Dopo la prima rappresentazione di Aida che ha feteggiato il centesimo festival areniano (qui la recesnione dello spettacolo a cura di Maria Teresa Giovagnoli http://www.mtglirica.com/categorie/recensioni/inaugurazione-verona-opera-festival-2023-verona-16-giugno-2023.html) per la prima volta nella storia dell’Arena abbiamo assistito alla replica dello stesso spettacolo il giorno successivo con un cast parzialmente diverso.
La nuova produzione di Stefano Poda si conferma non particolarmente interessante dal punto di vista registico, una lunghissima installazione visiva che funziona sì alla perfezione nei tempi e nella spettacolarità dei meravigliosi costumi, ma che lascia perplessi sulla lettura confusa e arruffata data dal regista trentino. La spettacolarità nella movimentazione delle masse e l’uso sapiente delle luci (mai viste in Arena per uno spettacolo lirico un tale dispiegamento di effetti) sfiora continuamente il kitsch oltremodo lasciando interdetti il pubblico in più di qualche occasione. A chi scrive ha particolarmente reso perplesso il clima costantemente lugubre e di tristezza senza fine, dato dalle movimentazioni di mimi, ballerini e personaggi misteriosi che affollano quasi ossessivamente il palcoscenico spoglio come a ricordare un lungo ed interminabile rito funebre che ha reso la serata particolarmente tenebrosa.
Maria Jose Siri si conferma una Aida perfetta per la particolarità del catino areniano. Voce sontuosa, torrenziale ma che al momento opportuno sa piegarsi ai colori e alle dinamiche richieste in partitura.
La sua interpretazione e la recitazione si inseriscono mirabilmente nel contesto voluto dal regista. Il soprano uruguaiano canta la parte con grande autocontrollo; ogni suono risulta ben calibrato, grazie all’emissione uniforme che valorizza uno strumento di per sé mirabile. Ricorderemo a lungo la tenuta squillante del do sovracuto che chiude il suo “O cieli azzurri” tutto cantato di per sé con una aderenza al testo e alla musica completa.
Incredibile la capacità di tenuta di Yusif Eyvazov che ha cantato la sera precedente il ruolo non proprio comodo di Radames. Qualche imperfezione ritmica nel duetto al terzo atto e un colore del suono non particolarmente sorprendente non hanno minimamente inficiato una performance encomiabile per tecnica vocale e partecipazione emotiva.
Dell’Amonasro extralusso di Amartuvshin Enkhbat, non sappiamo più che altro dire se non confermare la meraviglia totale di una voce perfettamente piegata, per suono, dizione ed emissione, al dettato verdiano.
Qualche crepa comincia a sentirsi nel Ramfis del veterano Michele Pertusi, anche lui alla seconda recita in due giorni, confermando comunque il grande artista che conosciamo, mirabile per autorevolezza nella scena del giudizio al quarto atto.
Ci è piaciuta molto, nonostante qualche problema di dizione e qualche asperità nella voce di petto (anche lei cantava per la seconda volta in due giorni) l’ Amneris di Olesya Petrova, dotata di voce torrenziale e fiato a quintalate, che riscuote un personale e meritato successo nella scena del duetto con Radames e del giudizio al quarto atto.
Corretti il Re di Simon Lim e la sacerdotessa di Darya Ribak, mentre abbiamo registrato qualche difficoltà di controllo nella voce del messaggero di Riccardo Rados.
Marco Armiliato, si conferma concertatore mirabile, perfettamente in linea con la visione lugubre e funerea di Poda. Abituati alle fanfare e ai ritmi serrati dei suoi colleghi che lo hanno preceduto sul podio per questo titolo, Armiliato riesce incredibilmente nel quasi impossibile compito di trovare un'alternativa chiave di lettura. Ci è piaciuto molto il tono più contemplativo, soprattutto nel terzo atto, voluto dal direttore musicale della Fondazione Arena facendo emergere dinamiche e colori spesso relegati in secondo piano o per nulla valorizzati. La stessa marcia trionfale o i ballabili al secondo atto, sono apparsi sotto una nuova luce fatta di introspezione emotiva più che di autocompiacimento sonoro.
Perfetto il coro istruito dal solidissimo Roberto Gabbiani, che nonostante le posizioni e i movimenti richiesti da Poda, è riuscito a conquistarsi una serata veramente da ricordare.
Successo di pubblico anche se non particolarmente caloroso in una Arena esaurita in ogni ordine di posti.
Pierluigi Guadagni
LA PRODUZIONE
Il Re Simon Lim
Amneris Olesya Petrova
Aida Maria José Siri
Radamès Yusif Eyvazov
Ramfis Michele Pertusi
Amonasro Amartuvshin Enkhbat
Un messaggero Riccardo Rados
Una sacerdotessa Daria Rybak
Direttore Marco Armiliato
Regia, scene, costumi, luci e coreografia Stefano Poda
Assistente a regia, scene, costumi, luci e coreografia Paolo Giani Cei
Coordinatrice azioni di regia figuranti minori Maria Elisabetta Candido
Maestro del Coro Roberto Gabbiani
Orchestra, Coro, Ballo e Tecnici della Fondazione Arena di Verona
crediti foto: ENNEVI