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MONTEVERDI FESTIVAL 2026 – L’INCORONAZIONE DI POPPEA AL TEATRO PONCHIELLI DI CREMONA, SABATO 20 GIUGNO 2026

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In una serata particolarmente calda e afosa di questo giugno 2026, il Teatro Ponchielli di Cremona, premiato dalla presenza di pubblico in ogni ordine di posti, ha ospitato una nuova produzione de L’Incoronazione di Poppea di Claudio Monteverdi, nell’ambito del Monteverdi Festival. L’allestimento, firmato da Roberto Catalano per la regia e affidato musicalmente a Paul Agnew alla guida dell’Orchestra Les Arts Florissants, ha proposto una lettura fortemente concettuale dell’ultimo capolavoro monteverdiano, suscitando attenzione e curiosità nel pubblico, che ha seguito con notevole concentrazione lo spettacolo, che ha riscosso un buon successo da parte di tutti gli artisti coinvolti.

Fin dal Prologo, la regia chiarisce la propria volontà di allontanarsi da qualsiasi ricostruzione tradizionale. Le tre allegorie iniziali risultano ben caratterizzate: Sarah Fleiss, che interpreta la Fortuna (e successivamente la Damigella), offre una presenza leggera e delicata; Mara Gaudenzi, vincitrice della Cavalli Monteverdi Competition, nel doppio ruolo di Virtù e Ottavia, conferisce all’allegoria un atteggiamento più severo e una vocalità corposa; particolarmente riuscita la prova di Sarah Hayashi, anch’essa vincitrice del concorso, nei panni di Amore (e poi del Valletto), deliziosa nella presenza scenica e valorizzata da un luminoso costume rosso. Il cigno che l’accompagna, probabile simbolo di purezza e amore, ritorna più volte nel corso della rappresentazione, diventando uno degli elementi visivi ricorrenti dell’allestimento.

Nel ruolo di Poppea, Benedetta Torre offre una prestazione di rilievo, sostenuta da una voce dal colore tendente al brunito, rotonda e ben proiettata. L’interprete restituisce con intensità la complessità del personaggio, affrontando con sicurezza anche le agilità richieste dalla scrittura vocale monteverdiana.

Maayan Licht costruisce un Nerone fortemente caratterizzato, spingendo il personaggio verso accenti quasi isterici che talvolta possono risultare volutamente petulanti e fastidiosi. La scelta interpretativa è certamente marcata, ma trova sostegno in una vocalità fluida e ben controllata, capace di sostenere efficacemente la continua tensione drammatica.

Più misurata la prova di Agustín Pennino nel ruolo di Ottone: l’emissione appare lineare e corretta, rispettosa della linea di canto, pur senza lasciare un’impressione particolarmente incisiva sul piano teatrale.

Molto convincente invece Mara Gaudenzi che si trasforma da Virtù in Ottavia, cui presta una voce sonora e rotonda, accompagnata da un’interpretazione accorata e partecipe. Accanto a lei, Alessandra Visentin disegna una Nutrice di grande efficacia teatrale, dimostrando notevole dimestichezza nei ruoli di carattere e una piena padronanza delle sfumature espressive richieste dal personaggio.

Solida e autorevole la presenza di Federico Domenico Eraldo Sacchi come Seneca, cui conferisce il necessario austero equilibrio grazie a una vocalità adatta e ben calibrata. Di buon livello anche la Pallade di Silvia Porcellini, altra vincitrice concorso, dotata di voce sonora, duttile e ben proiettata nel registro acuto.

Lucía Martín-Cartón è una Drusilla efficace e molto scenica, mentre completano con professionalità il cast Jorge Navarro Colorado (Lucano, Soldato I, Familiare II), Matteo Laconi (Liberto e Soldato II, anch’egli vincitore del concorso), Giacomo Nanni (Mercurio, Littore e Familiare III) e Luca Cervoni, nel duplice ruolo di Arnalta e Familiare  I, particolarmente apprezzato dal pubblico come Arnalta. Proprio Cervoni offre una delle interpretazioni più riuscite della serata: il personaggio, fondato in larga misura sulla parola e sulla capacità attoriale, trova in lui un interprete esperto, brillante e perfettamente a proprio agio sulla scena.

L’Orchestra Les Arts Florissants, guidata da Paul Agnew, accompagna con correttezza quanto avviene sul palcoscenico. L’esecuzione appare complessivamente equilibrata, dal suono asciutto e ben controllato, pur senza particolari guizzi interpretativi o momenti di speciale originalità.

L’aspetto più particolare della produzione resta tuttavia la regia di Roberto Catalano. Chi si attende una lettura tradizionale dell’opera deve abbandonare ogni aspettativa in tal senso. L’azione si sviluppa infatti in uno spazio fortemente simbolico e concettuale, ideato da Mariana Moreira, nel quale non sempre è immediato comprendere il significato di ciò che accade. I danzatori – Veronica Borra, Beatrice Botticini Bianchi, Matilde Cortivo, Teodora Fornari, Emanuele Frutti, Vincenzo Giordano e Andrea Carlotta Pelaia – assumono spesso il ruolo di osservatori o creature nate dalla terra, impegnate in azioni dal significato non sempre decifrabile.

Le immagini costruite dalla regia generano frequentemente interrogativi e lasciano spazio all’interpretazione personale dello spettatore. Particolarmente curiosa la scena tra Nerone e Lucano, che sembra suggerire un’attrazione fisica tra i due, intrecciata a una forma di ammirazione quasi debordante. Altro elemento ricorrente è il concetto del “fluido”, presente in molteplici forme simboliche: dal sangue evocato nel suicidio di Seneca all’erotismo che lega i due protagonisti, fino al latte che accompagna il bagno di Poppea. Una rete di riferimenti e significati che richiede probabilmente più visioni per essere pienamente compresa e per entrare nella complessa visione del regista.

In generale, si tratta di una produzione che punta più sulla riflessione e sulla costruzione simbolica che sulla narrazione immediata, sostenuta da un cast di buon livello e accolta con favore da un pubblico numeroso e attento, confermando ancora una volta la vitalità del Monteverdi Festival cremonese.

Maria Teresa Giovagnoli

FOTO Antonino Dimondo