Di Maria Teresa Giovagnoli su Sabato, 08 Febbraio 2025
Categoria: Recensioni

G. VERDI - RIGOLETTO - TEATRO LA FENICE DI VENEZIA - VENERDI' 07 FEBBRAIO 2025

La riproposizione del Rigoletto di Giuseppe Verdi firmata da Damiano Michieletto, già presentata alla Fenice nel 2021, si conferma come un'elaborazione ambiziosa e profondamente psicologica, incentrata sulla dissociazione mentale del protagonista. Rigoletto, logorato da un insostenibile senso di colpa per la tragica morte della figlia Gilda, unica ragione di vita dopo la scomparsa prematura della moglie, si rifugia in una realtà fittizia, rivivendo ossessivamente gli eventi drammatici che hanno devastato la sua esistenza. 

La struttura narrativa si articola come una complessa rielaborazione psichica, in cui passato e presente si fondono in un'atmosfera onirica. Gli eventi vengono evocati attraverso proiezioni in bianco e nero che ritraggono Gilda bambina, caratterizzata da treccine e da un precoce desiderio di emancipazione dalle restrizioni paterne. Questo anelito trova un epilogo tragico nella seduzione del Duca di Mantova, libertino incallito, la cui attrattiva risulta irresistibile per la giovane. Michieletto introduce una figura mascherata, un doppio scenico di Gilda, che porta con sé un velo nero, chiaro presagio del destino funesto che l'attende. 

L'allestimento non si limita al simbolismo, ma propone una rilettura iconografica significativa: la gobba, simbolo distintivo di Rigoletto, è trasferita a Monterone, che nel suo ingresso in scena sembra incarnare metaforicamente il protagonista. Questa scelta sottolinea l’affinità tra i due personaggi, entrambi padri pronti a difendere l'onore delle proprie figlie, e trasforma la derisione di Rigoletto nei confronti di Monterone in una tragica auto-profezia. 

Dal punto di vista scenografico, l’azione si svolge in una tetra stanza d’ospedale dalle pareti squarciate, che evoca un senso di claustrofobia e oppressione. I costumi, prevalentemente in tonalità neutre, amplificano questa atmosfera, eccezion fatta per gli abiti più vivaci di Rigoletto, Gilda e Monterone. Particolarmente efficace risulta l’uso delle luci, prevalentemente fredde, che assumono tonalità verdi durante il coro “Duca, Duca! L’amante fu rapita a Rigoletto”, creando un effetto straniante di forte impatto visivo. 

Nonostante alcune intuizioni sceniche meritevoli, la regia di Michieletto appare talvolta dissonante rispetto alla vibrante varietà emotiva della partitura verdiana. L'eccessiva cerebralità dell’impostazione rischia infatti di raffreddare il coinvolgimento emotivo, tradendo in parte la natura passionale e teatrale dell’opera. Tuttavia, lo spettacolo conserva una qualità visiva di grande pregio, grazie alla scenografia di Paolo Fantin e alle proiezioni curate da Alessandro Carletti e Roland Horvath. Bisogna anche dire però che nonostante il successo dell'allestimento, le frequenti incursioni nella sfera psicologica che hanno caratterizzato molte recenti messinscene operistiche finiscono per renderlo un po' prevedibile e meno incisivo rispetto al passato.

La direzione di Daniele Callegari si inserisce armoniosamente in questa visione registica, esaltando il capolavoro verdiano con una lettura che, pur rispettando rigorosamente la partitura – evitando quasi tutte le puntature e ripetendo le cabalette – ricerca una timbrica raffinata ed equilibrata. L'orchestra veneziana offre una prestazione accurata, alternando tinte drammatiche a momenti lirici di rara delicatezza. Particolarmente riusciti risultano i cantabili, dove Callegari concede ampio respiro alle voci e crea un’atmosfera carica di magia. 

Luca Salsi offre un Rigoletto agile e reattivo, incarnando con convinzione la visione registica che enfatizza esclusivamente la dimensione drammatica del personaggio, sacrificandone le sfumature più patetiche. Tuttavia, questa scelta interpretativa finisce per appiattire la complessità del ruolo, restituendo una figura univoca e priva di dinamismo emotivo. L'incessante zoppicare e il continuo gesto di portarsi le mani alla testa rischiano di diventare ripetitivi, affievolendo l'attenzione dello spettatore. Sul versante musicale, però, Salsi si conferma un baritono d'eccezione, forte di una voce imponente che si proietta senza sforzo in ogni angolo della sala. Il suo approccio, lontano da esibizionismi virtuosistici, coniuga visceralità e precisione interpretativa. Notevole è l'attenzione al dettaglio testuale, che prevale sul puro splendore vocale: niente acuti fuori ordinanza, ma una meticolosa cura per il graffio espressivo della parola, capace di conferire nuova profondità al personaggio.

Ivan Ayon Rivas affronta con sicurezza il complesso ruolo del Duca, offrendo una performance di grande spessore. Il tenore peruviano si distingue per la luminosità del timbro, la padronanza dell’emissione e la sicurezza negli acuti, che risuonano con incisività nonostante il taglio dei sovracuti di tradizione. Colpiscono anche la resistenza vocale e la capacità di modulare il fraseggio, che arricchiscono il personaggio di sfumature espressive notevoli.

Maria Grazia Schiavo offre una Gilda inizialmente ingenua e cristallina, ma capace di evolvere nel corso dell’opera in una figura di grande intensità drammatica. La sua interpretazione vocale si distingue per una solida tecnica, fraseggio limpido e ornamentazioni curate. 

Mattia Denti si conferma uno Sparafucile autorevole, grazie a una vocalità imponente e un timbro scuro incisivo. Marina Comparato (Maddalena) e Gianfranco Montresor (Monterone) offrono prove solide e ricche di carattere, così come il resto del cast di comprimari, tra cui spiccano Carlotta Vichi (Giovanna), Armando Gabba (Marullo) e Roberto Covatta (Matteo Borsa). 

Successo pieno al termine della serata, con ovazioni per Salsi e qualche contestazione isolata alla regia.

Pierluigi Guadagni

LA PRODUZIONE E GLI INTERPRETI

Direttore        Daniele Callegari

Regia  Damiano Michieletto

Scene  Paolo Fantin

Costumi                 Agostino Cavalca

Light designer           Alessandro Carletti

Video designer          Roland Horvath

Regia ripresa da       Eleonora Gravagnola

Maestro del coro       Alfonso Caiani

Il duca di Mantova   Ivan Ayon Rivas

Rigoletto        Luca Salsi

Gilda  Maria Grazia Schiavo

Sparafucile    Mattia Denti

Maddalena    Marina Comparato

Giovanna       Carlotta Vichi

Il conte di Monterone           Gianfranco Montresor

Marullo          Armando Gabba

Matteo            Borsa Roberto Covatta

Il conte di Ceprano   Matteo Ferrara

La contessa di Ceprano       Rosanna Lo Greco

Un usciere di corte    Nicola Nalesso

Un paggio della duchessa    Sabrina Mazzamuto

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice

FOTO ROBERTO MORO