La Stagione Lirica e di Balletto 2025-26 della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste ha avuto inizio con un ambizioso progetto che celebra il genio della commedia in musica: una doppia inaugurazione che mette in scena in giorni consecutivi Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini e Le Nozze di Figaro di Wolfgang Amadeus Mozart. Entrambi gli allestimenti sono accomunati dalla regia, scene e costumi del maestro Pier Luigi Pizzi e dalla direzione musicale di Enrico Calesso, conferendo all'intera operazione una coerenza estetica e drammaturgica di alto profilo.
Questa ambiziosa operazione si inserisce in un momento cruciale per l'organizzazione della Fondazione: proprio in occasione del primo Consiglio di Indirizzo del nuovo mandato al Sovrintendente Giuliano Polo, è stata riconfermata la fiducia al Maestro Enrico Calesso nel ruolo di Direttore Musicale – un plauso al lavoro finora svolto, riconosciuto da pubblico e critica internazionale – e l'organico dell'ufficio artistico è stato completato con la nomina del giovane romano Valerio Vicari come nuovo Direttore Artistico.
La scelta di proporre in sequenza i due capolavori è un omaggio al drammaturgo francese Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais, le cui commedie forniscono i libretti per entrambe le opere. Il Barbiere di Siviglia (su libretto di Cesare Sterbini) ci introduce al primo capitolo: l'astuzia del barbiere Figaro per far innamorare la giovane Rosina del Conte d'Almaviva e sventare le macchinazioni del tutore Bartolo. Le Nozze di Figaro, che segue, ne esplora gli esiti, con nuovi conflitti tra le coppie appena formate. Questo accostamento permette al pubblico di cogliere appieno l'evoluzione dei personaggi e la critica sociale insita nel teatro del Settecento.
Pier Luigi Pizzi, icona della regia italiana, firma un nuovo allestimento che promette la sua consueta eleganza visiva e il rispetto per la tradizione. Le scene sono caratterizzate da un'eleganza di tonalità neutre, fra il bianco e il grigio, cifra stilistica attesa dal maestro. La sua visione, supportata dal regista assistente e lighting designer Massimo Pizzi Gasparon Contarini, mira a restituire la freschezza e la vivacità del dramma comico senza inutili stravolgimenti.
I costumi seguono un'estetica ben definita: quelli maschili sono dominati da colori freddi, mentre i personaggi femminili sfoggiano tonalità più accese e sgargianti. La recitazione è risultata sobria e coerente con la narrazione, con l'inserimento di piccole gag attentamente calcolate. Tuttavia, non tutto ha brillato: i balletti e i movimenti coreografici sono apparsi un po' impacciati e hanno onestamente stancato nel contesto rossiniano. In generale, si è sentita la mancanza di un guizzo e di un brio di fondo che avrebbero conferito all'opera quella spinta e quell'energia tipiche del genio di Pesaro.
Sotto la bacchetta del Maestro Calesso, l'Orchestra del Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste ha dimostrato la necessaria leggerezza e prontezza ritmica. Il direttore ha saputo guidare la complessa partitura rossiniana con leggerezza e precisione, elementi essenziali per sostenere il ritmo incalzante delle trame e dei virtuosismi vocali. Già dalla sinfonia, l'Orchestra ha esibito una raffinatezza di fraseggio e una compattezza ritmica che testimoniano l'accurato lavoro di concertazione svolto da Calesso e le approfondite prove.
Il successo del Barbiere risiede nell'affiatamento dei cantanti, e l'ensemble triestino si è mostrato ben bilanciato:
Alessandro Luongo ha interpretato un Figaro sicuro e carismatico. Il celebre barbiere è stato reso con scioltezza vocale e autorevolezza scenica, evitando sapientemente ogni facile deriva macchiettistica.
Annalisa Stroppa, nel ruolo di Rosina, ha incantato per il garbo ed eleganza del personaggio. Tuttavia ormai la voce sembra più a suo agio nel canto spianato che in quello di agilità.
Marco Ciaponi ha vestito i panni del Conte d'Almaviva con appropriatezza stilistica, rendendo credibile la sua metamorfosi da innamorato a "Lindoro". La voce è leggera ma ben sonora, aggraziata e sicura a tutte le altezze. L’unico appunto che mi sento di fare è che le agilità mancavano di un certo legato.
La coppia di antagonisti comici è stata eccellente: Marco Filippo Romano ha dato vita a un irresistibile Bartolo, ben caratterizzato e vocalmente solido, affiancato dall'imponente basso di Abramo Rosalen (Don Basilio), perfetto nel rendere la "calunnia" con efficacia drammatica.
Buona anche la prova degli altri interpreti, tra cui Anna Maria Chiuri, una Berta di lusso, e William Corrò servo fedele e cantante affidabilissimo.
Il Coro maschile preparato da Paolo Longo ha sostenuto la produzione con professionalità.
Il pubblico, abbastanza generoso e partecipe, ha tributato un successo convinto a tutta la compagnia, riservando ovazioni particolari a Marco Filippo Romano e al maestro Pier Luigi.
La recensione si riferisce alla prima di venerdì 28 novembre 2025.
Andrea Bomben
FONDAZIONE TEATRO LIRICO GIUSEPPE VERDI DI TRIESTE
Musica di GIOACHINO ROSSINI
Libretto di CESARE STERBINI (dalla commedia di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais)
Nuovo Allestimento della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste
Maestro Concertatore e Direttore ENRICO CALESSO
Regia, Scene e Costumi PIER LUIGI PIZZI
Regista assistente e Lighting designer MASSIMO PIZZI GASPARON CONTARINI
Maestro del Coro PAOLO LONGO
Figaro: ALESSANDRO LUONGO
Rosina: ANNALISA STROPPA
Il Conte d'Almaviva: MARCO CIAPONI
Bartolo: MARCO FILIPPO ROMANO
Basilio: ABRAMO ROSALEN
Berta: ANNA MARIA CHIURI
Fiorello: WILLIAM CORRÒ
Ambrogio: ARMANDO DE CECCON
Un Ufficiale: ARMANDO BADIA
ORCHESTRA, CORO E TECNICI DELLA FONDAZIONE TEATRO LIRICO GIUSEPPE VERDI DI TRIESTE
Foto Teatro Verdi Trieste - Parenzan
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