Di Maria Teresa Giovagnoli su Sabato, 13 Settembre 2025
Categoria: Recensioni

PRIMO CONCERTO SINFONICO DELLA STAGIONE AL TEATRO VERDI DI TRIESTE - 11 SETTEMBRE 2025

Per il terzo anno di fila, la locale Società dei Concerti di Trieste ha unito le forze con il Teatro Verdi cittadino per co-produrre il Festival di Trieste - Il Faro della Musica. Per la serata inaugurale della stagione sinfonica della fondazione lirica giuliana, una sala gremita ha accolto con entusiasmo un programma interamente dedicato a Johannes Brahms, con l'Orchestra della Fondazione Teatro Lirico G. Verdi di Trieste diretta da Hartmut Haenchen e con il solista Vadym Kholodenko al pianoforte.

Le due opere in programma, il Concerto per pianoforte n. 2 in si bemolle maggiore e la Sinfonia n. 4 in mi minore, pur con atmosfere diverse, hanno rivelato la profonda sensibilità e l'ingegno di Brahms. Entrambe le composizioni rappresentano un punto di arrivo nel loro genere, dove il compositore si confronta con la grande tradizione del passato (in particolare Beethoven) e al tempo stesso anticipa il futuro. In entrambi i brani, si ritrova una magistrale capacità di creare un'architettura formale impeccabile, nella quale ogni elemento è legato agli altri da una logica ferrea e un profondo lirismo.

Scritto da Brahms nel 1881, il Concerto n. 2 è un'opera di straordinaria maturità e serenità. Si allontana dalla struttura tradizionale del concerto per avvicinarsi a quella di una sinfonia, dove il pianoforte dialoga con l'orchestra e non è un mero esecutore solista. All'inizio dell'esecuzione, pianoforte e orchestra hanno faticato a trovare la quadra, con l'asticella sbilanciata verso il potente suono del Fazioli che tendeva a risaltare maggiormente. Tuttavia, i momenti più intimi e lirici del brano sono risultati in seguito più equilibrati ed efficaci. L'Orchestra, diretta da un Hartmut Haenchen - che a onor del vero avrebbe potuto osare di più sul piano delle dinamiche e dei respiri per esaltare il dialogo strumentale - ha accompagnato con grande professionalità in tutte le sezioni. Ottimo successo per Kholodenko, che ha regalato come bis il primo dei quattro Valse oubliée di Liszt, dimostrando nuovamente una propensione a un pianismo più intimista.

Composta tra il 1884 e il 1885, la Sinfonia n. 4 è l'ultima opera sinfonica di Brahms e una delle più complesse. Il suo carattere è profondamente serio e riflessivo, con una malinconia diffusa che culmina nella forma monumentale della Passacaglia finale. Sebbene accolta con cautela all'inizio, oggi è considerata una pietra miliare della letteratura sinfonica romantica per la sua coerenza, l'architettura magistrale e la fusione tra forma classica ed espressività moderna. Buona la prova della compagine triestina, che ha dato una lettura scorrevole in cui sono risaltati gli eroici interventi degli ottoni (bene il corno) e del flauto e violoncello solisti. Mi piace citare anche l'ottima compattezza degli archi negli inserti più esposti.

Il teatro, quasi esaurito, ha tributato un convinto successo alla serata.

La recensione si riferisce alla serata dell'11 settembre 2025.

Andrea Bomben

FOTO F. PARENZAN