Inaugurata la stagione sinfonica 2018 della Fondazione Arena di Verona con un concerto dal programma eclettico e coinvolgente, che ha visto Mario Brunello nella duplice veste di concertatore direttore d'orchestra e solista al violoncello e al violoncello piccolo.
Programma eclettico dicevamo, poiché si è spaziato dal barocco di Bach trascritto per grande orchestra da Stokowski al contemporaneo con lo sperimentalismo “partecipato” di Kourliandski, passando attraverso il cromatismo sinfonico e multiforme di Saints Saens.
Ed è quindi con la “toccata e fuga in re minore BWV565” nella trascrizione per orchestra sinfonica di Lopold Stokovski, che si è aperto il concerto.
Stokovski, che fu organista per più di dieci anni in varie chiese prestigiose del Regno Unito, unisce ad una capillare conoscenza dello spartito bachiano, una certa magniloquenza retorica che rende la sua orchestrazione spesso eccessivamente pesante.
Ma è appunto la pesantezza del suono orchestrale che ricerca Stokovski per sottolineare la solennità di una composizione, quale è quella di Bach per organo, tutta tesa al virtuosismo e alla esaltazione tecnica
Tecnica esecutiva che non è mancata all'Orchestra della Fondazione Arena, che ha saputo alternare impeto e virtuosismo orchestrale a momenti di rarefatta e cameristica bellezza.
E sempre con Bach, questa volta con il più intimo e cameristico concerto in re maggiore BWV 1054 che è proseguito il concerto.
Adattamento di un precedente concerto per violino ed orchestra, il concerto BWV 1054 ha trovato oggi nel clavicembalo il suo strumento solista definitivo, tuttavia Brunello ha voluto eseguirlo in una personale trascrizione per violoncello piccolo strumento molto amato da Bach che lo volle in numerosi suoi lavori soprattutto come strumento d'accompagnamento per alcune sue cantate.
Il violoncello piccolo, strumento identico al violoncello ma di ridotte dimensioni ed accordato come un violino, si presta ad una sonorità più ridotta rispetto al violoncello moderno e permette di valorizzare quelle qualità più intime e sottili della scrittura bachiana.
Brunello infatti opta per una orchestra ridotta in numero da camera che suona filologicamente e con una discreta padronanza dell'arco, interloquendo con il solista in maniera precisa ed immediata. Peccato che le enormità acustiche e il riverbero inesistente della sala del Filarmonico abbiano in parte compromesso l'ascolto ottimale.
Di “The riot of spring” del compositore russo Dmitri Kourliandski, possiamo dire ben poco, poiché trattasi di una composizione per orchestra sinfonica dove l'unica nota suonata è un re all'unisono. I vari componenti dell'orchestra poi, a seconda delle indicazioni del direttore, escono dalla compagine sul palcoscenico per scendere tra il pubblico al quale viene proposta l'esecuzione di quella nota dai vari strumentisti.
Una performance che dura all'incirca 10 minuti dove, tra l'allibito, il curioso e l'entusiastico, gli spettatori provano a suonare uno strumento su indicazioni dello strumentista proponente, diventando così parte attiva nella creazione musicale.
Del Carnevale degli animali di Saint Saens si sa essere un brano ludico, una “grande fantasia zoologica” composto per allietare un martedì grasso in casa di un amico violoncellista.
L' eclettismo della scrittura musicale e la singolarità del soggetto, fecero impensierire il compositore per la compromissione di una carriera musicale in salita e ne vietò l'esecuzione lui in vita.
L'Orchestra della Fondazione Arena e il direttore Mario Brunello, sfruttano appieno le sonorità interminabili che la partitura di Saint Saens sa offrire, dimostrando ancora una volta l' eccellenza esecutiva raggiunta. Plauso speciale alla bravura e alla maestria dei due pianisti dell'orchestra (non citati in locandina) che hanno saputo unire maestria esecutiva ed eccellenza interpretativa in una composizione oggettivamente non facile.
Da segnalare che il Direttore Brunello, decide di interrompere l'esecuzione del Carnevale degli animali con l'esecuzione del “Cigno” riservando il galop del “Finale” a chiusura del concerto a guisa di bis.
Ed ecco quindi che il concerto per violoncello ed orchestra n.1 si inserisce immediatamente subito dopo la scena del “cigno” per entrare immediatamente nel vivo dell'esecuzione.
Tale scelta, se permette un continous narrativo musicale interessante, disorienta non poco l'ascoltatore che si ritrova catapultato dalle festose e descrittive scene del Carnevale alle arditezze accademiche e virtuosistiche del concerto per violoncello ed orchestra senza un intervallo utile.
Brunello si sa essere un solista e strumentista eccezionale che sa mettere in risalto le peculiarità oggettive di una partitura che divisa in tre parti ma eseguite senza interruzione, trascina l'ascoltatore in un vortice di raffinatezza melodica, pathos ed energia.
Spiace purtroppo constatare che la mancanza del gesto di un direttore abbia in parte compromesso la precisione esecutiva degli assiemi, dove gli attacchi “scoperti” sono risultati spesso “sporchi” ed imprecisi.
Risultato finale comunque raggiunto e premiato da un pubblico festoso che ha acclamato il Maestro Brunello e l'Orchestra della Fondazione Arena in ripetuti applausi.
Pierluigi Guadagni
PROGRAMMA
Johann Sebastian Bach/Leopold Stokowski
Toccata e Fuga in re minore BWV 565 (trascrizione sinfonica)
Johann Sebastian Bach
Concerto in re maggiore BWV 1054 (eseguito al violoncello piccolo)
Dmitri Kourliandski
The Riot of Spring per orchestra e pubblico
Camille Saint-Saëns
Il carnevale degli animali
Camille Saint-Saëns
Concerto per violoncello e orchestra n.1 in la minore op. 33
FOTO ENNEVI - FONDAZIONE ARENA DI VERONA