, continuando a riempire le sue chiese di imponenti architetture sonore in cui le voci umane e i timbri strumentali si intrecciano in un gioco fantasioso e brillante.
E bisogna ricordare a tal proposito come la chiesa di San Marco dove Monteverdi era a servizio, non fosse la cattedrale di Venezia, poiché il Patriarca celebrava le liturgie diocesane nella Basilica veneziana di San Pietro di Castello, mentre San Marco era la cappella privata del Doge e come tale godeva di un servizio liturgico assai più libero e aperto ad ogni tipo di sperimentazione, con l’ampio uso di strumenti e una liturgia a servizio degli eventi più politici che religiosi della città, luogo di rappresentanza, di vespri solenni in occasione di visite illustri, di liturgie di ringraziamento, di sfoggio della magniloquente ricchezza dei mezzi sonori della Serenissima.
Ecco che la “Selva morale e spirituale” del Monteverdi diventa biglietto da visita per probabili impieghi presso la corte viennese dove la dedicataria dell’opera Eleonora Gonzaga, coetanea e amica dai tempi della corte mantovana di Monteverdi, risiede come imperatrice devotissima e pia.
Nel concerto cremonese, Filippo Maria Sardelli confeziona una selezione mirata dove pur non seguendo le indicazioni degli organici originali della stampa Monteverdiana, risalta in tutto e per tutto la filologia esecutiva, supportato da strumentisti del calibro di Federico Guglielmo (violino) e Doron Sherwin (cornetto) reputati ai massimi livelli in questo repertorio, come pure Bettina Hofmann e Giulia Nuti al basso continuo (violoncello e organo\clavicembalo) e Mauro Morini (trombone). La sua concertazione è partita dal testo, l’elemento che ha guidato la sua scelta dei tempi, dei fraseggi, del volume sonoro della compagine strumentale. I risultati ottenuti sono stati sorprendenti e ciò ha permesso ai cantanti di porgere con estrema naturalezza e ricchezza di dettagli espressivi il testo. Sardelli in sintesi, sfrutta la tavolozza timbrica in maniera omogenea, sottolineando con efficacia gli impeti e i languori, la mestizia e la concitazione. Da notare la pulizia degli attacchi, la perfetta intesa e l’eleganza del fraseggio.
Nel quartetto vocale tutti risaltano per l’intensa partecipazione esecutiva ma Silvia Frigato eccelle nel bellissimo “pianto della Madonna” eseguito con un incredibile varietà espressiva e Gabriele Lombardi nel “Ab Aeterno” cantato con precisione e sensibilità, mettendo in evidenza l’asciuttezza a tratti scabra delle linee melodiche. A corollario delle esecuzioni monteverdiane, sono state inserite le esecuzioni di “Sonata prima a soprano solo” di Dario Castello (uno dei musici di S.Marco durante la reggenza monteverdiana) che ha visto Sardelli solista al flauto piccolo e una sonata di Giovanni Cima eseguita magistralmente al violino solo da Federico Guglielmo.
Successo vivissimo per tutti da parte di un pubblico attentissimo e partecipe.
Pierluigi Guadagni
LA LOCANDINA
SELVA MORALE E SPIRITUALE
musiche sacre di Claudio Monteverdi e
musiche strumentali di Giovanni Gabrieli,
Dario Castello, Giovanni Paolo Cima
MODO ANTIQUO
Federico Maria Sardelli, direzione e flauto
Silvia Frigato, Benedetta Corti, soprani
Margherita Tani, alto
Paolo Fanciullacci, tenore
Gabriele Lombardi, basso
Federico Guglielmo, violino
Doron Sherwin cornetto
Mauro Morini, trombone
Bettina Hoffmann, violoncello
Giulia Nuti, organo
Claudio Monteverdi
(da Selva morale, e spirituale, Venezia, 1641)
Confitebor II
per voci, strumenti e basso continuo
Iste confessor
a Soprano, violino, cornetto e basso continuo
Dario Castello
(da Sonate concertate in stil moderno, libro secondo, Venezia, 1629)
Sonata prima a soprano solo
Claudio Monteverdi
Laudate Pueri I
per voci, strumenti e basso continuo
Dario Castello
(da Sonate concertate in stil moderno, libro secondo, Venezia, 1629)
Sonata seconda a soprano solo
Ab aeterno
per Basso e basso continuo
Ego flos campi, passeggiato per il cornetto
(da Seconda raccolta de' sacri canti a una, due, tre, et quattro voci,
Venezia, 1624)
Pianto della Madonna
per Soprano e basso continuo
Giovanni Paolo Cima
(da Concerti ecclesiastici, Milano, 1610)
Sonata a Violino, Cornetto, Violone e basso continuo
Claudio Monteverdi
Beatus Vir I
per voci, strumenti e basso continuo
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