STAGIONE SINFONICA TEATRO VERDI DI TRIESTE: OREN - GADJIEV, VENERDI' 17 OTTOBRE 2025

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Continua con successo la stagione sinfonica del Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, giunta al sesto appuntamento. La serata musicale, diretta dal M° Daniel Oren e impreziosita dalla presenza al pianoforte di Alexander Gadjiev - ambasciatore di GO! 2025 Nova Gorica–Gorizia Capitale Europea della Cultura - ha offerto un affascinante percorso storico-emotivo, accostando il giovanile lirismo di Chopin alla travolgente energia di Beethoven. L'Orchestra della Fondazione, in collaborazione con la FVG Orchestra, ha saputo interpretare con coesione le diverse esigenze stilistiche dei due capolavori in programma.

Il Concerto n. 2 in fa minore per pianoforte e orchestra op. 21 di Fryderyk Chopin, nonostante il numero d'opus, fu in realtà il primo a essere composto dall'autore tra il 1829 e l'inizio del 1830. Quest'opera giovanile, dedicata alla Contessa Delphine Potocka, fu presentata in pubblico per la prima volta a Varsavia il 17 marzo 1830 con il compositore stesso al pianoforte, ottenendo un successo immediato. Il primo movimento, Maestoso, si apre con una notevole introduzione orchestrale che introduce i due consueti temi principali: il primo, ampio e drammatico, il secondo, cantabile e sentimentale. Gadjiev si è distinto per la chiarezza, essenzialità e la profondità con cui ha ripreso e sviluppato questo materiale, bilanciando l'espressività melodica tipica di Chopin con le sezioni di grande virtuosismo tecnico evitando ogni lezioso abbandono. La prova dell’orchestra è stata solida. Qui, dove il suo ruolo è in gran parte quello di mero accompagnamento (sebbene l'orchestrazione di Chopin sia stata a volte criticata per la sua semplicità rispetto ai suoi contemporanei), la base è stata fornita in modo ideale da Oren. Il direttore ha messo a frutto la sua lunga esperienza e fama di abile accompagnatore, capace di "far respirare" il solista, un'arte che lo ha reso celebre con i cantanti.

Il secondo movimento, Larghetto, è senza dubbio il cuore della composizione, spesso definito un capolavoro di incantevole vena melodica, quasi un notturno romantico ispirato dall'infatuazione giovanile di Chopin per la studentessa di canto Konstancja Gładkowska. Gadjiev ha reso l'atmosfera di serenità e tenerezza con una sonorità delicata e un fraseggio asciutto. Il Larghetto si distingue per un episodio centrale perentorio e drammatico, dove il tremolo degli archi e l'intervento dei legni interrompono bruscamente la quiete, un contrasto che il solista ha saputo gestire con intensa sensibilità drammatica.

Il finale, Allegro vivace, è un rondò leggero e volteggiante, che attinge dal repertorio popolare polacco,e in cui il pianoforte si lancia in sezioni virtuosistiche di grande difficoltà tecnica, con veloci terzine che creano una danza di straordinaria leggerezza. Un momento curioso e distintivo è l'indicazione per violini e viole di suonare col legno ( dell'archetto), un effetto percussivo che contribuisce al carattere popolareggiante del brano. La conclusione, introdotta da vivaci segnali dei corni, è stata brillante e ha chiuso il concerto in un trionfo di energia e luminosità.

Pieno successo per Alexander Gadjiev, che ha regalato due bis chopiniani, fra cui la celebre Polacca in La bemolle maggiore, "Eroica".

Dopo la lirica intimità di Chopin, la Sinfonia n. 7 in la maggiore, op. 92 di Ludwig van Beethoven ha travolto la sala con la sua esuberanza ritmica. Composta tra il 1811 e il 1812, debuttò a Vienna l'8 dicembre 1813 in un concerto di beneficenza per i soldati feriti, sotto la direzione dell'autore stesso, e fu un successo clamoroso.

Il primo movimento si apre con il più esteso "lento introduttivo" mai scritto dal compositore: una sezione ricca di larghe pennellate orchestrali e colori brillanti che prepara l'esplosione ritmica del Vivace. Tuttavia, l'avvio è risultato un po' dimesso, soprattutto per chi aveva ancora nelle orecchie l’ascolto di pochi giorni fa dello stesso brano diretto dal M° Muti con un organico di gran lunga maggiore.

L'Allegretto è sicuramente il movimento più celebre della sinfonia. Nonostante il tempo non sia un tradizionale "lento", l'andamento quasi di marcia funebre è basato su un unico modulo ritmico che pervade l'intera pagina. La musica si snoda in una commovente linearità, crescendo da un tema sommesso negli archi gravi (guidati da Oren in un pianissimo straordinario) fino a un solenne e vibrante fortissimo orchestrale.

Lo Scherzo è un turbine di gioia interamente dominato dal ritmo. Beethoven ripropone il Presto tre volte, inframezzandolo dal placido Trio. In quest'ultimo, la melodia, forse ispirata a un canto popolare austriaco, è affidata ai corni, oboi e clarinetti – ottimi i contributi dell'Orchestra Verdi – creando un netto contrasto di quiete idilliaca rispetto all'impeto circostante. Il Finale è un'autentica apoteosi ritmica, descritta come un impetuoso turbine. La sua forza inarrestabile è impressa dagli archi in un virtuosismo incessante, supportati dai poderosi squilli dei fiati e dai colpi energici dei timpani, che amplificano il carattere epico e festoso del brano.

Daniel Oren ha diretto l'orchestra con passione, evidenziando proprio quell'elemento ritmico che innesca l'ipnotico dinamismo lodato da Wagner, concludendo il concerto in un tripudio di energia.

Pubblico e musicisti in festa hanno lungamente applaudito Oren, che ha risposto bissando la sola coda della sinfonia come fuori programma.

La recensione si riferisce al concerto di venerdì 17 ottobre 2025.

Andrea Bomben

IMMAGINI TEATRO VERDI TRIESTE