‘Il flauto magico di Mozart’ ha per sua natura diremmo ‘mitica’ una sorta di aura magica che potenzialmente concede a registi e sceneggiatori di rimaneggiare il contenuto per adattarlo alle più svariate interpretazioni. D’altra parte spesso ci si affida al gusto dell’epoca o al momento storico in essere. Certo è che il mondo fiabesco cui si ispira il Singspiel di Mozart con le argute parole di Schikaneder ci porta sempre in una dimensione da sogno, che ci allontana per un po’ dal quotidiano e ci rimanda a qualcosa di misterioso grazie ai personaggi che l’opera stessa racconta. L’idea del regista Ivan Stefanutti in questo caso non intende assolutamente sconvolgere, e per fortuna aggiungiamo, il senso del libretto, anzi pur con una sua interpretazione, cerca di rendergli giustizia semplicemente cercando la magia raccontata nel mondo misterioso ed ampiamente celebrato dell’Oriente, con i profumi che possiamo immaginare e soprattutto i colori. L’atmosfera è soffusa su sfondi dai colori accesi e caldissimi, i costumi sono scintillanti ed anche se non possiamo definirla una imponente rappresentazione cinematografica, con il giusto quantitativo di elementi scenici ed una gestione drammaturgica intelligente, possiamo dire che il regista ha ottenuto il suo scopo.