Programma interamente dedicato ad un Mendelsshon straordinariamente popolare, quello proposto dalla Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai di Torino impegnata assieme al coro Maghini e diretti dalla bacchetta di Kazuki Yamada, nelle sinfonie n.1 e 2 .
Eseguita per l'ultima volta da questa orchestra nel 1958(!) La sinfonia n.1 di Mendelsshon si prefigura immediatamente per quello che è: un lavoro di transizione di un compositore poco più che quindicenne che guarda al periodo classico (Mozart e Haydn) cercando una propria maturità compositiva, con un occhio rivolto più che altro all' impeto focoso della scrittura di Weber e al suo romanticismo manierato.
Maturità che comunque è già sviluppata nella prodigiosa scrittura e nella fulgida strategia compositiva che lo portano ad una pienezza intellettiva già in anticipo sulla musica dell'ottocento.
Yamada ce ne da una lettura tutta tesa alla ricerca di un suono accademico, senza i consueti isterismi agogici ai quali ci hanno ultimamente abituato numerose blasonate bacchette.
La sua è una visione interpretativa improntata ad una consapevolezza storica, dove il metronomo non impazzisce in rapidissime escandescenze, ma guarda ad un orizzonte di agile nitidezza capace di cogliere con fine sensibilità la freschezza inventiva del giovanissimo compositore.
Dunque pochi indugi nella estesa introduzione orchestrale, grandi contrasti dinamici nell'andante successivo, in cui sfocia con mestizia severa il minuetto, sino alla precisione infuocata di un finale orgiastico nell'allegro con fuoco dove si esalta magnificamente quello stile contrappuntistico ad imitazioni tipico del Mendelsshon maturo.
La seconda sinfonia di Mendelsshon, scritta per celebrare il quarto centenario dell'invenzione della stampa a Lipsia, è secondo la volontà dell'autore, una meravigliosa "cantata sinfonica" dove suono e parola si fondono in un insieme celebrativo laico per celebrare la figura di Gutenberg.
Proprio in quanto non si tratta di sinfonia in senso classico ma di una "sinfonia per coro e orchestra", è sintomatico come la concezione sinfonica riesca a prevalere sul rapporto di dipendenza della parola, che Mendelsshon assecondò senza temere effetti paralizzanti ma anzi riuscendo ad esaltare una supremazia che rimane orchestrale e che nella sua logica di svolgimento, configura uno stile unitario ed omogeneo in tutto e per tutto.
La concertazione di Yamada è ancora una volta tutta tesa verso l'aspetto accademico e sulla perizia elegante e disincantata con cui il maestro giapponese affronta il tutto. Yamada si dimostra qui sinfonista puro, attento alla forma e alle sue relazioni e alle sue interne rifrazioni sonore come e più di tanti interpreti di lingua tedesca. Assecondato da un orchestra non in gran spolvero, anzi con numerose imprecisioni soprattutto nella sezione degli archi e da un coro , il Maghini diretto da Claudio Chiavazza, palpitante e dalla dizione perfetta, abbiamo ascoltato un tris di solisti che ha visto un impressionante Johannes Chum per tecnica e coerenza stilistica ma spesso con gravi problemi di intonazione ( il suo "Er zãhlet unsere Trãnen" cantato da manuale), alternato all' angelico, morbido canto dei Soprani Bernarda Bobro e Sabina Von Walther.
Al termine applausi convinti per tutti da parte di un Auditorium non affollato ma molto partecipe.
Pierluigi Guadagni
PROGRAMMA
Kazuki Yamada Direttore
Bernarda Bobro Soprano I
Sabina Von Walther Soprano II
Johannes Chum Tenore
Coro Maghini
Claudio Chiavazza maestro del coro
Felix Mendelssohn Bartholdy
Sinfonia n. 1 in do minore op. 11
Felix Mendelssohn Bartholdy
Sinfonia n. 2 in si bemolle maggiore op. 52 (Lobgesang)
per soli, coro e orchestra
FOTO MARIA VERNETTI
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