Der Protagonist di Kurt Weill, arriva per la prima volta a Venezia sul palcoscenico del Teatro Malibran nell’ambito della stagione del Teatro La Fenice. Composto nel 1925 su libretto di Georg Kaiser, quest’opera segna l’ingresso di Weill in un teatro nuovo, inquieto, dove musica e parola si fondono in un’unica tensione tragica. Non è un caso che a sostenerlo all’epoca fu Ferruccio Busoni, che vide in questo lavoro il segno di una nuova generazione capace di ripensare le forme e i linguaggi dell’opera.
Il rapporto tra Weill e Busoni fu decisivo: il giovane compositore si era trasferito a Berlino proprio per studiare con lui, e da Busoni assorbì quell’ideale di teatro “spirituale”, spoglio di decorativismi, in cui la costruzione musicale diventava architettura etica. Der Protagonist è frutto diretto di questa eredità, un’opera che rifiuta il pathos romantico e cerca piuttosto una verità più tagliente, più cerebrale, fatta di incastri armonici spezzati, ritmi frantumati, impennate vocali improvvise. In questo senso, la lettura di Markus Stenz è stata quanto mai illuminante. Il direttore tedesco ha evitato ogni tentazione illustrativa o pittoresca, rifuggendo i colori facili per restituire invece la geometria interna della partitura, le sue tensioni sotterranee, la sua logica feroce e straniante. Stenz ha diretto con mano fermissima, ma senza rigidità: ha dato struttura al caos apparente, ordine al delirio, proiettando una luce implacabile su ogni dettaglio orchestrale. Sotto la sua guida, l’Orchestra del Teatro La Fenice ha brillato per precisione e consapevolezza, non cercando mai la bellezza timbrica fine a sé stessa, ma piuttosto quel suono inquieto, appena spezzato, che è la cifra più profonda di questa musica. Ha saputo rendere giustizia al fraseggio nervoso dei fiati, alla tensione dei silenzi, al peso emotivo di certe armonie che paiono trattenere un urlo. Il lavoro registico, curato integralmente da Ezio Toffolutti, ha accompagnato con intelligenza questo approccio: scene, costumi, luci si sono mossi in una coerenza quasi scultorea, mai decorativa. Tutto è ridotto all’essenziale, come se la scena stessa volesse farsi eco della partitura: ambienti spogli, colori desaturati, figure tagliate da fasci di luce obliqui, mai rassicuranti. Le luci realizzate da Andrea Benetello hanno accentuato questa dimensione visionaria, con tagli netti e ombre mobili che sembravano amplificare il dissidio interiore del protagonista. Nel ruolo eponimo, Matthias Koziorowski ha offerto una prova intensa, centrata, capace di fondere vocalità e presenza scenica in un’unica linea drammatica coerente. La voce è piena, ben timbrata, ma soprattutto espressiva, mai neutra, sempre colorata da una tensione interna palpabile. La discesa del personaggio nella follia—o forse la sua fuga nella verità del teatro—è stata resa con una partecipazione quasi febbrile, ma mai sopra le righe. Accanto a lui, Martina Welschenbach nel ruolo della sorella Catherine ha convinto per delicatezza e rigore: il suo canto è nitido, la linea vocale sobria, carica di sottotoni emotivi che non cedono mai alla retorica. Dean Murphy, nel ruolo del giovane signore, è apparso elegante e misterioso, mentre Alexander Geller ha donato al custode un tono grave, quasi ieratico. Zachary Altman ha ben disegnato il ruolo del locandiere, con solida proiezione e buon senso teatrale. Bene assortito il trio degli attori: Szymon Chojnacki, Matteo Ferrara e Franko Klisović, credibili nelle rispettive funzioni e musicalmente ben rifiniti. Una menzione a parte merita la presenza in scena (prevista dalla partitura) dei musicisti, che hanno agito come personaggi silenziosi, ma essenziali, rinforzando quell’effetto di straniamento che pervade l’opera e sottolineando quanto la musica, in Weill, sia essa stessa teatro.
Successo pieno e vivo per tutti.
Pierluigi Guadagni
LA LOCANDINA
K. Weill
DER PROTAGONIST
opera in un atto
Personaggi e interpreti:
Protagonist Matthias Koziorowski
Catherine, Schwester Martina Welschenbach
Der junge Herr Dean Murphy
Der Hausmeister des Herzogs Alexander Geller
Der Wirt Zachary Altman
John, 1. Schauspieler Szymon Chojnacki
Richard, 2. Schauspieler Matteo Ferrara
Henry, 3. Schauspieler Franko Klisović
Musicisti in scena
Flauti Gianluca Campo, Fabrizio Mazzacua
Clarinetti Giona Pasquetto, Nicolas Palombarini
Fagotti Nicoló Biemmì, Fabio Grandesso
Trombe Piergiuseppe Doldi, Giovanni Lucero
Orchestra del Teatro La Fenice
direttore Markus Stenz
regia, scene, costumi e luci Ezio Toffolutti
realizzazione luci Andrea Benetello
Foto: Michele Crosera