Il Teatro Regio di Torino ospita tra la fine di marzo e l’inizio di aprile una intensa e raccolta esecuzione di Dialoghi delle Carmelitane di Francis Poulenc, opera tra le più profonde e spiritualmente laceranti del repertorio novecentesco. La coincidenza col periodo pasquale ha amplificato il valore simbolico di una vicenda che indaga paura, fede e sacrificio, trovando in questo allestimento una resa scenica di grande coerenza e forza evocativa. Nello specifico, la recita cui ci riferiamo si è svolta nel pomeriggio del Sabato Santo.
La regia di Robert Carsen, ripresa qui da Christophe Gayral, si conferma di straordinaria efficacia nella sua essenzialità. L’allestimento, proveniente dalla Dutch National Opera, si fonda su un impianto visivo volutamente spoglio, in cui pochi elementi scenici – firmati da Michael Levine – delineano uno spazio astratto e sospeso. Questa scelta non è mera sottrazione estetica, ma riflette profondamente il senso di smarrimento e disorientamento delle Carmelitane, travolte da una condanna ingiusta e da un destino che appare ineluttabile.
Il palcoscenico, spesso immerso in una penombra densa e carica di significato, diventa luogo interiore prima ancora che spazio fisico. Le luci, curate da Carsen e Cor van den Brink, assumono un ruolo drammaturgico fondamentale: tagli netti, chiaroscuri incisivi e improvvise illuminazioni contribuiscono a scolpire i personaggi e a sottolineare i momenti chiave della narrazione. Ne emerge un linguaggio visivo di grande rigore, capace di creare suspense e di accompagnare lo spettatore in un percorso emotivo sempre più intenso.
I costumi di Falk Bauer, sobri e coerenti con l’impostazione generale, evitano ogni ridondanza per concentrarsi sull’essenziale, mentre la coreografia di Philippe Giraudeau e la drammaturgia di Ian Burton contribuiscono a definire un impianto scenico compatto e organico. Prezioso anche il lavoro degli assistenti, tra cui Alejandra Gonzalez e Bettina Hinteregger, che garantiscono coerenza e precisione nell’esecuzione.
Il Coro del Teatro Regio, preparato da Gea Garatti Ansini, ha offerto una prova di grande compattezza e intensità, risultando parte integrante del tessuto drammatico e contribuendo in modo decisivo alla riuscita complessiva dello spettacolo.
Sul piano vocale, il cast si è rivelato nel suo insieme di alto livello, con interpreti generalmente appropriati ai rispettivi ruoli e capaci di restituire con credibilità i complessi profili psicologici dei personaggi. Tra i protagonisti, Ekaterina Bakanova, nel ruolo di Blanche de la Force, ha offerto una prova di grande sensibilità: la sua voce, duttile e luminosa, si è fatta strumento ideale per esprimere le fragilità e le paure del personaggio, accompagnandone con finezza l’evoluzione interiore fino alla scelta finale di coraggio.
Accanto a lei, Antoinette Dennefeld, Mère Marie, ha delineato una figura intensa e autorevole, sostenuta da un’emissione solida e da una presenza scenica incisiva. La sua interpretazione ha saputo restituire il conflitto tra disciplina religiosa e tensione umana, rendendo il personaggio uno dei cardini emotivi della vicenda.
Di grande rilievo anche la prova di Sally Matthews nel ruolo di Madame Lidoine: l'interprete si è distinta per forza e capacità espressiva, offrendo un ritratto credibile e toccante della nuova priora. Francesca Pia Vitale, nei panni di Sœur Constance, ha portato in scena freschezza e spontaneità, con un timbro chiaro e una presenza vivace che ben si accordano al carattere del personaggio.
Particolarmente intensa la Madame de Croissy di Sylvie Brunet-Grupposo, capace di affrontare con grande forza drammatica il suo personaggio in ogni sfaccettatura, fino alla incredibile e forte scena della morte, uno dei momenti più sconvolgenti dell’opera. La sua interpretazione, sostenuta da un canto espressivo e da un fraseggio incisivo, ha colpito per autenticità e profondità, accordandole autentiche ovazioni al termine.
Tra le voci maschili, Valentin Thill come Chevalier de la Force ha offerto una prova elegante e ben rifinita, mentre Jean-François Lapointe, nel ruolo del Marchese, ha confermato solidità vocale e autorevolezza scenica. Efficaci anche Krystian Adam nel ruolo di Cappellano e gli altri comprimari, tra cui Roberto Accurso, Eduardo Martínez (artista del Regio Ensemble) e Isaac Galán, rispettivamente in Servitore, Monsieur Javelinot, il Carceriere/secondo commissario, tutti ben inseriti nel tessuto complessivo dello spettacolo. Completano il cast Mère Jeanne, Lorrie García e Sœur Mathilde, Martina Myskohlid (artista del Regio Ensemble) e il primo commissario – Matthieu Justine, sempre coerenti e perfettamente inseriti nello spettacolo.
Il momento culminante della serata è stato senza dubbio il finale, reso con una semplicità dirompente. Le suore, una dopo l’altra, si accasciano al suono inesorabile della ghigliottina, ma con leggerezza, con triste e lenta caduta, mentre le superstiti continuano a cantare il 'Salve regina' fino a spegnersi man mano: un’immagine di grande impatto emotivo, costruita con rigore e senza compiacimenti, che lascia lo spettatore in un silenzio carico di commozione. In questa scena, la regia di Carsen raggiunge una sintesi perfetta tra gesto scenico e significato simbolico, trasformando l’orrore in un atto di testimonianza e fede.
Sul podio, Yves Abel è stato una guida sicura ed avvolgente dello spettacolo, con l’Orchestra del Teatro Regio e la sua lettura attenta e partecipe, capace di restituire con chiarezza la complessa scrittura di Poulenc. La direzione si è distinta per equilibrio e sensibilità: mai invasiva, sempre pronta a sostenere le voci e ad accompagnare gli snodi drammatici con una tavolozza timbrica raffinata. Abel ha saputo costruire una tensione continua, valorizzando i contrasti tra silenzio e suono, elemento centrale nella drammaturgia musicale dell’opera. Soprattutto, sembra un paradosso, i silenzi sono stati rispettati in maniera sapiente ed atti a sottolineare la drammaticità del momento appena terminato.
Nel complesso, questa produzione di Dialoghi delle Carmelitane è capace di coniugare rigore formale, profondità interpretativa e forte impatto emotivo. Un allestimento essenziale ma densissimo di significato, che trova nella sobrietà la sua cifra più autentica e nella qualità degli interpreti la sua piena realizzazione, con pubblico rapito fino all’ultimo ‘silenzio’, seguito da uno scrosciare di applausi convinti e prolungati per tutti i coinvolti nello spettacolo.
Maria Teresa Giovagnoli
PRODUZIONE E INTERPRETI
Yves Abel direttore d'orchestra
Robert Carsen regia
Christophe Gayral ripresa della regia
Michael Levine scene
Falk Bauer costumi
Robert Carsen, Cor van den Brink luci
Philippe Giraudeau coreografia
Ian Burton drammaturgia
Alejandra Gonzalez assistente alle scene
Bettina Hinteregger assistente ai costumi
Gea Garatti Ansini maestro del coro
Orchestra e Coro del Teatro Regio
Allestimento Dutch National Opera
Mère Marie – Antoinette Dennefeld
Blanche de la Force – Ekaterina Bakanova
Mme Lidoine – Sally Matthews
Sœur Constance – Francesca Pia Vitale
Mme de Croissy – Sylvie Brunet-Grupposo
Le Chevalier de la Force – Valentin Thill
Le Marquis de la Force – Jean-François Lapointe
Mère Jeanne – Lorrie García
Sœur Mathilde – Martina Myskohlid
Le Père confesseur – Krystian Adam
Le premier commissaire – Matthieu Justine
Le geôlier/Le second commissaire – Isaac Galán
Thierry/Le médecin – Roberto Accurso
Monsieur Javelinot – Eduardo Martínez
Coro Teatro Regio Torino, Orchestra Teatro Regio Torino
FOTO MATTIA GAIDO - DANIELE RATTI
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