Di Maria Teresa Giovagnoli su Domenica, 02 Luglio 2017
Categoria: Recensioni

MACBETH, G. VERDI – TEATRO REGIO DI TORINO, SABATO 1 LUGLIO 2017

Con il suo Macbeth la regista Emma Dante firma uno degli spettacoli più particolari che abbiano affrontato il capolavoro shakespeariano, affrontando la storia del generale sanguinario con una regia molto concettuale, in cui anche ciò che di materiale esiste sul palco diventa fonte di tormento per i protagonisti. Centralità ai personaggi femminili che con le streghe e la terribile Lady monopolizzano gli eventi sì da lasciare tutti gli altri nell’ombra e non solo in senso figurato. Morte e vita sono continuamente contrapposti: morte a chiunque si ponga sul cammino di Macbeth impedendone l’ ascesa al dominio assoluto, morte rappresenta lo scheletro del suo stesso cavallo che cavalca nonchalante con la Lady; vita c’è invece nel grembo delle streghe, costantemente messe incinta dai satiri che le fanno partorire su un pentolone da cui poi pescano il frutto dei loro amplessi. Lunga vita al potere è ciò che si augura la fosca coppia, ma l’ombra dei misfatti sanguinari li perseguita ovunque col colore che lo rappresenta. Le mani colpevoli di Lady Macbeth  sono screziate di rosso, il mantello del succube consorte è naturalmente rosso, come il lenzuolo che sembra perseguitarlo anche sul trono, e il colore dominante delle oscure luci di Cristian Zucaro è naturalmente il rosso.

Sul palco Carmine Maringola crea pochi oggetti ma significativi: su tutti le enormi corone del potere che avvolgono ed opprimono al contempo i protagonisti, simbolo di potere e di orrore in questo caso. Il trono su cui siede Macbeth è altissimo ma anche precario, certo simbolo di aspirazione all’assoluto, ma anche di incertezza sul futuro. Straordinarie le danzatrici, streghe sinuosissime e quasi in preda a spasmi isterici nei movimenti coreografati da Manuela Lo Sicco, e perfettamente in simbiosi con l’elemento vocale del gruppo, il bravissimo coro femminile. Interessante la lettura del personaggio di re Duncano, qui visto come un Cristo immolato per la patria come fosse posto in croce dalle guardie di Macbeth. Bravissimo in questo caso il mimo Francesco Cusumano per gestualità ed espressività. Non mancano le licenze della regista, come far pronunciare direttamente a Macbeth le parole della profezia rivolgendosi alla consorte all’inizio, o trasformare la foresta di Birnam in un bosco di fichi d’india siciliani, che qui simboleggiano il pericolo e non certo la rigogliosità delle nostre terre. Lady Macbeth infine muore di insonnia, circondata da letti che la inseguono per tutto il palco, scomparendo dalla scena sfinita e quasi senza voce. I costumi di Vanessa Sannino si adattano perfettamente a questa atmosfera cupa e misteriosa, talvolta selvaggia, della messa in scena. Dispiace solo il taglio dei ballabili, forse ritenuti superflui in questo allestimento.

Il cast della penultima recita ci è parso più che adatto a quanto richiesto dalla regista, che ha sviluppato in maniera prepotente l’aspetto drammaturgico delle azioni, facendo fare uno sforzo in più agli interpreti che hanno veramente sudato le famose ‘sette camicie’ in scena.

Su tutti Lady Macbeth di Oksana Dyka, coperta da pesanti vesti talora quasi animalesche, a sottolinearne una evidente mascolinità, mostra una forza leonina che la spinge ad esaltare il carattere deciso del personaggio. La voce del soprano è particolarmente adatta al ruolo, potente ed ampia, quasi graffiante; l’uscita di scena la vede così concentrata nell’esprimere dolore e sofferenza che anche il suono leggermente spezzato sull’acuto ne esalta l’interpretazione.

Totalmente sottomesso ai suoi desideri è il marito Macbeth, Gabriele Viviani, dal bellissimo timbro che quasi nobilita il ruolo del rozzo assetato di sangue; ne risulta un uomo quasi dilaniato dai sensi di colpa e che ama nella moglie una sorta di suo alter ego, che lo guida in ciò che in fondo all’anima desidera fare. Esemplare la scena dell’assassinio di Duncano, in cui il desiderio di compiere l’omicidio è frutto di una fantasia esitante visualizzata dal pubblico grazie ai mimi, con il re che risorge continuamente (altro riferimento al Cristo), finché il Macbeth reale sul palco non agisce concretamente ed il sovrano spira dilaniato da pugnalate.

Banco è un ottimo Marko Mimica, anch’egli dotato di un timbro scuro e ricco che sul palco si mostra sciolto e partecipe emotivamente. 

Discreto il tenore Giuseppe Gipali nel ruolo di Macduff, accorato ed intenso, anche se con voce non potentissima. Alexandra Zabala e Lorenzo Battagion  sono i corretti dama della Lady e Medico, Alejandro Escobar interpreta il figlio del re defunto. Ricordiamo nel cast anche le tre apparizioni, alias  Riccardo Mattiotto,  Elettra Pistoletto, Anita Maiocco.  Desaret Lika e Marco Sportelli sono un servo/araldo e sicario, infine Nunzia Lo Presti mima il figlio di Banco.

Il coro assolutamente coinvolto è preparato come sempre da Claudio Fenoglio. Registriamo inoltre le numerose ed ottime comparse della Compagnia di Emma Dante con gli e Allievi della Scuola dei mestieri dello spettacolo del Teatro Biondo di Palermo, che contribuiscono ad infoltire la ricca messa in scena di questo allestimento.

Infine ricordiamo che in sostituzione del Maestro Gianandrea Noseda che ha dovuto sottoporsi ad un intervento ospedaliero per problemi alla schiena, il Maestro Giulio Laguzzi ha salvato in un certo senso la produzione salendo sul podio, a partire dalla quarta recita, guidando una orchestra sicuramente già pronta dopo le prime recite, e che togliendo qualche piccolo scollamento con il palco, peraltro comprensibilissimo, ha conservato i colori ed il suono morbido a noi cari. In generale possiamo dire che il ritmo presenta una certa dinamicità, in linea con la concitazione che si verifica sul palco.

Applausi entusiastici per tutta la compagnia ed il direttore.

Maria Teresa Giovagnoli

LA   PRODUZIONE

Direttore d'orchestra  Giulio Laguzzi 
Regia Emma Dante
Scene Carmine Maringola
Costumi Vanessa Sannino
Coreografia Manuela Lo Sicco
Maestro d'armi Sandro Maria Campagna
Luci Cristian Zucaro
Assistente alla regia Giuseppe Cutino
Maestro del coro

Claudio Fenoglio

GLI   INTERPRETI

 
Macbeth, generale dell’esercito
del re Duncano baritono
Gabriele Viviani
Lady Macbeth,
moglie di Macbeth soprano
Oksana Dyka 
Banco, generale dell’esercito
del re Duncano basso
Marko Mimica 
Macduff, nobile scozzese,
signore di Fiff tenore
Giuseppe Gipali 
La dama di Lady Macbeth
soprano

Alexandra Zabala
Malcolm, figlio di Duncano
tenore
Alejandro Escobar
Il medico baritono Lorenzo Battagion
Un servo di Macbeth
e l'Araldo basso
Desaret Lika 
Il sicario baritono Marco Sportelli

Prima apparizione baritono Riccardo Mattiotto
Seconda apparizione voce bianca Elettra Pistoletto
Terza apparizione voce bianca Anita Maiocco

Duncano, re di Scozia mimo Francesco Cusumano
Fleanzio, figlio di Banco mimo Nunzia Lo Presti
   

Orchestra e Coro del Teatro Regio

Attori della Compagnia di Emma Dante
e Allievi della Scuola dei mestieri dello spettacolo del Teatro Biondo di Palermo

Solisti del Coro di voci bianche del Teatro Regio
e del Conservatorio “G. Verdi”

Nuovo Allestimento
in coproduzione con il Teatro Massimo di Palermo
e l'Associazione Arena Sferisterio – Macerata Opera Festival

Foto Ramella&Giannese - Edoardo Piva