Il Teatro Filarmonico di Verona ha ospitato una straordinaria serata dedicata alla musica di Dmitri Dmitriyevich Shostakovich, nell'ambito della Stagione Sinfonica 2025 della Fondazione Arena. Un omaggio sentito al genio del compositore russo, nel cinquantesimo anniversario della sua scomparsa.
Figura complessa e profondamente segnata dalle vicende politiche e sociali del suo tempo, Šostakovič ha saputo esprimere attraverso la sua musica un universo di emozioni contrastanti, tra lirismo, ironia e disperazione. La serata ha visto due delle sue opere più significative: il Secondo Concerto per violoncello e la Sinfonia n. 15.
Composto nel 1966 e dedicato al leggendario violoncellista Mstislav Rostropovič, il Secondo Concerto per violoncello è un'opera densa di tensione e introspezione. A differenza del primo concerto, più immediato ed eroico, questa partitura si distingue per il suo carattere enigmatico e cupo, con una scrittura orchestrale rarefatta e momenti di profonda inquietudine. Šostakovič scrisse quest'opera in un periodo di salute precaria e crescente isolamento artistico, e il risultato è una musica che alterna introspezione lirica a episodi di sferzante ironia.
Il protagonista della prima parte del concerto è stato il giovane violoncellista Ettore Pagano, che affrontava per la prima volta in carriera il Concerto n. 2. Con una padronanza tecnica impressionante e una notevole maturità interpretativa, Pagano ha saputo cogliere la complessa espressività dell'opera, restituendone le sfumature più intime e drammatiche. La sua capacità di articolare con nitidezza le frasi musicali, unita a un uso magistrale del vibrato e degli armonici, ha evidenziato la tensione sotterranea della partitura. La sezione centrale, con le sue figurazioni ritmiche incalzanti, ha trovato in Pagano un interprete incisivo, capace di esaltare i contrasti dinamici e di mantenere una linea espressiva coerente. Il pubblico ha accolto con entusiasmo la sua esecuzione, sottolineata da applausi calorosi e ripetute chiamate al proscenio. Pagano si è congedato dal pubblico regalando tre bis di altissimo livello esecutivo: "Black Run" di Svante Henryson, un brano per violoncello solo, energico e percussivo, con sonorità oscure e ritmo incalzante. di Giovanni Sollima “Lamentatio” per voce e violoncello, un brano intenso e struggente, che fonde canto arcaico e modernità ed una sarabanda di Bach.
La seconda parte della serata ha visto l'esecuzione della Sinfonia n. 15, opera enigmatica e ricca di rimandi musicali. Completata nel 1971, è l'ultima sinfonia di Šostakovič e rappresenta un testamento artistico complesso e allusivo. Il compositore la scrisse in pochi mesi, durante un periodo di fragilità fisica e crescente consapevolezza della propria mortalità. Composta in gran parte a Repino, una località sulla costa del Golfo di Finlandia dove amava ritirarsi per lavorare in tranquillità, la sinfonia nacque senza una committenza specifica. Nonostante ciò, il compositore la terminò rapidamente, presentandola al figlio Maksim, che la diresse in prima esecuzione a Mosca nel gennaio 1972. Il significato della sinfonia rimane oggetto di dibattito: Šostakovič stesso, noto per la sua ironia e il suo atteggiamento elusivo nelle interviste, la descrisse come "semplicemente musica", evitando ogni interpretazione programmatica. Tuttavia, le numerose citazioni musicali, da Rossini a Wagner, hanno alimentato ipotesi su una riflessione autobiografica e sul senso della fine.
L'Orchestra della Fondazione Arena, sotto la bacchetta esperta di Dmitri Jurowski, ha reso con grande precisione e intensità l'ironia e la tensione drammatica della partitura. Jurowski ha mostrato un'attenzione meticolosa alla costruzione del fraseggio orchestrale, facendo emergere con nitidezza le sfumature espressive. Il primo movimento, con la sua stravagante leggerezza, è stato reso con un fraseggio brillante e un sapiente uso delle sfumature dinamiche, sottolineando il carattere giocoso ma straniante della musica. Nel secondo movimento, l'orchestra ha saputo costruire un climax emotivo avvincente, grazie a una sezione archi intensa e compatta soprattutto nelle prime parti. Jurowski ha mantenuto un perfetto controllo delle agogiche, calibrando con grande sensibilità le transizioni tra momenti di tensione e rarefatta sospensione. Particolarmente notevole è stata la resa del quarto movimento, in cui la direzione attenta ha saputo evidenziare il senso di inquietudine e disorientamento dato dall'alternanza tra citazioni colte e improvvisi scarti armonici. La precisione e la sensibilità timbrica dell'orchestra hanno contribuito a rendere l'ultima sinfonia di Šostakovič con la giusta combinazione di ironia, nostalgia e riflessione esistenziale.
Nel complesso, un concerto di altissimo livello, che ha visto un debutto memorabile e un'orchestra in splendida forma. Una serata che ha saputo rendere omaggio alla straordinaria complessità del mondo musicale di Šostakovič.
Pierluigi Guadagni
LA LOCANDINA
Dmitrij Dmitrievič Šostakovič
Concerto per violoncello e orchestra n. 2 in Sol maggiore, op. 126
Dmitrij Dmitrievič Šostakovič
Sinfonia n. 15 in La maggiore, op. 141
Direttore d'orchestra Dmitri Jurowski
Violoncello Ettore Pagano
Orchestra della Fondazione Arena di Verona