Di PIERLUIGI GUADAGNI su Sabato, 14 Giugno 2025
Categoria: Recensioni

G. VERDI - NABUCCO - ARENA DI VERONA 13 GIUGNO 2025

L’Arena di Verona ha inaugurato la stagione estiva con Nabucco di Giuseppe Verdi, in una produzione firmata interamente da Stefano Poda, autore di regia, scene, costumi, luci e coreografia. Uno spettacolo che ha sorpreso il pubblico per il suo taglio spiccatamente televisivo e per una concezione scenica tesa a ordinare con eleganza e precisione geometrica le masse artistiche, in un movimento perpetuo e fluido, perfettamente sincronizzato con la musica. Il risultato visivo è di grande impatto, capace di restituire una monumentalità astratta e sospesa, in cui il popolo diventa parte viva dell’architettura drammatica.

La visione di Poda per questo Nabucco si allontana dalla narrazione storico-politica risorgimentale, per trasformare il conflitto tra ebrei e babilonesi in un dramma simbolico sul potere, la fede e l’identità. Il palcoscenico si tramuta in un tempio metafisico, dominato da strutture geometriche che cambiano funzione e significato con il variare della luce: e proprio le luci, scolpite con uno studio quasi pittorico, conferiscono tridimensionalità alla scena, creando atmosfere cariche di tensione o di misticismo. Il linguaggio simbolico è potente e attraversa l’intero spettacolo. La tensione fra modernità e memoria, fra autodistruzione e speranza, si incarna in scene di forte impatto: su tutte, l’apparizione di un fungo atomico nel momento di “non son più re, son Dio!” al secondo atto, visione terribile e profetica, che cristallizza la minaccia dell’annientamento collettivo. Ma l’universo creato da Poda è anche fluido, ipnotico, immersivo. Nulla è fermo: la scena pulsa, evolve, parla. Il grande palco dell’Arena, rialzato come nella sua Aida, diventa un tempio metafisico dove le geometrie si piegano alla luce e alle ombre, mutando forma e significato. A rendere ancora più fisica e intensa questa narrazione collettiva contribuiscono oltre 400 artisti in scena: mimi, danzatori, schermidori, figuranti. La coreografia si fa racconto: anche la scherma diventa linguaggio, con movimenti che sfumano nella danza e nell’arte marziale. I corpi parlano, si affrontano, si fondono. È una massa viva, orchestrata con rigore millimetrico, in cui il gesto ha la stessa forza evocativa del canto. In questo universo visivo estremamente coerente, risultano meno convincenti i costumi, volutamente kitsch, carichi di cromatismi sgargianti e dettagli eccessivi, al limite del grottesco. Se da un lato sembrano voler frantumare l’iconografia classica dell’opera areniana, dall’altro finiscono per distogliere l’attenzione anziché sublimare la visione d’insieme.

Sul podio, Pinchas Steinberg propone una lettura sorprendentemente raccolta e riflessiva. Dopo decenni di Nabucco impostati sull’enfasi e il clamore – da Daniel Oren in poi – Steinberg cerca un Verdi più lirico e intimo, più spirituale che patriottico. Ma l’orchestra, abituata a sonorità roboanti, non sempre lo segue con convinzione: il suono talvolta manca di slancio, talvolta si ritrae. L’intenzione però è chiara e coraggiosa, e apre spiragli nuovi su una partitura spesso cristallizzata in cliché. Il cast vocale si dimostra all’altezza della sfida. Amartuvshin Enkhbat, nel ruolo del protagonista, è al solito autore di una prova robusta e autorevole: il timbro è ricco, brunito, di grande compattezza, e il fraseggio scolpisce ogni parola con nobile gravità. Il suo “Dio di Giuda” è cantato con intensità crescente, senza mai cedere alla retorica. Anna Pirozzi domina la scena nei panni di Abigaille. L’estensione impressionante, la solidità del centro, i sovracuti affilati, uniti a una grande padronanza nei recitativi, restituiscono un personaggio vivo, sfaccettato, travolgente. La sua prova è tra le più acclamate della serata, e le si perdonerà se mancano colori e pianissimi. Roberto Tagliavini disegna un Zaccaria di grande profondità. Il timbro scuro, la linea nobile, la chiarezza della dizione e il rigore musicale gli permettono di affrontare le grandi arie sacre con equilibrio e autorevolezza. Il “Vieni, o Levita” colpisce per la sincerità del pathos e l’aura liturgica che lo avvolge. Francesco Meli, nel ruolo di Ismaele, canta con la consueta eleganza stilistica: il timbro luminoso e il fraseggio scolpito donano al personaggio un’autenticità rara, lontana dalla mera funzione narrativa. Vasilisa Berzhanskaya, come Fenena, offre un “Oh, dischiuso è il firmamento” carico di lirismo e malinconia. La voce è avvolgente, il colore caldo, l’espressione delicata ma penetrante, e la presenza scenica travolgente. Nei ruoli di fianco, Gabriele Sagona è un Gran Sacerdote di Belo solido e incisivo, Carlo Bosi un Abdallo ben proiettato e partecipe, e Daniela Cappiello un’Anna luminosa, dalla voce chiara e ben timbrata. Protagonista assoluto della serata, il Coro della Fondazione Arena di Verona, preparato da Roberto Gabbiani, conferma la sua eccellenza. La compattezza sonora, la precisione negli attacchi, la potenza controllata nei momenti più esplosivi e l’emissione sempre sorvegliata rendono memorabile ogni intervento. Il celebre “Va’ pensiero” si staglia come un momento di pura sospensione collettiva: intimo, commosso, vero. L’Arena era gremita in ogni ordine di posto, e la serata si è aperta con una solenne esecuzione dell’Inno di Mameli, accolta con profondo rispetto dal pubblico. Al termine dello spettacolo, trionfo assoluto: applausi convinti e ovazioni per tutti, con punte d’entusiasmo per Poda, Pirozzi, Enkhbat e Steinberg.

Pierluigi Guadagni

LA PRODUZIONE

NABUCCO
Dramma lirico in quattro parti
Libretto di Temistocle Solera
Musica di Giuseppe Verdi

Personaggi e interpreti
Nabucco – Amartuvshin Enkhbat
Ismaele – Francesco Meli
Zaccaria – Roberto Tagliavini
Abigaille – Anna Pirozzi
Fenena – Vasilisa Berzhanskaya
Il Gran Sacerdote di Belo – Gabriele Sagona
Abdallo – Carlo Bosi
Anna – Daniela Cappiello

Regia, scene, costumi, luci e coreografia: Stefano Poda
Assistente alla regia e movimenti coreografici: Paolo Giani Cei

Direttore d’orchestra: Pinchas Steinberg
Orchestra, Coro e Tecnici della Fondazione Arena di Verona
Maestro del Coro: Roberto Gabbiani
Direttore degli allestimenti scenici: Michele Olcese

foto ENNEVI