AIDA, GIUSEPPE VERDI - Arena di Verona, Sabato 18/06/2022

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Serata decisamente da dimenticare quella che ha visto il ritorno di Aida sulle tavole dell’Arena di Verona, la prima di undici rappresentazioni per il Festival 2022 che ripropone l’Egitto dorato, rutilante e polveroso immaginato da Franco Zeffirelli per l’Arena di Verona esattamente vent’anni fa, con la ripresa dei costumi di Anna Anni e delle coreografie originali di Vladimir Vasiliev. L’occhio è sicuramente appagato: l’Egitto favoloso, tutto rilucente di ori, sfarzo e di virtuosistici e grandiosi movimenti di massa viene esaltato come previsto dalla classica prosa zeffirelliana.

Titolo di punta e quindi di repertorio della Fondazione Arena, Aida necessita comunque  di un adeguato numero di prove che permettano anche ad una macchina da guerra, quali sono le masse artistiche veronesi, di proporsi come eccellenza della stagione.

Invece la sensazione è stata quella di aver assistito ad una prova, dove l’anarchia, soprattutto tra orchestra e palco, regnava sovrana con i solisti lasciati a loro stessi, gli scollamenti tra coro e orchestra continui e la movimentazione imprecisa dei figuranti hanno contribuito ad una serata spesso imbarazzante nei primi due atti.

Inesistente il rapporto fra buca e palcoscenico che troppo spesso sembravano condurre due esistenze autonome e inconciliabili.  Il direttore Daniel Oren, a capo di un’Orchestra della Fondazione Arena spaesata più che imprecisa, ha faticato non poco ad imporre tempi ed agogiche personali che però nessuno dei solisti seguiva, impegnati com’erano a crearsi una “comfort room” che permettesse loro di arrivare incolumi a fine recita.

L’Aida di Liudmyla Monastyrska,  ha impressionato per uno strumento sicurissimo e sonoro, che nei frequenti scatti in acuto riempie con sicurezza l’intero catino areniano rimanendo timbrata e omogenea in tutta la gamma con l’aggiunta di un certo fascino sonoro. L’interprete, tuttavia, non è all’altezza della cantante, per mancanza interpretativa, assenza di mordente e un certo impaccio scenico che non aiuta.

Serata non particolarmente felice per il Radames di Murat Karahan, dopo una incerta “celeste Aida”, il tenore turco ha proseguito la recita con voce stanca e a tratti priva dello  smalto necessario a delineare il suo personaggio. Se gli acuti risultano ancora sicuri e tenuti (spesso oltre il necessario),  il fraseggio continua ad essere grossolano e approssimativo.

L’Amneris di Ekaterina Semenchuk  è sostenuta dallo spessore vocale importante e dallo schietto temperamento drammatico che ben conosciamo. Per quanto certe roventi declamazioni di petto in zona medio-bassa risultino esageratamente incisive, il personaggio è sempre credibile, protervo e allo stesso tempo tormentato. Il registro acuto, pur con qualche forzatura, suona ancora vigoroso, facile e ben proiettato.

Della voce e della presenza autorevole di Ferruccio Furlanetto, non rimane che un flebile ricordo nel suo Ramfis. Il 73enne basso friulano dimentica parole, sbaglia attacchi, e quando canta spesso la voce “sfugge” lasciando il posto ad un grigio declamato. Di contro ottima la prova dell’altro basso, Sava Vemic che ha delineato un Re autorevole sia scenicamente che vocalmente.

A Roman Burdenko, impegnato nel ruolo di Amonasro, si possono riconoscere una vocalità corposa, dalle indubbie potenzialità. La linea di canto è però generica e l’interprete si dimostra spesso incline a una declamazione dai facili effetti di tipo veristico. Assenti il senso della regalità, l’incisività e la nobiltà della parola scenica verdiana.

Garanzia di successo il Messaggero al solito preciso e corretto di Carlo Bosi, non pervenuta la voce della Sacerdotessa di Francesca Maionchi, nascosta tra gli abissi della tremenda piramidona zeffirelliana.

Al termine, il numeroso pubblico che è tornato finalmente a riempire l’Arena di Verona, ha applaudito tutti gli interpreti.

 

Pierluigi Guadagni

 

PRODUZIONE ED INTEPRETI

 

Direttore                    Daniel Oren

Regia e Scene            Franco Zeffirelli

Costumi                     Anna Anni

Coreografia               Vladimir Vasiliev

Maestro del Coro     Ulisse Trabacchin

Coordinatore del Ballo     Gaetano Petrosino

 

Il Re               Sava Vemič

Amneris         Ekaterina Semenchuk

Aida                Liudmyla Monastyrska

Radamès        Murat Karahan

Ramfis           Ferruccio Furlanetto

Amonasro     Roman Burdenko

Un messaggero     Carlo Bosi

Sacerdotessa     Francesca Maionchi

     

Orchestra, Coro, Ballo e Tecnici della Fondazione Arena di Verona

 FOTO ENNEVI