Affrontare l’ultimo capolavoro verdiano per un regista significa spesso porsi diverse domande su come concepire uno spettacolo divertente ma allo stesso tempo ricco di tutta la sapienza che il Maestro insieme a Boito aveva inserito in ogni singola scena di questa opera geniale, pungente, brillante ed amara allo stesso tempo. Roberto Catalano taglia la testa al toro e punta tutto sul brio, l’allegria e perché no la follia che ogni interprete può e deve mostrare nell’affrontare i mastodontici personaggi di derivazione shakespeariana. Ma lo fa all’interno di una cornice nostalgica, perché non dimentica che il protagonista è un uomo avanti negli anni e lo immagina addirittura nel suo letto, come alla fine di una lunga e piena vita cui manca un’ultima avventura. Il treno giocattolo che gira intorno alla sua stanza sembra indicare una spensieratezza che corre via ma può essere ancora afferrata, se la si prende in corsa. Ed il vecchio ci prova, con convinzione, in una ambientazione moderna ma non troppo, opera di Emanuele Sinsi, sognando le allegre comari che alloggiano in quel che appare un comodo resort con solarium e campo da tennis annessi, tra uomini frizzanti e vivaci che rendono l’atmosfera più eccitante. Ilaria Ariemme firma i costumi adeguati agli ambienti.
Sir John Falstaff è vecchio, non troppo pulito, dai capelli informi e vestito in modo ridicolo. Eppure Alberto Gazale porta tutto questo disastro in scena con una disinvoltura invidiabile, come queste caratteristiche fossero addirittura fonte di fascino. L’interprete non si risparmia sulla scena ed anche se non freschissima, la voce guadagna spessore con l’andamento dello spettacolo completando in positivo il personaggio creato dal regista. Molto in forma il Ford più sofisticato di Paolo Ingrasciotta, la cui voce ha un suono pulito e corposo ed il canto è ricco di sfumature grazie alla solida impostazione tecnica. Alice è una spumeggiante Sarah Tisba, che interpreta con destrezza la ‘capobanda’ al femminile e possiede una voce fresca in grado di sostenere agilmente il suono su tutta la gamma del registro. La Meg Peg di Caterina Piva è degna compare della socia in burle, dinamica in scena e disinvolta vocalmente. Assolutamente inconfondibile la voce al puro malto di Daniela Innamorati, una Quickly tutta simpatia e buon senso, elemento fondamentale per le trame del trio femminile. Voce genuina quella di Fenton, Oreste Cosimo, che canta con buon sostegno sul fiato e generosità in acuto. La sua dolce Nannetta è la promettente Maria Laura Iacobellis, che ci regala filati sottili e ben sostenuti in acuto, voce morbida e piena, e un bel caratterino in scena. Per finire, buone le prove del trio Ugo Tarquini, Cristiano Olvieri, Pietro Toscano, rispettivamente Don Cajus, Bardolfo e Pistola.
Marcello Mottadelli dirige l’Orchestra I pomeriggi musicali di Milano con rigore e costante attenzione agli interpreti. Un accompagnamento rigoroso da cui però ci saremmo aspettati di percepire un maggior carattere e qualche guizzo in più di colore per un capolavoro così ricco musicalmente. Preparato e partecipe il coro di Massimo Fiocchi Malaspina.
Pubblico numeroso e felicissimo, tante chiamate alla ribalta per tutti i protagonisti.
Maria Teresa Giovagnoli
LA PRODUZIONE
Maestro Concertatore e Direttore Marcello Mottadelli
Regia Roberto Catalano
Scene Emanuele Sinsi
Costumi Ilaria Ariemme
Luci Fiammetta Baldlserri
Maestro Del Coro Massimo Fiocchi Malaspina
GLI INTERPRETI
Sir John Falstaff Alberto Gazale
Ford Paolo Ingrasciotta
Fenton Oreste Cosimo
Don. Cajus Ugo Tarquini
Bardolfo Cristiano Olvieri
Pistola Pietro Toscano
Mrs. Alice Ford Sarah Tisba
Nannetta Maria Laura Iacobellis
Mrs. Quickly Daniela Innamorati
Mrs. Meg Page Caterina Piva
Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano
Coro Operalombardia
Nuovo Allestimento Coproduzione Teatri Di Operalombardia, Fondazione Rete Lirica Marchigiana e Teatro Marrucino di Chieti
Foto Operalombardia
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