Di Maria Teresa Giovagnoli su Domenica, 23 Febbraio 2025
Categoria: Recensioni

TRITTICO DI PUCCINI, TEATRO VERDI DI TRIESTE – VENERDI’ 21 FEBBRAIO 2025

Il Trittico di Puccini, messo in scena al Teatro Verdi di Trieste per la stagione lirica 2024-2025, ha offerto una rivisitazione affascinante di questa trilogia che, pur non essendo un adattamento diretto della Divina Commedia, ha saputo evocare in modo potente i temi e le atmosfere dantesche. Questo nuovo allestimento, in coproduzione tra la Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste e la Fondazione Teatro Comunale di Bologna, è stato diretto dal Maestro Francesco Ivan Ciampa, che ha offerto una delle migliori letture musicali recenti a cui abbiamo assistito nel teatro giuliano.

La regia di Pier Francesco Maestrini ha creato una scenografia visiva che rimanda direttamente ai mondi immaginari creati dal sommo poeta. Le scene di Nicolás Boni, ispirate alle celebri illustrazioni di Gustave Doré, e i costumi di Stefania Scaraggi hanno arricchito l'atmosfera, mentre le luci di Daniele Naldi hanno creato effetti di grande impatto. Le proiezioni di sfondo hanno avuto un ruolo chiave, amplificando i rimandi e contribuendo a dare un volto simbolico agli spazi della sofferenza, della speranza e della redenzione.

Nel primo atto, Il Tabarro, la scena iniziale si configura come un inferno urbano. La chiatta sulla Senna, con il traghettatore Michele, evocava la barca di Caronte che attraversa l’Acheronte, mentre gli scaricatori sono simili agli avari e prodighi descritti nel canto VII dell'Inferno. Le proiezioni sullo sfondo raffigurano ombre inquietanti che accentuano il senso di claustrofobia e di condanna, mettendo in risalto il dramma delle anime dannate. La scenografia ha sottolineato, in modo simbolico e visivamente forte, le tenebre e la gelosia che permeano la storia, purtroppo senza riuscire a dare pieno slancio alla narrazione, che a tratti risulta un po’ convenzionale.

In Suor Angelica, l'atmosfera cambia radicalmente, avvicinandosi al Purgatorio. Il giardino del monastero diventa una rappresentazione simbolica della spiaggia purificatrice per poi trasformarsi nella selva dei suicidi, in cui Angelica, dopo aver assunto il veleno, diventa un albero. In quel momento, le immagini si dissolvono nell’Empireo, simboleggiando il passaggio dal buio alla luce, dal peccato al perdono.

Il terzo atto, Gianni Schicchi, è risultato senza dubbio il più riuscito, in quanto l’unico in cui il regista ha osato davvero spingersi oltre, giocando con la macabra e grottesca ironia dell’opera. L’ambientazione, volutamente disturbante, ha accentuato il carattere satirico e oscuro dell’intera vicenda, attraverso dettagli visivi che hanno colpito l’immaginazione: il grande letto di Buoso, incastonato tra i corpi immobili della Caina, è stato circondato da parenti trasformati in zombie, avvolti in tuniche papali dorate, creando un contrasto inquietante; Zita che strappa il lembo di pelle con il testamento; Lauretta che, in un gesto tragicomico, chiede al padre di comprare l’anello mentre gli mostra il braccio staccato di Rinuccio. Il finale, poi, ha raggiunto vette di pura esagerazione cinematografica un po’ splatter: Firenze, avvolta da una pioggia di fuoco che sembra una punizione divina.

Eccellente tutto il cast di questa produzione, compreso il nutrito elenco di comprimari. Roman Burdenko ha interpretato i ruoli principali di Michele in Il Tabarro e Gianni Schicchi in maniera impeccabile, mostrando una voce potente e versatile che ha saputo affrontare sia la drammaticità del primo atto che l’ironia dell’ultimo risultando forse più convincente – contro ogni pronostico – come secondo. Olga Maslova è una Giorgetta troppo remissiva sia in scena che vocalmente, mentre Mikheil Sheshaberidze di contro è un Luigi baldanzoso ma forte di un canto di fibra.

Nel ruolo di Suor Angelica, Anastasia Bartoli ha fornito una performance straordinaria, con un’intensità emotiva che ha reso il suo personaggio credibile e coinvolgente. Voce di prim’ordine per colore e volume, la sua interpretazione ha rivelato un grande lavoro di preparazione con Ciampa. Ottima anche la prova di Chiara Mogini come severa zia Principessa, ruolo in cui è emersa maggiormente rispetto a quello della Frugola nel Tabarro e di Zita nello Schicchi.

Sara Cortolezzis, nel ruolo di Lauretta in Gianni Schicchi, ha incantato il pubblico con un’interpretazione di O mio babbino caro da vera fuoriclasse per gusto e ricchezza di fraseggio, mentre Pierluigi D'Aloia ha offerto un Rinuccio tanto fresco ed appassionato quanto squillante e preciso.

L'Orchestra e il Coro della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, diretti dal Maestro Francesco Ivan Ciampa, sono stati protagonisti di una performance impeccabile. Ciampa ha saputo gestire con maestria la dinamica orchestrale, dosando sapientemente i volumi e le sonorità, creando una sintonia perfetta tra la sezione strumentale e le voci. La sua direzione ha evidenziato le caratteristiche distintive di ogni atto, passando dalle tensioni drammatiche e i fortissimi de Il Tabarro alla spiritualità sospesa di Suor Angelica, fino all’ironia pungente di Gianni Schicchi, con un’attenzione particolare al fraseggio e ai tempi. Ha inoltre bilanciato in modo preciso l’accompagnamento orchestrale e le voci soliste, permettendo agli interpreti di emergere senza mai sacrificare l’armonia complessiva. La scelta di mantenere una solida coesione tra i tempi, senza forzare accelerazioni e rallentamenti, ha dato vita a un’esecuzione fluida e dinamica. Il Coro, sotto la direzione di Paolo Longo, ha risposto con grande precisione ritmica e una perfetta intonazione.

Il teatro, pur non essendo completamente pieno, ha comunque accolto calorosamente lo spettacolo, riservando applausi entusiasti a Roman Burdenko, Anastasia Bartoli e Francesco Ivan Ciampa. È interessante notare che non c'è stato alcun segno di dissenso verso la regia, nonostante la sua scelta di allontanarsi dalle convenzioni della tradizione più purista, dimostrando una netta approvazione del pubblico per l'interpretazione audace e originale della produzione.

Andrea Bomben

La recensione si riferisce alla Prima di venerdì 21 febbraio 2025.

 

Stagione Lirica e di Balletto 2024-2025

 

Il Tabarro-Suor Angelica-Gianni Schicchi
Di Giacomo Puccini


Ed. Musicali: Casa Ricordi, Milano

 

Maestro Concertatore e Direttore Francesco Ivan Ciampa
Regia Pier Francesco Maestrini
Scene Nicolàs Boni
Costumi Stefania Scaraggi
Light Designer Daniele Naldi
Assistente Alla Regia Michele Cosentino
Maestro Del Coro Paolo Longo

Nuovo Allestimento della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste in Coproduzione con La Fondazione Teatro Comunale di Bologna
 


IL TABARRO
Michele  Roman Burdenko
Giorgietta  Olga Maslova 

Luigi   Mikheil Sheshaberidze
La Frugola    Chiara Mogini
Il Tinca          Enrico Iviglia
Il Talpa          Fulvio Valenti
Un Venditore di Canzonette/Un Amante  Pierluigi D'aloia 

Un’amante  Aziza Omarova

 

SUOR ANGELICA


Suor Angelica           Anastasia Bartoli 

La Badessa    Giovanna Lanza
La Maestra delle Novizie     Federica Giansanti
La Zia Principessa    Chiara Mogini
Suor Dolcina Irene Celle
Suor Genovieffa       Federica Sardella
Suor Osmina                         Veronika Foia
Suor Infermiera        Erica Zulikha Benato
Suora Zelatrice         Elena Serra
Cercatrice      Aziza Omarova
Cercatrice      Alessandra Gambino
Conversa       Anna Ciprian
Conversa       Selma Pasternak
Novizia           Tatiana Previati


Con la partecipazione del Coro “I Piccoli Cantori Della Città Di Trieste” Diretti Dal M° Cristina Semeraro

 

GIANNI SCHICCHI


Gianni Schicchi         Roman Burdenko

Lauretta         Sara Cortolezzis
Zita     Chiara Mogini
Rinuccio         Pierluigi D'aloia 

Gherardo       Enrico Iviglia
Nella   Irene Celle
Betto di Signa            Antonino Giacobbe
Simone           Fulvio Valenti
Marco            Nicolo’ Ceriani
La Ciesca       Erica Zulikha Benato
Gherardino   Ilaria Zanetti
Pinellino         Giuliano Pelizon
Guccio            Damiano Locatelli
Spinelloccio/Ser Amantio di Nicolai   Alessandro Busi

 

ORCHESTRA, CORO E TECNICI DELLA FONDAZIONE TEATRO LIRICO GIUSEPPE VERDI DI TRIESTE

FOTO Fabio Parenzan