L’esecuzione da parte dell’Orchestra Nazionale Rai di Torino ha messo in luce non solo la bellezza intrinseca della composizione, ma anche le notevoli difficoltà che essa comporta. A dispetto della scrittura apparentemente essenziale, Fratres richiede infatti un controllo assoluto dell’intonazione, una precisione estrema negli attacchi e soprattutto una gestione raffinatissima delle dinamiche. I musicisti sono chiamati a mantenere una tensione costante anche nei passaggi più rarefatti, dove ogni suono emerge con estrema nitidezza e ogni minima imperfezione risulterebbe immediatamente percepibile.
Particolarmente impegnativa è la gestione delle agogiche: le microvariazioni di tempo, spesso impercettibili ma fondamentali per dare respiro alla frase musicale, devono essere condivise e interiorizzate da tutta l’orchestra. Non si tratta semplicemente di seguire un tempo imposto, ma di costruire un flusso sonoro organico, quasi respirato, in cui ogni sezione dialoga con le altre in modo profondamente consapevole. Questo richiede un altissimo livello di ascolto reciproco e una sensibilità interpretativa non comune.
In questo contesto, la direzione di Giuseppe Mengoli si è rivelata determinante. Il direttore ha saputo guidare l’orchestra con grande equilibrio, evitando ogni eccesso espressivo e privilegiando invece una lettura sobria, ma carica di significato. La sua attenzione al dettaglio si è manifestata soprattutto nella cura delle dinamiche, calibrate con precisione millimetrica, e nella capacità di modellare il suono orchestrale in modo omogeneo e trasparente. Le pause, i silenzi e le risonanze sono stati trattati come elementi espressivi a tutti gli effetti, contribuendo a creare un’atmosfera sospesa, densa di significato.
Il risultato è stato un’interpretazione intensa e profondamente coinvolgente, capace di restituire tutta la forza evocativa di Fratres. L’Orchestra Nazionale Rai di Torino, sotto la guida attenta di Mengoli, ha dimostrato come anche una scrittura minimalista possa richiedere un impegno tecnico e interpretativo di altissimo livello, e come la musica di Pärt, nella sua apparente semplicità, sia in realtà un terreno di grande complessità e profondità espressiva.
Lo Stabat Mater di Antonio Vivaldi, secondo pezzo del concerto, è una delle pagine sacre più intense e raccolte del compositore veneziano. Lontano dalla brillantezza virtuosistica di molta sua produzione, questo lavoro si distingue per un linguaggio austero, profondamente meditativo, in cui il dolore della Vergine ai piedi della croce viene espresso attraverso una scrittura essenziale, sospesa e fortemente introspettiva. La struttura, costruita su movimenti lenti e ripetitivi, accentua il senso di contemplazione e rende l’opera particolarmente adatta a un contesto liturgico come quello pasquale.
L’esecuzione dell’Orchestra Rai ha confermato l’altissimo livello già evidenziato in apertura del programma. Il suono si è distinto per equilibrio e compattezza: gli archi, morbidi e ben amalgamati, hanno creato un tappeto sonoro avvolgente, capace di sostenere il solista senza mai sovrastarlo, ma anzi valorizzandone ogni sfumatura espressiva.
Il controtenore Carlo Vistoli ha offerto una prova di straordinaria intensità emotiva. La sua voce, limpida e perfettamente controllata, ha saputo restituire tutta la sofferenza e la dolcezza della scrittura vivaldiana, toccando momenti di autentica commozione. Particolarmente apprezzato il bis: “Lascia la spina” di Händel, aria originariamente composta per l’oratorio Il trionfo del Tempo e del Disinganno e successivamente rielaborata dal compositore inglese nella celebre “Lascia ch’io pianga” dell’opera Rinaldo. In questa trasformazione, la melodia mantiene la sua struggente bellezza, ma assume un carattere ancora più universale e teatrale.
L’interpretazione complessiva è risultata dunque di grande impatto, capace di unire rigore stilistico e profondità espressiva, lasciando nel pubblico un’impressione duratura e profondamente toccante.
Finale col ‘botto’ per la Sinfonia n. 7 in la maggiore, op. 92, di Ludwig van Beethoven, uno dei vertici della sua produzione sinfonica, celebre per la sua energia ritmica travolgente e per quella che Richard Wagner definì “apoteosi della danza”. Composta tra il 1811 e il 1812, la Settima si distingue per una vitalità incessante che percorre tutti i movimenti, alternando momenti di slancio impetuoso a sezioni di più raccolta e intensa cantabilità, come il celebre Allegretto.
L’Orchestra Rai di Torino ha affrontato questa pagina con grande partecipazione, lasciandosi trasportare dalla forza propulsiva della musica senza mai cadere nell’eccesso. Il suono si è mantenuto sempre compatto e ben bilanciato, capace di restituire tanto la tensione dei passaggi più sostenuti e lirici quanto l’irruenza dei momenti più brillanti. Gli archi, in particolare, hanno sostenuto con precisione e slancio il tessuto ritmico, mentre fiati e ottoni hanno contribuito a dare colore e profondità all’insieme.
La direzione di Mengoli si è distinta anche in questo travolgente momento musicale per intelligenza e sensibilità interpretativa. Il direttore ha saputo mettere in luce le diverse anime della sinfonia: da un lato i movimenti più distesi, guidati con respiro ampio e controllo, dall’altro i passaggi più vorticosi, resi con energia ma sempre con misura, evitando ogni eccesso retorico. Il risultato è stato un equilibrio convincente tra rigore formale e coinvolgimento emotivo.
Il pubblico, visibilmente soddisfatto, ha tributato lunghi e convinti applausi non solo al termine della sinfonia, ma già in precedenza al controtenore Carlo Vistoli, richiamato più volte sul palco dopo la sua intensa interpretazione. Al termine del concerto, le numerose chiamate per il direttore hanno confermato il successo complessivo della serata, sottolineando un’esperienza musicale di grande coerenza e forte impatto emotivo.
Maria Teresa Giovagnoli
LOCANDINA
Concerto di Pasqua
Auditorium Rai "Arturo Toscanini"
Venerdì 3 aprile 2026, 20.30
GIUSEPPE MENGOLI direttore
CARLO VISTOLI controtenore
Arvo Pärt
Fratres
Antonio Vivaldi
Stabat Mater, RV 621
Ludwig van Beethoven
Sinfonia n. 7 in la maggiore, op. 92
FOTO DocServizi-SergioBertani/
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