A Trieste si sono alternate due compagnie per ‘I Capuleti e i Montecchi’ di Bellini.
Molto diversi gli esiti, con una prima compagnia brillantissima ed una seconda con equilibri differenti, ma comunque interessante.
La regia di Arnaud Bernard può piacere o meno, ma sicuramente alla direzione del Verdi va il plauso di aver proposto un importante spettacolo, che il pubblico, con una significativa partecipazione di tanti ragazzi, dopo un momento di iniziale disorientamento ha apprezzato con convinzione, anche grazie alle scene di Alessandro Camera, i raffinati costumi di Carla Ricotti e le luci, non sempre convincenti di Paolo Mazzon.
Il coro, diretto da Paolo Longo, si esprime con una solidità vocale, alle volte fin troppo stentorea, mentre l’orchestra, con le prime parti di Paolo Rizzuto (corno), Marco Masini (clarinetto) e Matteo Salizzoni (violoncello), si conferma organico di grande valore, guidato con sicurezza da Enrico Calesso, che dimostra una grande sensibilità, oltre che una solida conoscenza, della partitura e dello stile di Vincenzo Bellini.
Passiamo alle voci.
Emanuele Cordaroe Marco Ciaponi (Tebaldo) figuravano in entrambe le compagnie.
Il primo è stato un Lorenzo di corrette capacità vocali e scenicamente credibile.
Marco Ciaponi è stato un grande Tebaldo, mettendo in evidenza un timbro limpido, un acuto squillante, un colore molto interessante. Il tenore riesce a non cadere nella trappola dell’esibizione vocale ed a plasmare una figura credibile e struggente, che già dall’aria iniziale si presenta con toccante canto d’amore, sublimato dal confronto con il colore ruvido di Cappellio .
La successiva ‘L’amo tanto’ è eseguita soffermandosi con raffinato approfondimento sulla parola e, senza mai sacrificare l’aspetto musicale, riesce a pastellare una superlativa narrazione drammatica.
Viktor Shevcenko è un Capellio dalla difficoltosa dizione.
Sofia Koberidze è Romeo. La sua è una voce con un interessante colore, anche se decisamente muliebre; ma, forse anche per la giovane età dell’interprete, il ruolo del Montecchi la sovrasta, sia vocalmente che scenicamente, tanto che scendendo il suono perde consistenza, mentre nelle note alte si fa aspro.
Da questa situazione vocale emerge Olga Dyadiv, Giulietta, volitiva, che dialoga con tre tipologie di uomini: un padre insensibile ma autoreferenziale; Tebaldo, che non riesce a vedere ricambiato il proprio amore; Romeo giovane aitante ma troppo poco incisivo.
Il soprano ucraino offre, dopo una recente e discutibile Musetta, una intensa giovane donna: educata, riservata, ma autorevole, determinata, ingenua, sensuale, spaventata, coraggiosa, arrabbiata, in una caleidoscopica tavolozza di sfumature che caratterizzano una voce che supera con bravura le difficoltà della parte, anche grazie ad una bella sintonia con la buca dell’orchestra.
Il pubblico presente, con una ampia componente di giovani, ha applaudito con convinzione tutti gli interpreti con innumerevoli chiamate in scena ed un personale trionfo per la Dyadiv
Gianluca Macovez
PRODUZIONE E INTERPRETI
Maestro concertatore e direttore Enrico Calesso
Regia Arnaud Bernard
Scene Alessandro Camera
Costumi Carla Ricotti
Luci Paolo Mazzon
Giulietta OLGA DYADIV
Romeo SOFIA KOBERIDZE
Tebaldo MARCO CIAPONI
Capellio VIKTOR SHEVCHENKO
Lorenzo EMANUELE CORDARO
Orchestra Coro e Tecnici della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste
ALLESTIMENTO DELLA FONDAZIONE ARENA DI VERONA IN COPRODUZIONE CON LA FONDAZIONE TEATRO LA FENICE DI VENEZIA E CON LA GREEK NATIONAL OPERA
Foto Fabio Parenzan
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