ORCHESTRA MARIINSKIJ DI SAN PIETROBURGO, V.GERGIEV - TEATRO FILARMONICO DI VERONA, 13 SETTEMBRE 2021
Dopo un anno di pausa forzata dovuta alla pandemia, torna il Settembre dell’Accademia al Teatro Filarmonico di Verona e festeggia il suo trentennale con un “parterre de Roi” di altissimo livello com’è nella tradizione di questo amatissimo Festival.
Tra i nomi illustri, di orchestre e solisti, che si sono susseguiti sulle tavole del Teatro di Verona, mancava ancora “lo Zar” Valery Gergiev con la “sua” Orchestra del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo della quale è monarca assoluto dal 1988.
Orchestra di notevolissima qualità nel repertorio operistico russo, con la direzione di Gergiev è riuscita a smarcarsi dall’unicità di un repertorio fortemente circoscritto alle produzioni del suo teatro, tanto da poter competere con la sua gemella, la Filarmonica di San Pietroburgo, anche nel repertorio sinfonico.
Di Valery Gergiev si è detto tutto il possibile, soprattutto per quanto riguarda il suo “non gesto”, dove quasi tutto il segno direttorio è affidato al movimento delle dita che tremolando incessantemente, sprigiona una energia di suono che elimina scentemente all’orchestra ogni appiglio di riferimento costringendola a moltiplicare la sua attenzione. Più che braccio e dominio tecnico, è mano, anzi mani che indicano i più segreti accenti, inclinazioni melodiche e espressioni timbriche. Una elettricità di suono che si è immediatamente sprigionata già nell’assolo del violoncello che ha aperto la sinfonia del Guglielmo Tell, per poi riempire la sala del teatro in una visione dai colori originali, lontana anni luce dalla simmetria espressiva solitamente rintracciabili nel brano rossiniano, qui restituito attraverso uno sbalzo dinamico a tratti decisamente inconsueto.Guida con una spontaneità disarmante l'espressione emotiva, vicinissimo all'orchestra - senza podio, affidando il tutto ai tempi giusti, calibratissimi - nei contrasti fra le parti e il tutto che riportano la scrittura rossiniana dentro l’alveo di una musica che ormai va oltre la corrente percezione degli elementi di natura nell’opera, tendendo a una dimensione talmente interiorizzata da esaltare gli aspetti di “musica assoluta”.
Peccato poi avere ascoltato solo quattro brani scelti dall’op.64 di Prokofiev “Romeo e Giulietta”, perché la perfezione esecutiva è stata talmente sorprendente, da farci desiderare un ascolto completo del balletto di Prokofiev. Della partitura, Gergiev esalta i contrasti sonori e dinamici, rendendo magnificamente, grazie alla compattezza della compagine orchestrale, i colori dei bozzetti sonori che compongono i brani scelti (Montecchi e Capuleti, La giovane Giulietta, Maschere, Romeo presso la tomba di Giulietta) . Credo che pochi, probabilmente nessuno come Gergiev, oggi, sia in grado di restituire la forza barbarica del ballo d’entrata delle famiglie con un tale affondo in sforzando dei bassi sul ritmo puntato del tema. Gli attacchi sono decisi, dal tratto rude, quasi barbarico, intensi e vibranti; gli interventi degli ottoni, dei corni e dei tromboni in particolare, dall’ottimo suono.
Gergiev è riuscito a trasecolare la sofferenza e la dolcezza lirica del madrigale che, per frammenti, appare nel ritratto di Giulietta, per poi restituirlo come un impalpabile bisbiglio che davvero pareva giungere e morire in lontananze assolute nel finale della serie.
IL programma del concerto si è poi chiuso, senza intervallo, con la Sinfonia n.3 “Scozzese” di Mendelssohn risolta da Gergiev in un risalto emotivo in cui la eloquenza interiore è stata ottenuta con una luminosità ed evidenza ovunque impeccabili. Fin dalle prime battute in la minore del primo movimento Gergiev esalta in maniera spasmodica il carattere dolente e tremendamente romantico dell’opera, acquistando gradualmente intensità e moto, fino a quando il virtuosismo degli strumentisti riesce a costruire un effetto di limpida ariosità di infinita suggestione.
Il Prélude a l'après-midi d'un faune di Claude Debussy è il brano scelto come bis extralusso per congedarsi dal pubblico veronese. Dopo una lunga pausa di alcuni minuti passati in assoluto silenzio al podio, entra sottovoce il flauto di taglio, affilato più che dolce fino all'impercettibile. Gergiev lo osserva , gli dà respiro in un'interpretazione intensa, mai spigolosa che risalta nelle tinte caleidoscopiche tra legni ed archi. Il timbro è spesso bello ma quando scende di registro si perdono leggermente i trilli, pizzicati, i glissandi. L'orchestra è comunque sempre fluida, a tratti impalpabile come deve essere in questo brano meraviglioso, e al termine lascia l’auditorium impietrito in un lunghissimo silenzio prima che si sciolga in un applauso caldissimo.
Pierluigi Guadagni
LOCANDINA
ORCHESTRA MARIINSKIJ DI SAN PIETROBURGO
Valery Gergiev direttore
Gioachino Rossini Guglielmo Tell (Sinfonia)
Sergej Sergeevič Prokof’ev Romeo e Giulietta Op. 64 (estratti)
Felix Mendelssohn-Bartholdy Sinfonia n. 3 in la minore Op. 56 “Scozzese”
Foto Accademia Filarmonica