La cifra è fresca, frizzante, dichiaratamente giocosa. Ma ciò che convince maggiormente è l'attenzione riservata alla caratterizzazione dei personaggi, ciascuno definito attraverso una personalità precisa e riconoscibile. È un Barbiere nel quale i protagonisti non sono semplicemente chiamati a cantare e recitare, ma a costruire individualmente il proprio rapporto con la scena, con gli altri e con il pubblico.
Anche l'impianto registico pensato da Natale De Carolis con le scene di Matteo Corsi contribuisce a questa lettura. Il palcoscenico diventa una sorta di contaminazione tra la bottega di Figaro e uno studio di pittura: tavolozze, scalette e oggetti compongono un ambiente vivace, nel quale trova posto anche la stanza di Rosina. Un mondo colorato e quasi fiabesco che trova la propria naturale prosecuzione nei costumi di Elia Baccarin, ispirati al mondo della grande Frida Kahlo. La suggestione è particolarmente evidente nel personaggio di Rosina, costruito visivamente con colori e forme che ne sottolineano l'indole indipendente e vivace.
Alcuni costumi diventano poi autentici elementi di caratterizzazione. Don Basilio appare quasi inquietante, sospeso tra uno scienziato pazzo e un santone, mentre il Conte d'Almaviva attraversa la vicenda con travestimenti coloratissimi, degni di una festa in maschera. Figaro, invece, sembra trovarsi perfettamente a proprio agio in questo universo: è lui il vero mattatore della serata, quello che più di tutti sembra possedere il ritmo della scena e saperlo trasmettere agli altri.
Il Figaro di Damien Park è infatti un autentico istrione. La voce, imponente e ben proiettata, gli permette di dominare con naturalezza gli spazi dell'Olimpico, mentre verve, spirito e spigliatezza completano un personaggio che non ha bisogno di forzature per imporsi. La sua presenza scenica è costante e il pubblico gli risponde con evidente partecipazione.
Il Conte d'Almaviva interpretato da Manuel Caputo entra rapidamente nel ruolo e trova la propria dimensione, mostrando squillo e generosità. I numerosi travestimenti contribuiscono alla componente più apertamente giocosa del personaggio e l'interprete li attraversa con una buona disponibilità scenica, assecondando il ritmo serrato della commedia.
Una Rosina particolarmente riuscita è quella di Camilla Carol Farias che si affaccia dalla scena dell'Olimpico. La voce è duttile, agile, capace di adattarsi alle diverse situazioni, mentre sul piano interpretativo il personaggio appare spigliato, furbetto, spontaneo. È una Rosina che non ha bisogno di sottolineare continuamente la propria vivacità: la possiede naturalmente e proprio questa immediatezza la rende convincente.
Bartolo è quanto deve essere: insopportabile. La sua ostinazione, la sua pedanteria e quella vena di comicità che nasce proprio dalla sua incapacità di comprendere ciò che gli accade intorno trovano una buona restituzione scenica da parte di Davide Canepa.
Particolarmente curioso è il Don Basilio, al quale una voce ancora giovane di Antonino Arcilesi conferisce già una sorprendente profondità, quasi cavernosa. Una qualità vocale che ben si sposa con la caratterizzazione del personaggio e con quell'aspetto volutamente inquietante suggerito dall'allestimento.
Merita attenzione anche Berta, Josipa Gvozdanic, interprete dalla voce squillante e interessante, che mostra di possedere anche una buona presenza scenica. È una presenza che lascia il desiderio di poterla riascoltare in ruoli di maggiore rilievo, dove poter apprezzare più compiutamente le sue qualità.
Una menzione particolare va poi al Fiorello di Alberto Spadarotto, interprete impegnato in un ruolo necessariamente breve, ma capace di far emergere una voce di notevole interesse. Anche in questi piccoli ruoli, spesso sacrificati dalla struttura stessa dell'opera, si possono cogliere personalità e qualità che meriterebbero di essere valorizzate in parti più ampie. Ambrogio e l'Ufficiale, Luca Rossi e Francesco Covallero, completano il cast contribuendo alla buona compattezza dell'insieme. Molto carini i siparietti tra Ambrogio e Berta perennemente brilli, malaticci ed acciaccati.
Sul versante musicale, l'Orchestra del Conservatorio di Vicenza diretta dal Maestro Marco Titotto accompagna la serata con una lettura equilibrata e attenta. La direzione del Maestro privilegia eleganza e chiarezza, con un suono morbido e una dinamica ben calibrata. I crescendo non vengono trattati come semplici occasioni per aumentare il volume, ma seguono la narrazione e la situazione scenica, costruendo una progressione che appare coerente con ciò che avviene sul palcoscenico.
Particolarmente apprezzabile è la ricerca di un equilibrio tra le sezioni, che permette di ottenere un suono non necessariamente imponente, ma adeguato alla dimensione raccolta e particolare dell'Olimpico. In un contesto così intimo, la scelta di non forzare la sonorità orchestrale si rivela funzionale e permette alle voci di mantenere il necessario rapporto con la scena.
Bene anche il coro VOC’è preparato da Alberto Spadarotto, che interviene con ordine e partecipazione completando il quadro musicale.
Alla fine rimane soprattutto la sensazione di una serata nella quale tutto ha trovato una propria misura. La regia sfrutta il teatro senza subirlo, i costumi costruiscono un universo visivo coerente, gli interpreti danno ai personaggi una precisa identità e la musica accompagna la vicenda con equilibrio. Tutto si muove, tutto è vivo, ma senza che la vivacità finisca per diventare confusione.
È proprio questo, forse, il merito principale di questo Barbiere: lasciare che il pubblico si diverta, senza rinunciare alla cura del dettaglio. Rossini, del resto, non ha bisogno di essere sovraccaricato. Basta assecondarne il ritmo, lasciar respirare i personaggi e permettere al teatro di fare il proprio mestiere.
Pubblico festante e divertito. Applausi prolungati per tutti.
Maria Teresa Giovagnoli
Regia Natale De Carolis
Scene Matteo Corsi
Light Design Alessandro Mengoli
Costumi Elia Baccarin
Trucco Rosanna Carollo
Parrucco Gb Parrucchieri
Il Conte D’almaviva Manuel Caputo
Bartolo Davide Canepa
Rosina Camilla Carol Farias
Figaro Damien Park
Basilio Antonino Arcilesi
Berta Josipa Gvozdanic
Fiorello Alberto Spadarotto
Ufficiale Francesco Covallero
Ambrogio Luca Rossi
ORCHESTRA DEL CONSERVATORIO “A. PEDROLLO” DI VICENZA
Marco Titotto Direttore
CORO VOC’È
Alberto Spadarotto Maestro del coro
Foto Concetto Armonico
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