Per inaugurare la stagione artistica della Fondazione Arena approda a Verona la produzione del mozartiano ‘Die Zauberflöte’ che abbiamo visto a Cremona, nel suo itinerario che comprende il Circuito lombardo, il Teatro Verdi di Trieste ed addirittura l’Opera Carolina. Abbiamo già illustrato le sensazioni arrivate a noi dal palcoscenico ed abbiamo ritrovato le stesse più o meno anche in questa occasione, fatto restando il cambiamento di cast e naturalmente di orchestra che tanto incidono su di uno spettacolo. Ritroviamo così l’idea del regista Ivan Stefanutti di tuffarsi nelle leggende dell’Oriente mitico e fiabesco che piace sempre ai sognatori, con i suoi profumi e soprattutto colori. L’atmosfera è soffusa su sfondi dai colori accesi e caldissimi; molto importante il lavoro di Emanuale Agliati perché le sue luci immersive ci accarezzano e portano direttamente nel colorato mondo che ha ispirato la regia. Chiaro che anche i costumi siano scintillanti e tutto l’insieme rispetta come abbiamo detto il libretto con uno spettacolo garbato, se pur con qualche passaggio a vuoto in cui si fa fatica a tenere il ritmo un po’ stanco delle azioni non tanto dinamiche, soprattutto a seconda di quale interprete sia in scena.
Come abbiamo detto in precedenza, la presenza dei dialoghi italiani avvicina sicuramente chi ascolta nel nostro paese, ma amplia allo stesso tempo l’ostacolo di rendere al meglio l’interpretazione attoriale che non per tutti gli artefici è stata sempre brillante, soprattutto per i ruoli di contorno a nostro dire. Il cast si avvale comunque di giovani interpreti che nei ruoli dei protagonisti vede impegno e generosità ben poste in scena. Il Tamino di Matteo Mezzaro ha innanzitutto una voce pastosa e morbida che unitamente alla freschezza in scena dell’interprete permettono di tracciare un principe disinvolto e coerente con la parte. Così la Pamina di Gilda Fiume è addirittura molto più di ciò che ci si aspetta vocalmente: il soprano ha una voce poderosa e ricca di sfumature che va oltre il ruolo della fanciulla indifesa che attende l’amato liberatore, succube della madre-padrona. Campione di spigliatezza sicuramente il Papageno di Michele Patti, sia da solo che con il suo ‘compare’ Tamino, in grado di adattare talmente i dialoghi al suo ruolo da fare un po’ da mattatore della scena, volutamente sciocco e petulante quando serve. Grande l’intesa con la sua Papagena, una Giulia Bolcato dalla splendida voce che le permette di esaltare il simpatico personaggio che interpreta. La Regina della Notte è uno dei personaggi più noti insieme a Papageno e se la prima aria di Anna Siminska è stata appropriata ed incisiva, sebbene cantata su tempi un po’ ‘distesi’, abbiamo notato qualche difficoltà nella seconda e più celebre, dove i sovracuti non sono stati sempre precisissimi, forse proprio dovendo adattare tanta esuberanza vocale al tempo diciamo più ‘disteso’ dell’orchestra. Grande fermezza vocale e nel suo ruolo il Sarastro di Alexander Vinogradov; Matteo Macchioni è riuscito a rendere meno antipatico il suo Monostatos che pur nella cattiveria della parte ha avuto monenti di brillantezza certamente ben cantati. Le spumeggianti tre dame sono : Marianna Mappa, Francesca Maionchi e Marta Pluda, tutte dotate di voci interessanti. Chiudono il cast Viktor Shevchenko come Primo sacerdote e Secondo armigero, Alberto Comes nel ruolo di Una voce, nonché Oratore, e come Secondo sacerdote e Primo armigero Gianluca Moro. Anche qui davvero eterei e graziosi i tre fanciulli Maria Vittoria Caputo, Carlotta Caruso, Anna Russo.
L’Orchestra della Fondazione Arena sotto la guida di Gianna Fratta cerca di ammorbidire il suono che purtroppo talvolta tende a coprire gli interpreti se ascoltati da certe postazioni della platea, non manca una certa eleganza che si evince anche dal gesto del Direttore, con attenzione tanto agli orchestrali quanto ai cantanti; in generale però ci è mancata quella tensione energica che fa vibrare il palcoscenico e che ipnotizza il pubblico: talvolta i tempi sono leggermente dilatati ed in qualche occasione c’è stato bisogno di regolare la sincronia con il palco, che a nostro avviso in quei passaggi si è trovato un po’ in difficoltà.
Roberto Gabbiani ha preparato il coro della Fondazione Arena in modo appropriato.
Con grande gioia abbiamo notato un teatro pieno in ogni ordine di posto, con un pubblico però parecchio indisciplinato nell’uso improprio dei cellulari, ma soddisfatto e plaudente al termine.
Maria Teresa Giovagnoli
PRODUZIONE E INTERPRETI
Direzione musicale
Gianna Fratta
Regia, scene e costumi
Ivan Stefanutti
Assistente alla Regia e alle Scene
Filippo Tadolini
Dialoghi in italiano a cura di
Stefano Simone Pintor
Luci Emanuale Agliati
Maestro del Coro Roberto Gabbiani
Sarastro Alexander Vinogradov
Tamino Matteo Mezzaro
Regina della notte Anna Siminska
Pamina Gilda Fiume
Prima dama Marianna Mappa
Seconda dama Francesca Maionchi
Terza dama Marta Pluda
Papagena Giulia Bolcato
Papageno Michele Patti
Monostatos Matteo Macchioni
Primo sacerdote/Secondo armigero Viktor Shevchenko
Secondo sacerdote/Primo armigero Gianluca Moro
Oratore/Una voce Alberto Comes
Tre fanciulli Maria Vittoria Caputo, Carlotta Caruso, Anna Russo
Mimi/Attori Mauro Barbiero, Vittorio Bentivoglio,Michelangelo Brunelli, Luca Condello, Federico Vazzola
Orchestra, Coro e Tecnici della Fondazione Arena di Verona
Maestro del Coro Roberto Gabbiani
Preparatore fanciulli (voci bianche) Paolo Facincani
Allestimento in coproduzione fra i Teatri di OperaLombardia, Fondazione Teatro Verdi di Trieste e Opera Carolina
In occasione del Festival Mozart a Verona 2024
FOTO ENNEVI
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