Andata in scena quest’estate al Festival della Valle d’Itria di Martina Franca esordisce anche a Venezia questa nuova produzione dell’Orlando Furioso di Vivaldi in partnership con la Fondazione Treatro La Fenice. Una edizione critica a cura di Federico Maria Sardelli in collaborazione con l’Istituto Antonio Vivaldi della Fondazione Giorgio Cini di Venezia, rivista per la parte drammaturgica dallo stesso regista Fabio Ceresa, che ne ha snellito alcuni punti per meglio rendere l’azione scenica, adattandola principalmente ai tempi teatrali dei giorni nostri.
In circa tre ore di spettacolo (intervallo compreso) il cinquecentesco personaggio dell’ Ariosto rivive ancora oggi nel libretto che Braccioli scrisse due secoli dopo per la celestiale musica di Antonio Vivaldi, grazie ad uno spettacolo fresco, colorato e scorrevolissimo, ove il regista ha cercato di inserire tutti gli elementi che divertivano tanto il pubblico del Settecento, quanto divertono quello attuale con leggerezza e spesso anche ilarità.
Dunque tra volatili improbabili, conchiglie giganti e paesaggi lunari si svolgono le parallele vicende degli illusi e delusi innamorati Alcina ed Orlando, ruoli intorno a cui Ceresa fa ruotare anche fisicamente lo spettacolo di intrecci amorosi e mentali. Nella follia di Orlando risulta molto funzionale la scenografia fantastica di Massimo Checchetto, in cui il visionario cavaliere si inerpica, inveisce, corre disperatamente mentre soffre per la sua Angelica felice con un altro. Sgargianti ed in qualche caso molto estrosi i costumi di Giuseppe Palella.
Ai clavicembali Andrea Marchiol ed il Maestro Diego Fasolis, impegnato anche a dirigere l’orchestra creando un’atmosfera musicale eterea e terrena allo stesso tempo, seguendo con attenzione i singoli episodi e dando ad essi giusti accenti di drammaticità o lirismo estremo.
L’Orlando di Sonia Prina è dinamicissimo in scena e canta quasi sempre durante azioni dinamiche, pertanto l’interprete appare un po’ affaticata soprattutto nel sostenere i ritmi delle veloci agilità, pur conservando sempre il magnifico colore che la contraddistingue ed una presenza scenica carismatica. Non convince a pieno la Alcina di Lucia Cirillo che possiede sì una voce dal buon volume, ma si differenzia molto nel passaggio di registro tanto da apparire timbricamente differente a seconda della posizione assunta nel canto, che di fatto risalta nelle più uniformi note di centro. Lineare e sinuosa invece è la voce dal bellissimo timbro di Francesca Aspromonte che canta con sensibilità il ruolo di Angelica, tecnicamente sicura ed agile.
Il controtenore Raffaele Pe interpreta un Medoro che il regista vuole un po’ imbranato ed in balia dei sentimenti, con una bella voce morbida che però a nostro avviso tende un po’ ad assottigliarsi salendo; dotato di una voce molto particolare è il Ruggiero di Carlo Vistoli dal fraseggio perfetto, che sottolinea ogni singola parola o accento e dosa perfettamente i fiati nell’emissione. Loriana Castellano è una Bradamante leggiadra e disinvolta, bene l’Astolfo dalla voce ambrata di Riccardo Novaro.
Il coro è preparato da Ulisse Trabacchin, molto interessanti e sempre pertinenti all’azione in corso le coreografie di Fattoria Vittadini ad opera di Riccardo Olivier.
Teatro pressoché esaurito da un pubblico molto attento e soddisfatto al termine, sia degli interpreti che dello spettacolo.
Maria Teresa Giovagnoli
LA PRODUZIONE
Direttore Diego Fasolis
Regia Fabio Ceresa
Scene Massimo Checchetto
Costumi Giuseppe Palella
GLI INTERPRETI
Orlando Sonia Prina
Angelica Francesca Aspromonte
Alcina Lucia Cirillo
Ruggiero Carlo Vistoli
Astolfo Riccardo Novaro
Bradamante Loriana Castellano
Medoro Raffaele Pe
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
maestro del Coro Ulisse Trabacchin
continuo clavicembali Diego Fasolis/Andrea Marchiol
violoncello Alessandro Zanardi
arciliuto Gianluca Geremia
Fattoria Vittadini
Erica Meucci, Alec McCabe, Sebastiano Geronimo, Francesca Siracusa, Loredana Tarnovschi, Cecilia Tragni
nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice
in coproduzione con Festival della Valle d’Itria di Martina Franca e RSI (Radio Svizzera Italiana)
Foto Michele Crosera
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