A. SALIERI - LA PASSIONE - TEATRO FILARMONICO DI VERONA - 18APRILE 2025

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Nel cuore della stagione musicale veronese, e in occasione del bicentenario della scomparsa del compositore, il Teatro Filarmonico ha offerto al suo pubblico un momento di straordinaria intensità con La Passione di Gesù Cristo di Antonio Salieri, oratorio sacro composto nel 1776 su libretto di Pietro Metastasio. Questo capolavoro, pensato originariamente per la corte viennese, è tornato a vivere in un’interpretazione che ne ha messo in luce tutta la sorprendente teatralità latente. Salieri, allora ancora giovane, dimostra già una piena maturità nel trattamento della drammaturgia musicale, riuscendo a trasfigurare la struttura dialogica e spesso statica del libretto metastasiano in un organismo sonoro vibrante, ricco di tensione interna, in cui la parola si fonde con un’orchestrazione moderna e mobilissima.A guidare questa riscoperta, Francesco Ommassini, alla testa dell’Orchestra e del Coro della Fondazione Arena di Verona. Il suo gesto ha convinto per coerenza e per la capacità di raccontare, frase dopo frase, una vicenda che si fa musica e riflessione. Fin dalle prime battute, Ommassini ha saputo creare un clima di raccoglimento denso di tensione, scegliendo tempi mai affrettati, ma sorretti da una pulsazione interna che dava vita e direzione a ogni frase. Nessuna concessione al sentimentalismo o alla retorica del repertorio sacro, bensì una continua attenzione al significato della parola, al fraseggio e alle sfumature di un’orchestrazione sorprendentemente ricca di colori e articolazioni.Il quartetto vocale ha confermato il valore della proposta, con interpretazioni di alto livello.


Sara Blanch, soprano di raffinata eleganza e straordinaria padronanza tecnica, ha costruito una Maria Maddalena interiorizzata, intensa, priva di ogni leziosità. La sua voce, chiara e agile ma mai evanescente, ha affrontato le rischiosissime agilità della scrittura di Salieri con sicurezza chirurgica. Ma è nella scolpitura delle frasi che si è rivelata davvero interprete sensibile: la sua “Ai passi erranti” ha raggiunto momenti di struggente eloquenza, dove il virtuosismo era sempre asservito alla parola.Paola Gardina ha delineato un Giovanni di nobile compostezza. La sua vocalità, pur di dimensioni contenute, si è imposta per il timbro pastoso, la coerenza tecnica e la straordinaria musicalità. Nonostante la voce non sia di grande proiezione, la Gardina ha saputo dominarla con intelligenza espressiva e pieno controllo, scolpendo ogni frase con intenzione. L’omogeneità del registro, dal grave profondo fino al centro caldo e pienamente timbrato, le ha consentito di affrontare linee ampie con naturalezza. La sua interpretazione di “Dovunque il guardo giro” è stata un esempio mirabile di dolore trattenuto, mai esibito, lasciando che fosse la musica a parlare. Santiago Ballerini, nel ruolo dell’Evangelista, ha affrontato una delle parti più ardue del repertorio sacro settecentesco con ammirevole disinvoltura. Il tenore argentino, dotato di un timbro luminoso e di una linea vocale tersa, ha restituito alla narrazione una forza teatrale sorprendente, sostenuto da una dizione italiana impeccabile. La sua comprensione della struttura del recitativo accompagnato si è tradotta in un fraseggio ricco di rubati intelligenti e variazioni agogiche raffinate. Ma il vero banco di prova è stata l’aria “Se la pupilla inferma”, una pagina di estrema difficoltà tecnica e musicale, un autentico tour de force: Ballerini l’ha affrontata con sicurezza, controllo del fiato e intensità espressiva, trasformando un momento astratto in un'apertura lirica di grande impatto.Completava il quartetto Roberto Lorenzi, che ha dato voce a un Pietro nobile e lacerato. Il basso lucchese ha offerto una prova solida per proiezione, sicurezza dell’emissione e autorevolezza vocale. Voce chiara, vicina per colore al registro baritonale, si è distinto soprattutto nella cesellatura dei dettagli espressivi. “All’idea di tuoi perigli” è stata modellata con dinamiche attente e un fraseggio scolpito, dando spessore psicologico al personaggio, diviso tra colpa e pentimento.Il Coro della Fondazione Arena, preparato da Roberto Gabbiani, ha mostrato grande compattezza e sensibilità interpretativa. Anche nelle sezioni più narrative, il suono è rimasto curato, con dinamiche sfumate e una dizione nitida, sempre in dialogo con orchestra e solisti. Anche nelle non facili fughe che chiudono le due parti, l’ensemble ha saputo affrontare le insidie con precisione e controllo.L’orchestra, ben diretta da Ommassini, ha risposto con vivacità e partecipazione, pur non rivelandosi sempre pienamente disciplinata, mentre il continuo ha sostenuto l’insieme con presenza discreta ma incisiva. Notevole la cura nelle transizioni armoniche e nei colori, soprattutto nei recitativi, dove la compagine strumentale si è fatta interlocutrice partecipe e sensibile dei personaggi.Questa Passione non è stata soltanto un recupero musicologico, ma un vero atto teatrale, nel senso più alto del termine: un’esecuzione che ha ridato voce e corpo a un capolavoro spesso dimenticato. il pubblico che ha riempito il Teatro Filarmonico, ha accolto con entusiasmo tutti gli interpreti. Un successo pieno, e meritatissimo.

Pierluigi Guadagni

 

 

LA LOCANDINA

A.Salieri

La Passione di Gesù Cristo

Oratorio per soli, coro e orchestra

Soprano Sara Blanch

Contralto Paola Gardina

Tenore Santiago Ballerini

Basso Roberto Lorenzi

Direttore Francesco Ommassini

Maestro del Coro Roberto Gabbiani

ORCHESTRA E CORO FONDAZIONE ARENA DI VERONA

FOTO: ENNEVI